Vincenzo Reda, some words in english (biographical notes and some about my art)

Vincenzo Reda

Biographical notes.

He was born in Sila, mountain in the south of Italy, and now lives and works, from 1960, in Turin.

MiHe works in publishing and writes about  history, wine and food on very important magazines and web-sites in Europe.

He has been intensely active in  theatre and  photography (important shows like “Rayoghaphs and pictures lumieres”, Turin 1976 and “Il diavolo ti vuole” – The devil wants you – with painter Bruno Chiarenza, Turin 1980) and in the avant-garde cinema (“Ogni corpo occupa un suo spazio” – Every body occupies its space – con Plinio Martelli – Venice, Biennial of art cinema, 1976).

Since 1993 he has been painting on paper, cloth and glass using wine, red and white, exclusively. He paints only by night and his obsession are glasses, different shapes of glasses.

He showed his art works all in Italy, in India and in Usa.

Some of his works are on display in Usa, South Africa, Germany, Brasil and Russia.

He is a Grand Master of the” Order of the Vine Leaf.”

He is married from 1990 and has an adopetd  indian daughter, Geeta, from Mumbay (adopted in 1998,  she was born in 1992 ).

He says:

“ Wine is made to be drunk.

And naturally I drink wine and I like it very much.

Sometimes, particularly at night, after having drunk some, I spread it on certain types of paper , and wait for the miracle to happen, because it is certainly a miracle. But sometimes I need to wait days, weeks and sometimes months. I work with lots of patient to allow that miracle to happen as I expect, and to form shapes and shades as I desire.

Wine is not only a colour or a simple drink. Every wine is a story that starts from the flaking of rocks in geological times, continues with the evolution of the climate and growth of a tenacious but delicate plant, and concludes the start of another story, this time populate by people.

I am not only a painter who paints with wine.

Also, I am not only a painter.

Who am I?

Maybe italian poet Aldo Palazzeschi or Marcel Duchamp could me give that answer”.

 

“I think there is a great difference between a craftsman and a real artist.

An artist lives his obsessions and his art works, have magic stream embedded in people feeling.

My obsessions are the glasses (I immagine a glass like a tree: with roots, trunk and leaves; from the earth to the sky…), and the stains on white, when I am painting I immagine to steel some white.”

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Sinossi di presentazione di me (l’ultima)/Short selfportrait of me (the last)

Bilancia con ascendente Gemelli, Luna in Sagittario e Venere in Scorpione. Nato montanaro silano nel 1954, inurbato a Torino nel 1960 ma da sempre amante del mare. Pittore e scrittore, artista e intellettuale, ma anche già operaio, manager, maratoneta, calciatore. Un personaggio sghembo: incontentabile, curioso, contraddittorio, fuori di ogni schema.

Ama la poesia, il vino, l’antropologia e, sopra ogni altra cosa, ama non appartenere; ama non essere definibile e non subire classificazioni che sente come  insostenibili sbarre di gabbie.

Questa fotografia è stata ripresa da Pippo D’Amico, titolare del Caffè Elena: sto dipingendo sopra uno degli storici specchi di questo locale uno dei miei bicchieri di vino. Non sono io, ma il riflesso di me sullo specchio. Superfluo ribadire che gli specchi sono un’altra delle mie ossessioni.

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Eataly Turin, my new lessons about food and wine history

http://www.vincenzoreda.it/brindando-nei-secoli-breve-storia-del-vino-vini-gianni-gagliardo/

http://www.vincenzoreda.it/vincenzo-reda-a-eataly/

Eataly

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Varigotti: che bella!

Mi sono innamorato di Varigotti!

E’ successo quest’estate: è stato amore a prima vista…..

 

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L’Italia a Scacchi

Sono andato stamani mattina a ritirarlo alle Poste, mi era stato spedito quando ero in vacanza a Finale.

Gradita sorpresa ricevere un libro che pubblica uno dei lavori cui tengo di più: la mia “Scacchiera di vino” del 2006.

