Vincenzo Reda al Duca Bianco di La Morra

http://www.vincenzoreda.it/la-mia-personale-al-duca-bianco-di-la-morra/

Il 30 settembre prossimo, intorno alle 19.30 sarò con  i miei amici – passati presenti futuri (purché veri) – quelli che vorranno o potranno esserci (meglio se non tantissimi), al Duca Bianco di La Morra (Via Umberto I, 27 – Tel. 0173 500368) per inaugurare la mia mostra personale che sarà permanente. E’ importante questa data: il giorno appresso compio gli anni e non mi ricordo se sono 41, 49 o addirittura di più, boh (ma poi che importa)!

Berremo vini, faremo chiacchiere e metteremo sotto i denti qualcosa. Se poi qualcuno vuole restare per la cena, sarà gradito (ma la cena se la paga, magari a prezzo conveniente: giusto per essere chiari!).

Il Duca Bianco, essendo stato rilevato da un mio vecchio amico, sarà il mio riferimento in Langa: mi troverete spesso a bere, a dipingere il murale che era in piazza Vittorio (e non c’è più: lo rifarò al posto di quel gelato, dipingendolo con il vino di qualche amico, vedremo), a dipingere sugli specchi, a leggere i tarocchi, a sproloquiare….

Vi aspetto.

Salute.

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Enoteca Millevigne

NOI (MILLEVIGNE)

Enoteca e Vineria

Via San Dalmazzo, 14/bis

Tel/fax. 011 5618296

info@calicitorino.it

Me se sono occupato per una recensione su Barolo & Co, il numero che uscirà a fine settembre.

Un posto che non conoscevo ma che invece consiglio a tutti quelli – e quelle, pare ovvio – che amano i vini piemontesi (150 etichette), che non amano spendere tanto, che non amano i posti alla moda, che non amano essere serviti da incompetenti – Julina è appassionata e bravissima – che non amano i locali banali: qui tavoli e sedie sono originali della Prima Guerra Mondiale, fabbricati per l’esercito belga…

Andateci, beveteci, parlateci e poi…dicetemi.

Salute.

 

 

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Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo

Sulle ali del Barolo

Eccolo qui, la stampa è quasi finita: esce a giorni.

Editore Cinquesensi di Lucca, 15 euro per 160 pagine fresche, curiose, insolite.

Gianni Gagliardo, grande del vino e grandissimo del Barolo (ah il suo Preve, Barolo di ogni tanto e per pochi…!), ha voluto 21 dei miei bicchieri e la copertina dipinta proprio con qualche goccia di Preve 2007. Devo ringraziarlo, è venuto un gran bel lavoro, così come eccellente è stata l’opera di Leonardo Castellucci, l’amico editore di Lucca (ma fiorentino autentico e tra i pochi fiorentini simpatici).
Avanti Savoia!!

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Roberto D’Agostino: Libidine, un libro di plastica

Edito da Bum Mondadori nel 1987, questo libro è forse il più incredibile mai stampato: è gonfiabile e interamente di plastica! Io lo acquistai appena uscito, è infatti in I edizione (non credo ne siano state fatte di successive). Il prezzo non è esposto e non mi ricordo quanto lo pagai. I contenuti sono tipici di quella lingua biforcuta di D’Agostino, ma direi trascurabili; geniale, al contrario, l’idea e la realizzazione: un libro che si può leggere anche al mare e che può fungere da salvagente. E’ spuntato di tra le migliaia di libri assai più interessanti nei contenuti – ma di certo meno sconvolgenti nella concezione e nella realizzazione formale – della mia Biblioteca. Credo abbia anche guadagnato un certo valore, di cui però poco o punto mi cale.

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The Monfalletto Cedar, il patriarca di Monfalletto

http://www.corderodimontezemolo.it/pagine/ita/azienda/cedro.lasso

Le immagini sono state riprese sabato 13 settembre 2014, verso le 17.40: la luce era quella di un pomeriggio abbacinante, ventoso, caldo, limpidissimo.

Stavano già giocando, lì sotto, quei quattro.

E bevevano, dio quanto bevevano…..

