Vincenzo Reda Curriculum Vitae in english

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I was born in a small village (Calabria), in 1954 during the harvest. Since 1960 I  moved to Turin.

I obtained the diploma of assistant director in ’75 with Adriano Cavallo (help of Orson Welles) at the Experimental Center of Dramatic Art of Turin with apresentatation  of I morti senza tomba by J.P. Sartre;

I worked at the Gobetti theater as stage director and lighting director for Federico Garcia Lorca’s La calzolaia admirabile.

In ’76 with Plinio Martelli I shot the experimental body art film Every body occupies its own space that was presented at the Venice Biennale in 1978, and is now owned by the G.A.M.(Gallery of Modern Art) in Turin.

Then until 1983 I did many photography exhibitions, of which the most important in 1980: The Devil wants you, performance with Bruno Chiarenza, presented for the first time at the Postino Cheval in Via Palazzo di Città.

Between 1976 and 1978 I had important experiences at Radio and TeleTorino International and, above all, at Radio ABC Italiana, of which I was Artistic director and for which I made several transmissions and wrote original texts.

Between 1979 and 1996 I directed companies, of which I was a partner, in the field of communication and publishing.

In the two-year period 1989/91 I held the position of Vice President of the Young Industrialists of Turin and, in 1993 and 1995, I was National Vice President of the AIPE (Association of small Italian publishers). Between 1996 and 2011 I worked as a consultant for the magazines : Prima Comunicazione, Oasis, Airone, Archeo and Medioevo, as well as numerous exhibitions (Ancona, Turin and Cosenza).

I started writing about wine and food in 2003.

In 1989 I published my first book: a volume of experimental poetry Caccole and tentlalia

Since 1993 I have been painting with wine on paper, fabric and crystal. In 2009 I publisheda new Book titled PIU O MENO DI VINO for Edizioni del Capricorno.

In 2010  a new book titled Quisquilie & Pinzillaccherewas released for Graphot types.

In 2011 I published for Newton Compton 101 Mayan Stories that you should know before the end of the world.

The same book was distributed by Focus Storia in November 2012, reprinted for Gruner-Mondadori.

In 2012 Rime Sghembe was released by Graphot. In July 2013 by Edizioni del Capricorno: Di vino e altro ancora. For Castelluccio Editore, 2016 the release of Sulle ali del Barolo by Gianni Gagliardo whose illustrations I took care of.

Between 2013 and 2016, with the national newspaper La Stampa, I published Il Peperone, 35th Piedmontese Festivals and The White Truffle of Alba.

On December 28th 2014 I participated in Mela Verde, Tv Canale 5, interviewed by Edoardo Raspelli.

In 2016, National Japanese TVteam came to Italy to film me fo a Special exclusive program on Wine and Wine Painting.

I began to exhibit my paintings at Capo Liveri (Isola d’Elba) in 1998; I was invited to participate in the main events related to wine in Italy and I exhibited in many Italian cities.

I have permanent exhibitions at the restaurantsLi Jalantuumene, Monte S. Angelo (FG) and L’Ostu Duca Bianco of La Morra (CN).

I exhibited in the USA in 2008/2009 and in New Delhi in 2009/2010.

I have alsopainted many  labels for important wines and some of my works have been purchased by collectors from India, USA, Brazil, Germany, South Africa, China and Japan.

The Piedmont Region has dedicated a monograph to me and the Radisson in New Delhi has printed a book with my works exhibited in India. The Air India magazine dedicated a page to me in 2010.

My chess board of wine on crystal was used for the Chess Olympics in Turin in 2006.

Last year I presented Italian food and wine in Hanoi (Vietnam), hosted by the Italian-Vietnamese Chamber of Commerce.

Currently I write for the professional magazine Barolo & Co and in Focus Storia.

I personally give lessons and courses in  history of food and wine at Eataly Lingotto.

I am a consultant for the communication of some important wine producers.

I have been married since 1990 and I have an Indian daughter, adopted in 1998 (born in Bombay in 1992)

Vincenzo Reda - Via Piave, 9 –  10122 Torino

Tel/Fax: +39011 18893288   Cell: +39335 5358828

redavincenzo@libero.it

www.vincenzoreda.it

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Il Baratuciat di Giuliano Bosio

Quella vecchia vite, con la sua pergola che perdeva sempre un sacco di foglie che disordinavano il bel giardino, dava un sacco di fastidio alla Signora. Fu così che, Giorgio Falca (la vite era un fossile della vigna di famiglia), decise di tagliarla ma, prima, interessò un vivaista per ricavarne e conservarne alcune barbatelle. Giorgio Falca, oggi scomparso, lasciò quelle barbatelle in eredità al suo amico Giuliano Bosio. Nel 2004 questi decise rimettere in ordine tre dei 14 ettari che la sua famiglia aveva lasciati incolti fin dagli anni Sessanta, e dunque riconvertì i magnifici terreni morenici – esposti a sud, sopra una terrazza a circa 450 mslm all’imbocco della Val di Susa, nel comune di Almese – in vigneto, frutteto e oliveto. Da quelle barbatelle, circa una decina di anni fa, vennero piantati due piccoli vigneti per un totale di circa 1/3 di ettaro (una “giornata” piemontese) da cui Giuliano vinificò lo scomparso autoctono Baratuciat; è un vitigno a bacca bianca, vigoroso, di media maturazione che fruttifica grappoli di media densità con gli acini color ambra. Oggi ne ricava poche centinaia di bottiglie per un bianco di caratteristiche organolettiche uniche e che ha chiamato Gesia Veja. Vino di profumi delicati che riportano a fiori e frutti bianchi con note balsamiche, giusta acidità, palato complesso e persistenza straordinaria. Il Baratuciat è prodotto da un paio di altri viticultori ma a breve nuovi vignaioli si cimenteranno con questo piccolo portento. Giuliano Bosio produce anche altri vini assai interessanti: il La Goja, un Syrah in purezza rosso e rosato; il rosso Le Mute, da uve autoctone Avanà al 40% e Bequét per il restante 60%; e infine il rosso Invigna da uve Chatus (è il Nebbiolo di Dronero che in Val Susa si chiama Brunetta e nel Pinerolese è conosciuto come Neiret). Sono tutti vini di estremo interesse, prodotti con la supervisione dell’Università di Torino in circa un unico ettaro che Giuliano cura con una passione che descrivere sarebbe comunque riduttivo. Di grandissimo pregio l’olio che produce da poche decine di viti (Leccino toscano e Peranzana pugliese): acidità quasi nulla con profumi e gusti delicatissimi che fanno invidia ai celebratissimi olii liguri e gardesani. Pare ovvio che questo genere di produzioni, più che di nicchia, hanno prezzi che non sono certo da GDO: i numeri sono soltanto per appassionati e conoscitori in grado di apprezzarli al meglio. Cos’altro posso dire se non invitare chi mi segue a fare una visita a Giuliano Bosio, chiamando prima e disponendo l’animo al giusto rispetto di un posto, ricordo, sorvegliato e protetto dalla severa dirimpettaia: la Sacra di San Michele.

bosio.giuliano10@gmail.com

http://www.baratuciat.com/index.htm

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Bohème sauvage. Alba, Bar Risiè. 20 settembre 2019

Organizzata dall’Agenzia Cru, serata anni Venti, animata dallo swing degli ottimi Black Market League sotto i portici del Bar Risiè in piazza Michele Ferrero a Alba. Almeno una sessantina di etichette di vini da gustare, salumi, formaggi e dolci tipici. A seguire, la performance di Valentina Padellini ieri sera nel magnifico scenario di centralissima e storica piazza di Alba. Definire make up l’azione di  Eugenia Skia sul viso di Valentina Padellini è faccenda assai riduttiva: Eugenia è un’artista di body painting e Valentina più che una semplice ballerina. Nel corso della serata Marianna e Aragorn (nella fotografia con Natasha Di Mario e Emanuele Guazzo, i premiati) hanno consegnato i premi ai due vincitori del concorso “Il bello e il buono”, organizzato in occasione del festival Colline d’Arte dell’8 settembre scorso a Parco Quarelli (Roccaverano). Natasha ha scelto l’opera di Simone Benedetto, Emanuele un particolare del Batman di Adrian Tranquilli. La serata al Bar Risiè è stata gradevolissima.

