Decalogo del vino di Vincenzo Reda
1) Il vino non si degusta, si beve.
2) Il vino è una questione sempre soggettiva.
3) Il vino è una faccenda che attiene alla poesia, non alla scienza.
4) Il vino non ama le guide: sono tutte più o meno false o inattendibili.
5) Il vino è succo d’uva fermentato, non è nettare.
6) Il vino non ha nulla a che spartire con gli dei.
7) Il vino, quando si parla di religione, tende a diventare aceto.
8) Il vino è geloso: ogni bottiglia è un universo che mira a essere assoluto.
9) Il vino è sensibile alle compagnie, al contesto, al clima….a tutto.
10) Il vino è un mistero insondabile, ma è il mistero meno misterioso del mondo.
C’è un undicesimo comandamento: mandate a cacare tutti quelli che cercano d’insegnarvi qualcosa del vino: sono tutti delinquenti, assassini, sodomiti, ladri; non pagano l’affitto, non pagano le tasse, non pagano le multe.
Veri furfanti sono e bugiardi e infingardi: non vi fidate. Parola di chi c’è cascato e pretende d’insegnarvi qualcosa di giusto del vino.
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I Farinetti: 5 anni di Borgogno
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Invito
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Barolo sotto il cielo di maggio
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Oscar Farinetti
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Nel cortile della sede
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Andrea Farinetti
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Barolo Borgogno 2008 (Cuvèe)
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Il tesoro Borgogno
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Barolo Fossati 2008
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Cannubi 2008
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Il magnifico millesimo 2003
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Ugo Alciati con Andrea e Francesco Farinetti
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Lorenzo Tablino
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Ugo Aciati e i suoi deliziosi agnolotti
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Due millesimi di quelli memorabili: 1998 e 1982!
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IL Liste 2008 con le donne della famiglia Boschis
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Si suona in cantina
http://www.vincenzoreda.it/borgogno-11-9-09/
www.borgogno.com
Così come fui uno dei primi, se non il primo, a intervistare Oscar Farinetti nel febbraio del 2007 (Eataly appena aperta a Torino, l’articolo fu pubblicato da Barolo & Co e riportato nel mio libro Più o meno di vino), fui altrettanto uno dei primi a sapere dell’acquisto della storica cantina Borgogno da parte del vulcanico Oscar. Cliccando sul link qui sopra, è possibile, inoltre, rivivere alcuni momenti cruciali dell’inaugurazione ufficiale, nel novembre del 2009, della ristrutturazione della cantina nel centro di Barolo.
Domenica 19 maggio 2013, sotto un cielo di nuvole barocche a scorrazzare dentro una giornata umida e capricciosa di Langa, Andrea Farinetti – dal 2010 al vertice di Borgogno -, con il papà Oscar da una parte a occupare soltanto un ruolo defilato (come può essere defilato uno come lui…), ha presentato da par suo la prima annata del Barolo Borgogno griffato dalla famiglia Farinetti.
E se l’è tolta alla grande il giovane Andrea (che, pur privo dei baffoni del padre, gli somiglia assai: sia nelle fattezze sia nella brillantezza della comunicazione), presentando il rivoluzionario No Name 2009: vino 100% Nebbiolo che del Barolo ha le caratteristiche fondamentali. E poi i quattro Barolo 2008: l’assemblaggio dei tre cru e i vini prodotti singolarmente da Liste, Fossati e Cannubi (chiaro che Cannubi, non soltanto secondo me, è il meglio).
Organizzata per pochi amici (scarsi i giornalisti presenti, tra cui segnalo l’amico Paolo Alciati), la festa s’è svolta secondo quanto piace ai Farinetti: scarsa o punto formalità, grande convivialità, musica, cibo eccellente (con alcune chicche della galassia Farinetti) e Barolo con millesimi di quelli che non ti dimentichi.
Sia chiaro: io voglio bene a Oscar Farinetti. Non soltanto perché lo considero un amico (e viceversa), ma assai perché uomini come lui (pochi purtroppo) fanno bene al Barolo, alla Langa, al Piemonte, al nostro sgarrupato paese. Certo che poi ci sono gli ipercritici a tutti i costi. E gli invidiosi.
Ma sono affari loro. O no?
Tags: Andrea Farinetti, Barolo Co, Barolo No Name, Borgogno, Boschis, Cannubi, Eataly, Fossati, Francesco Farinetti, Liste, Lorenzo Tablino, Oscar Farinetti, Paolo Alciati, Ugo Alciati
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Eleuterio Urgnani: Bambini in pericolo
Eleuterio Urgnani l’ho conosciuto poco tempo fa grazie alla comune amica Antonella Bellan. Ma è assai probabile che ci fossimo già incontrati nei profondi anni Ottanta dei nostri trent’anni: era, infatti, titolare della storica Birreria Cairoli a Torino. E quel locale io lo frequentavo con amici, oggi spersi chissà dove, come Enzo Coniglione e altri ancora. Erano serate fumose, dense di emozioni, pregne di futuri parti allora soltanto vagamente fiutati, sognati, agognati.
Eleuterio mi ha dato da leggere il suo ultimo libro: da quando si è ritirato dalle sue varie attività commerciali, s’è scoperto scrittore di storie. E questo libro racconta una storia di grande interesse.
Pur con tutti i difetti di un lavoro pubblicato da un piccolo editore – Politeia Edizioni Consulting S.r.l., via Cernaia, 22 in Torino – (inesistente lavoro redazionale, carta sciatta, carattere bastone poco leggibile, orrenda copertina…), il lavoro di Eleuterio tocca un tema di enorme interesse e di grande attualità; oltretutto (a parte l’incerto uso della punteggiatura, ma è comunque un dettaglio), abbastanza ben raccontato e piacevole da leggere.
La storia narra dei problemi di un amico dell’autore, incontrato per caso dopo lunghi anni e alle prese con un dramma di quelli che nessuno si augura di vivere durante la propria esistenza: la sottrazione dei figli da parte di quelle Istituzioni il cui fine dovrebbe essere quello della tutela dei minori e delle loro famiglie.
Si legge soprattutto dell’inspiegabile accanimento di assistenti sociali inette e presuntuose nei confronti di persone il cui solo difetto è quello di passare momenti di semplice incertezza. Incertezza, si badi bene, che non tocca mai la certezza dell’amore di queste persone verso i propri adorati figli. E, per assurdo, sono proprio questi ultimi a dover subire i traumi provocati da queste figure di pubblici funzionari che spesse volte operano con una presunzione, un pregiudizio e una faciloneria che dura fatica comprendere.
Non vado oltre, se non annotare che il libro è prefatto da Alessandro Meluzzi e concluso con una postfazione dell’assessore regionale Gian Luca Vignale.
E’ una lettura che raccomando con convinzione.
Il libro – 124 pp. per 14,00 € di costo – è distribuito nelle librerie torinesi non in maniera uniforme. Consiglio, per sicurezza, di rivolgersi direttamente all’autore (e-mail: geronimoultimo@libero.it) o alla casa editrice.
