CasalFarneto su HoReCa n.62

L’occasione di conoscere una realtà assai interessante nel panorama vitivinicolo marchigiano mi è stata fornita dall’invito a partecipare, nelle vesti di relatore, al convegno “Verdicchio 2.0”. Ideato dalla Cantina CasalFarneto e dall’amico e grande enologo Alberto Mazzoni, il convegno aveva lo scopo di esaminare le nuove prospettive di comunicazione rappresentate dal Web, con le recenti e sorprendenti evoluzioni che vedono uno sviluppo quasi incontrollabile di siti, blog e social network. Il convegno è stato moderato da Giorgio Dell’Orefice (Il Sole 24 ore) e gli altri relatori erano: Luigi Bellucci (Tigullio vino), Franco Ziliani (Vino al vino), Monica Pisciella (Wineup) e Andrea Petrini (Percorsi di vino). 

L’azienda – conosciuta da me soltanto per nome – che ha ospitato il convegno nella bella sede, situata su un poggio panoramico nei pressi di Serra de’ Conti, era appunto CasalFarneto. Dopo il convegno, assai interessante e partecipato da un pubblico numeroso, attento e competente, un buffet di cibi tradizionali marchigiani innaffiati dai vini di Casalfarneto è stato ospitato nelle cantine dell’azienda, tra botti e fermentini: un’idea carina per concludere un convegno di grande interesse e personale soddisfazione.

La Cantina CasalFarneto è situata nel cuore delle Marche: una terra ricca di storia e bellezze naturali; terra caratterizzata da dolci colline, borghi medievali e querce secolari. L’azienda è giovane e, come tale, dotata di un dinamismo che in pochi anni l’ha portata ad affermarsi nella produzione di vini di alta qualità: il medesimo dinamismo che questa regione, tutta, sta dimostrando nella crescita della qualità dei suoi vini, sia bianchi sia rossi e, perché no, anche spumanti.

I terreni dell’azienda si estendono su una superficie di 60 ettari, 32 dei quali riservati a vigneto: il Verdicchio, vitigno autoctono, è dominante e viene coltivato su ben 25 ettari di terreno, mentre altri 7 ettari sono coltivati a bacca rossa, con le uve di Montepulciano, Sangiovese, Cabernet Sauvignon., Merlot, Petit Verdoux.

CasalFarneto, nata nel 1995, prende il nome dall’antica quercia (quercus farnetto) che domina ancora oggi le terre di proprietà. Nel 2004 è stata rilevata dalla Togni Spa, gruppo da sempre impegnato nella produzione di vino spumante: con questa acquisizione ha voluto investire ancora una volta sul territorio, sui suoi frutti e sul suo valore.

La moderna cantina è stata costruita su una collina nel comune di Serra de’ Conti, nella zona classica di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi, a una altitudine compresa tra i 300 ed i 340 metri sul livello del mare.

La struttura domina ampi e luminosi panorami collinari verso la vallata sottostante, custodita dai contrafforti dell’Appennino. È stata pensata, progettata e costruita sul territorio con un progetto architettonico ambizioso, che non intaccasse l’aspetto della collina; pietre, legno e acciaio i materiali che testimoniano la sensibilità verso la perfezione architettonica nel rispetto costate dell’ambiente.

I vigneti conservano le targhe delle antiche contrade: Fontevecchia, Farneto, Frascarina, Moggio e sono coltivati secondo metodi di produzione a basso impatto ambientale. L’età dei vigneti varia dai 4 ai 35 anni.

A seconda del tipo di impianti, si sono scelte forme di allevamento diverse: per la maggior parte cordone speronato e guyot. La natura del terreno è di medio impasto tendente al sabbioso, profondo, abbastanza fresco. Metodi di coltivazione a basso impatto ambientale, densità di impianto destinati alla bassa produzione per ceppo, produzioni limitate – spesso anche con energici diradamenti dei grappoli, – costituiscono le linee guida strategiche che orientano tutta la filiera produttiva, in vigna e in cantina, verso il conseguimento della qualità totale.

