Incontri by Gianni Gagliardo

Per uno come me, che ha masticato Fotografia per un ventennio (tra i succosi Sessanta e gli inebrianti Ottanta), vedere stampata una provinatura formato 24×36 con la sigla Ilford HP5 Plus costituisce una vera emozione. Io preferivo la Tri-X della Kodak, ma questo è un dettaglio tecnico….

Questo volume, Incontri – con le fotografie del canadese Marcus Oleniuk e i testi di Mario Busso, curato da Stefano Gagliardo – è un’operazione che davvero riporta a certi stilemi anni Settanta: un bianco e nero assai letterario, con sgranature e contrasti quasi drammatici; inquadrature insolite e gusto invernale che riporta a focolari, chiacchiere e bevute tra vecchi amici, atmosfere fuori di questi tempi grami ma dentro ai tempi eterni della memoria…

E’ un libro insolito fin dalla scelta del formato: un cartonato orizzontale 31×25,5 con sovracopertina  e per gli interni bella carta patinata opaca da circa 135 gr. Impaginazione, grafica e confezione di grande cura e eleganza.

Belle per davvero sia le fotografie di Marcus dal taglio del reporter giramondo (e un sapore di vecchia FSA americana anni Trenta condita dallo stile di un Salgado), sia i testi -con opportuna traduzione in inglese – dell’amico Mario Busso.

Presentato al recente Vinitaly, è un bel libro davvero. E non è un complimento di circostanza per tutti gli amici coinvolti in questa realizzazione…..

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Villa Bucci

Sul mio ultimo libro, Di vino e d’altro ancora, in un capitolo dedicato al Verdicchio dei Castelli di Jesi ho scritto:

«… Certo di acqua sotto i ponti, dalla bottiglia etrusca disegnata dall’architetto milanese Maiocchi nei Cinquanta, tanta ne è passata: oggi le tecnologie permettono un controllo e una pulizia maggiore sia in vigna sia, soprattutto, in cantina.

Ho bevuto – non amo il verbo degustare – scegliendole personalmente, sei bottiglie di produttori diversi e annate comprese tra il 2006 e il 2008, alcuni di questi vini sono stati invecchiati in barrique, altri hanno visto soltanto acciaio. Quasi tutti sono stati vendemmiati tardivamente, alcuni con la presenza già di muffe nobili.

Sono tutti vini più che eccellenti (vedi schede).

Personalmente ho trovato sensazionali il Villa Bucci Classico Riserva 2007 e il Garofoli Classico Superiore Podium 2008: vini lunghi, con quella caratteristica mandorla amara che ti accarezza il palato e poi tutti i sentori di frutta bianca (ognuno può divertirsi a scoprire banane, ananas, mele, ecc.) e miele; buona acidità, mai alta in questi vini e anche mineralità; alcol sempre sopra i 13,5%vol. che non aggredisce il naso.

Vini grassi di gran corpo che possono accompagnare non soltanto roba di mare; vini che io amo bere anche solitari e solitario: quando il bere diventa un rito per soddisfare soltanto sé stessi, certi sé stessi molto esigenti e esclusivi.

VILLA BUCCI

Riserva 2007.

Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva.

13,5%vol.

15.000 bottiglie in vigneti di 40 anni.

Riserva millesimata prodotta soltanto in annate particolari. Affinamento: almeno un anno e mezzo in botti di rovere di Slavonia da 50 e 75 hl.; almeno un anno in bottiglia prima dell’inizio della vendita.

Il Villa Bucci è un bianco con caratteristiche da rosso e come i rossi deve essere trattato: a temperatura non troppo fredda, possibilmente con la bottiglia aperta almeno mezz’ora prima. Infatti il vino, affinato a lungo in botte e bottiglia, modifica la struttura dei profumi che da primari di uva e fiori, diventano secondari e terziari: spezie, erbe aromatiche, officinali, minerali, ecc. Come avviene per i vini rossi questi odori per aprirsi hanno bisogno di respirare, e il freddo li chiude».

Ho bevuto e gustato di recente, dopo la mia lezione a Eataly in conclusione della quale abbiamo offerto i vini di Villa Bucci al pubblico, tre bottiglie di questo produttore marchigiano: Verdicchio Bucci 2012, Villa Bucci Riserva 2009 e Villa Bucci Rosso 2006.

I primi due sono spremuti da uve Verdicchio in purezza, 13,5% vol., colore giallo paglierino con riflessi dorati entrambi. Qui siamo al cospetto di vini che esprimono umori di vigne assai vecchie, e si sente: a prescindere dal differente livello dei due Verdicchio, si percepisce un’austerità, un’eleganza e una complessità che li accomuna e li distingue da tutti gli altri, pure ottimi, Verdicchio di Jesi marchigiani.

Mi pare che il millesimo 2009, rispetto al 2007, abbia dato risultati  più complessi: questa Riserva è destinata a migliorare ancora per qualche anno e magari a insidiare il mito del millesimo 2004…

Gran sorpresa mi ha riservato il Villa Bucci Rosso 2006: non conoscevo i rossi di Ampelio Bucci e ho scoperto di aver perso molto probabilmente delle buone occasioni. Questo rosso (70% Montepulciano e 30% Sangiovese) di 13,5% vol. presenta un bel colore rosso rubino caldo, naso di frutta rossa matura e palato di grande morbidezza: è un vino largo, sensuale, con un lungo finale gradevolmente abboccato. Devo dire che proprio mi è piaciuto tanto: pur lontanissimo, nelle caratteristiche organolettiche, dai  miei amati vini  figli delle uve Nebbiolo. Ma ogni tanto fa bene cambiare e in Italia non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

Una nota: mi piacciono le etichette dei vini Bucci. Mi piacciono perché sono eleganti e essenziali come i vini che raccontano. Nel mare di gran cattivo gusto che imperversa nel campo delle etichette italiane del vino mi pare un gran merito: l’etichetta – come dico sempre – prima di reclamare stucchevoli pretese artistiche, dev’essere chiara, essenziale e saper raccontare il vino che gli sta dietro. E parla un artista, anche.

Per concludere, a chi volesse approfondire la conoscenza di questa magnifica cantina marchigiana – oltre che invitare a berne i deliziosi vini, pare ovvio – consiglio la lettura dell’ultimo libro di Oscar Farinetti: una delle famose 12 storie di coraggio riguarda proprio Ampelio Bucci….

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Consiglio disinteressato: Millennium

Per il Vinitaly quest’anno ho trovato da dormire in un discreto albergo (Doré) a Castelnuovo del Garda, 10′ di treno da Verona. Per prendere un boccone le due sere che mi sono fermato lì ho seguito, come al solito, il mio istinto: tra i locali consigliati ho scelto il ristorante-pizzeria Millennium.

E come al solito non ho sbagliato!

La prima sera ho gustato un delizioso piatto di gnocchi con sugo di salsiccia (dose più che abbondante) e poi, con un certo azzardo, una tagliata di manzo: semplicemente strepitosa!! Difficile da trovare, a un prezzo più che onesto, una carne così buona e ben preparata. Mi sono ripromesso di scriverne perché davvero ne vale la pena.

La sera successiva ho preso la mia solita pizza con salamino piccante e anche qui: chapeau, pizza più che eccellente con servizio discreto e sollecito. Mica poco!