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Fichi d’india

Comincia la breve stagione dei fichi d’india (quest’anno un po’ in ritardo). Siccome ho scoperto che molte persone non sanno come trattarle, ecco il mio suggerimento. Innanzi tutto sceglierle grandi (bastardoni), poi, senza toccarle con le dita, sciacquarle in acqua corrente. Usare una forchetta e tagliare le due estremità ma non completamente. Incidere con il coltello per lungo e sollevare pian piano la scorza con la lama. A questo punto il delizioso frutto è pronto per essere gustato.
Con un buon bicchiere di vino, rosso e non dolce.

Il fico d’india (Opuntia ficus-indica) è originario del Messico e fu portato in Europa da Cristoforo Colombo. Gli Aztechi lo chiamavano Nopal e lo consideravano un frutto sacro: la leggenda racconta che la loro capitale, Tenochititlan, avrebbe dovuto essere fondata nel luogo in cui si fosse trovata un’aquila, posata su una pala della pianta, che stringeva tra il becco un serpente. Essendo una pianta infestante e molto resistente, si diffuse in pochissimo tempo in molti paesi del mondo, soprattutto nel Mediterraneo. Da noi si trova in Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna (anche sui litorali liguri, pur se non molto diffusa).

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I Festival COLLINE d’ARTE Domenica 8 Settembre 2019 Parco d’Arte Quarelli Roccaverano

Abbiamo completato l’allestimento con la tipica concitazione che anticipa un Festival; primo Roberto, BOTTEGA DEL GUSTO e si corre verso la prima postazione, mentre si apre la nuvolaglia sulla torre a Minareto di Adrian Tranquilli – The End of the beginning. Il service – CRUISER SOUND – non molla un attimo, dalle 07:30 della mattina. Pinuccio, il boss, si è portato dietro una bicicletta da cross per raggiungere più velocemente le postazioni lungo i trenta ettari del parco. Gruppi elettrogeni, sedie, plance, gazebo, acqua per le cucine …

Seconda postazione: Anna del CASTELLOTTO DI PAN allestisce il punto green ed intanto arrivano Vittorio Rossi e Irene Valesano … nella fretta abbiamo chiuso loro il passaggio con la postazione della cucina degli agnolotti d’asino con Barbera Superiore Gerbole. Si torna indietro e si risposta il tutto. Quindi scaricano il grande gong e le campane tibetane e i didgeridoo per l’intrattenimento della seconda postazione, mentre la ballerina Irene prova gli spazi e lungo il prato digradante si sistemano i cuscini e le coperte e i materassi in stile. Dal punto più alto del parco i leoni di bronzo di Davide Rivalta mirano l’avanzare dell’azzurro del cielo e del sole che spinge le nuvole lontano, verso oriente. Intanto inizia a squillarmi il telefono: Loretta LANGAMYLOVE – Maria Pia TENUTA ANTICA – Francesca, trentina trasferitasi in Alta Langa e volontaria del Festival, Gualtiero Caiafa, artista ospite in corte Quarelli, Marianna, proprietaria del Parco, etc. etc. Mentre con il service pensiamo a soluzioni, vediamo Pia, come la si chiama tra amici, arrivare con i suoi scatoloni e le sue leccornie green food lungo l’unica strada sterrata che attraversa la parte superiore del Quarelli, sorridente. “Nessun problema” ci dice “al massimo prendo una carriola e faccio da sola”. Una parola gentile, un altro sorriso e prepara tutto da sola. Sono così loro, quelli della Tenuta Antica di Cessole.

Frecce ed indicazioni sentiero e punti ristoro, scatoloni di vino, frighi, più il tempo stringe, più noi dell’organizzazione entriamo in trance lavorativa: deve essere tutto pronto per le 12:30. Corro alla Corte Quarelli, Loretta ha già scaricato tutti i prodotti del banchetto di degustazione e vendita dei prodotti dei partner e giunge Natasha Di Mario, la nostra blogger ed influencer fiamminga. Ed ecco in serie affollare la stretta provinciale per Mombaldone all’ingresso del Parco, gli altri partner: Silvia BORGO MARAGLIANO, Guido DELIZIE DI LANGA, Emanuele e Marta BUGANZA, e il nostro catering, Paolo e il cuoco Massimo, per la battuta di Fassone in terza postazione, MSZLAB, e poi Oscar GEMME DEL FOLLETTO, Maurizio ROMPICAPO, Federica e Marco ANGOLO DEGLI AIRONI, e subito dopo gli artisti della Agenzia CRU guidati da Fiammetta sul pulmino. Un attimo di panico … non ci passano tutti, e tutti chiedono cosa fare …

A questo punto interviene l’uomo che non esito a definire l’eroe della giornata: Mario, langhetto DOP con la sua infaticabile moto-carriola. Avanti e indietro, costante, superando ogni ostacolo, porta tutto e tutti alle postazioni terza e quarta, mentre posso montare la struttura per acrobatica aerea, preparare il backstage, coordinare i sette artisti del Festival giunti da Torino: Nabil Hamai, violino e loop station, Valentina Padellini, ballerina ed acrobata, Rio Ballerani, acrobata circense,

Fiammetta Lari, ballerina acrobata, Massimiliano Semenzato, beat boxer, cantautore, chitarrista, Raffaele Riggio, equilibrista ed acrobata, Eugenia Valentini, pittrice body painting.

Intanto Marianna con le ragazze del RISTORANTE BRAMANTE di Roccaverano preparano il buffet di benvenuto e gli antipasti e Laura, volontaria di LANGAMYLOVE con Clara, volontaria da Bergamo addirittura, impiattano il meraviglioso apribouche di FRANCONE – focacce pane e grissini arrivati prima di tutti alle 07:00 – e montano i bicchieri per il nostro calice di benvenuto Acqui Rosè COVENTO CAPPUCINI.

Si ringraziano ancora: la Proloco di Roccaverano, il Consorzio della ROCCAVERANO DOP, il Sindaco di Roccaverano Fabio Vergellato

Io insisto perché non si apra il Festival finché non è tutto pronto, e le guide, Vincenzo Reda, l’anima del Festival, Claudio Gallo, MONFERRATODAVEDERE, il miglior esperto del territorio, Anna, che abbiamo già incontrato, omeopata e naturalista, si preparano ad accogliere i loro rispettivi gruppi, e la tensione sale, arriva Pietro IMPRESSO STUDIO – sue le fotografie di reportage. La passeggiata enogastronomica ed artistica “il Bello e il Buono” ha incantato i nostri ospiti: i suoni e le danze di Vittorio Rossi e Irene Valesano sotto la vela Satura e Forma di Salvatore Astore erano una mistica del paesaggio, gustare un Barolo come quello di Buganza con la tipica battuta al coltello al cospetto della performance di Fiammetta Lari, trasfigurata in un mostro nato da Culture #1 di Ciro Vitale, risolveva e svelava l’anima carnivora dell’uomo, Raffaele Riggio interpretava alla perfezione in equilibrismo e fachirismo il rapporto dell’uomo contemporaneo con lo zucchero, piacere e veleno assieme, mitigato dallo spumante strepitoso di Borgo Maragliano Chardonnay.

Si tornava alla corte del Parco Quarelli, con l’anima leggera, lo sguardo sorridente, stupiti ed entusiasti.

Voglio in questa sede ringraziare il Capitano dei Carabinieri Alessandro Caprio e il Maresciallo dei Carabinieri Federica Mondo che ho avuto il piacere di condurre, insieme a consorti ed amici, per la passeggiata.

Una nota di merito va però sicuramente data a Eugenia per il suo lavoro di body painting sul tema naif di Henri Rousseau e per la performance su musica dal vivo di Nabil Hamai di Valentina Padellini. Quando l’arte sa davvero parlare improvvisamente in un evento affollato scende il silenzio …

La Cena Spettacolo conclude la giornata Con Paolo Romano, titolare MSZLAB, non ci siamo certo fatti fermare. Si è allestito in fretta, ma con la consueta cura per i particolari, nella sala museo del Quarelli una cena in alto stile per più di quaranta invitati, quasi tutti stranieri, i partner, i gestori del RISTORANTE DELLA POSTA con una folta rappresentanza di Olmo Gentile, i nostri blogger. Gli artisti della Agenzia CRU vengono ancora una volta ringraziati per la disponibilità a modificare, senza perdere forza ed intensità, il programma artistico della cena.