Oggi questa realtà produttiva vale circa 650.000 bottiglie su due ben differenti linee di produzione e di commercializzazione: Donna di Bacco è la linea con destinazione Horeca, Le Colline per la Gdo. Per entrambi i marchi la produzione impiega quasi per intero i vitigni autoctoni marchigiani.

Se in loco mi avevano colpito il Verdicchio Grancasale 2008 ( DOC Classico Riserva) e, soprattutto, il Crisio 2009 (già DOCG), nelle bevute di valutazione effettuate con molta calma e molto tempo – ritornando sulla stessa bottiglia a distanza anche di uno o due giorni – ho potuto apprezzare il Cimaio 2008 che è un vino da bere solitario o che può al massimo accompagnare certi formaggi, certa frutta esotica, certa pasticceria secca. E’ un vino spremuto da uve raccolte surmature e botritizzate, dunque con elevato residuo zuccherino ma che lascia il palato pulito e rimane in gola a lungo. In cantina non avevo avuto modo di bere i rossi e così, per soddisfare la mia dannata curiosità, mi sono fatto inviare alcune bottiglie del loro Lacrima e del Montepulciano in purezza. Parlerò per primo di questo vino che a mio parere racconta in maniera perfetta le caratteristiche dell’azienda e dei suoi uomini (com’è ovvio), di cui è amorevole figliolo. Si chiama Mèrago (pronuncia sdrucciola): il 2007 è il primo millesimo di una vigna di due ettari piantata da quattro anni con sesto d’impianto moderno e terreni ed esposizione di assoluta eccellenza.  Il vino presenta ancora delle disarmonie dovute alla giovane età della vigna, ma ci sono tutti i presupposti per avere, fra due o tre anni, un vero campione. Il Lacrima di Morro d’Alba della linea Donna di Bacco si chiama Rosae. Questo millesimo 2010 è un Lacrima particolare, come non ne avevo mai bevuti. Conosco Mancinelli dagli anni Novanta, mi sono poi appassionato al Rùbico di Marotti Campi e oggi stimo tra i migliori quelli di Lucchetti: sono tutti vini di una certa struttura, quasi imponenti, con sentori di fiori e frutta rossa che inebriano e palato che viene letteralmente assediato da tannini importanti e pronunciata acidità. Questo è invece un vino beverino, fresco e pulito. Bisogna dire che  il Lacrima è un rosso di abbinamento assai difficile e comunque personale: a me piace berlo con certa frutta o, come il mio solito, solitario e in compagnia di me stesso. Devo citare tra i vini bevuti in loco anche il Primo 2008, metodo classico prodotto con uvaggio Chardonnay/Verdicchio (80-20%): con l’esperienza maturata nell’azienda Rocca dei Forti dalla Famiglia Togni, non potevano realizzare un primo (da qui il nome) spumante meno che interessante.

Da segnalare, come per tutti i vini marchigiani, il favorevole rapporto qualità/prezzo: per queste etichette si parte dai circa 6 euro per il Lacrima e non si va mai oltre i 15 euro per i vini più importanti.

Chiudo questo mio scritto citando il fatto, importante, che le etichette della linea Donna di Bacco – tutte di elegante semplicità, finalmente – sono state illustrate dal pittore marchigiano (un manierista) Bruno D’Arcevia cui CasalFarneto, dimostrando una certa sensibilità artistica e culturale, aveva commissionato l’incarico.

Intervista a Paolo Togni

V.R. «Grazie alla realtà della cantina CasalFarneto, la vostra famiglia ha consolidato ulteriormente il legame con il territorio. Come puó un vino comunicare i valori tipici delle Marche, diventandone ambasciatore anche al di fuori dei confini regionali?»