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La mia personale al Duca Bianco di La Morra

http://www.ostoilducabianco.com/

http://www.vincenzoreda.it/gian-piero-marrone-i-vini/

Da oggi, 6 settembre 2014, presso il ristorante di La Morra Il Duca Bianco, si potranno vedere – magari anche ammirare, chissà… – 10 dei miei quadri di vini (uno dei quali assai particolare per vedere il quale bisogna rivolgersi direttamente al titolare).

Seguirà a breve una serata ufficiale di inaugurazione in cui farò un po’ di cose mie (tarocchi, letture, storie…).

Per intanto godetevi la cucina tradizionalissima di Paolo, i vini (specialmente quelli dei miei amici Marrone: li bevo io e mi piacciono), e la piacevolezza del locale da pochissimo rilevato da un mio grande amico.

Ah: dite che vi mando io, magari può servire (ma trattano bene tutti, non c’è bisogno di essere raccomandati…).

Salute!

 

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La Fisiologia del gusto di J. A. Brillat-Savarin

Gli anni erano quelli di Marie Antoine Carême (1784/1833) cuoco di Napoleone – che era un pessimo commensale ma lo usava per i suoi ospiti illustri, spesse volte veri gourmet -, dello zar Alessandro I, di Re Giorgio IV d’Inghilterra ma soprattutto di Talleyrand, grande diplomatico e soprattutto grande buongustaio.

savarin iLa Rivoluzione aveva costretto i cuochi a lasciare le sicure e esclusive cucine nobiliari e affrontare finalmente “il mercato”: stava nascendo la ristorazione e la Francia con Parigi erano la frontiera.

Nel 1803 era stato pubblicato l’Almanach des Gourmands di Grimod de la Reynière.

Jean Anthelme Brillat-Savarin era nato il 22 febbraio 1755 a Belley, pochi chilometri a nord-ovest di Chambery (Ain) e aveva studiato giurisprudenza. Divenne importante magistrato durante la Rivoluzione ma dovette fuggire negli Stati Uniti durante il Terrore, ritornò in Francia dopo la caduta di Robespierre nel 1796.

Napoleone lo nominò giudice a vita della Corte di Cassazione.

La Physiologie du goût uscì anonima (Savarin pensava di doversene vergognare) nei primi giorni di dicembre 1825. Ebbe un immediato successo e il magistrato si fece riconoscere e ebbe agio di assaporare un po’ di successo prima di defungere due mesi più tardi, il 1 febbraio 1826, causa una polmonite.

Riposa in Père Lachaise.

Chiaro che questo è uno testi irrinunciabili per chi di cibo, cucina, alimentazione si occupa a qualsiasi titolo.

Libro tradotto, citato, lodato – a pieno merito, pare ovvio – ovunque e in qualsiasi epoca.savarin 1 i

La struttura prevede una parte introduttiva che comprende XX Aforismi del Professore per servire da prolegomeni alla sua opera e di base eterna alla scienza, XXX Meditazioni composte di 148 capitoletti (l’ultimo è dedicato alla sua Gastarea, dea e musa del piacere del gusto che si venera – guarda un po’! – a Parigi e si festeggia il 21 settembre) e XXVII Varietà. Un Congedo ai gastronomi dei due mondi chiude il libro.

La lettura è proprio gustosa, soprattutto se la si fa da un punto di vista filologico (ci separano due secoli di scienza dell’alimentazione, due secoli di ristorazione, centinaia di prodotti e preparazioni nuove, 6 miliardi di uomini in più….) e non si prende tutto per buono quel che il buon magistrato pensa e racconta negli anni Venti del XIX secolo nella Parigi della Restaurazione.

Bella l’edizione cartonata di Slow Food (2008 con riedizioni successive), 400 pp. per 14,50 euro.

Per certo da leggere con attenzione e (buon)gusto e da conservare con gran cura  in biblioteca. E, attenzione (vale per tutti i libri ma di più per quelli importanti): guai a prestarlo agli amici!

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CoccoWine, Cocconato 6/7 settembre 2014

http://www.comune.cocconato.at.it/

http://www.gowinet.it/

http://cannondoro.it/

http://www.vincenzoreda.it/i-vini-di-bava/

Sabato sera 6 settembre 2014 sono stato a Coccowine (13° edizione) per presentare – nella verticale delle 7 Barbera presentate dalle 6 aziende produttrici nel territorio del Comune di Cocconato (tipologia Barbera d’Asti DOCG) – il Rosso Monferrato 2013 (85% Barbera e 15% Cabernet Sauvignon)  di Marovè e lo Stradivario 2009 (Barbera superiore) di Bava di cui, per il millesimo 2007 tratto nel link qui sopra.