E dunque, se vi trovate dalle parti di Castelnuovo del Garda, due passi da Verona, il mio consiglio è: Ristorante Pizzeria Millennium e mi ringrazierete….

www.ristorantemillennium.it

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Vinitaly: my free shots

Girellando per il caos organizzato del 48° Vinitaly: scatti in libertà per signorine, stand, professionisti, produttori, beoni. Hominem imaginem (pagina) nostra sapit: per citare Marziale…..

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La Bernarda

Nel nostro straordinario mondo del vino succedono anche queste cose: un amico mi porta una strana bottiglia e mi invita a gustarla per poi fargli conoscere il mio giudizio.

IMG_5272Il vino si chiama: La Bernarda: è un uvaggio di Barbera e Bonarda; l’etichetta, per altro di un certo buon gusto e un pizzico di ironia, conferma che il nome del vino, oltre a ricordare con evidente assonanza i due vitigni da cui trae origine, ha precisi riferimenti con Quella Cosa Lì, quella che a tanti di noi (non a tutti, si badi bene) piace assai.

Bevo un vino di grande piacevolezza, leggermente vivace (si sente la rifermentazione naturale), non filtrato e di 13% vol., prodotto dall’Azienda Agricola di Trinchero Christian a San Martino Alfieri (AT).

M’incuriosisco e saccheggio la rete: senza risultati apprezzabili.

Chiamo il mio amico e gli chiedo il numero del cellulare di questo signor Christian Trinchero. Lo chiamo e lo interrogo sulla sua attività di produttore di vino e in particolare su questa benedetta La Bernarda. E vengo a sapere quanto segue.

Innanzi tutto Christian per campare svolge un altro lavoro e dunque è un vignaiolo “a rate“; possiede 5 ha scarsi che sono di proprietà familiare da almeno tre generazioni e che gli permettono di produrre 15.000 bottiglie, più una certa quantità di vino sfuso nelle tipologie classiche (Barbera d’Asti, Dolcetto, Bonarda e Nebbiolo): tutta la produzione è venduta direttamente in cantina o ad alcuni ristoratori affezionati clienti di vecchia data.IMG_5274

La Bernarda è nata da un’idea sbocciata tra una bevuta e l’altra di quelle che uniscono, antico rito, un gruppo di vecchi amici. L’assemblaggio dei due vitigni viene leggermente variato a seconda dell’annata, ma più o meno costituito da 40% Barbera e 60% Bonarda. Ne produce 2.500 bottiglie e costa, udite udite, ben 3.50 € a prezzo di cantina, pare ovvio….

Io, ripeto, l’ho trovato un vino assai gradevole e piacevole: mi riprometto prima o poi di fare una salto a San Martino Alfieri e provare gli altri prodotti di Christian, perché mi pare evidente che il vino Christian lo sa fare, anche se è soltanto un vignaiolo “a rate“.

 

Non avendo un sito web, posso lasciare volentieri l’indirizzo e-mail:

christian.trinchero@coldiretti.it

 

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Vinitaly 2014

I numeri di quest’ultima edizione del Vinitaly sono, in tutta franchezza, impressionanti!

4.100 espositori di 80 paesi per un’area di oltre 100.000 mq.

155.000 visitatori (+6% rispetto alla scorsa edizione) di cui 56.000 buyer stranieri, con tedeschi e americani quasi appaiati al primo posto e seguiti da inglesi, canadesi, russi…

L’intervento del Capo del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, è stato un ulteriore valore aggiunto, così come le presenze di Maurizio Martina (Agricoltura), Giuliano Poletti (Lavoro) e Angelino Alfano (Interni). Chiaro che questa trionfale 48° edizione fa da prologo beneaugurante  al prossimo Expo 2015 (Vinitaly ne curerà il settore specifico). E speriamo tutti che il Nostro sbilenco Paese ritrovi una postura che gli sia più consona….

Per quanto mi riguarda, a parte le questioni strettamente legate alla professione (un paio di faccende piuttosto importanti), i miei Vinitaly sono identificabili con gli incontri con i miei amici e qualche sorso, gustato finalmente insieme, dei loro spesse volte portentosi vini. Nelle fotografie sopra la documentazione esplicita di ciò, senza citare nello specifico nessuno in particolare, ma con la riflessione che ormai ho eletto a mio campo-base lo stand Du Cropio di Giuseppe Ippolito, ma qui la faccenda attiene alle radici, e con le radici né si ragiona, né si può venire a patti….

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Eataly Verona

Oscar ci tiene, e ha ragione: non definite le sedi Eataly come catena di punti-vendita! Non è così, infatti. Le catene propriamente dette si distinguono per avere caratteristiche identiche, sia nell’arredo sia nell’offerta dei prodotti. Gli Eataly di Farinetti sono invece identici soltanto nella filosofia (acquistare, gustare, apprendere) e assai diversi sia nell’offerta dei prodotti (in cui si privilegia la ineguagliabile diversità territoriale italiana), sia negli arredi, nelle location e nella logistica espositiva. E non soltanto questo: ognuno degli Eataly è stato concepito con una vocazione differente. I libri a Firenze, la musica a Milano, gli eventi e la didattica a Torino…

Del personaggio Oscar Farinetti, che credo di conoscere abbastanza bene (sono stato uno dei primi a intervistarlo nel lontano febbraio 2007), a me piacciono diverse caratteristiche: il suo amore per i numeri (che sono sempre sintesi emblematica), il suo sfrontato ottimismo, l’entusiasmo quasi adolescenziale, la franchezza. E poi, alla resa dei conti, l’estrema concretezza.

Nel presentare quella che sarà l’ultima (ma c’è da credergli?) Eataly italiana, che avrà sede nella storica ghiacciaia dei Magazzini Generali  - proprio dirimpetto alla Fiera – Oscar s’è prodotto nel suo consueto show affabulatorio, appassionato e sempre coinvolgente. Entro 24 mesi (Pasqua 2016), con un investimento che non sarà inferiore ai 10 mln. di euro, sarà inaugurata la sede di Verona  per cui si ipotizzano 30 mln. di fatturato e 250 nuovi posti di lavoro. La sede verrà messa a disposizione dalla Fondazione Cariverona e l’iter burocratico sarà per certo agevolato grazie all’interesse che il sindaco Flavio Tosi ha manifestato con entusiasmo verso questa impresa, certo che costituirà un valore aggiunto per la comunità veronese e per il territorio che su questa insiste. L’architetto Mario Botta ne curerà, con il consueto rispetto per le strutture storiche, gli aspetti progettuali.

Oscar Farinetti non è certo un santo e i suoi bravi difetti li ha anche lui. Ma come si può dargli torto quando sostiene che è venuta l’ora che ci si metta in testa di “importare turismo” e che è probabilmente più facile passare da 45 a 90 mln. di turisti (e superare i francesi, faccenda abbastanza agevole con quello che abbiamo da offrire…) piuttosto che eliminare il vizio antico di riempirci di guardie forestali?!

Forza e coraggio, dunque. Con la certezza che siano premianti per tutti noi: ne abbiamo bisogno!

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Avv. Renato Rolla, Moderati per Chiamparino, è la mia scelta per le Regionali

Per le elezioni Regionali del 25 maggio prossimo la mia scelta è quella di appoggiare e consigliare la candidatura dell’ avv. Renato Rolla come rappresentante degli elettori dei Moderati per Chiamparino (presieduti dall’On. Domenico Portas) al Consiglio della Regione Piemonte.