P.T. «Si dice che in Italia la storia, la cultura, il vino e il cibo rappresentino gli elementi attrattivi del paese. In ogni bottiglia c’è la nostra cultura, la nostra tradizione e il nostro lavoro che consiste nel rendere piacevole il frutto di questa terra. Non a caso il Cimaio ha conquistato quest’anno i 5 grappoli dell’Ais. CasalFarneto è tra le cantine più giovani delle Marche, costruita con il dna della famiglia Togni e grazie a un progetto innovativo sia sotto il profilo enologico, sia sotto il profilo della sostenibilità ambientale. Il nostro vino è quindi l’ambasciatore della nostra azienda e del nostro saper fare. CasalFarneto è sempre pronta ad ospitare enoturisti di tutto il mondo.»

V.R. «Le acque, che sgorgano nel cuore montagnoso della regione, e gli spumanti di cui le Marche sono antiche produttrici – con poco o nulla da invidiare ad aree più blasonate – costituiscono il “core-business” oltre che la passione della vostra famiglia di imprenditori che da tre generazioni investe nella propria terra: nello sviluppo della produzione, nella creazione di posti di lavoro, nella valorizzazione della cultura agroalimentare e dell’appeal della regione verso l’esterno.
Sono le caratteristiche portanti della Togni spa di Serra San Quirico: peculiarità che ne fanno una realtà esemplare dei valori e del modello imprenditoriale marchigiano.
Ricordando il fatto che come competitor vi sono dei colossi internazionali, delle vere e proprie multinazionali come Nestlè e San Benedetto nel mercato delle acque e Martini, Gancia e Cinzano negli spumanti, questa è la domanda: come ci sente a competere, forse a anche a combattere, con concorrenti di questo calibro, riuscendo oltretutto a conseguire risultati eccellenti?»

P.T. «Con proposte sempre innovative nella gamma dei prodotti e negli investimenti in comunicazione e marketing. Non fermandosi mai sui pur lusinghieri risultati raggiunti. Con una grande organizzazione e un forte spirito di gruppo tra la proprietà, i professionisti interni all’azienda e i consulenti di elevato standard che di volta in volta ci affiancano. Solo così aziende giovani e locali come la nostra (tutti gli stabilimenti Togni sono in provincia di Ancona) possono continuare a scalare i mercati come noi stiamo facendo.»

V.R. «Che ruolo ricoprite a livello Italia nel mercato degli spumanti?»
P.T. «Nel mercato degli spumanti siamo la terza realtà italiana nel canale della grande distribuzione e ottimi sono anche i risultati ottenuti nel cosiddetto canale tradizionale, ovvero la ristorazione e le enoteche. Nello scorso periodo natalizio il nostro Rocca dei Forti Brut, è stato lo spumante più venduto in Italia nella Grande Distribuzione Organizzata.
Accanto ai risultati italiani, siamo tra i primi marchi nell’Est Europa, con ottime presenze anche nel resto d’Europa, negli USA, in Sud America ed in Isreale

V.R. «Durante le festività di fine anno  lo spumante Rocca dei Forti vive giorni da protagonista: quali novità e strategie di promozione e branding mettete in campo?»
P.T. «Con l’avvicinarsi del Natale in azienda si respira un’aria piena di bollicine! Siamo tutti ormai completamente “spumantizzati” e concentrati sull’obiettivo per i nostri spumanti Rocca dei Forti. Questo è un mercato che pur avendo vissuto momenti di destagionalizzazione rilevanti, nel periodo natalizio sfiora il picco dell’80% dei volumi totali. In questo momento più che mai la nostra parola d’ordine è: “ottimismo” mentre il nostro claim è: “Per l’anniversario del 150° Brinda italiano”, all’insegna di un bel brindisi scaccia la crisi. Gli investimenti nella grande distribuzione sono stati importanti, così come l’innovazione apportata: basti pensare che abbiamo messo in commercio un innovativo maxi espositore auto vendente. ll tutto sostenuto e supportato da una importante campagna sulle principali reti Mediaset.».

SCHEDE TECNICHE

GRANCASALE 2008 DOC Classico Riserva

100% Verdicchio dei Castelli di Jesi

13,5 % vol.