Come sempre quando organizza Go Wine, la serata è stata di grande piacevolezza in un contesto di persone competenti e soprattutto assai disponibili e simpatiche.

Il paese di Cocconato è posto sopra i colli del Monferrato astigiano, sponda destra del Po, a circa 500 metri di altezza e una cinquantina di chilometri di distanza da Torino. Paese di lontane origini romane (ma è probabile fosse già antropizzato in epoca neolitica da popolazioni celto-liguri), molto bello e ben tenuto di circa 1.600 abitanti. Oggi alle storiche vigne della famiglia Bava si sono aggiunti diversi ettari (70 all’interno del territorio comunale) con una produzione di particolare qualità della Barbera, che qui raggiunge gli apici che sono propri e più noti delle zone di Vinchio, Nizza, Agliano: grandi Barbera, dunque: frutto che si conserva longevo, struttura importante ma sempre in un contesto di complessa delicatezza e di bei colori; consiglio con piacere di provare e conoscere.

La manifestazione, ben organizzata (vedere link Go Wine e Cocconato) coinvolge per due giorni l’intero paese che si anima fino a tarda notte con diversi eventi e varie offerte di prodotti tipici. Sono rimasto colpito dalla passione e dall’entusiasmo della giovane sindaco neoeletta: Monica Marello, poco più che trentenne (esponente di una lista civica) ma per davvero di grande ma discreta disponibilità.

E poi, ma qui si va sull’ovvio, la cucina del Cannon d’oro. Ristorante storico e celebre di Cocconato: lo chef Paolo con Roberto ai tavoli – stimolati dalla presenza di Luigi Dezzani, vignaiolo e buongustaio – ha coccolato i miei due colleghi (Bertolli e Pavesio) e me come non sempre succede in questo genere di manifestazioni. Citazione speciale per il fritto misto alla piemontese che da queste parti raggiunge vertici rari, aspettando l’ancor più celebre bollito per una promessa novembrina di ritrovo piacevole.

Salute.

 

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Le 96 straordinarie primavere di Bruno Segre

http://www.vincenzoreda.it/nico-ivaldi-non-mi-sono-mai-arreso-intervista-allavvocato-bruno-segre/

Al link qui sopra è possibile leggere una mia succinta biografia dell’avvocato Bruno Segre di cui ieri, 4 settembre 2014, abbiamo festeggiato i rigogliosi 96 anni.

Non sto a ripetermi, ma Bruno Segre  rappresenta la sintesi di quei valori etici e morali che una società civile evoluta dovrebbe apprezzare come semplici doveri di ognuno, a qualsiasi titolo parte della comunità.

Paiono parole retoriche di uno dei tanti, insopportabili discorsi che infarciscono ad minchiam esistenze minime, personalità nulle, gentina…

Non è questo il caso e le mie parole non sono gettate sui bianchi delle opportunità a casaccio.

Che gli dei ci conservino Bruno, ma del resto egli è un Highlander: chi o cosa mai potranno sperare di scalfirne le fibre di epico e divin tungsteno?

 

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Sinossi di presentazione di me/Short selfportrait of me (the last)

Bilancia con ascendente Gemelli, Luna in Sagittario e Venere in Scorpione. Nato montanaro silano nel 1954, inurbato a Torino nel 1960 ma da sempre amante del mare. Pittore e scrittore, artista e intellettuale, ma anche già operaio, manager, maratoneta, calciatore. Un personaggio sghembo: incontentabile, curioso, contraddittorio, fuori di ogni schema.

Ama la poesia, il vino, l’antropologia e, sopra ogni altra cosa, ama non appartenere; ama non essere definibile e non subire classificazioni che sente come  insostenibili sbarre di gabbie.

Questa fotografia è stata ripresa da Pippo D’Amico, titolare del Caffè Elena: sto dipingendo sopra uno degli storici specchi di questo locale uno dei miei bicchieri di vino. Non sono io, ma il riflesso di me sullo specchio. Superfluo ribadire che gli specchi sono un’altra delle mie ossessioni.

