1989, il Vietnam di Nico

Bac Ho, Zio Ho – Ho Chi Minh, che significa “Colui che illumina” – era imbalsamato nel suo mausoleo in Hanoi da ormai vent’anni e Quella Guerra era finita da quindici.

Era l’agosto del 1989, un momento prima dell’epilogo che nell’autunno di quello stesso anno avrebbe determinato uno sconvolgimento epocale: Nico ebbe la possibilità di visitare un Vietnam ancora confuso, ancora in ginocchio, ancora diviso nettamente in due, malgrado unica Repubblica Socialista.

Nel 1997 Musumeci Editore, in Aosta, pubblica il suo diario di quel viaggio: “Sul Fiume dei Profumi”.

Il libro è presentato da Furio Colombo che scrive parole sentite, non di circostanza.

Un librino di poco più di un centinaio di pagine che si legge d’un fiato: è fresco, diretto, appassionato; scritto con trasporto completo e totale immersione in atmosfere umidicce, afose, intrise di delicati orgogli, di ancestrali gentilezze, di innate ritrosie.

Libro che mi è piaciuto tanto.

Purtroppo, ormai introvabile.

Avevo sentito parlare il mio amico Nico Ivaldi, giornalista e scrittore, di Giap.

Ma come? Davvero tu hai conosciuto il Generale Vo Nguyen Giap? Uno dei miti della mia adolescenza…Certo che l’ho conosciuto, in Vietnam, nell’89! Sei stato in Vietnam nell’89!!! Ci ho scritto addirittura un libro, col tuo amico Paolo Musumeci. Me ne devi trovare una copia, a tutti i costi. Ma è introvabile, ne abbiamo vendute più di 3.000 copie, è stato un piccolo successo, ma dove te la trovo una copia, adesso?

La copia, con dedica, è saltata fuori.

Il libro, purtroppo, lo ha realizzato Musumeci: un editore che non è mai stato un Editore. Infatti, l’oggetto è sciatterello: copertina insignificante, carta sbagliata, redazione approssimativa…Ma quanto mi è piaciuto!

Particolare non di poco conto: è illustrato, neanche male dopotutto, dal papà di Nico.

Non sarebbe male riproporlo, oggi che il Vietnam pare uscito per davvero da Quella Guerra, e sembra proprio in maniera definitiva.

 

Qualche citazione.

 

«[…] Il sogno svanisce con il sopraggiungere del giovanotto, sorridente, in possesso della chiave. Non ho nessuna voglia di chiedergli spiegazioni per l’attesa, in Vietnam è bello imparare a risolvere gli imprevisti con un bel sorriso stampato sulle labbra. Così ho fatto quel giorno, come per tutto il resto del viaggio.».

 

« Che fare a Danang? Dissetarsi con un succo di papaia in qualche locale oppure trastullarsi sulla piazza del teatro, magari assistendo alle evoluzioni pallonare di una decina di emuli di Maradona, la cui foto con la maglia del Napoli campeggia sui poster di un paio di bar?».

 

«[…] Poi mi aveva detto che, pur essendo stato in Vietnam quattordici volte negli ultimi venti anni, di questo Paese lui non aveva mai capito nulla. Come potevo, io, avere la presunzione di arrivare dove lui aveva fallito?

Non ci pensi più al Vietnam, amico mio’, aveva concluso il francese, prendendomi sotto braccio e rientrando in albergo.

Lo dimentichi’.

Non ci sono mai riuscito.».

 

One Response to “1989, il Vietnam di Nico”

  1. Addio a Vo Nguyen Giap | Vincenzo Reda Says:

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