Tags: Alessandro Meluzzi, Antonella Bellan, Birreria Cairoli, Eleuterio Urgnani: Bambini in pericolo, Enzo Coniglione, Gian Luca Vignale, Politeia Edizioni
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XXVI Salone del Libro di Torino, 16/20 maggio 2013
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Foto ricordo
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Il suricato di Sky Arte
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Lo stand Graphot al Pad. 1
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Da Graphot due dei miei libri
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Il libro più interessante del Salone
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Nico Ivaldi con la sempre delizosa Giovanna Viglongo
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Paolo Crepet, uno dei pochi che merita ascoltare
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Vecchie e gloriose tecnologie a La Stampa
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La scrittura del Vate
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Nico con Giordano Bruno Guerri
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Lo stand dell’amico Antonio Monaco (con annessa standista carina assai…e lo sa). Edizioni Sonda Pad. 3
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Un Mattia Preti originale, stand Calabria al Pad. 1
Sono passati ormai 26 anni da quel 1988 in cui il Salone del Libro nasceva da un’idea (quanto osteggiata) dell’amico Guido Accornero. Si era ancora a Torino Esposizioni, Parco del Valentino, sul Po con la meravigliosa quinta della collina torinese a risplendere dei colori di maggio, con le narici solleticate dai profumi di primavera. Ero allora, come editore, dentro quel calderone ribollente di idee, buone e meno buone, dell’Unione Industriale: Gruppo Giovani. E gli editori associati alla Confindustria non incoraggiarono certo Accornero, anzi! Già allora era Beniamino Placido, indimenticabile, a ispirare le linee guida culturali del Salone. Seguii, 4 anni più tardi, il trasloco al Lingotto, appena realizzato come sito fieristico. Quanto scontento, quante discussioni: me ne occupai di persona in qualità di Vicepresidente e segretario dell’Aipe (Associazione Italiana Piccoli Editori), ricordo la grinta e la tigna di Milvia Carrà, oggi purtroppo non più fra di noi.
Me le ricordo tutte le edizioni del Salone del Libro, soprattutto quelle seguite come editore, almeno fino al 1997: faticosissime eppure sempre ricolme di soddisfazioni, di conoscenze, di conoscenza…
Quest’anno, malgrado La Crisi, tutto sommato mi pare che il Salone si presenti in buona salute.
Rivedere e salutare, ancora in ottima forma, Giovanna Viglongo mi riempie di grande gioia: che iddio, o chi per lui, ce la conservi a lungo e in buona salute. Giovanna simboleggia la grande valenza dei piccolo editori: è per loro che il Salone deve essere valorizzato. Soltanto qui si possono trovare titoli straordinari che le librerie, per ragioni di spazio ma anche meramente economiche, non possono offrire al pubblico. Non si vada al Salone per acquistare best-seller: quelli è meglio comprarli in libreria, sono tutti più contenti!
Mi fa piacere segnalare alcune faccende che trovo assai interessanti.
Allo stand E37 del Pad. 1 si trova il libro più interessante del Salone: Enciclopedia degli scrittori inesistenti, ed. Homo Scrivens (esilarante operazione che riporta a Borges).
Nel Pad. 3 lo stand dedicato ai 150 anni della nascita del Vate, Gabriele D’Annunzio.
Sempre nel Pad. 3, l’angolo dedicato ai libri di enogastronomia (Casa CookBook).
Da Rubbettino e nello stand della Regione Calabria (Pad. 1) si può trovare lo splendido volume di Vittorio Sgarbi dedicato a Mattia Preti, pittore calabrese mai apprezzato per quanto merita: in queste faccende Sgarbi è unico. Tra l’altro si può ammirare un quadro originale del Preti.
Segnalo infine una iniziativa che mi pare per davvero interessante: Pad. 2, stand M17, Nava Design presenta il progetto My Book: tell your story. Vale la pena visitare lo stand e conoscere questa faccenda (sotto inserisco il link per maggiori approfondimenti).
www.salonelibro.it
www.homoscrivens.it
www.navadesign.com/mybook
www.rubbettino.it
Tags: Antonio Monaco, Beniamino Placido, Gabriele D'Annunzio, Giordano Bruno Guerri, Giovanna Viglongo, Graphot, Guido Accornero, Homo Scrivens, Lingotto, Mattia Preti, Milvia Carrà, Nava Design, Nico Ivaldi, Paaolo Crepat, Rubbettino, Salone del libro di Torino 2013, Torino Esposizioni, Vittorio Sgarbi
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Mangiasano a Casalurp
L’VIII edizione della Giornata nazionale Mangiasano, prevede più di 30 iniziative in tutta Italia, e sarà presentata in conferenza stampa
Sabato 18 Maggio 2013 a Torino, alle ore 11 presso la Sala CASASLURP in via XX Settembre 2
“Cementificazione selvaggia e Organismi geneticamente modificati minacciano la sopravvivenza dei 5000 prodotti agroalimentari tradizionali, sinonimo di eccellenza e tipicità, ma privi della tutela dei marchi europei di qualità.”così Giorgio Diaferia del Consiglio Nazionale VASonlus
Parteciperanno Giorgio Diaferia (Presidente e Consigliere Nazionale VAS), Renato Rolla (Presidente ANCoS Torino) Franco Cuttica (Presidente Cooperativa Glocandia), Ignazio Garau (Direttore Città del Bio),
Il “tipico” ha un valore ambientale e culturale, oltre che alimentare. Eppure rischia costantemente di perdere terreno, e di fare le spese del consumo di suolo agricolo, che non accenna a rallentare nel nostro Paese. È urgente, in questo senso, riprendere al più presto il ddl “salva suolo”, approvato dal precedente governo.
Ci auguriamo di poter contare sulla vostra professionalità per divulgare i contenuti della Campagna a un vasto pubblico e vi ringraziamo anticipatamente per la vostra attenzione.
. Sono stati invitati il Sindaco e gli Assessori competenti del Comune di Torino e della Regione Piemonte, rappresentanti delle associazioni consumatori e agricoltori. Musiche di accompagnamento di Esagono “Anteprima del nuovo CD Wine Notes”
Ufficio Stampa V.A.S.
Via Medardo Rosso 13 Torino
E mail vas.piemonte@tiscali.it
Cell 3923344461
Tags: Mangiasano a Casalurp
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Slurp! Ristorante & Design a Torino
Pur non trattandosi di una cucina d’autore, in questo straordinario ristorante l’offerta è quella di piatti abbastanza semplici, preparati con un occhio di riguardo alla materia prima, sempre di prima scelta e al rapporto magico qualità/prezzo. Chiaro che in questo locale bisogna andarci innanzi tutto per l’ambientazione – unica – e per l’accoglienza: Vittorio Beraudo e il figlio Matteo, con il sostanziale aiuto di Enrico (amico d’infanzia) hanno aperto nel 2010 questo ristorante con un occhio di particolare riguardo alla loro origine di imprenditori nel campo del design d’autore. Lo Studio Beraudo Produzioni, di origine saluzzese (paese di nascita della famiglia Berardi, di cui fa parte anche il secondogenito Alberto, che in questo momento si è preso un “periodo sabbatico”) aprì nel 2005 la sede torinese, occupandosi soprattutto di ristrutturazione e arredo, chiavi in mano, di locali pubblici.