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Eataly Turin, my new lessons about food and wine history

http://www.vincenzoreda.it/brindando-nei-secoli-breve-storia-del-vino-vini-gianni-gagliardo/

http://www.vincenzoreda.it/vincenzo-reda-a-eataly/

Eataly

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Vincenzo Reda, some words in english (biographical notes and some about my art)

Vincenzo Reda

Biographical notes.

He was born in Sila, mountain in the south of Italy, and now lives and works, from 1960, in Turin.

MiHe works in publishing and writes about  history, wine and food on very important magazines and web-sites in Europe.

He has been intensely active in  theatre and  photography (important shows like “Rayoghaphs and pictures lumieres”, Turin 1976 and “Il diavolo ti vuole” – The devil wants you – with painter Bruno Chiarenza, Turin 1980) and in the avant-garde cinema (“Ogni corpo occupa un suo spazio” – Every body occupies its space – con Plinio Martelli – Venice, Biennial of art cinema, 1976).

Since 1993 he has been painting on paper, cloth and glass using wine, red and white, exclusively. He paints only by night and his obsession are glasses, different shapes of glasses.

He showed his art works all in Italy, in India and in Usa.

Some of his works are on display in Usa, South Africa, Germany, Brasil and Russia.

He is a Grand Master of the” Order of the Vine Leaf.”

He is married from 1990 and has an adopetd  indian daughter, Geeta, from Mumbay (adopted in 1998,  she was born in 1992 ).

He says:

“ Wine is made to be drunk.

And naturally I drink wine and I like it very much.

Sometimes, particularly at night, after having drunk some, I spread it on certain types of paper , and wait for the miracle to happen, because it is certainly a miracle. But sometimes I need to wait days, weeks and sometimes months. I work with lots of patient to allow that miracle to happen as I expect, and to form shapes and shades as I desire.

Wine is not only a colour or a simple drink. Every wine is a story that starts from the flaking of rocks in geological times, continues with the evolution of the climate and growth of a tenacious but delicate plant, and concludes the start of another story, this time populate by people.

I am not only a painter who paints with wine.

Also, I am not only a painter.

Who am I?

Maybe italian poet Aldo Palazzeschi or Marcel Duchamp could me give that answer”.

 

“I think there is a great difference between a craftsman and a real artist.

An artist lives his obsessions and his art works, have magic stream embedded in people feeling.

My obsessions are the glasses (I immagine a glass like a tree: with roots, trunk and leaves; from the earth to the sky…), and the stains on white, when I am painting I immagine to steel some white.”

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Rime sghembe, il mio libro perfetto

Il 10 maggio 2012 ( e i numeri non sono casuali, fanno parte integrante del progetto), è uscito dopo 44 anni di lavoro il MIO LIBRO. E’ un librino di 100 pagine che costa 13,60 euri (ne venderò credo non più di un paio di copie). Tutto riporta a 10. Le poesie sono 2×10. Le copie stampate sono 370. Ma le proporzioni del formato sono auree: 13×21 (cfr. Fibonacci). Il carattere è il Garamond classico di  Simoncini e la carta è una splendida Palatina. Le fotografie di copertina e IV sono mie di anni gloriosi, ma con interventi importanti fatti nel presente. Soltanto le pagine dispari sono scritte (tranne una, la 87). Ogni articolo, ogni parola, ogni spazio, le sequenze, i numeri: tutto è stato pensato per anni. Non è un libro, sono io. E non deve vendere o piacere a ogni costo. Semplicemente, dovevo farlo. Per me. Tutto il resto ha meno importanza. Attenzione al senso delle parole: non: “nessuna importanza”, ma: “meno importanza”.

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Omaggio a Nino Manfredi: La vera Alimentazione Mediterranea

Questo è un libro pubblicato nel 1985 da Musumeci Editore in Aosta.

Ho lavorato a lungo, nella seconda metà dei Novanta, con Sergio Musumeci, soprattutto per la irripetibile Oasis: la più bella rivista di natura del panorama europeo.

Sergio è stato mio testimone di nozze, testimone fortunato di nozze fortunate – dopo 20 anni siamo ancora qui, e senza alcuna intenzione di rottura «endogena» (per quelle esogene non possiamo far nulla).

Sergio è, posso dirlo, un pazzo un eretico un adolescente – con settanta compiuti già da un pezzo – senza alcuna possibilità di crescere, un esemplare di cui, grazieaddio, si sono rotti gli stampi e dunque irripetibile.