Renato Rolla è un avvocato civilista, da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo (è presidente ANCOS regionale e membro di Torino Viva, associazione ambientalista presieduta dal Dr. Giorgio Diaferia).

Renato Rolla non è un politico di professione: è una persona pulita, franca e preparata; amico personale da anni e sinceramente, con grande motivazione, desideroso di mettersi in gioco al servizio di chi lo sceglierà per contribuire con il proprio impegno a risolvere i molti e gravosi problemi che travagliano la Nostra Regione e il Nostro Paese in questi tempi di crisi profonda.

Nessuna promessa proclamata a vanvera alla ricerca di uno sterile consenso: soltanto l’impegno della totale disponibilità  personale  e professionale al servizio di chi lo avrà scelto come rappresentante, mi pare non poco! Pare ovvio.

Merita un bel “In bocca al lupo!“.

Dimenticavo: Renato ha un difetto (meglio: un peccato originale), è un grande tifoso granata! Ma questo, per qualcuno, potrebbe anche costituire un merito. Non per me, ma soprassiedo volentieri, almeno in questo caso, alle mie passioni sportive…

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11 aprile 2014: inaugurazione nuovo centro Novacoop a Vercelli

L’11 aprile 2014, a Vercelli, è stata inaugurata la nuova sede  Novacoop, che accorpa i due centri di Galliate e Leinì e diventa l’unica struttura direzionale piemontese.

Vale la pena ricordare che la Novacoop è cresciuta molto in questi 20 anni, è diventata leader in Piemonte nel settore della distribuzione con una rete di 17 ipermercati, 30 supermercati e 13 superstore. Attualmente è la 16° impresa per fatturato del Piemonte.

La superficie di vendita è di circa 160 mila metri quadrati. Nel 2013 le vendite si sono attestate a 1.042 milioni di euro di cui 358 realizzati nella rete dei supermercati e 683 nella rete ipermercati, con 35.158.000 scontrini emessi.

Le persone che lavorano in Novacoop sono circa 4700.

I numeri, sintesi sempre emblematica, di questa nuova sede sono questi:  struttura su tre piani di oltre 10.000 mq. coperti, situata sopra una superficie totale di 45.000 mq.; poco più di un anno di lavoro e circa 28 mln di investimento per un modernissimo e assai luminoso edificio realizzato in classe A (e impianto fotovoltaico di 600 Kw posto sul tetto e invisibile dal basso). Sala  riunioni di 300 posti con la possibilità di sdoppiamento modulare per due metà indipendenti e interagenti. E poi ancora uffici, salette, mensa, palestre per il fitness, uno splendido giardino con piante di grande bellezza (liquidambar, faggi, peri…). E  ogni sezione, dedicata alle varie funzioni aziendali, identificata da un colore (sempre di grande eleganza) peculiare.

La struttura è stata progettata dall’architetto canavesano (non è un dettaglio inutile…) Antonio Audo, con la collaborazione di una serie di giovani e valenti consulenti, tra i quali mi è d’obbligo citare Cristina Tonello (che ci ha guidati nella visita, illustrando con cura e orgoglio le caratteristiche tecniche e estetiche dell’edificio) e Stefano Stola (architetto, canavesano anch’egli, assai impegnato nel sociale e nel mondo dell’handicap).

Il concetto strategico che ha guidato questa impresa è: Progettazione partecipata; vuol significare, in buona sostanza, che in ogni fase della realizzazione sono stati sentiti e vagliati i consigli dei dipendenti, in fondo  destinatari e  fruitori dell’edificio.

Complimenti al Presidente Ernesto Dalle Rive e a tutti i suoi collaboratori: hanno realizzato quella che sarà, in fondo, la “casa” di 240 dipendenti Novacoop. Una casa senza dubbio luminosa, accogliente, elegante e con una ben definita, e affascinante, personalità.

L’inaugurazione è stata benedetta – ritornare a ritualizzare e sacralizzare ceri momenti è una faccenda di grande attualità: ne avremmo tutti bisogno, a prescindere da mere questioni religiose…- da Mons. Bodo con l’intervento, non di semplice rappresentanza, del sindaco di Vercelli Andrea Corsaro, a testimoniare la vicinanza e il gradimento della comunità cittadina.

Marco Ardemagni e Cinzia Poli (Caterpillar, Radiodue) hanno condotto con la consueta professionalità e simpatia un evento non banale, valorizzato dal catering a cura di Giovanni Grasso (chef stellato del ristorante La Credenza), e ben organizzato da Mimis srl.

A questo punto un “In bocca al lupo!” mi sento di augurarlo, con convinzione e anche con una certa dose di ammirazione.

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Magritte a Novacoop di Vercelli…..

Non mi era mai successa una faccenda del genere: ritrovarsi tra top manager, quadri, semplici impiegati, consulenti tutti a ritornare a essere bambini inseguendo i capricci di palloncioni bianchi svolazzanti nell’azzurro di un pomeriggio surreale! Era pur sempre la semplice, forse da predire abbastanza banale, inaugurazione di un centro direzionale (Novacoop a Vercelli). Invece è stata una piccola, stupefacente magia. Vedere Marco Ardemagni (Caterpillar, Radiodue) giocare come una bambino insieme al presidente della società (Ernesto Dalle Rive) e al sindaco ( Andrea Corsaro) a prendere a calci questi palloncioni anarchici è stata una vera emozione.

Come a dire: l’immaginazione e la capacità di scatenare la creatività secondo schemi inconsueti può generare simili magie. C’è speranza, allora. E bisogna crederci.

Evviva.

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Le Rime del Vino

GIACOMO LEOPARDI (1798/1837)

Diapositiva1In casa Leopardi era cosa consueta e antica il culto del vino. Tant’è che nella biblioteca di famiglia vi è un libretto illustrato di M. Bidet, tradotto dal francese da un accademico etrusco e georgofilo, stampato a Venezia nel 1757, riguardante la coltivazione della vite e il modo di fare i vini. Da un appunto di Monaldo si apprende che era appartenuto al conte Vito, nonno di Giacomo.

Ritorniamo al poeta, che, da quel che era, pallido, malaticcio, pessimista per eccellenza e depresso, non avrebbe potuto amare il vino, che invece è vita, gioia, sogno e vigore. Ebbe più di un detrattore a riguardo. Il primo fu Mariano Luigi Patrizi, fisiologo lombrosiano. Stilò un saggio psico-antropologico sul Leopardi prendendo spunto da una lettera di costui al cugino Melchiorri, scritta da Recanati il 20 ottobre 1822, in cui confidava che “era solito mangiar poco e non beveva vino”. Altri due detrattori furono l’amico del poeta, il letterato liberale napoletano Antonio Ranieri (1806-1888), autore tra l’altro di una storia, sulla loro settennale amicizia (1830-1837), pettegola e inattendibile, Sette anni di sodalizio con G. Leopardi del 1880, e sua sorella Paolina.Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi

Si possono ritenere, le considerazioni di questi detrattori, come delle vere e proprie tesi precostituite e fuorvianti.