Roberto Cassano, capitolino, mi aveva cercato un paio di anni fa per dirmi che stava realizzando un libro sugli scacchi “strani” che si possono osservare in giro per l’Italia e che aveva bisogno della mia autorizzazione, nonché di documentazione, perché intendeva includere nella sua peculiare guida anche la mia Scacchiera. Pare ovvio che mi resi disponibile e con piacere.

Roberto mi ha chiamato qualche tempo fa per avvisarmi che il libro era infine disponibile e che me lo avrebbe spedito (con dedica, pare ovvio). Mi avvisava anche di un refuso che mi riguardava: nei ringraziamenti finali (forse causa una stramba  coincidenza) il mio nome era diventato “Carmine Reda“….

Pazienza: gli augurai una pronta ristampa, così da poter ovviare con una errata corrìge (mi raccomando: pronunciare piano e non sdrucciolo!).

Il libro è uscito per i tipi di Le Due Torri Srl, Editore in Bologna. Sono 200 pp. per 18 €. Brossura in formato classico 17×24: coautore, con Roberto Cassano, il Maestro Mario Leoncini.

Ringrazio e consiglio: libro prezioso e da non perdere per ogni vero appassionato di scacchi, pare ovvio!

Per eventuali info e segnalazioni: info@scacco.it

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Focus Storia Luglio 2014, Pedro de Alvarado

E’ in edicola, dal 18 luglio scorso, il numero 94 di Focus Storia, mensile per cui collaboro. Su questo numero, nel contesto di uno speciale dedicato alla conquista del Messico, si può leggere un corposo articolo che ho scritto con particolare interesse e che riguarda la figura, straordinaria quanto inquietante, di Pedro de Alvarado.

Gli aztechi (sarebbe meglio chiamarli “Mexica“) lo avevano soprannominato “Tonatiuh“: sole. Era alto, bello e biondo. Fu, senza dubbio alcuno, il più feroce tra i conquistador spagnoli, con una vicenda personale per davvero straordinaria.

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Restaurant Aqua di Varigotti

http://www.aquadivarigotti.it/

Nel mio Quisquilie & Pinzilacchere (Graphot, 2011) ho assai scritto intorno ai sensi e sono almeno 8 i sensi che mi riconosco; una delle linee guida della mia faticosa esistenza consiste nel valutare le esperienze di vita tanto più importanti quanto più sono state capaci di saturare parte o tutti (faccenda rara, ahimé) i miei sensi.

Quando si tratta di mangiare usa nella norma trattare di vista, olfatto e soprattutto (almeno così dovrebbe essere…) gusto. Oggi, spesse volte – troppe – il senso della vista predomina malamente per via di un’estetica del cibo che considero decadente, modaiola, televisiva, banale, fuorviante; e parlo di impiattamenti ma anche di tavoli, sedie, posate, piatti, tovagliati, bicchieri, quadri alle pareti (e che scempi!), arredi…

Comunque, per ritornare a quel che più mi preme, a parte i tre sensi, scontati, di cui sopra io amo tenere ben desti anche l’udito e il tatto (gli altri tre ulteriori sono una faccenda più complicata): qui voglio parlare dell’udito.

Questione più che banale: quando mangio roba che riguarda il mare, se ascolto i rumori del mare mangio meglio. Pare scontato, ma se non sono al mare – o a casa mia, ma qui la faccenda è complessa – io non mangio di solito pesce (in senso lato, pare ovvio). Non mi piace mangiare pesce in posti anche eccellenti a Torino, Milano, Parigi…Amo il rumore della risacca, l’odore di salsedine umidiccia e quelle luci al tramonto che in un certo preciso momento annullano ogni colore e una sorta di grigio lenzuolo avvolge e rende tutto così vago, così incerto.

Così è: amo cenare in riva al mare. Chi mi conosce sa che mi nutro di suggestioni, fesserie, riti, miti, seghe mentali: ma tutto questo accompagna il mio modo di mangiare e bere, ben sapendo che ho, abbiamo – e lo dimentichiamo quasi sempre – il privilegio di mangiare per piacere e non per vivere…

Tutto quanto qui sopra ho scritto dovrebbe essere l’introduzione a uno scritto in cui mi ero ripromesso di trattare in maniera professionale la valutazione di una cena, la prima, al ristorante Aqua di Varigotti di Sara (in cucina) e Francesco. Potrei qui concludere la mia valutazione professionale, nella mia solita sintesi non professionale: ci torno, e anche presto. E chi si fida di me faccia altrettanto! Ma qualche parola – si consulti il sito web, ben fatto, per ogni ulteriore approfondimento – più descrittiva e meno suggestiva occorre pure che la spremi dalle mie indolenze critiche.