Come del resto in CasaSlurp (via XX Settembre, 2 e di cui ho già trattato, vedi link sotto), qui tutto è originale e in vendita: arredi, tavoli, sedie, piatti, posate, bicchieri…
Aperto 7 giorni su 7 a pranzo e cena, questo locale offre fino a 90 posti a sedere su due piani (nel seminterrato, con le cucine, trovano posto una trentina di persone e il dehors ne accoglie una quindicina) per un totale di circa 200 mq. il menu è stagionale (con quattro cambi annuali) e prevede un trattamento di riguardo per i bambini (offerta particolare a 9 €). Qui non si paga il coperto, ma acqua (filtrata) e pane costano 1,5 €. La lista dei vini (200 etichette) è di ottimo livello con un’attenzione particolare al Bio e al Biodinamico. Ho bevuto un eccellente Champagne (Jean Paul Deville: 90% Pinot Noir e 10% Chardonnay), un buon Amarone 2007 e (udite udite) un Passito di Caluso quasi buono (io ho sempre criticato i Passiti di Caluso, ma questo è davvero più che accettabile senza eccellere, pare ovvio).
Oltre all’ambientazione, per davvero unica, mi è d’obbligo segnalare l’accoglienza. Oltre a Vittorio e Matteo, sempre presenti, ai tavoli servono Loredana (origini siciliane) e Valeria (uruguagia, in Italia per amore): le due ragazze, sorridenti e scrupolose, sono fin dall’apertura parte dello staff insieme ad Alessandro che è lo specialista per i superalcolici.
Che dire d’altro? Lo consiglio con convinzione e segnalo che si è accolti anche fino a tarda ora. Magari dite che vi mando io: non sarete trattati meglio, ma sapranno che il mio articolo a qualcosa è servito.
www.slurptorino.it – Via Massena, 26, Torino – 011 5625366
http://www.vincenzoreda.it/casaslurp-cibo-e-design-per-un-locale-incredibile-a-torino/
http://www.vincenzoreda.it/movia-puro-rose-2004/
Tags: Casaslurp, Matteo Beraudo, Slurp Torino, Studio Beraudo Produzioni, Vittorio Beraudo
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Asta del Barolo 2013
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Menu
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Roberto Cerea con i suoi collaboratori
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Crema di patate con guancialino di vitello
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Gianni Gagliardo
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Casoncelli con taleggio e crema di piselli al cardamomo
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Paolo Basso con G. Gagliardo
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La sala del Castello di Barolo
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Stefano Gagliardo
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Melanzane e zucchine grigliate e crema di piselli al cardamomo
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Reale di manzo con salsa di senape e miele, salsa verde e morbido di polenta al prezzemolo
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Roberto Cerea con Marco Berry
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Marco Berry con uno dei suoi trucchi (l’uovo)
Le aste in genere e quelle del vino in particolare non mi appassionano e neanche m’interessano, ma l’annuale Asta del Barolo, organizzata a cura dell’Accademia del Barolo al Castello dei Falletti, è sempre un evento che d’essere considerato con parametri che stanno ben oltre le mere considerazioni economiche che di solito contraddistiguono queste manifestazioni.
Comunque, mi pare doveroso fornire alcuni dati tecnici riguardanti questa XIV edizione dell’Asta. Sono stati battuti 27 lotti, tutti assegnati per un valore complessivo di 33.910 €. I prezzi più alti sono stati conseguiti dal lotto n. 10 (6 magnum del Preve 2000 di Gianni Gagliardo, millesimo memorabile di un Barolo sempre tra i migliori) per un’offerta di 3.050 € (base d’asta di 800 €) e dal lotto n. 27 (14 bottiglie, una per ogni produttore socio dell’Accademia, comprese tra i millesimi 1996 e 2005), assegnato a 4.400 € (con base d’asta di 1.500 €).
La vera emozione me l’ha regalata Roberto Cerea con i suoi piatti sensazionali, tra i quali segnalo quello che mi ha preparato apposta per sostituire i Casoncelli con taleggio (io non posso mangiare latticini): una semplice proposta di melanzane e zucchine grigliate con una salsa di piselli al cardamomo. Piatto di equilibrio e complessità straordinarie nella sua apparente semplicità: di rado ho avuto modo di gustare qualcosa di meglio, e lo dico in senso assoluto.
Roberto Cerea è figlio di Vittorio Cerea: classe 1936, scomparso prematuramente il 31 ottobre 2005, poche settimane dopo che lo storico locale Davittorio era stato trasferito da Bergamo nella campagna della Cantalupa a Brusaporto (pochi chilometri a est di Bergamo). Vittorio, con la passione della cucina coltivata ancora ragazzo, aveva aperto questo prestigioso locale nel 1966 con la moglie Bruna. La prima stella Michelin era arrivata presto negli anni Settanta. La seconda venne guadagnata nel 1996. La tanto sospirata terza è giunta nel 2010 (ricordo che nel 2013 le 3 stelle Michelin in Italia sono soltanto 7!). Vittorio ha lasciato a sua moglie Bruna e a 4 dei suoi cinque figli l’eredità della sua passione: Enrico e Roberto in cucina, Francesco a occuparsi di una eccelsa carta di vini e l’ultimogenita Rossella a curare l’accoglienza del ristorante e della dimora annessa (il locale fa parte della prestigiosa selezione mondiale Relais&Chateau). Barbara Cerea ha “tradito” la famiglia e gestisce a Bergamo il caffè-pasticceria Cavour 1880 (curiosità: suo marito è il maestro pasticcere del ristorante di famiglia).
Ho ricordato il piatto di verdure ma anche gli altri (vedi sopra) erano di assoluto livello. Ad accompagnare le preparazioni di Roberto ben 13 Barolo 2009: troppi! Presenti tutti i soci (meno Roberto Voerzio, credo perché il suo Barolo 2009 non sia ancora pronto) con i loro Barolo, ma davvero troppi da essere ben gustati e valutati durante un pranzo del genere. E io personalmente mi sono limitato ad assaggi privi di ogni intenzione critica; per valutare un Barolo occorre avere tempo, bisogna che il vino prenda aria quantomeno per diversi minuti nel bicchiere e questo diventa impossibile in situazioni del genere.