Chi ha confutato queste tesi, è stata la contessa Anna Leopardi, affermando in una conferenza che se Giacomo Leopardi fosse stato astemio, dalla sua famiglia ciò sarebbe stato considerato se non un’anomalia, quanto meno una stranezza. Ha potuto fare questo leggendo attentamente l’Epistolario e Lo Zibaldone. In quest’ultimo vi sono riflessioni sugli effetti del vino e, nel 1823, Leopardi annotava: “come ho provato più volte per esperienza” e ancora “come ho pure osservato in me stesso più volte”. Quindi, queste considerazioni scritte tolgono ogni dubbio e fanno del Leopardi un normale degustatore di vino. Se ancora qualche dubbio persistesse, basterebbe leggere una delle prime note in versi de Lo Zibaldone, scritta il 14 novembre 1820, che così recita: Il vino è il più certo, e / (senza paragone) il più / efficace consolatore. / Dunque il vigore; / dunque la natura. Essa si lega molto bene con l’ultima nota in versi del 17 luglio 1827: Il piacere del vino…/ Non è corporale / semplicemente. / Anzi consiste / principalmente / nello spirito ec. ec.

JORGE LUIS BORGES (Buenos Aires, 1899 – 1986)

SONETTO AL VINO

In quale regno o secolo e sotto quale tacita congiunzione di astri, in che giorno segreto non segnato dal marmo, nacque la fortunata e singolare idea di inventare l’allegria? Con autunni dorati fu inventata. Ed il vino fluisce rosso lungo mille generazioni come il fiume del tempo e nell’arduo cammino ci fa dono di musica, di fuoco e di leoni. Nella notte del giubilo e nell’infausto giorno esalta l’allegria o attenua la paura, e questo ditirambo nuovo che oggi gli canto lo intonarono un giorno l’arabo e il persiano. Vino, insegnami come vedere la mia storia quasi fosse già fatta cenere di memoria.

ALDA MERINI (Milano, 1931 -2009 )

SETE PERENNE

Vino, gagliardo come la dea ragione. In te l’idea si fa suono e si colora il Mito. Appaiono vestali tinte di giada, il periplo del canto si snoda in veli che ricordano l’anima. O vino che canti il mio dolore, vino che sei il precipizio estremo, vino che dai l’illusione della morte e fai solo dormire fino al nuovo dolore.

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Oltrepò Pavese: good food and wine

Vini Picchioni (memorabile il Buttafuoco e anche il Sangue di Giuda), Osteria alle Carceri (chef Andrea e Monica, centro storico di Pavia) e Locanda della Mamma (chef Matteo, Cervesina): tutta roba indimenticabile…..Ed è abbastanza chiaro che questa mia laconica segnalazione vale come invito e disinteressato consiglio. Tanto so che qualcuno, in maniera manifesta o (anche meglio) in cuor suo mi irngrazierà. Pare ovvio.

http://www.picchioniandrea.it/

http://osteriaallecarceri.it/dove.html

http://lalocandadellamamma.myblog.it/

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Driving Arturo Merzario’s Ferrari on Tazio Nuvolari Circuit (Pavia, Italy)

On March Saturday 29, 2014.

This was an amazing experience! Half a day of full immersion in the world of GT car racing on the Tazio Nuvolari circuit near Pavia (south of Milano).

I was “In pista con Arturo Merzario“, the formula 1 driver of the 70s,  who is now running its own racing pilot academy together with Paolo Meroni.

Last Saturday under sunny weather conditions together with other 14 drivers I got the chance to sit in a Ferrari 360 F1 GT3 and get a ride on the race track. With the help of Arturo and his team I could enjoy the motoring pleasure, Power of a V8, paddle-shift transmission direct derived from Ferrari Formula 1 cars that made me grinning until now and for the next days.

Beside the experience on the track I also enjoyed the Italian food and wine as well as city sighting in Pavia!

The good news is this is an experience at an affordable price. With 200 € you can get a ride (2 laps) as passenger and with 300 you can seat at the steering wheel with the instructor sitting beside you. Anyway there are many combinations possible and Arturo is very flexible.

 

Further information can be found directly on the web site: www.inpistaconarturo.it

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Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

Venerdì sera, con inizio verso le 19.30, ho tenuto la mia prima lezione a Eataly Lingotto di Torino: “Brindando nei secoli”, una breve e insolita cavalcata nelle sconfinate praterie della Storia del vino. Oltre due ore di chiacchierata illustrata da una presentazione in Power Point di 160 immagini.

Non avevo tantissime persone, ma quelle che erano presenti sono state tutte molto attente e concentrate sulle tante nozioni che ho dovuto raccontare. Hanno tutti confermato la presenza per la successiva lezione che tratterà di vino e letteratura (venerdì 4 aprile prossimo).

I vini di Gianni Gagliardo sono assai piaciuti e Paolo (ultimo genito, che si occupa dell’area commerciale) è stato bravo ed esaustivo a presentare i tre vini proposti: Fallegro (Favorita), Dolcetto Paulin e Nebbiolo San Ponzio (uno schianto di vino).

Alla prossima e grazie a tutti.

Eataly la Stampa 28.4.14 i

(Il link qui sotto per partecipare alla prossima lezione su vino e letteratura.)

http://www.eataly.it/il-vino-nella-storia-e-nel-tempo-vol-2-le-rime-del-vino-3691.html#.Uzkwgii98kA

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Vincenzo Reda a Eataly

Il Vino nello spazio e nel tempo

Una serie di incontri per un approccio al vino inusuale: storico, antropologico, letterario, geografico.

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. Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

28 marzo 2014

Dalle recenti scoperte archeologiche nei paesi caucasici alle mitologie greche; dai vini egizi e romani a quelli delle abbazie benedettine medievali. E ancora, il vino nelle Americhe, i vini dei papi di Sante Lancerio nel rinascimento, il leggendario Dom Perignon e il successo del Marsala nel XVIII secolo. Per arrivare alle vicende della fillossera e i conseguenti reimpianti su piedi di viti americane, fino alla rivoluzione degli anni Ottanta. Una cavalcata quasi mozzafiato per comprendere come le diverse culture umane, nelle successive fasi storiche, si siano confrontate con la bevanda “vino”.

. Le rime del vino (Vino e letteratura) – Vini Bucci

4 aprile 2014

Quasi tutti conoscono i versi composti dai grandi poeti greci sul vino, assai meno hanno frequentato i componimenti straordinari di  Orazio e Marziale. Quasi nessuno sa delle magnifiche poesie arabe e persiane di poeti musulmani come Abu Nuwas o Hafiz. Così come tutti conoscono le poesie dedicate al vino dal poeta Baudelaire ma pochi sanno che anche Eugenio Montale ha scritto versi dedicati al vino. Questo incontro servirà ad aprire uno scenario sorprendente per quanto riguarda la letteratura del vino.

Le Rivoluzioni alimentariDiapositiva1

Non si è consapevoli, in generale, che l’alimentazione umana si è evoluta nei secoli al pari della conoscenza e degli scontri/incontri fra popoli differenti. Queste prime  lezioni hanno lo scopo di illustrare alcuni momenti storici particolari in cui si sono verificati cambiamenti epocali nelle abitudini alimentari umane.