Una prima edizione quasi perfetta …

Aragorn Emrys Silvio jn. Molinar Dir. Art. Festival COLLINE d’ARTE

 

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Festival Colline d’Arte (Roccaverano). Storie di produttori, prodotti e personaggi

Di seguito la presentazione di produttori, aziende e personaggi che saranno con noi Domenica 8 Settembre 2019

https://www.tenuta-antica.it
Verso la fine dello scorso millennio una coppia di informatici lombardi, Maria Pia di Bergamo e Mauro di Como, stanchi della frenetica vita milanese e in procinto di mettere al mondo il loro primogenito, decidono di cercare un’alternativa nella Langa astigiana. Rilevano un rudere composto da due ampi casali in rovina e 7 ettari di terreno parte incolto, parte con vigne in stato di abbandono. Ristrutturano il tutto, piantano un paio d’ettari di vigne nuove e un ettaro di noccioleto: dopo anni di lavoro imbottigliano la loro prima bottiglia di Barbera e cominciano ad accogliere e coccolare ospiti nelle numerose stanze dell’agriturismo. Ottengono intanto la certificazione Bio dell’ICEA e nel 2010 producono il loro Pinot Nero “La Follia”. Oggi Mauro, che è partito davvero dal nulla, produce quattro vini da uve bio: sono circa 10.000 bottiglie di Barbera d’Asti DOCG, Dolcetto d’Asti DOC, Pinot Nero e un ottimo rosa (50% Dolcetto e 50% Pinot Noir). Maria Pia si è specializzata nella cucina tradizionale che offre anche in versione vegetariana e vegana. Ho gustato sia i loro vini sia la loro cucina e sono rimasto colpito dalla qualità dei loro prodotti.
Oggi Luca e Daniele mostrano lo stesso entusiasmo e la stessa passione dei loro genitori, persone davvero formidabili.

Anna Fila Robattino nasce in un paesino del Biellese all’ombra ingombrante di Trivero e di un cognome importante ma di lontana e ormai non più efficace parentela. Dopo il diploma vorrebbe frequentare l’Isef ma riesce soltanto a iscriversi alla facoltà di filosofia a Palazzo Nuovo, a Torino: sono gli anni in cui imperversa Gianni Vattimo, per intenderci. Compie l’intero iter di studi ma, quando si tratta di discutere la tesi, abbandona tutto e si getta in quell’avventura che le cambierà la vita: ha incontrato i libri di Carlos Castaneda e comincia a studiare naturopatia e omeopatia. Nei primi anni 2000 incontra Aragon Molinar e tra i due si accende la magica scintilla dell’amore e nel 2008 nasce Elric. Trascina il suo compagno a Olmo Gentile, Alta Langa astigiana, e acquistano un casale in rovina che ristrutturano con tanto lavoro e immensi sacrifici. Oggi è diventato Castellotto di Pan dove, in collaborazione con Maria Pia di https://www.tenuta-antica.it, Anna tiene i suoi corsi e accompagna gli appassionati a conoscere e cucinare fiori e erbe selvatiche edibili. Equiseto, Amaranto, Luppolo, Artemisia, Farinello, Pimpinella, Melissa, Nepitella… Ho sperimentato la gioia di passeggiare conoscendo e assaggiando queste erbe straordinarie e ne ho gustato le preparazioni cucinarie: sempre emozionante. E ho potuto apprezzare la competenza e la passione di Anna sempre espresse in maniera morbida, semplice, accattivante: certo Anna, e io me ne intendo, è persona rara.

Loretta Verzegnassi l’avevo conosciuta quando andai a visitare Tenuta Antica di Cessole, il giorno in cui conobbi Maria Pia Lottini. Insieme a Anna Fila Robattino costituiscono un trio di donne, nessuna nata in Alta Langa, che stanno animando queste terre magnifiche in maniera straordinaria: la loro passione, la loro tigna, le loro competenze ne fanno un trio ineguagliabile. Loretta è nata a Trieste e fino ai suoi trent’anni inoltrati si occupò di insegnamento (matematica) e poi ebbe un’impiego nella pubblica amministrazione. Poi Bacco scagliò la sua magica freccia e allora decise di seguire il suo Gianni a Ricaldone nella di lui casa avita (siamo stati loro ospiti e ho fotografato il cortile con le cascate di viti americane). Misero al mondo Daniela, che oggi studia in una high school in Israele, e Loretta cominciò a perseguire le sue passioni: impostare e seguire progetti didattici e sociali. Ha maturato esperienze di rilievo soprattutto nei campi del turismo sostenibile e del commercio ecosolidale. Nel 2019 ha fondato http://www.langamylove.com, trovando ospitalità nel medievale castello di Monastero Bormida, grazie alla particolare sensibilità del sindaco, Luigi Gallareto.
Il suo contributo all’organizzazione del nostro evento Colline d’Arte, domenica 8 settembre, è imprescindibile. Personalmente, ho grande stima e apprezzamento per la dedizione e le competenze di Loretta e non lo scrivo per piaggeria.

http://www.ristorantedellaposta.it/index.html
Olmo Gentile è un comune astigiano (il più piccolo) di circa 70 anime. Situato a oltre 600 mslm, quasi al confine con la Liguria savonese, ha lontane origini medievali (è posto sulla famosa Via del sale) con un castello importante e la sua torre d’avvistamento. Il Ristorante della Posta è un locale storico, da molte generazioni fondato e gestito dalla stessa famiglia: oggi Silvana e le sue sorelle perpetuano questa tradizione da par loro. Qui si mangia una cucina tradizionalissima, familiare, con materie prime del posto (nocciole, robiole, latte, carni, insaccati, farine) di primissima qualità. Un locale con 50/60 coperti arredato in maniera tradizionale, servizio discreto e rapporto qualità/prezzo eccezionale. Fantastica la carne cruda con porcini freschi, così come il frittino piemontese, i tajarin ai funghi, la faraona arrosto e tutti i dolci. Ho bevuto un discreto Frumentin (è poi una varietà di Vermentino locale) come vino sfuso della cantina Terre Nostre. Certo qui profumi, sapori e atmosfere sono faccende da rimemorare.

Oltre al Ristorante della Posta di Olmo Gentile, avremo anche la disponibilità dell’Osteria Bramante, in piazza Barbero a Roccaverano. Devo sottolineare la qualità eccellente dei piatti di carne, preparati dalla titolare e ottima cuoca Giselda (nella foto con Aragorn). A circa 800 mslm, questa bellissima piazza accoglie la chiesa di Santa Maria Annunziata, la cui facciata, risalente ai primi anni del XVI secolo, è attribuita al Bramante.

Domenica 8 settembre prossimo, durante la passeggiata tra le installazioni artistiche di Parco Quarelli, faremo 4 soste dove si potranno consumare prodotti dell’Alta Langa. A questo proposito, racconto in breve due belle storie. La prima riguarda Guido Ladislao (Delizie di Langa, il suo laboratorio/bottega a Bistagno) che ci proporrà, nella 4° postazione, la sua torta di nocciole e altre delizie che saranno accompagnate dai vini della Cantina Borgo Maragliano di Loazzolo (di cui ho già trattato). Guido è un trentenne che avrebbe dovuto fare l’avvocato e invece il suo DNA (è il figlio di Maria Grazia, la cuoca del Ristorante della Posta di Olmo Gentile) ha prevalso e circa 3 anni fa s’è messo a lavorare come artigiano pasticcere di qualità: giuro, è diventato bravissimo.
Nella 1° postazione invece verranno serviti gli esclusivi agnolotti d’asino al sugo d’arrosto, prodotti dalla La Bottega del Gusto, storica macelleria di Aqui Terme dei fratelli Moretti, gestita da Marco Moretti e dalla cognata Monica. Credo sia sufficiente la loro fotografia per capire quanto sono bravi e affidabili…
Produttori di vino ne ho conosciuti a bizzeffe e aziende ne ho visitate millanta e millanta e quindi è difficile (certo non impossibile…) che possa prendere abbagli in questo campo. Aragorn mi mena in Roero a conoscere l’ultimo dei fornitori di suggestioni per il nostro evento dell’8 settembre a Parco Quarelli. Arriviamo a Piobesi d’Alba, Azienda Renato Buganza (http://www.renatobuganza.it). Ci accoglie Emanuele, unico erede del perito agrario Renato, figlio di una violoncellista e marito di Agnese, diplomata in pianoforte. Emanuele mi presenta un bicchiere di un Arneis DOCG (sono stati tra i primi a imbottigliare questo vino negli anni Ottanta) che ha chiamato “La Giga“: per me è troppo!! E poi scopro che le etichette del loro ottimo Barolo (La Morra, Annunziata) e del Metodo Classico Claudette (Arneis e altri autoctoni per un risultato più che interessante) sono illustrate con un dipinto di un noto pittore del XIX secolo che è in bella mostra nella sala di accoglienza della cantina. Vengo anche a sapere che Emanuele lavora in Rai e anima un pupazzo che da anni rende allegri i bambini. Intanto gusto ottimi Nebbiolo e Barbera d’Alba (Barolo e Barbera li berremo a Roccaverano, domenica prossima). Li producono in circa 11 ettari vitati degli oltre 30 di proprietà (con nocciole, seminativi e bosco) fin dai primi anni Ottanta. Sono tutti vini di livello eccellente e con un rapporto qualità/prezzo davvero sorprendente. Oggi ho gustato il loro Arneis Coclicò (surmacerato per 12 giorni, 13%: ottimo) con i miei amici Stefano Bonetto (titolare del Café Paris di via Garibaldi) e Roberto Ghiringhelli (vecchio predatore di vini): sono rimasti impressionati dalla qualità di questo Arneis così particolare. Ne riparlerò. Intanto venite a gustarli a Parco Quarelli con noi.