Al banchetto erano presenti tutti i produttori e molti personaggi di rilievo. Tra questi, segnalo Marco Berry (torinese, si chiama Marco Marchisio) che si è prodotto in uno dei suoi famosi numeri di prestigiatore e il sommelier italo-svizzero Paolo Basso, campione del mondo dei sommelier 2013 che era al tavolo tra Stefano Gagliardo e me. Due persone di grande interesse di cui riporto qui sotto i rispettivi web-site che invito a consultare.
www.davittorio.com
www.paolobasso.ch
www.marcoberry.it
www.accademiadelbarolo.com
Tags: 3 stelle Michelin, Accademia del Barolo, Asta del Barolo, Brusaporto, Cavour 1880, Gianni Gagliardo, Marco Berry, Paolo Basso, Relais&Chateau, ristorante Davittorio, Roberto Cerea, Roberto Voerzio, Vittorio Cerea
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Wine Notes by Esagono al Castello di Barolo
In occasione dell’annuale Asta del Barolo, organizzata dall’Accademia del Barolo (cui aderiscono 14 tra i migliori produttori di questo straordinario vino), il gruppo jazz-rock Esagono di Torino ha presentato in anteprima sei dei dieci brani contenuti nel nuovo disco, appena registrato e in uscita a fine mese: Wine Notes. Sono tutti brani originali ispirati ai migliori cru del Barolo, cui il lavoro è dedicato, composti dal musicista (tastierista) Marco Cimino. A Barolo l’Esagono ha eseguito: Cannubi, Lazzarito, Brunate, Ginestra, Sperss e Annunziata.
Inutile sottolineare il grande apprezzamento mostrato dal pubblico: pubblico di produttori, giornalisti, comunicatori, appassionati del mondo del vino.
Un grazie particolare alla famiglia Gagliardo che ha voluto questo concerto (ricordo che l’immagine sul CD è tratta da un mio quadro dipinto con il Barolo Gianni Gagliardo 2009 e che la copertina della brochure è tratta da un altro quadro, questo dipinto con il Barolo Sarmassa 2008 dei Marchesi di Barolo).
Il prossimo appuntamento è previsto il 4 luglio prossimo nelle cantine di Gianni Gagliardo a La Morra.
Tags: Accademia del Barolo, Castello di Barolo, cru di Barolo, Esagono, Gianni Gagliardo, Marchesi di Barolo, Marco Cimino, Wine Notes
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Nerio Nesi, lezione di etica
Mentore l’amico Giorgio Diaferia, ogni tanto ci ritroviamo tra persone che non perdono la speranza di adoperarsi, gratis – per semplice e innata passione – e mettendoci tempo e faccia, perché qualcosa nella nostra stinta e stenta Italia di oggi possa migliorare: ben sapendo che è inutile richiederlo “ai politici” se non ci si impegna nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano.
Mercoledì 8 maggio scorso eravamo al circolo Arci Neruda di via Giachino, 28: una trentina di persone; fra queste, primari di medicina, funzionari, medici, pensionati, dirigenti pubblici, sindacalisti. Tra noi c’era Nerio Nesi, il compagno Nesi, classe 1925 (16 giugno, Bologna). Già socialista malgrado l’amicizia con Enrico Berlinguer; già presidente della BNL e ingegnere all’Olivetti di Adriano. E poi deputato con l’amico Bertinotti da cui si allontanò, anche in malo modo, dopo lo storico e vigliacco voltafaccia di Bertinotti e dei suoi nei confronti del Governo Prodi (1998). Fu Ministro dei Lavori Pubblici con Amato dal 2000 al 2001. Oggi è Presidente della Fondazione Cavour e, a 88 primavere, ancora scorrazza tra Roma e Torino, inarrestabile….
Data alla sua esperienza di Ministro un aneddoto emblematico, raccontato durante la serata. Gli capitò di convocare una imprenditore di successo (di quelli che hanno fatto grande il Made in Italy nel mondo, per intenderci) che, detenendo la maggioranza del pacchetto azionario di un’azienda di grande importanza per la vita del nostro Paese, aveva pensato bene di proporne l’acquisto a un gruppo spagnolo: senza sentirsi in dovere di consultare il Governo italiano. Nesi lo convoca al ministero e questi, agli inevitabili richiami del Ministro, risponde cominciando ad alterarsi e ad alzare la voce con fare irrispettoso e quasi minaccioso. Nerio lo interrompe e gli dice che, continuando in quel modo, avrebbe chiamato il capitano dei Carabienieri (preso ogni Ministero c’è un dislocamento di militi dell’Arma agli ordini di un capitano) a testimoniare dell’incontro e a tutela del rispetto delle istituzioni e dei ruoli. Quello impallidisce, si calma e balbetta che nessun uomo politico si era mai azzardato a tento nei suoi confronti. E il compagno Nerio gli risponde, con malcelato orgoglio: “Ebbene, se ne faccia una ragione: io sono il primo. E badi bene, sono abbastanza ricco da non aver bisogno di soldi e abbastanza onesto da non intendere discorsi strani. Dunque, stia al suo posto e attento a come parla“.
E il famoso imprenditore dovette abbozzare e incassare…..
E oggi? Oggi pare che il Valore sia, a prescindere, la gioventù, la novità, l’inesperienza (intesa come candida verginità…). Da che mondo è mondo, presso TUTTE le organizzazioni umane a governare, in maniera diretta o indiretta, è quello che si chiama “Consiglio dei Vecchi, o dei Saggi“: perché i vecchi hanno l’età, l’esperienza, la prospettiva, la capacità di mediazione che per necessità ai giovani manca. I giovani dovrebbero servire per altro (la ricerca, la sperimentazione, la capacità di rischio, la propensione al nuovo, al cambiamento di cui ogni Società necessita).
Ma noi, oggi, viviamo un periodo inarrestabile di decadenza dove, com’è successo tante volte nella Storia, i Valori si confondono, si mescolano, s’invertono. Che iddio, o chi per lui, abbia pietà di noi.
Amen.
http://www.vincenzoreda.it/il-compagno-nerio-nesi/
Tags: Adriano Olivetti, BNL, Circolo Neruda Torino, Consiglio degli anziani, Fausto Bertinotti, Giorgio Diaferia, Giuliano Amato, Nerio Nesi
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COLLISIONI 2013, 5/9 luglio a Barolo
Oltre a presentare il mio nuovo libro Di vino e d’altro ancora, condurrò le (de)gustazioni nell’Aula del Professore del Castello di Barolo con l’amico Lorenzo Tablino, già enologo per lunghi anni di Fontanafredda.