Gli ho voluto e gli voglio bene, ma tante volte avrebbe meritato da parte mia scoppole e calci in culo: chi lo conosce, sa cosa voglio dire.

Castro dei Volsci, Fontana Liri, Sora: sono tre paesi della Ciociaria – provincia di Frosinone, basso Lazio che confina con Abruzzo, Molise e Campania – che ai più dicono poco o punto: il cinema italiano e quello di tutto il mondo a questi tre paesini debbono molto. Nel primo, più a sud, vi è nato Saturnino Manfredi nel 1921; nel secondo, nel centro della Ciociaria, nacque 3 anni più tardi Marcello Mastroianni; a Sora, che è un paesone quasi in Abruzzo, vide la luce nel 1901 Vittorio De Sica! I tre paesi non distano più di 30, 40 chilometri in linea d’aria.

Marcello Mastroianni – con Gian Maria Volontè – secondo la mia opinione è il più grande attore cinematografico italiano, ma è un attore di testa, raffinato, non una maschera della nostra commedia; anglosassone per la misura e la finezza delle sue interpretazioni. Nino è italiano, italiano fino in fondo come De Sica: più di Sordi, che è romano prima d’essere italiano; più del grande Tognazzi, che è padano prima d’essere italiano; più di Gassman, che è sé stesso prima d’essere ogni altra cosa.

Quanto ho amato Manfredi, regista e attore, in Per grazia ricevuta! Eppoi i film degli anni settanta, senza bisogno di citarli; e i film di Luigi Magni che non mi stanco di rivedere. A Manfredi è sempre stata riconosciuta la capacità di essere un grande caratterista, ma la critica è stata ingiusta verso un attore completo che arrivava – dopo una laurea in giurisprudenza – dalla straordinaria scuola di Orazio Costa, nel primo dopoguerra dell’Accademia Silvio d’Amico. Ha recitato con Strehler, con De Filippo, con Buazzelli. Ha fatto teatro, televisione, cinema, varietà, commedia musicale. E’ stato attore, regista, cantante, comico, presentatore, autore, scrittore….

Questo libro è poco più di un ricettario illustrato, nulla di che; ma anche in questa testimonianza del grande Nino c’è il genio popolano delle cose semplici: Nino racconta, negli anni Ottanta, una cucina di tradizione! E non è poco.

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Barolo Paintings – Art show in Barolo (Piedmont)

Associazione di volontariato culturale ART & WINE CLUB – Italian Top Style

via La Morra 1 – 12060 BAROLO (CN) c.f. 90047820049 tel. 366-1565872

BAROLO PAINTINGS – mostra collettiva itinerante di arte contemporanea

curatore Fabio Carisio, direttore di Art & Wine Magazybook

24 opere ispirate al re dei Vini e gli oggetti di artigianato artistico Tole

SECONDA TAPPA BAROLO PAINTINGS

TRIBUTO A ENRICO BAJ – tole & friends exhibition

Aula Picta – Barolo dal 30 agosto al 14 settembre 2014

Inaugurazione con brindisi a Barolo Gigi Rosso sabato 30 agosto dalle ore 18

Finissage domenica 14 settembre in contemporanea con la Festa di Barolo

con degustazioni di Barolo organizzate dalla Pro Loco di Barolo

orari di apertura: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 18 sabato e domenica 10-18

info: club@art-wine.eu Tel 347-5046853

Barolo Paintings l’esposizione annuale dell’associazione culturale Art & Wine Club – Italian Top Style di Barolo,

vocata alla promozione dell’arte in connubio all’enogastronomia, approda nella capitale del vino. Dopo il successo

della prima tappa di La Morra all’interno della manifestazione nazionale Libri da Gustare l’evento, che

sta diventando sempre più ricco ed articolato in virtù di nuove partnership, si trasferisce presso l’Aula Picta di

Barolo, nell’ex Confraternita dei Disciplinati di Sant’Agostino ora divenuta teatro di esposizioni di rilievo internazionale

con la gestione di Barolo Art. Lì, il sodalizio di artisti guidato dal critico d’arte e giornalista enogastromico

Fabio Carisio, presidente di Art & Wine Club e direttore di Art & Wine Magazybook, esporrà la mostra

di arte contemporanea intitolata appunto Barolo Paintings (il Barolo dipinto), una collettiva di artisti selezionati

nell’ambito della figurazione (ma non solo) che hanno voluto onorare il nobile vino rosso piemontese con le

proprie opere sia attraverso scorci di paesaggio sia nelle evocazioni concettuali e metafisiche dal medesimo

ispirate.