Non do voti, non lavoro per guide, i giornali per cui scrivo sono fuori da particolari interessi di settore e il mio sito è regolato soltanto dai miei sfizi.

Mi sono goduto, con mia moglie Margherita (che di solito non mi segue nelle mie scorrerie enogastronomiche, ma è una cuoca più che eccellente, avendo a che fare con un cristo come me…), gli inenarrabili paccheri  pugliesi di Vicidomini (cercate quest’azienda sul web, ne vale la pena) con sugo semplice di pomodori campani e con un formidabile ragout di gallinella. Poi abbiamo preso le seppie e il filetto di dentice: entrambi assai più che soddisfacenti sotto tutti i punti di vista.

Ci ho bevuto sopra un Pigato di Lupi (http://www.casalupi.it/Public/Scheda.aspx?id=009&cod=Vignamare), non male: forse un tantino pretenzioso e troppo poco Pigato…

Ecco, nella lista dei vini qualcosa di meglio si può fare, ma mi rendo conto che si tratta di un argomento delicato assai e, comunque, quella che propone Francesco, pur con qualche pecca, è abbastanza funzionale al tipo di locale (e clientela) e con ricarichi corretti.

Per concludere: pare ovvio che questo posto mi piace. Ripeto, non soltanto ci ritornerò, ma ne scriverò ancora perché qui manca ancora tutta una parte “umana”, antropologica, che poi costituisce il mio vero interesse nelle faccende di cui mi piace occuparmi.

A presto, dunque.

 

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Circoletto Rosso: mangiar bene spendendo poco alla Pellerina

La famiglia Racco (Carlo, Katia e il figlio Simone, laureato in scienze dell’alimentazione) ha da poco rilevato la gestione del ristorante del Circolo Tennis Comunale della Pellerina.

E’ un circolo con molti soci: quasi 500, però poco abituati – la gestione del ristorante è stata per anni quantomeno sciatta, se non proprio disastrosa – a frequentare i tavoli della bella terrazza, immersa nel verde, nel silenzio e negli odori conturbanti (in questo periodo sono straordinari) del Parco cittadino della Pellerina, a ridosso della Dora e in fondo al vialetto che costeggia i campi da bocce su Corso Appio Claudio.

Carlo e la sua famiglia hanno per tanti anni gestito uno storico ristorante torinese: L’Antica Parigi, in Corso Rosselli. Gente dal solido mestiere, capaci a operare al meglio sia in cucina (Carlo) sia in sala. Hanno preparato un’offerta di cibi semplici ma di ottima qualità che vengono offerti a un prezzo di grande convenienza, sia a pranzo sia a cena: prendendo primo, secondo, dessert, 1/4 di vino sfuso (una barberotta più che decorosa) e acqua, si resta ben sotto 1 20 €. Mica poco!

Sono andato poco fa a provarlo, di sera, e sono rimasto davvero colpito dal rapporto qualità/prezzo ma anche dalla personalità di cibi di solito banali come l’insalata di Riso (eccellente!) o i tagliolini o il Tiramisu.

Nessuna zanzara, tanta tranquillità e gente davvero cordiale.

Consiglio con convinzione e, magari, dite che vi mando io: non vi tratteranno meglio (non sarebbe corretto, perché tutti i clienti sono trattati come si deve), ma almeno sapranno che il mio articolo è servito. E questo mi fa tanto piacere: tutto sommato noi dovremmo servire a favorire incontri dei quali tutti possano restare soddisfatti….

Buon appetito e salute!

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I fotografi – Collisioni 2014

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Coccole

Coccoline estive per un soggiorno tranquillo a Finale Ligure. Coccoline da ricordare, nulla di sensazionale ma roba semplice, schietta, franca che mi ha aiutato a vivere meglio; a più assai apprezzare, ce ne fosse ulteriore bisogno, la vita in un momento particolare.