7.000 bottiglie da vigneti di 20/30 anni

Raccolta manuale leggermente tardiva. Macerazione a freddo sulle bucce con fermentazione a temperatura controllata. Affinamento in acciaio con una piccola parte in legno grande per 12 mesi.

Colore giallo con riflessi dorati. Al naso si apprezzano note di ginestra e pesca.

In bocca è morbido, equilibrato, elegante. Tipiche sono le sfumature di fiori e frutta bianca. Ottima la persistenza.

CRISIO 2009 DOCG Classico Riserva

100% Verdicchio dei Castelli di Jesi

13,5 % vol.

6/7.000 bottiglie da vigneti di 20/30 anni

Accurata raccolta manuale e pressatura soffice diversificata in due fasi. Pulizia per decantazione a freddo. Affinamento parte in acciaio e parte in legno grande da 25 hl. di rovere di slavonia per 8-10 mesi, poi altri 6/8 mesi in bottiglia.

Colore giallo paglierino con riflessi verdi.

All’olfatto ha intense fragranze di frutta e fiori bianchi.

Il gusto morbido e armonico ripropone delicate emanazioni fruttate a cui seguono sentori minerali e una lunga persistenza con finale amarognolo.

CIMAIO 2008 Marche Bianco IGT

100% Verdicchio dei Castelli di Jesi

14,5 % vol.

6000 bottiglie

Dopo una raccolta accuratissima e tardiva delle uve interamente botritizzate, il grappolo è pressato intero e viene prelevato soltanto il mosto fiore. La fermentazione è svolta a temperatura controllata e l’affinamento viene effettuato parte in legno piccolo e parte in acciaio per almeno 18/24 mesi. Ulteriori 6/12 mesi in bottiglia completano il ciclo.

Colore giallo con riflessi dorati. Profumo intenso, armonico, nel quale i sentori fruttati si percepiscono intensi insieme a quelli, molto persistenti, di miele e mandorle.

Sapore deciso, rotondo, pieno, armonico. In bocca e in gola persiste lunghissimo.

MERAGO 2007 Marche Rosso IGT

100% Montepulciano

13,5 % vol.

6.000 bottiglie da vigneti di 4 anni

Macerazione sulle bucce molto lunga dopo diraspatura e pigiatura soffice. Viene affinato in legno grande per 12 mesi e in bottiglia per altri 18 mesi.

Rosso rubino molto intenso con riflessi viola.

Profumi di frutti di bosco, lampone e amarena con note di vaniglia, spezie e cacao.

Il palato conferma i sentori dell’olfatto con tannini importanti ma morbidi. La persistenza è quella di un vino che migliorerà col tempo.

ROSAE  2010 DOC

100% Lacrima di Morro d’Alba

13 % vol.

26.000 bottiglie da vigne di età variabile

Dopo la raccolta manuale e la pigiadiraspatura, avviene una macerazione sulle bucce di pochi giorni. Il vino è poi affinato in acciaio per 5 mesi e imbottigliato con microfiltrazione.

Colore rubino carico, quasi viola.

Profumo intenso e tipico di rosa con note di viola.

In bocca è franco, fresco, leggermente tannico. Molto beverino con una certa persistenza, più al palato che in gola.

 

PRIMO 2008 Metodo Classico Brut

Chardonnay/Verdicchio dei Castelli di Jesi (80/20%)

12,5 % vol

7.000 bottiglie da vigne di 20/30 anni

Classifica vinificatura in bianco e prima fermentazione  in acciaio. Tiraggio dopo 9/10 mesi e permanenza sui lieviti per 24 mesi. Dopo la sboccatura è affinato in bottiglia per almeno 6 mesi.

Colore giallo paglierino dorato.

Profumi eleganti in cui spicca la tipica crosta di pane accompagnata da note di frutta bianca.

In bocca si percepisce una spiccata acidità che esalta il sentore di crosta di pane. Il perlage è fine con un buon finale armonico e delicato.

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