. Dagli alberi ai villaggi (Preistoria dell’alimentazione) – Vini Gigi Rosso

11 aprile 2014

Tra 7 e 3 milioni di anni fa alcune scimmie arboricole scesero a raccogliere dei frutti caduti dall’albero su cui si agitavano e cominciarono a frequentare la savana africana. Quegli animali cominciarono a trasformarsi in uomini cambiando il loro regime di alimentazione. Divennero animali opportunisti e impararono a cibarsi di qualunque cosa, alzandosi sulle zampe posteriori e liberando gli arti superiori dalla funzione di semplice deambulazione. Quell’animale si evolve fino a diventare Homo Sapiens, circa 200.000 anni fa. E continua a evolvere fino a scoprire, 10/12.000 anni fa, l’agricoltura e l’allevamento. E qui comincia un’altra storia.

 

. La scoperta dell’America – Vini Bava

18 aprile 2014

Colombo arriva nei Carabi nel 1492, ma occorsero almeno tre secoli perché gli europei imparassero a consumare alimenti come pomodori, patate, fagioli, cacao….Mentre il peperoncino si diffonde immediatamente in tutto il mondo, la patata e il pomodoro vengono snobbati come cibi non buoni, se non addirittura velenosi. La storia dell’avvocato cuneese Vincenzo Giovanni Virginio, che portò la conoscenza delle patate a Torino e in Piemonte, è emblematica in questo senso: morì povero in un ospizio torinese nel 1830 e i suoi conterranei ancora non erano convinti di quanto fossero buone, convenienti e nutrienti le patate.

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L’agrometeorologo al Vinitaly

Ricevo e volentieri pubblico.

 

Marchio vinitaly

VINO E CAMBIAMENTI CLIMATICI:

L’AGROMETEOROLOGO STRATEGICO PER IL FUTURO DELLA PRODUZIONE

Verona, 24 marzo 2014. Prevedere e interpretare i dati ed i segni del tempo per aiutare il viticoltore: ecco la sfida dell’agrometeorologo, una figura che si sta rivelando sempre più fondamentale nel futuro delle aziende vitivinicole. Agricoltura e cambiamenti meteorologico-atmosferici, tra i temi al centro di Vinitaly, la rassegna internazionale dedicata a vini e distillati, in programma a Veronafiere dal 6 al 9 aprile (www.vinitaly.com), si intrecciano da sempre.

Nessun raccolto può infatti prescindere dal tempo e gli agricoltori si sono sempre attrezzati per capire come intervenire sui campi.

I vigneti non fanno eccezione: i cambiamenti climatici, infatti, potrebbero costringere a cambiare alcune delle pratiche che hanno accompagnato e fatto crescere il vino negli ultimi 20-30 anni.

Contro questa minaccia, un aiuto può giungere dall’agrometeorologia: scienza che studia le interazioni dei fattori meteorologici ed idrologici con l’ecosistema agricolo-forestale e con l’agricoltura.

È una scienza di confine, tesa cioè a valorizzare i legami esistenti fra discipline del settore fisico e biologico che focalizzano la loro attenzione sugli ecosistemi agricoli e forestali, per dare risposte a problemi concreti a livello aziendale e territoriale.

«L’agrometeorologia è senz’altro un elemento utile – spiega il climatologo Giampiero Maracchi, professore di Climatologia all’Università degli Studi di Firenze  – perché permette, dal punto di vista pratico, di diminuire, per esempio, i trattamenti. La climatologia consente con le previsioni stagionali, di avere un’idea di come sarà l’andamento del tempo e quindi come comportarsi nell’eventuale distribuzione di trattamenti e fertilizzazioni. Abbiamo inoltre sperimentato – aggiunge Maracchi – che un trattamento mirato sulle basi meteo, permette di passare da 7-8 trattamenti a 4-5 l’anno, riducendo costi e impatto chimico sul territorio. Nell’insieme, l’agrometeorologia, dà un grosso contributo per un’agricoltura più “safe” come dicono gli americani. Cioè con meno interventi generici e più mirati, tenendo conto del rapporto tra prodotti utilizzati ed ambiente. Un agrometeorologo però non lo vedo in un’azienda perché forse sarebbe eccessivo. Magari in un Consorzio, invece, potrebbe essere una personalità interessante, e potrebbe suggerire una zonazione climatica dei terreni delle aziende appartenenti a quel Consorzio».

«Un’innovazione che dovrebbe esserci nel futuro delle aziende – sottolinea Leonardo Valenti, professore di Viticoltura all’Università degli Studi di Milanoè la raccolta dei dati agro-meteo, fondamentale per stabilire tutte quelle che sono le situazioni legate all’evoluzione del prodotto nell’annata e, al contempo, comprendere dove andrà la viticoltura dell’azienda nel futuro. Ormai bisogna interpretare ogni singola annata in maniera puntuale, basarsi sull’andamento stagionale per capire come meglio intervenire sulle coltivazioni. Essere una ventina di giorni in anticipo – secondo Valenti –comporta un cambiamento sostanziale. Vendemmiare prima cambia completamente il quadro acido, le caratteristiche aromatiche e le caratteristiche zuccherine delle uve. È indispensabile quindi avere delle nozioni che permettano di interpretare al meglio le situazioni ambientali».

«L’atmosfera è l’elemento più variabile dell’ecosistema e dell’agrosistema viticolo – afferma Luigi Mariani, professore di Agrometeorologia all’Università degli Studi di Milanol’agrometeorologo è colui che cerca di rendere coscienti agronomo e viticoltore sui cambiamenti climatici. Oggi vi sono prodotti previsionali molto interessanti che fino a qualche anno fa non erano disponibili. Ci consentono di andare a stimare quale tempo farà nell’arco di una settimana con una certa esattezza. Fare agrometeorologia significa considerare risorse idriche insieme agli andamenti fitopatologici e alle variabili atmosferiche. Sapere, per esempio, quando piove è una risorsa anche per risparmiare  – aggiunge Mariani – non rischiando così che i trattamenti vengano portati via dall’acqua. Ci vuole una coscienza meteorologica che deve far parte del viticoltore».

L’agrometeorologo è una «figura fondamentale» secondo Attilio Scienza, professore di Viticoltura all’Università degli Studi di Milano che raccoglie tutti i dati e dà indicazioni precise su come sviluppare un lavoro in vigna: «Chi fa la meteorologia locale e applicativa può dare indicazioni importanti per due aspetti. Prima di tutto il  modello meteorologico è fondamentale per calcolare il rischio di malattie parassitarie, consentendo di ridurre i trattamenti in un anno anche del 50% e diminuire l’impatto della chimica sui terreni. Il secondo punto sono i modelli di irrigazione, cioè il fabbisogno idrico. Quando si supera in un territorio la soglia di rischio di fabbisogno idrico – conclude Scienza – e la pianta comincia ad andare in stress, c’è bisogno di una figura che segnali l’allarme e la quota di acqua da dare».

Servizio Stampa Veronafiere

Tel.: + 39.045.829.82.42 – 82.85

E-mail: pressoffice@veronafiere.it

Web: www.vinitaly.com

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Impronte

ImpronteSaldo sinapsi indefesso

Saldo sinapsi indefesso

E mai mi contento

Infatti non godo.

Aggroviglio annodo pasticcio

I miei malcapitati neuroni

Che poi non riesco a dipanare.

E tutto questo inesausto affanno

Per nulla

Quando intorno mi danzano gruppetti

Gioiosi

Di queste polpoidi cellule

Che danzano piacevoli coreografie

Euritmie semplici che pare

Gioco si facciano dei miei intrichi

Privi di costrutto.Impronte 1

Sii semplice

Sii semplice

Se semplice sei puoi diventare sette.