Una pizza a La Grotta, spaghetti alle vongole alla trattoria Via Roma, il fantastico caffè shackerato di Esam el Dein, egiziano (in Italia da quasi 15 anni) del chiosco Zuleika (lei, brunettina piccante dal nome che in arabo significa: la più bella) dove ho  rilassato il mio prezioso culo più e più volte. E ancora: il Bar Van Gogh degli aperitivi a base di cocktail di frutta (analcolici, ahimé!) e l’Hotel Colibrì con la sua terrazza panoramica, l’accoglienza discreta, il cibo più che decoroso….

Per carità: nulla di sensazionale ma tanta quotidiana disponibilità e una buona propensione a non complicare la vita propria e quella altrui. Di questi tempi, mica poco!!

Andateci a Finale, è un bel posto. Parola mia (e non mi paga nessuno…).

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DIP: Different Important Person by Vincenzo Reda

Dip: questo è il mio acronimo – seguendo la moda malamente onomaturgica che infesta questi nostri tempi – che bene descrive le persone che mi attraggono.

Persone diversamente importanti, ecco, come quelle indicate nelle immagini sopra…

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Happyness: heavy sea in Liguria (Italy)

Un giorno di agosto, in Liguria (nei pressi di Finale Ligure, Savona): il mare grosso dipinge chiaroscuri di felicità. Attimi contrastati che sanno di fresche carezze dolcemente violente e salate e umide.

E la luce: che luce!

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Postcards from Finale Ligure (North-west Italy)

Ho passato a Finale Ligure qualche giorno della prima metà di agosto 2014.

E’ stato un periodo tranquillo e felice in cui ho avuto modo di riscoprire un posto che conoscevo bene e avevo frequentato, anche d’inverno, tanti anni fa. E’ un bel posto Finale: un posto in cui si sta bene.

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Nip e Vip collidono a Barolo

Qui c’è proprio di tutto: persone, personaggi, grandi piccoli medi insignificanti. Simpatici, antipatici, ricchi e famosi, poveri ma belli. C’è quel simpaticone di Travaglio, c’è Dario Fo con Guccini e De Gregori. Lerner e Riotta… Ma ci sono i miei amici Charles (MW di New York), Oreste (Brezza), Federico (Curtaz, Ceretto, Scarzello: i  Federico vanno forte e sono tutti straordinari), Luca Gardini.

E poi c’è una bottiglia vuota di Barolo Preve 2010 di Gianni Gagliardo: attenzione, parlo del vino di un amico! Negli ultimi mesi di Barolo 2010 (mica soltanto questo millesimo, pare ovvio….) ne ho bevuti molte decine: nessuno come questo. Punto e basta: e non c’entra che sia proprio il Preve…..

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Citrico/Beppe Rinaldi

Era ormai lungo tempo che dovevo avere un incontro ravvicinato con Beppe Rinaldi, a Barolo e dintorni meglio conosciuto come Citrico.

L’occasione me l’ha fornita Collisioni con l’incontro, da Brezza, di Ornella Bonifacio: ti ci porto io da Citrico!

Così, dentro un caldo pomeriggio di luglio, forniti di un paio di calici di ottimo Brezza-Barolo ci siamo incamminati dalla periferia nord di Barolo verso la periferia sud, lungo la strada che unisce Monforte a Alba.

Il casale dove dimorano Citrico, le sue manie e i suoi vini sta poco fuori Barolo, sulla sinistra salendo verso Monforte; vi si accede violando un antico cancello di ferro battuto. Beppe era intento a armeggiare intorno a delle Vespe o Lambrette – io proprio non ho dimestichezza con la roba a motore a due ruote – nel suo apparente disordinato e farraginoso spazio (ma gli spazi sono sempre disegnati su misura e mai disposti casualmente, pare ovvio): fastidito da quei due intrusi che andavano a sovvertire tempo e spazio esclusivo e privatissimo.