La cena di domenica sera a Roccaverano sarà conclusa con un dolce particolare: il Bunhot, ovvero un Bonet con gelatina di peperoncino. Questa specialità sarà accompagnata dall’Acqui Secco DOCG prodotto dalla cantina Convento Cappuccini della famiglia Bottohttps://www.bottovini.com.
Sono andato venerdì scorso a visitare la loro nuovissima cantina in Ricaldone (i loro vigneti, 20 ha, si trovano tra questo paesino, Cassine e Strevi, Alto Monferrato). Fu Pierluigi Botto a iniziare a produrre vino per il mercato nel 1994; in verità proviene da una famiglia che la vite la coltiva da 5 generazioni. Cominciò restaurando un antico convento di Cappuccini a Cassine. Oggi i figli Andrea e Stefano producono le DOCG Moscato, Barbera d’Asti, Brachetto d’Acqui (dolce), Acqui secco e Acqui Rosé (parecchio interessante). Inoltre, le DOC Dolcetto d’Acqui, Bianco Monferrato e Albarossa. Ecco, a parte i classici Brachetto, questo loro vino mi ha colpito in maniera particolare. Lo avevo gustato dai miei amici Bava, a Cocconato e mi aveva colpito. E’ spremuto dal vitigno omonimo creato nel 1938 dal grande Giovanni Dalmasso che innestò Chatus (Nebbiolo di Dronero) e Barbera. Un vino dal colore profondo, tannico, acido, di gran corpo che riempie naso e bocca. Da conoscere, pur se la produzione non supera i 70/80 ha per meno di 200.000 bottiglie.

 

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Vincenzo Reda, painting with wine

Ogni tanto qualcuno si sveglia e racconta che ha inventato la pittura con il vino. Per esempio, oggi (24 agosto 2019) su La Stampa, pg. 32 in nazionale a firma Roberto Fiori, è apparso un articolo secondo il quale una certa signora in Barolo ha inventato quattro anni fa la pittura con il vino…
Io ho cominciato nel 1993, ispirandomi alle macchie cadute sopra un bigliettino da visita del grande Aldo Novarese (il più grande disegnatore di caratteri del XX secolo, lavorava alla Nebiolo di Torino). Nel 1997 l’amico Luigi Veronelli vide i miei lavori e mi spinse a metterli in mostra: avvenne per la prima volta a Capoliveri (Isola d’Elba) nel 1998. Nel 2003 la Regione Piemonte pubblicò una mia monografia che venne stampata in molte migliaia di esemplari e già erano usciti diversi articoli su media importanti (magnifico quello di BarGiornale su due pagine). Dopo il 2008, quando cominciai a pubblicare i miei lavori sul mio sito www.vincenzoreda.it, diversi artisti in giro per il mondo vennero folgorati da questa tecnica e ne fui contento. Io non mi sono mai sognato di affermare che ho inventato la pittura con il vino, soltanto ho scoperto questa tecnica senza copiare nessuno; molto probabilmente qualcuno prima di me aveva certamente provato a usare questa particolare materia per qualche esperimento, non è possibile saperlo con certezza. Comunque, dipingere con il vino è una tecnica, un mezzo e non un fine o una manifestazione folcloristica: per me è un’ossessione dovuta alla forma bicchiere e alla materia di cui mi occupo da molti anni e nessuno può copiare le ossessioni di un artista se non scimmiottandone maldestramente lo stile.
Nei giorni scorsi, secondo quella preveggenza che abbiamo noi artisti, ero arrivato alla decisione di non pubblicare più i miei lavori sul web: ora è definitivo, non vedrete più alcuno dei miei nuovi lavori se non nelle mostre che farò sempre più di rado. Intanto sto preparando la prossima a Hyderabad, in India, in ottobre. Negli articoli successivi alcune testimonianze tratte da media in giro per il mondo. Salute.

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FESTIVAL COLLINE D’ARTE, Parco Quarelli, 8 settembre 2019

«C’è un territorio in Piemonte alla sinistra del triangolo d’oro della Langa – Alba, Barolo, Barbaresco – chiamato Alta Langa … sono tra i luoghi selvatici più naturali rimasti nella nostra regione sotto i 1.000 metri: il bosco ceduo collinare. 

La I° Edizione del FESTIVAL COLLINE d’ARTE al Parco Quarelli porta in kermesse nella giornata di Domenica 8 Settembre l’eccellenza del territorio ALTA LANGA VALLE BORMIDA scegliendo il più evocativo dei parchi d’arte numerosi in questo territorio. Realizzato da Marianna Giordano, industriale in pensione, e aperto tutto i giorni gratuitamente, per la comunità, il Parco Quarelli è certo il protagonista del Festival, sculture ed allestimenti prestigiosi di forte impatto emotivo. 

Quindi … è terra di una produzione agricola con una lunga storia, una ricchezza di varietà enogastronomiche. In Alta Langa ogni vallata ha una tradizione e il fermento culturale ha creato innovazione. Un esempio tra tutti: il Tartufo Bianco e il Metodo Classico Alta Langa. I partner enogastronomici, le aziende, le cantine che presenteranno il meglio del territorio nella passeggiata enogastronomica ed artistica “il Bello e il Buono” e per la cena – spettacolo “Alta Langa in abito da Sera” ci sono : Azienda Agricola Buganza, Borgo Maragliano, Tenuta Antica.

L’Agenzia CRU ha sempre promosso nei suoi eventi artisti residenti in Piemonte, provenienti da tutto il mondo, molti formatesi a Torino, altri che hanno scelto questa splendida regione per vivere. D’altronde questa è la storia della mia vita: da Torino all’Alta Langa e ho avuto il piacere di costituire un trait d’union tra le eccellenze enogastronomiche e l’eccellente produzione artistica della nostra capitale nell’ambiente delle arti performative e della musica»

Silvia con Aragorn Molinar

Aragorn Molinar con Silvia Galliano di Borgo Maragliano

 

 

Queste sono le parole di Aragorn Emrys Silvio jr. Molinar, Direttore artistico e ideatore con Marianna Giordano dell’evento.

 

 

 

 

 

 

 

Lo staff è composto da:Paolo Romano, Erica Alice, Matteo Pranzini, mszlab; Pietro Ramunno, IMPRESSO Srl; Aragorn Emrys Silvio jr. Molinar, Fiammetta Lari, Agenzia CRU; Loretta Verzegnassi, LANGAMYLOVE; Anna Fila Robattino, CASTELLOTTODIPAN; Claudio Gallo, MONFERRATODAVEDERE; Marianna Giordano, B&B QUARELLI; Vincenzo Reda, artista e scrittore.

PROGRAMMA

Partenza Navette: h 11:00 – sino alle h 12:00 con relativa accoglienza in area B&B Quarelli

Apertura Festival: h 12:30 Ingresso 10 € concalice di vino ACQUI ROSE’ DOCG e apribouche Ingresso Ridotto: 5 € per bambini sotto i 13 anni

Intrattenimento in Corte Quarelli

Passeggiata enogastronomica ed artistica il Bello e il Buono

Attraverso un sentiero segnalato per un percorso ad anello per 4 Postazioni. Per ogni postazione una offertaenogastronomica, un gruppo espositivo tra i più suggestivi, uno spettacolo di circo contemporaneo.

Per chi vuole gustare  tutte le offerte enogastronomiche del percorso: Menu Completo Pranzo: 30 €.