 

Questa piccola antologia, pubblicata dall’Editore Pagine, in Roma, contiene sette miei poesie, tra le ultime che ho scritto. Sono lavori sofferti, elaborati per anni:la scelta di un aggettivo o di un verbo è una faccenda complessa quando si tratta di scrivere poesie. Attiene al ritmo, a questioni semantiche, a faccende sonore. Senza dimenticare che la Poesia esige il “verso”. E spesse volte tanti lo dimenticano, lasciandosi prendere dal mood del momento. Ma la poesia è soprattutto tecnica.

Non bisognerebbe mai scordarsene…..

Il volume in questione è anche disponibile come e-book:

www.pagine.net

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Focus Storia: l’inganno di Cajamarca by Vincenzo Reda

http://www.vincenzoreda.it/blas-valera-f-pizarro-conquista-il-peru-col-vino-avvelenato/

http://www.vincenzoreda.it/laura-laurencich-minelli-la-memoria-dell’-impero-degli-inca-appesa-ad-un-filo/

IMG_9457 iQuesta fotografia è stata ripresa circa quattro anni fa, in Aosta. Sono in compagnia dell’archeologa e antropologa Laura Laurencich Minelli, la studiosa dell’Università di Bologna che ha studiato i codici redatti dal gesuita Padre Blas Valera, di proprietà di Maria Miccinelli.

Sono orgoglioso assai di avere avuto l’opportunità di conoscere Laura, una ricercatrice che ha riportato alla luce la verità storica, che Pizarro e i suoi avevano in tutti i modi cercato di nascondere, di una conquista vergognosa realizzata con un vile inganno.

Di questi fatti mi sono più volte occupato e li ho pubblicati sia su questo sito sia su alcune delle mie pubblicazioni.

Chiaro che è motivo d’orgoglio essere riuscito a pubblicarli anche nell’ambito di una Testata autorevole come Focus Storia che, peraltro, aveva già ospitato nel novembre 2012 uno speciale dedicato alla cultura maya, da me firmato. In quell’occasione la rivista veicolò il mio libro sui Maya, scritto per Newton Compton e pubblicato nel 2011. Per tutto questo devo sempre un grande ringraziamento a Marco Casareto, già direttore di Focus Storia e a Aldo Carioli, oggi caporedattore della rivista in questione.

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Barolo & Co sposa Vignaioli Piemontesi

Alle 15.30 di sabato 15 marzo (le famose Idi romane, fatali a Gaio Giulio Cesare) si è tenuta la prima riunione editoriale di Barolo & Co, testata storica, con la nuova proprietà: Vignaioli Piemontesi. L’occasione è stata fornita dall’inaugurazione del nuovo spazio – emporio, enoteca, ristorante – aperto in via Alba, 15 a Castagnito (5 minuti da Alba in direzione Asti).

Presenti Elio Archimede – storico editore e Direttore di Barolo & Co – Chiara Castino – sua impareggiabile collaboratrice per pubblicità e marketing – e le nuove figure di riferimento (Gianluigi Biestro, Direttore Editoriale e Giancarlo Montaldo, Direttore della testata) si è riunito il gruppo storico di collaboratori del glorioso trimestrale.

Che dire? Se son rose, fioriranno. E, per parte mia, farò del mio meglio perché sian rose e sappiano fiorire a nuova vita.

Chiosa finale: è stato un vero piacere – e una sottile vena di commozione, peraltro dissimulata con grande classe e un poco di sabaudo pudore – riabbracciare Elio Archimede. A lui, a Chiara e a Andrea Tedaldi non soltanto una caldo abbraccio, fuor di retorica, ma anche tanto affetto, stima e riconoscimento.

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Eataly Smeraldo a Milano, anteprima per la stampa

Sono appena tornato da Milano per la presentazione alla stampa dell’ultima impresa di Oscar Farinetti: Eataly Smeraldo, in piazza XXV aprile, 10 (due passi dalle stazioni Centrale e Garbaldi): la solita, magnifica location “alla Farinetti”, perché Oscar in questo specifico genere di attività credo sia insuperabile.

Tra tutte le Eataly che ho visto questa è quella che più mi piace: sarà che prende il posto di uno storico teatro, sarà che è dedicata a cibo e musica, sarà che durante la serata ho sentito Lucio Dalla che citava Thelonious Monk

«Se vince la Lega, giuro che invece di Eataly Smeraldo apro un Kebab!». Poi la Lega ha vinto e Farinetti s’è reso conto dell’enormità della sua affermazione, sparata un poco troppo alla leggera. Morale della favola: «Ci ho ripensato a bocce ferme e ho chiesto scusa a Maroni. La Democrazia impone che chi vince governa e chi perde accetta di buon grado, pur facendo sentire la propria voce dissidente. Maroni lo inviterò, è certo, ma una piccola sorpresa gliela farò: un bel kebab, di manzo anziché di montone!». Questo, e assai altro ancora, è Oscar Farinetti…

Poi, sul fatto che: “L’Italia dovrebbe essere una democrazia fondata sulla Bellezza“, come si può dargli torto? Ma occorre davvero impegnarsi perché quel “dovrebbe essere” diventi “è“…

Pubblico volentieri di seguito parte del comunicato stampa:

«Il 18 marzo del 1848 iniziavano le Cinque Giornate di Milano e da qui partì il Risorgimento, una data simbolica per ogni italiano e ogni milanese:  Eataly l’ha scelta come data d’apertura del nuovo punto vendita di Milano per ricordare che l’Italia non si deve fermare. Lo Smeraldo che risorge, seppur in forma nuova, può essere la metafora dell’esempio italiano.

Nato nel 1942, il Teatro Smeraldo era dotato della sala più capiente di Milano e ha visto debuttare una giovanissima Mina, il primo Celentano e i grandi cantanti della musica italiana e internazionale. Sede storica della città e meta di riferimento per i cittadini, il Teatro Smeraldo lascia oggi il posto all’ultimo nato della famiglia Eataly. Gianmario Longoni lascia le redini al patron di Eataly Oscar Farinetti che tre anni fa si è innamorato della location di Piazza XXV Aprile.

 

“Ogni Eataly che apriamo è legato a un valore: Eataly Smeraldo è dedicato alla musica. Non possiamo far dimenticare un luogo come lo Smeraldo, dove hanno cantato Bob Dylan e Ray Charles: per questo resterà il palco che ospiterà show e concerti. Eataly ha l’obiettivo di ridare vita a luoghi di pregio come ex librerie, ex teatri che oggi chiudono nel nostro Paese, vogliamo dare uno stimolo all’Italia di oggi per rinascere ”.

 

In omaggio alla storia e alla bellezza della musica e della cultura in cui Eataly crede fortemente, lo Smeraldo ospiterà un vero e proprio palcoscenico che proporrà una programmazione completamente gratuita per i clienti. A partire dal 18 marzo si esibiranno ogni giorno giovani musicisti come Jack Savoretti, Giulia Mazzoni, Marco Sbarbati, Selene Lungarella, Roberta Di Lorenzo e tanti altri. Fino al 22 marzo più di dieci concerti che spazieranno tra tutti i generi musicali per poi proseguire con appuntamenti quotidiani.

 

Con un investimento di circa 40 milioni, compreso l’immobile, oggi gli spazi rinnovati danno lavoro a 350 giovani in oltre 5.000 metri quadrati suddivisi in tre livelli tra vendita, ristorazione e didattica.