Ma poi, dietro le apparenti superfici abrasive, Citrico è una persona di grande sensibilità e le persone, dopo averle rapidamente annusate, le classifica con estrema velocità: da una botte di 33 ettolitri ci ha spillato una bevuta in anteprima del suo Brunate 2011 che avrà tanto tempo da investire a riposare in cantina per poi essere sposato  con un Barolo proveniente da un altro cru (Le Coste) e dar vita a quel vino che avrà il compito di lenire gli stenti quotidiani di gente di buona volontà (sperando che sia gente in grado di meritarselo).

Nel frattempo si è unito a noi Maurizio Rosso: bella e degna compagnia. E poi giunge Marta, la figlia di Beppe: tutto si fa più normale; Citrico è quasi come si fosse messo di quinta…

Lascio la Cantina con una bottiglia di Nebbiolo 2011: l’ho bevuto con calma a casa mia. E’ un Nebbiolo vinifero, vinoso, antico; affatto (nel senso di completamente) differente dai Nebbiolo che conosco: più carico, più denso, con tannini importanti ma morbidi, rotondi. Mi è paiciuto!

Conosco poco i Barolo Rinaldi e sarei curioso di bere i suoi Freisa e Dolcetto: non mancheranno le occasioni, ne sono sicuro. Certo, mi vien fatto di pensare che se ci sono vini barricati – a me piace definirli legnati, ma comunque senza farsi prendere dall’eccesso di integralismo – qui siamo nel dominio dei vini barricaderi…e, trattando di Barolo, direi che siamo nel giusto.

Non mi dilungo sulla Storia della Famiglia Rinaldi, né entro nel merito dei vini e della produzione: sarebbe tautologico.

O no?

 

 

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My wine-artwork for Soriano nel Cimino

L1180861http://www.agricolacassano.it/index.html

http://www.donatogiangirolami.it/

Che finalmente il Lazio stia cominciando a produrre vini buoni ormai è un dato di fatto: su questo mio sito ho già trattato di alcuni vini laziali – il Cesanese, nelle sue varie interpretazioni territoriali,   più degli altri, essendo un vino che amo oltremodo; ma devo con sincerità ammettere di avere scoperto un paio di altri interessanti territori, a me prima ignoti dal punto di vista vinifero: il viterbese (Cassano) e l’agro pontino (Giangirolami).

Invitato a produrmi con le mie performance pittoriche vinose in quel di Soriano nel Cimino (due passi a est di Viterbo), come al solito ho richiesto qualche vino del posto: non dipingo con vini privi di contesto storico e geografico e non dipingo con vini che non ho bevuto prima! Gli show vanno bene, ma devono comunque obbedire a quelle che sono le motivazioni primarie che spingono a tentare di creare qualche cosa che abbia a che fare con l’Arte. E l’Arte è sempre magia che confina con il rito e con il mito…

E questi due vini, entrambi prodotti con agricoltura biologica certificata, mi hanno sorpreso. Innanzi tutto sono prodotti da aziende agricole non monocolturali: oltre alla vite entrambe coltivano, da molto tempo, tante altre piante e ciò è assai positivo (è la direzione verso cui, per forza, bisogna tornare: Langa e area del Prosecco devono tenere in conto ciò, ne va del futuro di questi terroir).

Uvaggi di vitigni internazionali (nel Vignale 2013 - 13,5%vol. – il Sangiovese è presente con il 60%), IGT, sono prodotti eccellenti per davvero, espressioni di un frutto come si deve e di una tecnica di cantina all’altezza (il Pancarpo 2011 – 14%vol. - gode della tradizionale tecnica del cappello sommerso, una roba complicata che poche cantine si permettono il lusso di frequentare).L1190242 1

Comunque, sono vini che mi sono piaciuti e rimando alle rispettive schede che si possono trovare nei link dei siti che ho riportato qui sopra: siamo nel campo dei vini che esaltano il frutto rosso maturo, di buona complessità e con corretta evidenza del territorio che predomina sulle caratteristiche peculiari dei vitigni (pur se, in entrambi i vini, il Cabernet mi pare un poco più prepotente). Spero in un prossimo futuro di occuparmi in maniera più approfondita sia dei vini sia delle aziende.