Tags: Barolo, Castello di Barolo, Collisioni 2013, Di vino e d'altro ancora, Fontanafredda, Lorenzo Tablino
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Esagono al Jazz Club Torino
Tags: Barolo, Brunate, Cannubi, Esagono al Jazz Club Torino, Giorgio Diaferia, Iacopo Albini, Marco Cimino, Michele Anelli, Satisfaction, Sperss, Wine Notes
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Barolo art works for cover jazz CD Esagono
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Barolo 2008 Sarmassa, Marchesi di Barolo
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Barolo 2009 Gianni Gagliardo
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Barolo 2008 Sarmassa 2008, Marchesi di Barolo
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Dopo quasi un mese di lavoro ho finito i miei quadri con i Barolo di Gagliardo e dei Marchesi. I lavori sono finalmente terminati e sono asciutti. Non è facile lavorare con i vini che hanno il Nebbiolo come vitigno base: il colore è sempre abbastanza scarico, pur giovani tendono al rosso aranciato più che al rubino e occorre molto tempo e parecchia pazienza per far sì che le sostanze coloranti (antociani, della famiglia dei polifenoli contenuti nelle bucce) impregnino e si fissino alle fibre di cotone della carta, in questo caso una preziosa Arches da 300 gr. a grana fine.
Il risultato mi pare più che buono: le forme che per mesi ho elaborato con gli arzigogoli della mia immaginazione hanno trovato la maniera di concretizzarsi e fissarsi sulla carta. Con quel tasso di casualità che fa parte delle mie ricerche e che cerco di assecondare o di piegare alla mia volontà: è sempre un compromesso tra ciò che vuol fare il vino, quanto gli permette l’ondulazione della carta e quelle che sono le mie esigenze. Superfluo sottolineare che in questo lavoro trovo enorme soddisfazione personale, intima. Durante le lunghe notti insonni a vegliare l’evoluzione del liquido e del suo colore che si sposa alla carta; tra dolcissimi profumi che invadono il mio studio, bevendo ogni tanto un sorso di quel colore che violenta il bianco vergine, affascinante, dalle infinite possibilità che si piega e si limita a quanto io ho deciso, sempre d’accordo con vino e carta.
Questi lavori saranno usati per illustrare la copertina del cd di musica jazz composta dal gruppo Esagono di Torino e dedicato al Barolo, ai suoi cru. Saranno esposti durante i concerti dal vivo del gruppo.
Tags: Barolo 2009 Gianni Gagliardo, Barolo art works for cover jazz CD Esagono, Barolo Sarmassa 2008 Marchesi di Barolo, Carta Arches, Esagono, Musica jazz dedicata al Barolo.
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Peppo Parolini
11 luglio 1995, mentre ai Murazzi, con Peppo alla mia destra e Gianni Vernetti a sinistra, sto presentando “L’Urlo dei Murazzi” del 1995, di cui ero editore: che storie, ragazzi….
Sotto, l’angolo dell’Urlo con il mio scritto, di quel periodo: sono altri mill’anni e anche Peppo s’è trasformato in croce, insieme a Claudio Cioni,: ma la sua croce non è muta.
L’angolo dell’editore
Dalle Porte Palatine, saranno mill’anni, scendevo via Garibaldi e via Po, dal lato del re, e fuggendo la prigione di lezioni senza ragione andavo a sentire il Fiume. Erano primavere di luce folgorante. E il Fiume mi parlava una lingua di carezze e di sussurri sensuali. Era uno scambio di profonde tenerezze. Ora sono le nebbie che il Fiume respira, le nebbie fredde che mi riscaldano fin dentro le ossa: una notte, poteva essere dicembre, scendo ancora a sentire il Fiume con un po’ di vertigine in corpo e qualche giovane strumento di vita; rovistando tra i vecchi amici, quasi per caso, ecco che dirompe “L’urlo”. E dietro, il vecchio Peppo. Secoli dopo, dopo i cimiteri desolati di croci che sprecano nomi una volta urlanti e ora neanche più capaci di esalare spenti gemiti. E allora, mill’anni dopo, dai! Peppo, facciamolo insieme quest’Urlo, facciamolo coi vecchi amici evaporati: colle nebbie del Fiume; facciamolo coi nuovi disperati – sempre uguali – facciamolo per i sopravvissuti, facciamolo per quelli freschi e pieni di tutto ancora con solamente la voglia di esplodere. Facciamolo per chi non sa sentire il Fiume. Facciamolo per noi. Facciamolo per tutti o per nessuno. Ma facciamolo, il Fiume è con noi: e credo ne sia anche contento, dopotutto.
Vincenzo Reda estate 1995.
Tags: Claudio Cioni, Gianni Vernetti, L'urlo dei Murazzi, Peppo Parolini
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Man Ray, Autoritratto (Self Portrait)
“…(Kiki) prese a raccontarci le sue ultime esperienze di modella. Per tre giorni aveva posato per Utrillo. Tra una posa e l’altra lui beveva vino rosso, andava su di giri, le offriva da bere, ma se cercava di dare un’occhiata alla tela, la scacciava energicamente: l’avrebbe vista solo a lavoro finito. Quando finalmente le fu concesso di girare attorno al cavalletto, scoprì che lui aveva dipinto un paesaggio. Qualche giorno prima era andata a trovare Soutine e, sapendo che era senza soldi e spesso non aveva da mangiare, da buona amica gli aveva portato una pagnotta e un’aringa. Entrando, era quasi svenuta per il tanfo spaventoso che invadeva lo studio: sul tavolo marcivano un quarto di bue e un assortimento di verdure: una natura morta cui Soutine lavorava da parecchi giorni.”
“Lo studio dello scultore Brancusi, la prima volta che lo vidi, mi fece l’impressione di una cattedrale…Entrare nello studio di Brancusi era come penetrare in un altro mondo: il bianco, che è dopotutto la sintesi di tutti i colori dello spettro, il bianco si estendeva perfino alla stufa di mattoni costruita a mano e alla sua lunga canna, e veniva qua e là enfatizzato da qualche trave di quercia appena sbozzata o dall’aureo, metallico luccichio di una levigata forma dinamica, irta su uno sgabello…Brancusi viveva come un eremita in quello studio nel cuore di Parigi. Fatta eccezione per un ristretto numero di amici devoti, le sue opere erano praticamente sconosciute in Europa. Si rifiutava di esporre…Penso che sia stato Steichen, il pittore e fotografo che viveva in Francia, a vincere la sua diffidenza e a persuaderlo a esporre da Stiegliz a New York. L’esperienza non fu senza delusioni, a cominciare dalla dogana che rifiutò di fa passare le sculture come opere d’arte, insistendo che bisognava tassarle come prodotti industriali. E poi la sciocca ironia di quanti vollero vedere nelle sue opere un certo erotismo.”
Man Ray, pseudonimo di Man Emmanuel Rudnitzky, nacque a Filadelfia il 27 agosto 1890 e morì a Parigi il 18 novembre 1976: fu pittore, fotografo, regista, artista nel significato pieno che questo termine acquista a cominciare dai primi anni del ‘900 tra Italia, Francia e Germania. Conobbe a New York, nel 1915, M. Duchamp e F. Picabia con i quali in pratica fondò il movimento Dada. Si trasferì a Parigi il fatidico 14 luglio 1921 e in quegli anni frequentò da protagonista quella irripetibile stagione artistica.