Eataly Smeraldo mantiene il suo classico format: mangiare, comprare e imparare, 15 luoghi di ristorazione tematici e informali con i relativi banconi per la vendita:  Salumi, Formaggi, Carne, Pesce, Verdure, Fritto, Pasta, Pizza e Rosticceria e  5 luoghi dedicati alla produzione artigianale a vista, la pasta fresca di Michelis, la panetteria con il suo forno a legna, la pasticceria “Golosi di Salute” di Luca Montersino, il panino ‘Ino di Alessandro Frassica e la piadineria dei Fratelli Maioli. Non poteva mancare il Mozzarella Show: “Miracolo a Milano” è un vero e proprio laboratorio caseario dentro lo Smeraldo, che tutti i giorni produce la mozzarella fiordilatte.

Per il caffè, Eataly Smeraldo ha scelto Lavazza che presenta il concetto “Tierra” al piano terra, mentre al secondo piano avrà posto il Caffe Vergnano.»

 

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I bianchi impossibili

I bianchi  mi lasciano sgomento.

Colori infiniti.

Nei bianchi

in quelle impossibili sfumature

sfuma ogni mia possibile libertà

e l’ineludibile  mi fa prigione.

Crudeli infieriscono i bianchi 

e  come ebbro farmi sanno 

di  fatalità australe.

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I fumetti di Agliè

Pomeriggio di grande piacevolezza al Castello Ducale di Agliè per un evento importante: la presentazione di un volume  curato dalla D.ssa Annamaria Aimone e illustrato da Debora Grazio per insegnare ai ragazzi una storia importante. Il libro è pubblicato dai tipi di Edizioni Atene del Canavese di Giampaolo Verga (pp. 80, 16€). Ho avuto il piacere di vedere nascere questo progetto, di veder nascere un sogno che si è poi realizzato mediante incontri importanti. Ne è venuto fuori un lavoro di grande interesse che ha il pregio di indicare una strada. Per parte mia, che ho contribuito in minima parte, l’augurio di un giusto e meritato apprezzamento da parte del pubblico e di chi ha in mano le redini che il pubblico controlla. Qui di seguito il testo che ho scritto con partecipazione per introdurre questo bel lavoro: che sia di buon auspicio (Avanti Savoia!!).

Per convenzione, la nascita del fumetto si fa risalire al 1896: sul supplemento domenicale a colori del quotidiano New York World, l’editore Joseph Pulitzer pubblicò le storie di Yellow Kid – il bambino pelato dalle grandi orecchie e dal camicione giallo – del disegnatore Richard Outcault. Si trattava di un personaggio satirico i cui testi erano scritti sul famoso camicione giallo.

Per quanto riguarda l’Italia, si ascrive alla pubblicazione del Corriere dei Piccoli, supplemento domenicale del Corriere della Sera, la data di nascita dei nostri fumetti: 27 dicembre 1908. Voluto da Silvio Spaventa Filippi, ebbe da subito l’intento di contribuire alla formazione culturale dei ragazzini italiani: Bilbolbul e Quadratino, degli illustratori Attilio Mussino e Antonio Rubino, ne furono i primi personaggi.

Nel 1917 il grande Sergio Tofano inventò le fortunatissime storie del Signor Bonaventura; occorre però arrivare agli anni Trenta per vedere la fioritura del genere.

Quegli anni segnano la nascita delle pubblicazioni italiane delle strisce di Topolino e delle riviste dedicate agli adolescenti: L’Avventuroso, L’Audace e, soprattutto, L’Intrepido e Il Monello dei fratelli Del Duca.

Fu però a cavallo tra la fine dei Quaranta e dei Cinquanta che il genere iniziò il suo periodo aureo: Tex Willer, Pecos Bill, Piccolo Ranger, Capitan Miki, Grande Blek. Furono i fumetti, alcuni pubblicati ancora oggi, che decretarono il successo di personaggi come Luigi Bonelli e EsseGesse (i torinesi Sartoris, Guzzon e Sinchetto per l’Editrice Dardo).

Tale periodo conobbe il massimo sviluppo negli anni Sessanta: intellettuali del calibro di Umberto Eco e Oreste del Buono contribuirono a nobilitare dal punto di vista culturale e artistico un genere fino a quel punto ritenuto soltanto popolare.

In quegli anni autentici artisti pubblicarono fumetti di assoluto valore estetico: Benito Jacovitti, Hugo Pratt, Bonvi, Guido Crepax…

La mia generazione, nata negli anni Cinquanta, è cresciuta leggendo, e anche acculturandosi, con i fumetti e le figurine: ho personalmente avuto un’autentica passione per il Corriere dei Piccoli che ho continuato a leggere fino alla tarda adolescenza.

E, in seguito, ho avuta la ventura di dirigere una casa editrice torinese, la Edis, che era specializzata in raccolte di figurine didattiche: il nostro best seller era la raccolta Conoscere e facevamo furore, specialmente sui mercati della Provincia e del Sud, ancora fino alla seconda metà degli anni Ottanta.

Con i presupposti qui sopra esposti, chiaro che valutando questo magnifico lavoro, ideato da Anna Aimone e illustrato da Debora Grazio, non posso che esserne contento e sperare che possa ancora – ma ne sono certo – innescare quei meravigliosi e semplici meccanismi dell’immaginazione che soltanto i bambini e gli adolescenti possiedono in esclusiva.

Lo stile, oltretutto, mi riporta alla mente un personaggio che mi piaceva tanto e oggi in Italia un poco dimenticato: Il Principe Valiant, cavaliere di Re Artù creato negli anni Trenta dal canadese (poi naturalizzato statunitense) Hal Foster.

Negli Usa sono ancora pubblicate queste storie che hanno contribuito in maniera determinante a far  conoscere e amare questo medioevo esotico e fantastico.

La Storia del Castello di Agliè merita d’esser divulgata in questa maniera nobile: chissà che qualche bambino, stimolato dai fumetti, non diventi poi uno storico, un critico d’arte, o anche soltanto un appassionato…

È successo mille volte, in fondo.

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“La mimosa” di Pablo Neruda

Io ho tanto amato Pablo Neruda da adolescente: ho scoperto da solo Il Canto General, le Veinte Poemas de amor. Ho letto il suo splendido Confesso che ho vissuto (prestato a chissà chi e oggi scomparso dalla mia Biblioteca). Ho poi visto una vecchia fotografia in cui il grande Pablo regge sulle ginocchia il mio amico Enrico, all’ombra della locomotiva, in Alpignano.

E amo gli alberi e i fiori degli alberi: le mimose sopra tutti. Il giallo sfacciato, provocante sensuale. Franco, quasi scostumato. E quell’olezzo inebriante, che ubriaca più di un grande vino.

Ma questa poesia, tra le mie preferite, non l’ho scoperta io: fu mia figlia, alle elementari, che me la fece conoscere e amare.

E’ tempo di mimose: come ogni anno, è giusto in questa stagione regalarla a chi ancora non la conoscesse: è un mio omaggio fatto con lo stomaco, più che con il cuore. E con l’organo (non so quale sia) che produce la sensibilità e il bisogno di donare senza aspettare alcuna ricompensa in cambio. Sono i regali più belli.