Il mio quadro, dipinto per il Comune di Soriano, ha visto usati entrambi i due vini che hanno colori leggermente diversi ma comunque un bel carico di antociani che permette di aver buoni risultati senza troppo penare (che fatica con i Nebbiolo o con i Pinot Noir….).

Purtroppo, un inconveniente balordo non mi ha permesso di completare il cerchio: non sono potuto intervenire alla manifestazione di Soriano di persona, portando la mia pittura direttamente alla gente e questo fatto è stato per me assai spiacevole sotto diversi punti di vista! Però, mi sono ripromesso, in maniera assoluta, di intervenire a Soriano appena possibile, anche senza aspettare l’occasione dell’anno prossimo, alla quale comunque non voglio mancare.

Dunque, a presto. E…salute!

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Soriano nel Cimino, jazz e vino: musica e pittura

http://www.comune.sorianonelcimino.vt.it/

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Massimo Camia a Collisioni 2014: un omaggio personale

Un mio omaggio personale. Senza parole e senza didascalie: le mie parole le ho già scritte nell’articolo che si può leggere al link qui sotto. Grazie di cuore, Massimo. Per tutto, non soltanto per i tuoi piatti e per quel posto impareggiabile di suggestioni e d’incontri.

http://www.vincenzoreda.it/massimo-camia/

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Cartoline da Barolo, durante Collisioni 2014

Luci insolite dovute a un tempo mutevole e capriccioso. Ma quando si verificano queste strane situazioni meteorologiche, soprattutto nel tardo pomeriggio, i paesaggi si animano di colori e sfumature e voci e profumi che sanno di sogno. E anche il panorama più scontato, più retorico, più fotografato diventa uno spettacolo dal fascino insolito. E poi siamo a Barolo, durante Collisioni….mica poco!!

Salute.

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I Vini di Collisioni 2014, by Made in Piedmont

Ecco, qui sotto le pagine dell’opuscolo pubblicitario di Collisioni in cui sono riportate le Aziende  cui Vini che si potranno gustare (e per certo apprezzare) a Barolo durante Collisioni 2014 (18/21 luglio)
Dunque, salute!

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Made in Piedmont a Collisioni 2014

Mip_new4BEVIAMO VINO è l’head-line che l’Associazione Made in Piedmont ha scelto per comunicare in maniera semplice e sintetica la decisione di sposare l’evento Collisioni 2014, che avrà luogo in Barolo dal 18 al 21 luglio prossimi.

Made in Piedmont è nata nel 2010 dall’associazione di 52 aziende piemontesi d’eccellenza produttrici di vino: oggi sono diventate 83 e diffondere la cultura del vino di qualità in Italia e nel mondo ne costituisce la mission.

La scelta di appoggiare un evento come Collisioni, giunto con crescente successo alla sua sesta edizione, significa rafforzare, in un contesto di grande interesse culturale a carattere internazionale, lo scopo per cui Made in Piedmont è nata.4 E allo stesso tempo contribuire a incoraggiare un evento che privilegia la presenza sul territorio, e si tratta di Barolo (!), di fruitori il cui numero e la cui grande diversificazione costituisce un fatto di indubbio interesse.

Made in Piedmont, in stretta collaborazione con lo staff di Collisioni, metterà a punto una serie di iniziative di particolare novità e rilevanza e cercherà di veicolare le comunicazioni relative dando priorità, visto il target, soprattutto ai social network.

 

Ufficio Stampa: Vincenzo Reda  redavincenzo@libero.it

Cell. 335 5358828

 

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Wine and food: programma Collisioni 2014

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Collisioni 2014 a Barolo

http://www.collisioni.it/it

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Collisioni 2014 al Circolo dei Lettori di Torino

https://www.youtube.com/watch?v=xJC539151hE&feature=youtu.be

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Quartetto Messengers-PiemonteJazz al Jazz Club di Torino

 

Fulvio Albano (tenore), Diego Borotti (tenore), Sergio Belcastro (tastiere) e Giorgio Diaferia (batteria): 2 luglio scorso al Jazz Club per una session per davvero ispirata. Grande jazz, di quello come si deve!

https://www.youtube.com/watch?v=goDHifsR0qc&feature=youtu.be

 

 

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