La tappa di Barolo (cui seguiranno quelle del Castello di Grinzane Cavour e di Villa Erba a Como ed altre ancora

in via di definizione) avrà come tema centrale il Tributo a Enrico Baj. In virtù di una collaborazione con la Cantina

Gigi Rosso, infatti, sarà celebrato il ventennale di una storica opera ed etichetta realizzata dall’artista milanese

riconosciuto a livello mondiale come uno dei più importanti protagonisti dell’Avanguardia Italiana nel

campo delle nuove sperimentazioni figurative. Sarà esposta nell’Aula Picta una gigantografia di 2,5 X 1,5 metri

dell’etichetta che Baj realizzò per Gigi Rosso personalizzando di suo pugno l’immagine di una delle sue più

famose opere di assemblage: Baulè Senufo Po, composizione del 1994 di legni e collage ed oggetti vari che fu

utilizzata come copertina per il Catalogo Generale delle Opere dell’artista dal 1972 al 1996. Accanto a tale capolavoro

di ingegnosità artistica, realizzata in locandine a tiratura limitata, saranno esposte le tele e gli acquarelli

di giovani emergenti o maestri di chiara fama quotati sulle aste nazionali e presenti in Collezioni museali: Noemi

Alvisi, Roberto Bonafè, Elena Clerici, Claudio Costa, Roberto De Siena, Claudia Ferraresi, Franco Giletta, Carla

Ghisolfi, Giovan Francesco Gonzaga, Osvaldo Mascarello, Adriano Nosengo, Aldo Parmigiani, Gianni Pascoli,

Filippo Pinsoglio, Maurizio Rinaudo, Carlo Rivetti, Doris Scaggion, Antonella Tavella e Giovanni Vigna.

 

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Da Rime Sghembe

CI

Da Caccole

1988

 

Di sotto la maglietta bagnata

Promesse voluttuose

Inviti lancinanti mi scagliavano.

 

Ho lasciato però decantare

Quella tua acerba sensualità

Quegli istinti tuoi primordiali

Per poter poi

Oggi e per sempre

Giocare il gioco del rimpianto.

 

 

 

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Rime sghembe: Paolo Poli

Che un Signore, ormai non più giovane, si prenda la briga di scrivermi di suo pugno una cartolina, ringraziandomi per avergli inviato il mio Rime Sghembe e che, oltretutto, mi scrive queste parole, mi riempie di gioia. Se poi le parole sono scritte da un Signore che si chiama Paolo Poli, be’: soltanto questo vale per me aver scritto e pubblicato questo libro!

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Varigotti: che bella!

Mi sono innamorato di Varigotti!

E’ successo quest’estate: è stato amore a prima vista…..

 

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L’Italia a Scacchi

Sono andato stamani mattina a ritirarlo alle Poste, mi era stato spedito quando ero in vacanza a Finale.

Gradita sorpresa ricevere un libro che pubblica uno dei lavori cui tengo di più: la mia “Scacchiera di vino” del 2006.

Roberto Cassano, capitolino, mi aveva cercato un paio di anni fa per dirmi che stava realizzando un libro sugli scacchi “strani” che si possono osservare in giro per l’Italia e che aveva bisogno della mia autorizzazione, nonché di documentazione, perché intendeva includere nella sua peculiare guida anche la mia Scacchiera. Pare ovvio che mi resi disponibile e con piacere.

Roberto mi ha chiamato qualche tempo fa per avvisarmi che il libro era infine disponibile e che me lo avrebbe spedito (con dedica, pare ovvio). Mi avvisava anche di un refuso che mi riguardava: nei ringraziamenti finali (forse causa una stramba  coincidenza) il mio nome era diventato “Carmine Reda“….

Pazienza: gli augurai una pronta ristampa, così da poter ovviare con una errata corrìge (mi raccomando: pronunciare piano e non sdrucciolo!).

Il libro è uscito per i tipi di Le Due Torri Srl, Editore in Bologna. Sono 200 pp. per 18 €. Brossura in formato classico 17×24: coautore, con Roberto Cassano, il Maestro Mario Leoncini.