A richiesta opzionale per gli ospiti verranno attivati percorsi guidati al costo di 5 € a persona 

- Guida Artistica ed Enogastronomica: condotta dallo scrittore e artista Vincenzo Reda per conoscere e capire i prodotti del territorio e i vini presentati nelle postazioni, con una critica attenta e acuta delle sculture e delle installazioni del Parco.

- Guida Storica ed Artistica: condotta dalla Guida Turistica Claudio Gallo di MONFERRATODAVEDERE, con la visita alla Torre romanica di Vengore, presentazione del contesto storico e culturale del territorio e dell’ambiente e delle opere del Parco, con una guida alle installazioni artistiche fuori dal circuito.

- Guida Naturalistica ed Esperienziale: condotta dalla Omeopata e Naturalista Anna Fila RobattinoCASTELLOTTODIPAN, per una comprensione dei diversi habitat del parco, il riconoscimento delle erbe spontanee officinali e alimentari, e suggestive esperienze di immersione nella Natura.

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* La passeggiata “il Bello e il Buono” dura indicativamente 3 h
(di cui 2 h per i pasti e gli spettacoli e 1 h per il percorso)
* Se guidata dura indicativamente 4 h
(di cui 2 per i pasti e gli spettacoli e 1 h per il percorso, 1 h per la guida)

Pomeriggio in Corte Quarelli: 

- I prodotti enogastronomici del territorio e dei partner in vendita e degustazione a cura LangaMyLove; – Arte e artigianato originale con stand interattivi.
- Area chill out.

Dalle 17:00

- Intrattenimento con flash mob di danza e circo contemporaneo con musica originale dal vivo e concerto di Nabil Hamai;

- Brevi escursioni alle opere e agli ambienti offerte dalle guide del Festival per una durata di circa 30 min; – Ristoro con Punto Green.

I° Rientro: Navette a partire dalle 17:30 sino alle 18:30

Allestimento Cena – Spettacolo Cena – Spettacolo: h 19:30 Costo 40 € a persona

- La Cena “l’Alta Langa in abito da Sera” a 4 portate con Cabaret degli artisti del Festival coniuga i prodotti del territorio per una cena servita di alto livello a cura del catering mszlab. Nel classico stile: un calice – intrattenimento – portata.

Concerto: h 22:00 Condivisione in Loop Fine Concerto: h 22:30

II° Rientro: Navette a partire dalle 22:30 sino alle 23:30 Chiusura Festival: h 24:00

 

Passeggiata Enogastronomica ed Artistica  “Il Bello e il Buono”

David Tranquilli

David Tranquilli

 1 Postazione

OPERE: The End of the Beginning di Adrian Tranquilli – Senza titolo di Riccardo Cordero – Light a Star di Enrica Borghi
Agnolotti d’Asino al sugo d’arrosto BOTTEGA DEL GUSTO
Barbera Superiore Gerbole BUGANZA

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2 Postazione

OPERE: Sutura e Forma di Salvatore Astore
Succhi ed infusi corroboranti a cura CASTELLOTTODIPAN Green food a cura TENUTA ANTICA
Fabrizio Solinas in performance

Ciro Vitale

Ciro Vitale

3 Postazione

OPERE: You’ll never get to me di Adrian Tranquilli – Bouvet Island di Stefano Cagol – Libri Combusti di Ciro Vitale – Scultura 5 di Pierluigi Calignano
Battuta al coltello di Fassona CARNI VALLE BELBO
Barolo BUGANZA
Fiammetta Lari in performance 

Xu Zhongmin

Xu Zhongmin

4 Postazione

OPERE: NGC 6543 di Alfredo Aceto – Egg Shape n°2 di Xu Zhongmin – The Prayer di A. C. Andre Tanama – Cocoon 03 di Donna Ong
Mousse e Torta di Nocciola con Croccante ROBBA DUSSA
Chardonnay Met. Martinotti oppure Moscato d’Asti La Caliera BORGO MARAGLIANO
Raffaele Riggio in performance

Artisti:
- Nabil Hamai https://www.youtube.com/watch?v=CLv_1GdRCjE
- Rio Ballerani https://www.youtube.com/watch?v=70YCNpFp_0E
- Massimiliano Semenzato https://www.youtube.com/watch?v=6AVx51iAuHA

- Fiammetta Lari https://www.youtube.com/watch?v=JKPGXkn1iqc
- Fabrizio Solinas https://www.youtube.com/watch?v=oyJl7YIkKw8
- Valentina Padellini https://www.youtube.com/watch?v=7BcUc4-gTSU
- Raffaele Riggio https://www.youtube.com/watch?v=E2O1-uStxpU

 

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Borgo Maragliano, Loazzolo, Alta Langa Astigiana, Piedmont (Italy)

Borgo Maragliano, Loazzolo (At), Piemonte - Tel. 0144 87132

www.borgomaragliano.com

«Le vigne di Loazzolo sono difficili ed erte così che proprio qui ho avvertito parlare la terra, attraverso le vigne al cielo; noi ne beviamo il vino e ci avviciniamo agli dei». Non potevo non cominciare un mio intervento a proposito di un vignaiolo di Loazzolo senza citare Luigi Veronelli: è un articolo de L’Espresso del 10 aprile 1989. Fu proprio Gino che, pochi anni prima, aveva incoraggiato Giancarlo Scaglione (Forteto della Luja) a credere nel tradizionale Moscato vendemmia Tardiva degli erti colli di Loazzolo. Scaglione immediatamente coinvolse il suo amico Giuseppe Galliano, viticoltore da molte generazioni in Loazzolo e nacque così la storia gloriosa della minuscola Doc Loazzolo Vendemmia Tardiva, istituita ufficialmente nel 1992. Non sono più di 30 ha (su circa 200 coltivati a Moscato) con una produzione di non oltre 20.000 bottiglie (da 375 cl.) per sei produttori (scarsi). Ho visitato Borgo Maragliano sabato 17 agosto scorso con Aragorn Molinar nell’ambito del progetto del festival di Parco Quarelli dell’8 settembre prossimo. Carlo Galliano e sua moglie Silvia Galliano Quirico ci hanno accompagnati prima in cantina e poi nella stupenda, panoramica sala di degustazione, a conoscere la loro lunga storia e i loro eccellenti prodotti. Non entro qui nel merito delle mie valutazioni organolettiche, ma la qualità dei loro Metodo Classico, sia da Pinot Noir sia da Chardonnay, sta ai vertici della Doc Alta Langa e, dunque, ai vertici della produzione italiana di vini spumanti. Cito il notevolissimo “Dogma” (Pinot in purezza, pas dosé, 36 mesi sui lieviti) e il classico “Giuseppe Galliano” (80% Pinot, 20% Chardonnay, con prima vendemmia nel 1989…). Mi riservo di ritornare con maggior dettaglio a occuparmi di questa magnifica realtà (40 ha per circa 400.000 bottiglie).

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Parco Quarelli, more

Domenica 8 settembre 2019 avrà luogo una manifestazione del tutto peculiare che avrà la presunzione di sintetizzare in una sola giornata i valori paesaggistici e enogastronomici dell’Alta Langa inserendoli nel contesto del Parco d’Arte Quarelli in Roccaverano, il più alto comune della provincia piemontese di Asti. Il Parco Quarelli nasce dal sogno di due imprenditori torinesi, marito e moglie, con la passione del paesaggio e dell’arte. Già editori di successo, acquistano su consiglio di un giovane sacerdote alcuni terreni boschivi con casali in stato di abbandono: Roccaverano è uno di quei paesi spopolato dallo sviluppo industriale, con conseguente e incontrollata inurbazione: passa da circa 2000 abitanti dell’immediato dopoguerra ai 400 scarsi attuali. La loro passione artistica li invoglia a sognare una galleria a cielo aperto in cui le opere e le installazioni artistiche possano vivere in simbiosi con i colori, i profumi e le luci dei boschi e delle radure che la Natura ha saputo mettere a disposizione delle umane cure. E così, nell’arco di qualche decennio, si concretizza il sogno di creare un parco che ospita una sessantina di opere di artisti internazionali, differenti per ispirazione, materiali, ossessioni, suggestioni. Sono presenti opere straordinarie di Luigi Mainolfi, Bruno Munari, David Tranquilli,  Francesco Lupo, Xu Zhongmin, Ciro Vitale, Johannes Pfeiffer, Ciro Vitale, Ronald Ventura… Aggirarsi tra questi boschi, inebriati dei loro profumi e luci e colori, e poi imbambolarsi all’improvviso al cospetto di un’installazione che inquieta, che rasserena, che induce a riflettere (non c’è, volutamente, unità artistica: qui si privilegia la diversità, la mutevolezza, la disomogeneità dell’arte, metafora della Vita): queste sono le suggestioni uniche che si provano percorrendo i sentieri del Parco Quarelli, il sogno di due persone straordinarie regalato a chi a queste faccende è sensibile.