Andavo da San Jeronimo

verso il porto

quasi addormentato

quando

dall’inverno

una montagna

di luce gialla

una torre fiorita

spuntò sulla strada e tutto

si riempì di profumo.

Era una mimosa.

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Pablo Neruda ritrovato, Amiga no te mueras…

Da anni inseguivo il ricordo di una poesia della mia adolescenza, finalmente l’ho ritrovata, è tratta dalla raccolta “Il fromboliere entusiasta (El hondero entusiastas, del 1924)

 

Amica, non morire…

Amica, non morire.

Ascolta queste parole che m’escono ardendo

e che nessuno direbbe se io non le dicessi.

Amica, non morire.

Son io colui che t’attende nella notte stellata.

Colui che sotto il tramonto insanguinato t’attende.

Guardo cadere i frutti nella terra cupa.

Guardo danzare le gocce di rugiada nell’erba.

Nella notte al denso profumo delle rose,

quando danza la ronda delle ombre immense.

Sotto il cielo del Sud, chi t’attende quando

l’aria della sera bacia come una bocca.

Amica, non morire.

Sono io colui che tagliò le ghirlande ribelli

per il ghiaccio selvatico fragrante di sole e di selva.

Colui che recò tra le braccia gialli giacinti.

E rose lacerate. E papaveri insanguinati.

Colui che incrociò le braccia per attenderti, ora.

Colui che spezzò i suoi archi. Colui che piegò le sue frecce.

Son io colui che sulle labbra conserva sapore d’uva.

Grappoli sfregati. Morsi vermigli.

Colui che ti chiama dalle pianure germogliate.

Son io colui che nell’ora dell’amore ti desidera.

L’aria della sera dondola gli alti rami.

Ebbro, cuor mio, sotto Dio, vacilla.

Il fiume scatenato scoppia a piangere e a volte

la sua voce s’assottiglia e si fa pura e tremula.

Risuona al tramonto, l’azzurro lamento dell’acqua.

Amica, non morire!

Son io colui che ti attende nella notte stellata,

sopra le spiagge auree, sopra le bionde aie.

Colui che colse i giacinti per il tuo letto, e le rose.

Disteso tra le erbe son io colui che ti attende!

 

Amiga, no te mueras….

Amiga, no te mueras./Oyeme estas palabras que me salen ardiendo/ y que nadie dirìa si yo las dijera./ Amiga, no te mueras./Yo soy el que te espera en la estrellada noche./El que bajo el sangriento sol ponente te espera./Miro caer los frutos en la tierra sombrìa./Miro bailar las gotas de rocìo en las hierbas./En la noche al espeso perfume de las rosas,/cuando danza la ronda de las sombras inmensas./Bajo el cielo del Sur, el que te espera cuando el aire de la tarde como una boca besa./ Amiga, no te mueras./Yo soy el que cortò las guirnaldas rebeldes/para el lecho selvatico fragrante a sol y a selva./El que trajo en los brazos jacintos amarillos./Y rosas desgarradas. Y amapolas sangrientas./El que cruzò los brazos por esperante, ahora./El que quebrò sus arcos. El que doblò sus flechas./Yo soy el que en los labios guarda sabor de uvas./Racimos refregados. Mordeduras bermejas./El que te llama desde las llanuras brotadas./Yo soy el que en la hora del amor te desea./El aire de la tarde timbra las ramas altas./Ebrio, mi corazon, bajo Dios, tambalea./El rìo desatado rompe a llorar y a veces/se adelgaza su voz y se hace pura y trémula./Retumba, atardecida, la queja azul del agua./ Amiga, no te mueras./Yo soy el que te espera en la estrellada noche,/sobre las playas àureas, sobre las rubias eras./El que cortò jacintos para tu lecho, y rosas./Tendilo entre las hierbas yo soy el que te espera!

 

 

 

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VINITALY AND THE CITY

Ricevo e volentieri pubblico.

 

 

VINITALY AND THE CITY, IL FUORI SALONE PER VERI INTENDITORI
Vinitaly and the City è il Fuori Salone di Vinitaly, seconda edizione di una manifestazione dedicata a tutti gli appassionati del buon cibo e del buon vino, in programma al Palazzo della Gran Guardia di Verona domenica 6 e lunedì 7 aprile dalle 17.30 alle 23.00.
Verona, 3 marzo 2014 - Un appuntamento atteso da visitare nel dopo fiera per concludere la giornata in allegria e in compagnia: è Vinitaly and the City, l’evento serale che Vinitaly organizza nel cuore della città di Verona, al Palazzo della Gran Guardia, nelle serate del 6 e 7 aprile. Un ambiente allestito con classe, ricco di proposte golose e curiose grazie ad un’ampia selezione di oltre 300 etichette di vini nazionali e ricercate produzioni tipiche di qualità, offerte in degustazione ad appassionati e intenditori.
Qui il visitatore ha l’opportunità di entrare a contatto con le eccellenze del nostro territorio. Calici Zafferano in alto per i vini selezionati da Gambero Rosso e da Verona Wine Top della Camera di Commercio di Verona, per i vini rosati del Concorso Enologico Nazionale “Rosati d’Italia” e per la selezione dei concorsi enologici seguiti dalle Camere di Commercio di Novara, Torino, Alessandria e Asti, grazie alla collaborazione di Unioncamere Piemonte. Quest’anno, grazie al Consorzio del vino Durello, viene allestita un’ampia area sparkling, che offre ai visitatori l’opportunità di degustare questo spumante giovane, alternativo e dal carattere “vulcanico”.
Non solo i grandi nomi del vino a Vinitaly and the City. Il sipario si apre anche per l’alta cucina, con un live cooking che promette di stupire anche i palati più raffinati. Ai fornelli rinomati chef, impegnati nella preparazione di piatti gourmet: Pasquale Palamaro di Indaco, ristorante dell’Albergo della Regina Isabella di Iischia, e Salvatore Bianco del Comandante, ristorante dell’Hotel Romeo di Napoli.
Il visitatore nel loggiato del Palazzo della Gran Guardia, illuminato dall’Officina delle idee, può vivere due serate all’insegna del piacere culinario, tra dolce e salato, caldo e freddo. In degustazione sfiziosi fingerfood che rappresentano le peculiarità della nostra tradizione culinaria, sinonimo di genuinità. Protagoniste di appetitosi e singolari abbinamenti nei primi piatti pensati dagli chef, le Mele di Belfiore. Presente un’ampia selezione dei formaggi freschi e stagionati Lattebusche e gli invitanti assaggi proposti dalla Strada dei vini e dei sapori del Trentino, che presenta l’offerta gastronomica regionale con gustosi formaggi accompagnati dall’immancabile speck e, ancora, deliziosi spaetzl serviti con trote e salmerini affumicati e marinati. Di Meggiolaro prodotti artigianali di alta qualità e per chi non vuole rinunciare a dolci tentazioni, ecco le fave di cioccolato Domori, prodotte esclusivamente con le varietà più pregiate di cacao, mentre Surgiva è l’acqua ufficiale dell’evento.
Questo e altro ancora a Vinitaly and the City. Il visitatore, con un ingresso di 15 euro, può combinare quattro diverse degustazioni a scelta fra vino e cibo. Un evento da non perdere, per un’esperienza organolettica a tutto tondo.

Servizio Stampa Veronafiere

Tel.: + 39.045.829.82.42 – 82.85

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