Questo libro (titolo originale: Self Portrait) fu pubblicato nel 1963 e tradotto in Italia da Gabriele Mazzotta Editore nel 1975: la mia copia è proprio quella prima edizione, un anno prima della morte di Man Ray, più o meno nel periodo in cui io, ventenne, scoprivo i suoi rayograph che un anno più tardi avrebbero costituito l’ispirazione tecnica di una sezione della mia prima mostra fotografica.
L’autobiografia di Man Ray costituisce, oltre a un piacere indescrivibile, un documento unico per la conoscenza della storia delle avanguardie artistiche della Parigi del primo novecento: chiunque abbia un qualche interesse verso queste faccende non può ignorarne la lettura.
Tags: Brancusi, Dada, Duchamp, Kiki di Montparnasse, Man Ray Autoritratto Self Portrait, Mazzotta Editore, Picabia, raiograph, Soute, Stiegliz, Utrillo
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Movia Puro Rosé 2004
L’ho bevuto una domenica mattina dai colori dell’alluminio: domenica di fine aprile stinta, stenta, affaticata. Me lo ha fatto bere Matteo, titolare del ristorante Slurp e del locale (fascinoso) CasaSlurp, in Torino; in accompagnamento c’erano dei deliziosi salumi (magnifico lo speck).
Bisogna sottolineare che ho bevuto il culo di una bottiglia aperta da qualche tempo e dunque con il vino assai bene ossigenato e bello limpido: questo fatto, importante perché la sboccatura (il degorgement, come si chiama con l’appropriato termine tecnico francese) avviene in tempo reale, al momento dell’apertura della bottiglia e l’operazione si presenta tutt’altro che semplice. Occorre, infatti, eliminare lieviti e fecce senza sprecare troppo prodotto (che non costa poco: ben oltre i 30 €).
E’ assai probabile, come molti hanno sottolineato, che appena aperta la bottiglia restituisca un vino i cui sentori e gusti non siano propriamente il massimo della piacevolezza: qui siamo nel campo della cultura biologica e biodinamica, e senza solfiti aggiunti.
Devo dire che ciò che ho bevuto io – ripeto, un fondo di bottiglia – mi è piaciuto assai: privo di quel retrogusto terroso che molti evidenziano; e privo di quelle note di ossido che spesso sono tipiche di questo genere di prodotti. Frutti rossi maturi, pieni con grande acidità e mineralità e un finale difficile da descrivere ma direi di sorprendente piacevolezza.
Attorno a questo prodotto sloveno hanno scritto in molti con giudizi contrastanti (vedere Intravino, Enofaber, Cazzorla…). A me è piaciuto assai, pur convenendo che qui siamo in un ambito nel quale per necessità le opinioni non possono essere altro che parecchio modulate. Evitando, per come la penso io, di strepitare sentenze assolute in un senso o in quello diametralmente opposto.
Qui sotto, il link della scheda tecnica per chi volesse approfondire.
http://www.movia.si/it/wine/puro-rose
Tags: Casaslurp Torino, Movia Puro Rosé 2004, spumante rosé, Vini sloveni
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Sinossi di presentazione di me (l’ultima)/Short selfportrait of me (the last)
Bilancia con ascendente Gemelli, Luna in Sagittario e Venere in Scorpione. Nato montanaro silano nel 1954, inurbato a Torino nel 1960 ma da sempre amante del mare. Pittore e scrittore, artista e intellettuale, ma anche già operaio, manager, maratoneta, calciatore. Un personaggio sghembo: incontentabile, curioso, contraddittorio, fuori di ogni schema.
Ama la poesia, il vino, l’antropologia e, sopra ogni altra cosa, ama non appartenere; ama non essere definibile e non subire classificazioni che sente come insostenibili sbarre di gabbie.

Questa fotografia è stata ripresa da Pippo D’Amico, titolare del Caffè Elena: sto dipingendo sopra uno degli storici specchi di questo locale uno dei miei bicchieri di vino. Non sono io, ma il riflesso di me sullo specchio. Superfluo ribadire che gli specchi sono un’altra delle mie ossessioni.
Tags: Caffé Elena, dipingere sugli specchi col vino, Pippo d'Amico, ritratto di un artista e intellettuale sgembo, selfportrait of me, sinossi di Vincenzo Reda, Vincenzo Reda
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The times they are a changing’ by Bob Dylan
http://youtu.be/vldP9YgX6x0
THE TIMES THEY ARE A CHANGIN’
di Bob Dylan
Venite intorno gente/Dovunque voi vagate/E ammettete che le acque/Attorno a voi stanno crescendo/E accettate che presto/Sarete inzuppati fino all’osso. /E se il tempo per voi/Rappresenta qualcosa/Fareste meglio a incominciare a nuotare/O affonderete come pietre/Perché i tempi stanno cambiando.
Venite scrittori e critici/Che profetizzate con le vostre penne/E tenete gli occhi ben aperti/L’occasione non tornerà/E non parlate troppo presto/Perché la ruota sta ancora girando/E non c’è nessuno che può dire/Chi sarà scelto./Perché il perdente adesso/Sarà il vincente di domani/Perché i tempi stanno cambiando.
Venite senatori, membri del congresso/Per favore date importanza alla chiamata/E non rimanete sulla porta/Non bloccate l’atrio/Perché quello che si ferirà/Sarà colui che ha cercato di impedire l’entrata/C’è una battaglia fuori/E sta infuriando./Presto scuoterà le vostre finestre/E farà tremare i vostri muri/Perché i tempi stanno cambiando.
Venite madri e padri/Da ogni parte del Paese/E non criticate/Quello che non potete capire/I vostri figli e le vostre figlie/Sono al dì la dei vostri comandi/La vostra vecchia strada/Sta rapidamente invecchiando./Per favore andate via dalla nuova/Se non potete dare una mano/Perché i tempi stanno cambiando.
La linea è tracciata/La maledizione è lanciata/Il più lento adesso/Sarà il più veloce poi/Ed il presente adesso/Sarà il passato poi/L’ordine sta rapidamente/Scomparendo./E il primo ora/Sarà l’ultimo poi/Perché i tempi stanno cambiando.
(THE TIMES THEY ARE A CHANGIN’
by BOB DYLAN
Come gather ’round people/Wherever you roam/And admit that the waters/Around you have grown/And accept it that soon/You’ll be drenched to the bone./If your time to you/Is worth savin’/Then you better start swimmin’/Or you’ll sink like a stone/For the times they are a-changin’.
Come writers and critics/Who prophesize with your pen/And keep your eyes wid//The chance won’t come again/And don’t speak too soon/For the wheel’s still in spin/And therès no tellin’ who/That it’s namin’./For the loser now/Will be later to win/For the times they are a-changin’.
Come senators, congressmen/Please heed the call/Don’t stand in the doorway/Don’t block up the hall/For he that gets hurt/Will be he who has stalled/Therès a battle outside/And it is ragin’./It’ll soon shake your windows/And rattle your walls/For the times they are a-changin’.