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Ristorante Birilli, Torino

https://www.foodandcompany.com/ristorante-birilli/
Da Birilli ero stato diverse volte appena aperto, molti anni fa e mi ero trovato sempre abbastanza bene. Il Birilli è stato, nel 1991, il primo investimento nel campo della ristorazione di Piero Chiambretti (che conosco fin da quando eravamo giovani di belle speranze e lavoravamo insieme a Radio ABC Italiana). Quando ho scelto questo posto per il pranzo di ferragosto 2019 non nascondo che qualche timore lo avevo. Invece ho trovato dei miglioramenti: tutti i piatti cucinati e presentati in maniera più che accettabile. Eccellente lo zabaione (il nostro insuperabile sambajun), come le pesche e la crema di piselli con baccalà. Buono il sottofiletto e corretto il vitello tonnato. Ci abbiamo bevuto un impeccabile Nebbiolo rosa (non si trova facilmente e tra i vini rosa quello di Nebbiolo rappresenta, secondo me, l’eccellenza). Ho poi concluso il pranzo con un bicchiere di sorprendente Lugana. Abbiamo speso 40 € a testa e merita di ritornarci, magari durante la settimana. Il ristorante è ubicato nella prima precollina torinese, sulla destra orografica del Po.

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Il Duomo di Orvieto

Orvieto è oggi una città con circa 20.000 abitanti, situata sopra uno sperone di tufo a circa 300 mslm. E’ un comune umbro in provincia di Terni. L’insediamento umano è antichissimo e la città fu una delle più importanti e potenti in epoca etrusca: conobbe il suo apogeo tra il VI e il IV secolo avanti Cristo. Distrutta dai Romani, fu vita via conquistata da Goti, Bizantini e Longobardi. Divenne libero comune intorno al XIII secolo. L’edificazione del Duomo di Orvieto, dedicato a Santa Maria dell’Assunta, fu iniziata nel 1290 e terminata verso la fine del XVI secolo. Vi hanno lavorato decine e decine di architetti, scultori e pittori. In queste immagini alcune immagini descrittive e alcuni particolari suggestivi. Ho cercato di descrivere il fascino che colpisce il visitatore al confronto degli spazi, della luce e degli affreschi. Le Cappelle laterali di San Brizio e del Corporale contengono tesori del Beato Angelico, di Benozzo Gozzoli, di Luca Signorelli, dell’Orcagna (autore anche del celebre rosone della facciata).Queste mie brevi note e le immagini hanno soltanto la pretesa (ottimistica) di invogliare qualche curioso/a a approfondire altrimenti il tema.

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La cucina di Fortunata

Abbiamo passato una settimana a Cirò Marina, mia moglie e io: per una settimana, quasi senza eccezioni, abbiamo avuto la buona sorte di essere ospiti alla tavola di mia cugina Fortunata, cuoca straordinaria di cui ho già trattato nei miei libri.

Sposò, ormai sono passati tanti anni (e in mezzo ci sono ben cinque figli e  di già un nipotino, Antonio), Totonno arrivando da Cirò Superiore e da una tradizione cucinaria montanara più che di mare. Ma la casa di Antonio (Totonno è il diminutivo dialettale) è proprio di fronte al mare, da cui soltanto una strada la separa. Oggi il vecchio lido sabbioso è diventato un bel porto, ma le barche arrivano sempre al mattino dopo la notte passata a pescare. Antonio è figlio e parente di famiglie di pescatori che furono tra le fondatrici di questo paesone (quasi 20.000 abitanti), nato nel 1952 da una costola della vecchia e sovrastante Cirò. E Fortunata a cucinare il pesce ha imparato in maniera magnifica. E pesce qui vuol dire pesce di ogni genere, spesse volte qualità che molti altri nemmeno conoscono: qui non si mangiano le solite e banali orate, spigole (quasi sempre d’allevamento) e aragoste. Questi sono i posti della nobilissima Sardella (o Rosamarina), crema di bianchetto mescolato con peperoncino rosso in polvere, del pesce spada, del pesce azzurro, del tonno, delle sarde….

Strepitosa la frittata di bianchetto con polvere di peperoncino (moderatamente piccante): soltanto olio, bianchetto e peperoncino e non so come riesca a farla stare insieme. Così come le triglie fritte con l’onnipresente peperone verde e rotondo appena appena piccante: una delizia! E le pastelle di gattuccio, le alici ripiene (!), le delicatissime fritture varie, la pasta con ragout di pesce spada…

Chiaro che avendo una materia prima di assoluta freschezza (spesso pescata poche ore prima da parenti), cucinare è più facile. Ma Fortunata ha una varietà di preparazioni e di pesce che è certo inusuale e riesce a prepararla in molte maniere diverse, anche se qui sono prevalenti ricette assai saporose e di particolare tipicità.

A proposito di freschezza, ho sperimentato personalmente gamberetti mangiati crudi di cui si può succhiare la testa e che ha una delicatissima nota dolciastra: faccenda per davvero rara….

Per parte mia, oltre a metterci occhi, naso e palato, ho provveduto ai vini: esclusivamente Cirò eccellenti di Du Cropio (Beppe Ippolito), Caparra & Siciliani (Giansalvatore Caparra) Iuzzolini (Pasquale Iuzzolini), ‘A Vita (Francesco De Franco)….

Purtroppo, non è un ristorante che posso consigliare: peccato per voi!

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Hotel Il Gabbiano, Cirò Marina, Crotone, South Italy

http://www.gabbiano-hotel.it

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Some postcards from Sila, the biggest plateau in Europe (Calabria, South Italy)

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Parco d’arte Quarelli, Roccaverano (Piedmont, Italy)

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Cucina Ligure, Barolo & Co 2/2019

http://www.vincenzoreda.it/ristorante-e-locanda-di-cucco-finale-ligure/

Che la nostra bella Italia sia una Nazione, prima che un Paese, di peculiari caratteristiche è un fatto per certo acquisito e si potrebbe sostenere addirittura enfatizzato, forse più del dovuto. Caratteristiche uniche, come succede sempre, grazie alla posizione geografica e, per logica conseguenza, alla sua storia. Queste ovvie considerazioni introduttive sono ancora più valide se il campo d’interesse si restringe alle nostre tradizioni alimentari. Sappiamo che una ricetta tradizionale rappresenta la sintesi del territorio che l’ha resa possibile e territorio significa, appunto, geografia e storia. L’Italia è una penisola con quasi 7.500 km di coste posta al centro del Mediterraneo, con la testa in Europa e i piedi in Africa. Malgrado questo enorme sviluppo costiero, quasi tutti i piatti tradizionali italiani sono da considerarsi continentali, con poche eccezioni. Non è un caso che su 10 ristoranti che quest’anno possono fregiarsi delle chimeriche (io direi meglio: famigerate) Trestellemichelin, soltanto uno, il più recente, si può definire un locale di tradizione costiera. E non sono moltissimi i ristoranti di mare onorati dalle oltre 360 stelle italiane della benedetta guida. Aggiungerei, inoltre, che in genere la qualità della cucina offerta sulle nostre belle coste è in genere abbastanza banale e poco rispettosa delle tradizioni delle marinerie locali. Con poche, e meno male notevolissime, eccezioni. Tra queste non troviamo, a mio avviso, la Liguria che, ossequiosa della Nazione di cui è parte importante, ha elaborato una tradizione che rappresenta il suo entroterra montagnoso meglio che i suoi oltre 300 chilometri di magnifica costa. Questa piccola regione, che disegna un arco sottile schiacciato tra mare e montagne incombenti, oggi vive una stagione turistica non proprio florida a causa di scelte storiche sbagliate (aver incoraggiato soprattutto la pessima mania delle “seconde case”): è una regione con circa 1,5 milioni di abitanti, assai vecchia come età media, con infrastrutture inadeguate che non ne valorizzano la bellezza ammaliatrice dei suoi innumerabili paesi, monumenti, paesaggi. A queste desolanti considerazioni occorre aggiungere il pessimo carattere dei suoi abitanti: i liguri, in genere, sono poco ospitali e poco disponibili verso “gli Altri”, quali che siano. Forse la loro storia travagliata li ha forgiati così non certo a caso.                                                                                     Da buon torinese, seppure d’adozione, sono innamorato della Liguria e la conosco assai bene, da Ventimiglia a Lerici; dovendo però scegliere un posto da eleggere a mio preferito, pur con difficoltà, sceglierei il Finalese. E dovendo trattare di cucina ligure tradizionale – escludendo locali costieri dediti a turisti che perlopiù sgranocchiano unti fritti misti, orate e branzini di dubbia provenienza, onnipresenti polpi sciatti e banali – ho scelto un locale situato nell’entroterra di Finale Ligure, nel suo borgo posto più in alto: San Bernardino. E l’ho scelto dopo un’accurata ricerca e, soprattutto, dopo una conversazione telefonica con la signora Tiziana: la sua inaspettata gentilezza e disponibilità mi hanno conquistato e, come di solito mi succede quando ragiono poco e mi fido dell’istinto, non ho sbagliato. Devo aggiungere che un motivo importante che mi guidato in questa scelta è dovuto al non trascurabile particolare che il ristorante offre alcune confortevoli camere per godere un dopo pasto privo di preoccupazioni varie e eventuali.                                               La ristorazione italiana più importante, e largamente più diffusa, è a base familiare per diversi motivi: storici, culturali e, fatto non trascurabile, sopravvivenza economica…