Ringrazio e consiglio: libro prezioso e da non perdere per ogni vero appassionato di scacchi, pare ovvio!

Per eventuali info e segnalazioni: info@scacco.it

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Focus Storia Luglio 2014, Pedro de Alvarado

E’ in edicola, dal 18 luglio scorso, il numero 94 di Focus Storia, mensile per cui collaboro. Su questo numero, nel contesto di uno speciale dedicato alla conquista del Messico, si può leggere un corposo articolo che ho scritto con particolare interesse e che riguarda la figura, straordinaria quanto inquietante, di Pedro de Alvarado.

Gli aztechi (sarebbe meglio chiamarli “Mexica“) lo avevano soprannominato “Tonatiuh“: sole. Era alto, bello e biondo. Fu, senza dubbio alcuno, il più feroce tra i conquistador spagnoli, con una vicenda personale per davvero straordinaria.

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Restaurant Aqua di Varigotti

http://www.aquadivarigotti.it/

Nel mio Quisquilie & Pinzilacchere (Graphot, 2011) ho assai scritto intorno ai sensi e sono almeno 8 i sensi che mi riconosco; una delle linee guida della mia faticosa esistenza consiste nel valutare le esperienze di vita tanto più importanti quanto più sono state capaci di saturare parte o tutti (faccenda rara, ahimé) i miei sensi.

Quando si tratta di mangiare usa nella norma trattare di vista, olfatto e soprattutto (almeno così dovrebbe essere…) gusto. Oggi, spesse volte – troppe – il senso della vista predomina malamente per via di un’estetica del cibo che considero decadente, modaiola, televisiva, banale, fuorviante; e parlo di impiattamenti ma anche di tavoli, sedie, posate, piatti, tovagliati, bicchieri, quadri alle pareti (e che scempi!), arredi…

Comunque, per ritornare a quel che più mi preme, a parte i tre sensi, scontati, di cui sopra io amo tenere ben desti anche l’udito e il tatto (gli altri tre ulteriori sono una faccenda più complicata): qui voglio parlare dell’udito.

Questione più che banale: quando mangio roba che riguarda il mare, se ascolto i rumori del mare mangio meglio. Pare scontato, ma se non sono al mare – o a casa mia, ma qui la faccenda è complessa – io non mangio di solito pesce (in senso lato, pare ovvio). Non mi piace mangiare pesce in posti anche eccellenti a Torino, Milano, Parigi…Amo il rumore della risacca, l’odore di salsedine umidiccia e quelle luci al tramonto che in un certo preciso momento annullano ogni colore e una sorta di grigio lenzuolo avvolge e rende tutto così vago, così incerto.

Così è: amo cenare in riva al mare. Chi mi conosce sa che mi nutro di suggestioni, fesserie, riti, miti, seghe mentali: ma tutto questo accompagna il mio modo di mangiare e bere, ben sapendo che ho, abbiamo – e lo dimentichiamo quasi sempre – il privilegio di mangiare per piacere e non per vivere…

Tutto quanto qui sopra ho scritto dovrebbe essere l’introduzione a uno scritto in cui mi ero ripromesso di trattare in maniera professionale la valutazione di una cena, la prima, al ristorante Aqua di Varigotti di Sara (in cucina) e Francesco. Potrei qui concludere la mia valutazione professionale, nella mia solita sintesi non professionale: ci torno, e anche presto. E chi si fida di me faccia altrettanto! Ma qualche parola – si consulti il sito web, ben fatto, per ogni ulteriore approfondimento – più descrittiva e meno suggestiva occorre pure che la spremi dalle mie indolenze critiche.

Non do voti, non lavoro per guide, i giornali per cui scrivo sono fuori da particolari interessi di settore e il mio sito è regolato soltanto dai miei sfizi.

Mi sono goduto, con mia moglie Margherita (che di solito non mi segue nelle mie scorrerie enogastronomiche, ma è una cuoca più che eccellente, avendo a che fare con un cristo come me…), gli inenarrabili paccheri  pugliesi di Vicidomini (cercate quest’azienda sul web, ne vale la pena) con sugo semplice di pomodori campani e con un formidabile ragout di gallinella. Poi abbiamo preso le seppie e il filetto di dentice: entrambi assai più che soddisfacenti sotto tutti i punti di vista.