Come mothers and fathers/Throughout the land/And don’t criticize/What you can’t understand/Your sons and your daughters/Are beyond your command/Your old road is/Rapidly agin’./Please get out of the new one/If you can’t lend your hand/For the times they are a-changin’.
The line it is drawn/The curse it is cast/The slow one now/Will later be fast/As the present now/Will later be past/The order is/Rapidly fadin’./And the first one now/Will later be last/For the times they are a-changin’.)
Tags: a note of Barolo to bob Dylan, Bob Bylan, collisioni 2012, the times they are a changing'
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Steven Pinker, Il Declino della Violenza
Il titolo originale è The Better Angels of Our Nature, pubblicato nel 2011. Steven Pinker è docente di psicologia e direttore del Centro di neuroscienza cognitiva del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Il lavoro è stato pubblicato in Italia nel febbraio del 2013 da Mondadori con l’ottima traduzione di Massimo Parizzi.
E’ un volumone di 898 pagine (780 di testo con 150 pagine di note e oltre 50 di bibliografia) che costa ben 45 €. Ma sono soldi ben spesi, se uniti a un non facile impegno (anche di tempo) nella lettura che richiede importanti conoscenze statistiche, storiche, sociologiche, antropologiche, etnologiche….
Libro che trovo insostituibile per chi si occupa di questioni legate alle scienze di cui sopra, ma anche per chi è impegnato in politica e per chi ha interessi nella macroeconomia. E non soltanto: il lavoro tocca temi legati all’etica, alla religione, alla giustizia.
Lavoro di straordinaria documentazione e argomentato in maniera impeccabile e sempre in termini di grande dialettica in cui il confronto con le fonti diverse rappresenta un impegno costante dell’autore.
La tesi è molto semplice: stiamo vivendo il periodo meno violento della storia di quello strano animale che si chiama Homo Sapiens Sapiens. Storia relativamente breve che si estende per non più di un paio di centinaia di migliaia di anni, ma dei quali sono importanti soltanto gli ultimi cinque millenni. Quelli in cui sono nati i concetti complessi di scrittura, stato, guerra, commercio, giustizia.
Le solide argomentazioni e le conclusioni che l’autore illustra in questo eccellente lavoro sono sorprendenti e si pongono molto oltre le soglie di un comune sentire che non è suffragato da alcuna evidenza storica.
Non vado oltre, se non invitare gli interessati, che non possono essere tanti - visto l’impegno e il livello culturale che la fruizione di questo lavoro impone – a precipitarsi in libreria.
Tags: Homo Sapiens Sapiens, Il Declino della Violenza, Massachusetts Institute of Technology, Massimo Parizzi, mondadori, Steven Pinker, The Better Angels of Our Nature
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William Blake, Il Sorriso – The Smile
C’è un Sorriso d’Amore,
E c’è un Sorriso d’Inganno,
E c’è un Sorriso dei Sorrisi
In cui questi due Sorrisi si incontrano.
E c’è uno Sguardo d’Odio,
E c’è uno Sguardo di Disprezzo,
E c’è uno Sguardo degli Sguardi
Che tentate di scordare in vano;
Perché si pianta nel profondo del Cuore,
E si pianta nel profondo della Schiena
E nessun Sorriso che mai fu sorriso,
Ma un solo Sorriso soltanto,
Che fra la Culla & la Tomba
Si può Sorridere soltanto una volta;
Ma, quando è Sorriso una volta,
C’è una fine a tutta l’Angoscia.
(There is a Smile of Love,/And there is a Smile of Deceit,/And there is a Smile of Smiles/In which these two Smiles meet.//And there is a Frown of Hate,/And there is a Frown of Disdain,/And there is a Frown of Frowns/Which you strive to forget in vain;//For it sticks in the Hart’s deep Core/And it sticks in the deep Back bone,/And no Smile that ever was smil’d,/But only one Smile alone,//That betwixt the Cradle & Grave/It only once Smil’d can be;/But, when il once is Smil’d,/There’s an end to all Misery.).
Questa poesia è tratta da “Pickering Manuscript”, tradotta (non benissimo) da Giacomo Conserva per Newton Compton. Per esempio, l’ultimo verso della terza quartina:”But only one Smile alone” io lo avrei tradotto: “Ma soltanto un Sorriso solingo”.
William Blake, poeta e pittore romantico e visionario, nacque a Londra il 28 novembre del 1757 e ivi morì il agosto 1827.
Tags: Giacomo Conserva, Il Sorriso - The Smile, Newton Compton, Pickering manuscript, William Blake
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Cristianesimo – La religione dal cielo vuoto, Umberto Galimberti
«Il nichilismo denunciato da Nietzsche non è allora un evento casuale, un fatto storico che poteva non accadere, ma, come avverte Heidegger, è ”il processo fondamentale della storia dell’Occidente, e l’intera logica di questa storia” (M. Heidegger, Nietzsche, Adelphi, Milano 1994). Per questo l’annuncio nichilista di Nietzsche, connesso all’annuncio della morte di Dio, non è determinato da un’insana mania di profanazione. Nietzsche non è Erostrato che incenerì il tempio di Diana a Efeso per una perversa smania di gloria. Per Nietzsche l’epoca finisce perché non crede più in ciò che l’aveva promossa e per secoli animata. Infatti:
“L’uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere. Il circolo dei valori superati e lasciati cadere è sempre più vasto. Si avverte sempre più il vuoto e la povertà di valore. Il movimento è inarrestabile, sebbene si sia tentato in grande stile di rallentarlo. Alla fine l’uomo osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l’origine, conosce abbastanza per non credere più in nessun valore; ecco il pàthos, il nuovo brivido. Quella che racconto è la storia dei prossimi due secoli” (F. Nietzsche, Frammenti postumi, 1887-1888).
Dopo aver svuotato il cielo da quella figura nella sua ambivalenza così inquietante che è il sacro, dopo averla sostituita con la figura più rassicurante di Dio che, come ricorda Gerardus Van der Leeuw “nella religione è arrivato con molto ritardo” (G. Van der Leeuw, Fenomenologia della religione, Boringhieri, 1975), dopo aver fatto scendere Dio dal cielo per parlare d’amore su questa terra, il cristianesimo ha costruito la sua teologia non sul messaggio di Cristo, ma sulla logica e la metafisica platonico-aristotelica, che nel suo crollo ha trascinato con sé anche il dio cristiano. A questo punto il cielo si è fatto e, alzando gli occhi al cielo, altro non è dato scorgere se non il nulla che, come una notte nera e senza stelle, spegne anche lo sguardo. E’ ancora in grado l’Occidente, e il cristianesimo che è la sua anima, di varcare le porte del nulla?».