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I miei classici nudi in b/n degli anni Ottanta

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Anni Ottanta Body-art

Questi scatti fanno parte di alcune ricerche che conducevo tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta. La sequenza a colori è la rivisitazione dell’assassinio di Marat: il bagno è costituito da un monoblocco in plastica firmato da un famoso architetto (di cui non ricordo il nome). L’opera fu esposta a La Spezia per una rassegna biennale e pubblicata sul catalogo. Gli altri due scatti, ispirati tecnicamente a Newton, furono effettuati in una splendida casa nel quartiere Crocetta, a Torino. Per il colore usai una Hasselblad con un 50 mm; il b/n fu realizzato con una Nikon F2 e un 20 mm. con pellicola a alta sensibilità, da me sviluppata e stampata ad hoc.

 

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I nuovi vini della Cantina Brigante di Enzo Sestito

Oggi mi sono arrivati i vini di Enzo Brigante Sestito da Cirò Superiore. Ne parlerò diffusamente perché sono vini eccellenti prodotti da un piccolo vignaiolo appassionato e competente da vigne che abitano le colline che dominano la vecchia Cirò, il paese della mia famiglia materna.
Ne parlai già qualche anno fa:
http://www.vincenzoreda.it/ciro-brigante-un-cerchio-che-si…/

Comincio con il nuovissimo rosa ZeroGaglioppo in purezza senza solfiti aggiunti, senza lieviti selezionati e non filtrato; oggi questi vini va di gran moda chiamarli “Naturali“, anche se non può esistere il “vino naturale”. Comunque, questo vino rosa (solo acciaio, 14% vol., 2018) di Enzo è come al solito un bel vino, secco profumato, complesso, persistente. Altrettanto eccellente il Cirò rosso Zero da uve Gaglioppo (14%vol, 2018), vino che al naso e al palato racconta senza mezzi termini i frutti da cui è stato spremuto. Ricordo che l’etichetta Zero è stata premiata all’ultimo Vinitaly e comunque tutte le etichette di questo produttore sono contraddistinte da elegante semplicità.

Phemina è il Cirò bianco di Enzo Brigante Sestito, un vino di delicatezza assoluta, profumi erbacei di macchia mediterranea, leggermente abboccato ma con una persistenza amarognola lunghissima. 13% vol., 2018, 80% Greco biancoe 20% Chardonnay per un vino che è davvero femminile. Mi ha fatto pensare alla femminilità leggera e coinvolgente delle ragazze vietnamite: né sexy né sensuale ma straordinariamente femminile. L’ho accompagnato con le cozze alla tarantina, meravigliose ma troppo forti per questo vino delicato e elegante. L’ho meglio gustato con semplicissime patate silane bollite, condite con olio ligure, rosmarino e sale rosa (che mi piace soltanto per questioni meramente estetiche): fantastico! Certo che con il delicatissimo bianchetto sotto aceto (arrivato fresco fresco dalle mani calabre e prodigiose di mia cugina Fortunata), condito con l’olio ligure di Paolo Colombo, questo bianco regala il suo meglio. Attenzione, non esistono piatti poveri (espressione sciatta e deprecabile quasi come “street food“), i piatti sono di tradizione o semplicemente semplici: pochi, selezionatissimi ingredienti per esaltare il godimento del gusto.

Ecco altri suggerimenti per gustare il rosa di Enzo Sestito: risotto agli asparagi e insalata di fragole al limone accompagnati dal delizioso Cirò rosato Manyarì (13%vol., uve Gaglioppo in purezza). Garantisco deliziosi e sorprendenti risultati sia per l’olfatto (i profumi sono formidabili) sia per il palato. Un’altra bella proposta per le giornate più calde: preparate una bella insalata di frutta di stagione, finitela con zucchero, succo di limone e un po’ d’acqua. Aspettate che fermenti un paio di giorni e poi gustatela con un bel bicchiere di Manyarì. Dopo aggiungete 1/2 dose del succo della macedonia al rosato e gustatevi questo semplice e delizioso cocktail fruttato e poco alcolico.
Il grande Kingsley Amis sarebbe orgoglioso di me.

I vini Brigante sono complicati da trovare perché la cantina di Enzo è piccola e fuori mano (Cirò Superiore, Crotone). Ma io, soltanto per amici davvero interessati, posso essere utile (in maniera disinteressata: io il vino lo bevo e lo scrivo ma certo non lo commercio).

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I miei dipinti a olio su tavola

Io sono famoso per essere il pittore che dipinge con il vino (fin dal 1993, prima mostra a Capo Liveri, Isola d’Elba, nel 1998), eppure a me piace anche usare tecniche classiche come olio o acquarello. Questi tre lavori sono del 2002  e sono olio su tavola e non su tela. Il più scuro è in formato 20×30 cm, gli altri due 35×50. Li ho esposti una volta soltanto e non sono incorniciati.

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Lo storico Ristorante San Giors di Torino

http://www.sangiors.it
Sono andato a trovare il mio amico Manolo Murroni al ristorante San Giors, in via Borgo Dora 3/A, angolo c.so G. Cesare. Manolo lo conosco da qualche anno, da quando operava nel suo ristorante Tatì , un piccolo gioiello in zona San Salvario. Pubblicai i suoi piatti nel mio lavoro sui peperoni (2015). E’ un cuoco che si è fatto da solo, obbedendo al suo entusiasmo e alla voglia di esplorare, migliorare, imparare. Dopo un paio d’anni trascorsi in giro per l’Europa, me lo ritrovo in uno dei locali storici di Torino, ufficialmente aperto nel 1820, ma attestato come locanda già da fine XV secolo. Inoltre, per attestare quanto è significativa la storia del San Giors, uno degli specchi delle sale porta serigrafato il marchio Bosio&Caratsch, la birra italiana più vecchia. Giacomo Bosio e Simone Caratsch aprirono la loro birreria nel 1845 in via della Consolata a Torino. Nel 1889 il birrificio fu spostato in corso Principe Oddone, 81 e, infine, il glorioso marchio cessò l’attività nel 1969.                     Rilevato da poco dall’architetta Simona Vlaic, oggi propone una cucina tradizionale rivisitata dal talento di Manolo.
Correte a gustare il suo strepitoso bollito, i suoi antipasti (eccezionale l’albese!), i tajarin delicatissimi (ragout di anatra), il suo bonet.                                              Inoltre sono da mettere in risalto il vitello tonnato, ricetta tradizionale senza maionese: diventa sorprendente se gustato con uno spicchio di arancia. L’albese è presentata con verdure crude ma soprattutto con una salsina a base di olio di anice stellata e parmigiano: assicuro sublime.
Meno equilibrati ma di gusto sorprendente gli agnolottini del plin conditi con una riduzione di vino rosso.
Infine, le salsine per il bollito, alcune delle quali (ricordo la tipica cugnà) davvero interessanti.
Ho bevuto l’Arneis Tre fije di Marrone e il Pelaverga di Burlotto, ben proposti dal maitre Massimiliano.

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Tatì by Manolo Chef in Turin

http://www.ristorantetati.it/

Manolo Chef, fino a quando non ho accettato il suo cortese invito, era una di quelle amicizie virtuali che si incontrano sui social network. Però aveva qualcosa che mi ispirava e io, quando sono così saggio da seguire le mie sensazioni ingiustificate dal punto di vista del ragionamento, non sbaglio mai.