Ci ho bevuto sopra un Pigato di Lupi (http://www.casalupi.it/Public/Scheda.aspx?id=009&cod=Vignamare), non male: forse un tantino pretenzioso e troppo poco Pigato…

Ecco, nella lista dei vini qualcosa di meglio si può fare, ma mi rendo conto che si tratta di un argomento delicato assai e, comunque, quella che propone Francesco, pur con qualche pecca, è abbastanza funzionale al tipo di locale (e clientela) e con ricarichi corretti.

Per concludere: pare ovvio che questo posto mi piace. Ripeto, non soltanto ci ritornerò, ma ne scriverò ancora perché qui manca ancora tutta una parte “umana”, antropologica, che poi costituisce il mio vero interesse nelle faccende di cui mi piace occuparmi.

A presto, dunque.

 

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Circoletto Rosso: mangiar bene spendendo poco alla Pellerina

La famiglia Racco (Carlo, Katia e il figlio Simone, laureato in scienze dell’alimentazione) ha da poco rilevato la gestione del ristorante del Circolo Tennis Comunale della Pellerina.

E’ un circolo con molti soci: quasi 500, però poco abituati – la gestione del ristorante è stata per anni quantomeno sciatta, se non proprio disastrosa – a frequentare i tavoli della bella terrazza, immersa nel verde, nel silenzio e negli odori conturbanti (in questo periodo sono straordinari) del Parco cittadino della Pellerina, a ridosso della Dora e in fondo al vialetto che costeggia i campi da bocce su Corso Appio Claudio.

Carlo e la sua famiglia hanno per tanti anni gestito uno storico ristorante torinese: L’Antica Parigi, in Corso Rosselli. Gente dal solido mestiere, capaci a operare al meglio sia in cucina (Carlo) sia in sala. Hanno preparato un’offerta di cibi semplici ma di ottima qualità che vengono offerti a un prezzo di grande convenienza, sia a pranzo sia a cena: prendendo primo, secondo, dessert, 1/4 di vino sfuso (una barberotta più che decorosa) e acqua, si resta ben sotto 1 20 €. Mica poco!

Sono andato poco fa a provarlo, di sera, e sono rimasto davvero colpito dal rapporto qualità/prezzo ma anche dalla personalità di cibi di solito banali come l’insalata di Riso (eccellente!) o i tagliolini o il Tiramisu.

Nessuna zanzara, tanta tranquillità e gente davvero cordiale.

Consiglio con convinzione e, magari, dite che vi mando io: non vi tratteranno meglio (non sarebbe corretto, perché tutti i clienti sono trattati come si deve), ma almeno sapranno che il mio articolo è servito. E questo mi fa tanto piacere: tutto sommato noi dovremmo servire a favorire incontri dei quali tutti possano restare soddisfatti….

Buon appetito e salute!

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I fotografi – Collisioni 2014

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Coccole

Coccoline estive per un soggiorno tranquillo a Finale Ligure. Coccoline da ricordare, nulla di sensazionale ma roba semplice, schietta, franca che mi ha aiutato a vivere meglio; a più assai apprezzare, ce ne fosse ulteriore bisogno, la vita in un momento particolare.

Una pizza a La Grotta, spaghetti alle vongole alla trattoria Via Roma, il fantastico caffè shackerato di Esam el Dein, egiziano (in Italia da quasi 15 anni) del chiosco Zuleika (lei, brunettina piccante dal nome che in arabo significa: la più bella) dove ho  rilassato il mio prezioso culo più e più volte. E ancora: il Bar Van Gogh degli aperitivi a base di cocktail di frutta (analcolici, ahimé!) e l’Hotel Colibrì con la sua terrazza panoramica, l’accoglienza discreta, il cibo più che decoroso….

Per carità: nulla di sensazionale ma tanta quotidiana disponibilità e una buona propensione a non complicare la vita propria e quella altrui. Di questi tempi, mica poco!!

Andateci a Finale, è un bel posto. Parola mia (e non mi paga nessuno…).

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DIP: Different Important Person by Vincenzo Reda

Dip: questo è il mio acronimo – seguendo la moda malamente onomaturgica che infesta questi nostri tempi – che bene descrive le persone che mi attraggono.

Persone diversamente importanti, ecco, come quelle indicate nelle immagini sopra…

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