Con questa domanda inquietante finisce questo straordinario libro di Umberto Galimberti. Un libro di oltre 400 pagine che indaga sul significato del Sacro e sulla desacralizzazione che l’Occidente sta vivendo, a vantaggio di una religione – che aveva già cominciato male incarnando la divinità nell’uomo – che s’è ridotta ormai a trattare temi propri dell’etica e dei costumi, in un mondo che vive soltanto in funzione della tecnica, del progresso, del denaro. La ricerca del Senso non attiene alla ragione e il Sacro non va confuso con le faccende profane: il Sacro attiene a ciò che non si sa e che si crede. E, attenzione, anche nelle cose comuni della vita si assiste a una desacralizzazione che non porta da nessuna parte se non verso la mancanza di regole e di rispetto. E, ricordo, anche soltanto svelare un banale backstage significa desacralizzare…
Le parole scritte da Nietzsche oltre un secolo fa sono inaudite e profetiche.
U. Galimberti, Cristianesimo, La religione dal cielo vuoto – pp. 446, 18 € – Feltrinelli Serie Bianca, Milano 2012
Tags: Cristianesimo -La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli Serie Bianca, M. Heidegger, Nietzsche, ricerca del senso, Sacro e profano, Umberto Galimberti
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Geoff Dyer, Natura morta con custodia di sax
Uno dei libri più famosi di Dyer, che ha vinto il Somerset Maugham Award nel 1992 e del quale il pianista Keith Jarrett disse:
“L’unico libro attorno al jazz che ho consigliato ai miei amici. Una piccola gemma contraddistinta anche dal fatto di essere “attorno”‘ al jazz piuttosto che“sul” jazz. Se un grande assolo è definito dall’intensità con cui il suo materiale è percepito dall’autore, il libro di Dyer è un assolo.”
Dyer scrisse questo libro magnifico nel 1991 (titolo originale: But Beautifull). In Italia venne tradotto nel 1993 da Instar Libri di Torino. Lo acquistai subito (vedi immagini sopra) in prima edizione nel maggio di quello stesso anno e lo divorai.
La fotografia di copertina, celeberrima, fu ripresa da Herman Leonard (1949), si intitola: Prez. Natura morta con cappello di Lester Young.
Il libro, con i diritti acquisiti oggi da Einaudi, viene presentato dall’autore sabato 27 aprile 2013 presso il Circolo dei Lettori alle 16.00, nell’ambito del Torino Jazz Festival. E’ pubblicato nella collana Einaudi Stile Libero e costa 15 €.
Di libri di jazz e sul jazz ne ho letti tantissimi (le biografie di Mingus, B. Holiday, Duke Ellington, C. Parker, M. Davies, la storia del jazz di A. Polillo, ecc.) ma questo è di gran lunga il più bello (con alcune pagine strepitose dell’Autobiografia di Malcolm X). La sua lettura mi permise di sviluppare un grande interesse, con relativi ascolti mirati, per Lester Young che conoscevo ma non abbastanza: oggi considero questo artista inarrivabile, per davvero strampalato, il migliore, con Coltrane, tra i tanti grandi sassofonisti della storia del Jazz: seppe anticipare di un paio di decenni il genere cool e fu il maestro inconsapevole di Bird.
Se uno ama il Jazz non può non leggere questo libro strepitoso: lo consiglio, in maniera come al solito gratuita, con vivo convincimento. E magari spero di far del bene (piccolo, per carità: ma certe volte basta e avanza) a qualcuno e di esserne ringraziato, anche senza saperlo.
Tags: Arrigo Polillo, Bird, But Beautifull, Circolo dei Lettori, Coltrane, Einaudi Stile Libero, Festival Jazz di Torino, Geoff Dyer, Herman Leonard, Instar Libri, Keith Jarrett, Lester Young, Natura morta con custodia di sax
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Vini Buoni d’Italia al Vinitaly 2013
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Stefano dietro il banco dello stand
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Cena a Castiglione delle Stiviere
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La bella tavolata in un tranquillo agriturismo
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Il sommelier Alessandro Scorzone
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Mario Busso con A. Scorzone nello stand della Calabria
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Srefano a guidare una gustazione
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Stand al pad. 11
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Lo chef Stefano Fanti con Ana Paola
Mi pare doveroso fare questo piccolo omaggio ai miei amici di Vini Buoni d’Italia, la guida dei vini autoctoni del Touring Club Italiano. Sono stato con loro durante la mia due giorni al 47° Vinitaly. Si dormiva e cenava in un tranquillo agriturismo – accogliente, familiare e assai poco costoso – situato a Castiglione delle Stiviere nelle campagne placide e ondulate del mantovano; si chiama Corte Antica Vigna, davvero da consigliare, ancorché nel bene e nel male lontano dagli insopportabili caos veronesi. (da citare le magnifiche e assai variegate verdure di stagione).
E’ un bel gruppo questo, guidato dall’amico Mario Busso e dalla competenza, discreta e mai presuntuosa, dello chef Stefano Fanti (Ristorante Circolo dei Lettori di Torino: se non lo conoscete andateci di corsa: ne ho parlato qui spesso). Brave e carine le ragazze (con la brasiliana Ana Paola e la giapponese Yu Kari). Il noto sommelier Alessandro Scorzone fa parte della compagine che lavora alla guida: sulla sua serietà e competenza c’è poco da dire.
Presso lo stand erano in gustazione alcune centinaia di vini, scelti tra i migliori della guida, accompagnati dagli ottimi salumi Levoni. Memorabile per me, come già scritto, il Sassella 2001 Rocce Rosse di Arpepe.
E’ stata una bella esperienza, quest’anno al Vinitaly, ancorché assai faticosa – come sempre.
Tags: Alessandro Scorzone, Arpepe, Levoni, Mario Busso, Sassella, Stefano Fanti, Vini Buoni d'Italia al Vinitaly 2013
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E’ primavera e le viti si com-muovono
Tra marzo e aprile dai tralci sopravvissuti alla potatura secca – quella più importante – cominciano a sgorgare gocce d’acqua: è il commosso pianto della vite che sente l’arrivo della primavera e si risveglia. Ricomincia il ciclo riproduttivo e segna la fine delle potature importanti. Subito si cominciano a notare i primi gonfiori delle gemme e da questo momento in poi la pianta prenderà sempre più vigore.
E’ il miracolo del risveglio che ogni anno si ripete, grazieaddio (ma grazie soprattutto al lavoro duro e appassionato degli uomini).
Ovvio che sul pianto delle viti s’è fatta retorica, tanta. Ma è una retorica meritata, che comunque ci piace; che comunque ci avvicina ai valori primordiali e immutabili della Terra – in tutti i suoi possibili significati.
Le fotografie qui sopra sono state riprese a metà aprile nel comune di Barolo, cru Cannubi: sono vecchie piante di Nebbiolo destinate a produrre uve che saranno spremute per produrre uno dei Barolo di più grande pregio e eleganza.
Tags: Barolo, Cannubi, Il pianto delle viti a primavera
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