Sono andato a trovarlo, servendomi della metropolitana, un giorno luminoso di fine ottobre. Zona San Salvario, via Bidone è una traversa di via Nizza, dirimpetto alla stazione di Porta Nuova. Già dall’impatto esterno si comprende che il locale dev’essere particolare.

E particolare lo è: nella saletta di accoglienza, nella sala principale (non più di 20 coperti), nella deliziosa salettina laterale (10/12 coperti). Arredato con gusto, tinte calde, tovagliati semplici come le posate, sedie e tavolini ma di sobria eleganza; luce soffusa e musica di sottofondo al giusto volume.

Conosco Manolo Chef, finalmente. Di origini sarde – Iglesias – con alberghiero frequentato a Alghero. Capita a Torino, forse per amore: la fanciulla sparisce, l’amore per la Città (e chi può dubitarne) rimane.

Dopo varie esperienze – soprattutto un periodo proficuo da Querio, in via Cernaia – circa due anni fa si decide a aprire, con la compagna Tatiana (diminutivo Tati, francesizzato con la “i” accentata: ecco l’origine del nome del locale) che cura le questioni amministrative, questo bel ristorante.

Manolo Murroni è un trentenne con una grande passione per la cucina che ha imparato “rubando”, come si dovrebbe fare sempre, qui e là, da questo e da quello i piatti, il mestiere, i piccoli trucchi, le malizie. E poi, pare ovvio, ci ha messo molto del suo: santa materia prima (scelta con cura e rispettata al massimo grado), preparazioni cucinarie semplici, ricerca ossessiva degli accostamenti con sempre una interpretazione e una lettura personale di ogni piatto.

Ho gustato un eccellente cocktail solido a base di Inzolia siciliano, fico d’India, ananas, arancia e limone; una battuta di fassona con uovo di quaglia, uvetta di Corinto e miele di tiglio; coniglio grigio con nocciole nostre sopra una salsa – quella che si chiama volgarmente “letto” – a base di datterini e cipolla di Tropea; poi uno strepitoso ragout di cinghiale con spaghetti di Gragnano (cottura come si deve) e dei gustosissimi agnolotti di grano saraceno ripieni di carne e insaporiti con burro chiarificato, noci, speck e erba cipollina.  I dolci, sempre a cura di Manolo, sono deliziosi (soprattutto un certo suo torrone liquido) e poi non ho fotografato un fuori programma che forse è, nella sua estrema semplicità, la preparazione migliore che ho gustato: stracotto di guanciale di vitello al Barbaresco. Senza parole: bisogna provarlo.

Abbiamo bevuto un Cabernet Sauvignon di Marilena Barbera (Menfi, Agrigento): La Vota 2008, eccellente! E assai curata la carta dei vini con una scelta che abbraccia l’Italia intera, pur con prevalenza piemontese: segnalo i vini dei miei amici Marrone di La Morra.

Chiaro che lo consiglio con grande convinzione! Anche se non ci andate a nome mio, sarete per certo trattati con grande professionalità accompagnata da una palpabile passione e un piacevole, misurato, entusiasmo: mica poco (i prezzi sono assolutamente in linea con le aspettative, 40/50 € senza esagerare con i vini).

Per i contatti e ogni ulteriore informazione, il link del sito qui sopra.

Salute!

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La mia Sindone profana

Questo lavoro l’ho concepito e eseguito nel 1998 su un tovagliato di cotone di fine ’800 formato 220×110 cm. circa. E’ un occhio/bicchiere speculare, dipinto lasciando colare il vino sulla stoffa piegata a metà e lasciando per diffusione capillare macchiare il tessuto sottostante: così ho realizzato l’effetto speculare.

Il vino è un Colorino toscano vinificato nel ’97 in purezza per le Cantine Corna da Claudio Gori; la piccola macchia scura in mezzo è il mio sangue autentico: firma che più mia non può essere.

Si intitola: “S’intona Sidone con Sindona?”. Quando ho immaginato questo lavoro è ovvio che pensavo (con tutto il rispetto dovuto, fuori da ogni dubbio) al Sacro Lenzuolo – The Holy Shroud – ma volevo comporre uno scherzo/riflessione dada sulla tradizione che lega sangue-vino-coppa-tessuto. Era il 1998, e a Torino si esponeva la Sacra Sindone. Quest’anno la Reliquia, che per me ha un fascino speciale – che poco o punto ha a che vedere, almeno direttamente, con le credenze cristiane – viene di nuovo esposta.

Il mio lavoro è in India, ma mi piacerebbe di riportarlo a Torino. E’ stato esposto al pubblico soltanto 3 o 4 volte e mai capito per quel che io l’ho concepito (ma questo è un fatto non insolito).

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Le proposte di Alex, un’artigiano di genio

 

Nel gennaio del 1976 inaugurai la mia prima mostra fotografica presso la sede del Set Club, allora una delle prime associazioni culturali in Torino. Venne a vedere la mia mostra l’artista Plinio Martelli con la moglie Titti Garelli, allora illustratrice presso un’agenzia pubblicitaria. Nacque un rapporto intenso e, tramite loro due, conobbi  Mariano Lofaso Gay, allora geniale art-director di una delle più importanti agenzie pubblicitarie italiane. Diventammo amici per la pelle, pur litigando ogni giorno. Assistente di fiducia di Mariano era un giovanotto tutto fatto a modo suo, forse un tantino snob ma capace di risolvere qualsiasi problema pratico si presentasse: Alex Chiarva. Con Mariano decidemmo, verso la metà del 1980, di metterci in proprio con uno studio pubblicitario: Mariano art geniale e io fotografo di ricerca e artista. Andammo in vacanza insieme, sul Gargano. Al ritorno, un brutto sabato (era il 13 settembre di quell’anno) Mariano scomparve causa un incidente incredibile con la sua maledetta moto Ducati, che io avevo sempre odiata. Fu così che Alex sostituì il povero Mariano e fondammo, con un’altra socia, lo studio pubblicitario Stage snc. Furono anni straordinari, conditi di difficoltà, speranze, successi, delusioni finanziarie. Poi le nostre strade si divisero. Potrei scrivere un intero libro su quei tempi, cancellando tutto il resto (molto di buono e anche parecchio di sgradevole); però ricordo un favoloso viaggio on the road in Francia nell’agosto del 1981: eravamo quattro geni sciagurati e fu davvero memorabile. Alex lo ritrovai molti anni dopo, di ritorno a Torino dopo una serie di vicende inenarrabili che lo segnarono non poco ma che non ne intaccarono il talento né quell’atteggiamento adolescenziale verso i fatti della vita che lo aveva sempre caratterizzato. Oggi è ritornato ai suoi talenti e credetemi in queste faccende è unico, fidatevi del mio giudizio.

Lascio la parola a lui, se a qualcuno interessasse contattarlo può fare riferimento direttamente a me.

«Questo hobby, che man mano vorrebbe diventare attività, nasce da un profondo amore per i legni, per le essenze e le forme naturali.

Nasce dalla ricerca in vecchie segherie, dove ancora si trovano tronchi stagionati magari anche 15 anni.

Nasce nel rovistare in vecchi magazzini o mercatini alla ricerca di apparenti inutilità che, con un po’ di fantasia e manualità, tornano a prender vita trasformandosi in oggetti e complementi d’arredo.

E poi il riciclo: pallets, parti meccaniche o un vecchio baule ricoperto per decenni di orribili pitture che, con estrema pazienza, è stato sottoposto a inenarrabili torture a base di soda caustica e brasature col cannello ossidrico per rivelarne tutta la bellezza della vecchia lamiera con cui era rivestito.

Il reinventare mobili standard, magari di Ikea, che amo trasformare in qualcosa di meno consueto.

Ma alla base di tutto c’è la progettazione, il miscelare il vecchio con il nuovo, il ricercare nuove utilizzazioni, mantenendo le forme naturali delle tavole solo scortecciate o rese “materiche” grazie alla spazzolatura.

Tutte le lavorazioni sono assolutamente artigianali e oltre la metà degli interventi sono realizzati manualmente, con vecchi metodi imparati dai nonni.

È un gioco appassionante pregno di odor di resine e olii naturali, ma anche di tecnologie avanzate come le resine epossidiche per proteggere i top per il bagno dall’umidità o l’illuminazione con led policromi programmabili per le retroilluminazioni».

 

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