Archive for the ‘101 STORIE MAYA’ Category
Pier Paolo Pasolini, da Scritti Corsari

14 novembre 1974. Il romanzo delle stragi (Corriere della sera)

Ritratto di PPP fotografato al Salone del Libro di Torino 2009

“Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe ( e in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del «vertice» che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli «ignoti» autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della CIA (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato(del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della CIA, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine a criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani e no, che si sono messi a disposizione, come killer e come sicari.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

[....]

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.

All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi i problemi morali e ideologici.

Se egli vien meno a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo…..”

Sono sufficienti pochissime correzioni per rendere attuale questo scritto straordinario, vecchio di 34 anni; qualche nome è mutato, forse neppure tutti. Ma lo schema è il medesimo. Purtroppo manca tanto, oggi, Pier Paolo Pasolini, o anche solamente uno che ne abbia raccolto il pesante fardello.

E’ troppo scomodo oggi essere scomodi.

Dicembre 2008

Gonzalo Guerrero, lo spagnolo che si fece maya e per i Maya morì

http://www.vincenzoreda.it/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-a-prescindere-dalla-bufala-della-fine-del-mondo/

Lo scritto qui di seguito è un vecchio articolo: sul mio ultimo libro c’è un capitolo assai più documentato e approfondito, si intitola: “L’archibugiere rinnegato“, è la storia n. 32.

“Tutto quel che possiedo come documentazione diretta della vicenda di Gonzalo Guerrero è riportato fedelmente nel capitolo precedente.

Se io fossi uno scrittore, se poi fossi  anche uno scrittore di successo, potrei scrivere uno di quei magnifici romanzi, più o meno, storici sulla vicenda; non so se dire purtroppo: non solo non sono uno scrittore, ma meno che mai potrei ardire al successo. Dunque, niente romanzo storico.

Gonzalo me lo figuro uno dei tanti marinai di Palos e dintorni, un po’ affascinati dai racconti di quelli che tornavano da occidente, un po’ perché quello era il loro mestiere e forse perché le diarie più invitanti erano offerte da quei capitani e hidalgos che salpavano alla volta delle ricchezze e della gloria, verso le Indie occidentali.

Probabilmente Gonzalo era un popolano molto realista e pragmatico, ma con qualche caratteristica bizzarra: da Cabeza de Vaca a Hans Staden (si leggano sia le avventure di Cabeza, sia “La mia prigionia fra i cannibali-1553/1555″ del tedesco), non pochi europei ebbero la ventura di passare periodi di tempo più o meno lunghi tra le popolazioni americane, eppure nessuno, almeno per quanto è dato sapere (io sono certo che nelle pieghe del passato si nasconde qualche altra storia analoga a quella di Gonzalo), ebbe l’ardire di dimenticare prima, rifiutare poi, infine combattere e morire contro il proprio popolo.

E’ lecito pensare che sulle prime il buon marinaio abbia agito più pensando a salvare la pelle che a altro; più oltre avrà pensato che su quella terra sconosciuta, tra quella gente che usava cucinare i nemici, occorresse adattarsi, perché chissà tra quanto tempo gli spagnoli, ammesso che ci fossero riusciti, sarebbero arrivati fin lì.

E poi egli non era un prete come Aguilar, dunque se qualcuno gli chiedeva qualcosa che  sapesse fare e se da ciò ne fosse venuto un qualsiasi favore, ebbene non c’era proprio ragione di rifiutare.

Io credo che di favore in favore, Gonzalo abbia cominciato a non star troppo male e gli alieni personaggi intorno a lui a scoprire che quell’essere estraneo di cose utili ne conosceva parecchie: che meritasse la pena  non trattarlo male; anzi, era conveniente cercare di farlo star bene, ché c’era forse da trarne buon utile.

Eppoi gli anni passano: vince il quotidiano se uno è un marinaio senza patria e attaccato più alle cose di questa terra che alle favole dei preti.

Volevano che si tatuasse, va bene: in fondo che male c’era a tatuarsi come loro! Tutti i marinai erano tatuati.

Quella vita dopotutto dovette cominciare a piacergli: i frutti tropicali, le tortillas, qualche gallina ogni tanto, un bel clima, la gente in fondo pulita e gentile; c’era, a volte ma non troppo spesso, da sopportare qualche disgusto come i sacrifici e l’odioso costume del cannibalismo rituale, ma tra i maya tutto ciò era assai meno frequente che tra i mèxica.

Forse la cosa che dovette inizialmente recargli maggior fastidio dovette essere l’ossessione maya per l’autosacrificio rituale, ma anche quella col tempo fu assimilata.

E poi venne il premio più grande di tutti: una donna, una donna maya, dolce, fedele, sottomessa, gentile, pulita e devota!

E i figli: il marinaio aveva finalmente trovato la sua patria e per quella sarebbe morto!

Ridicolo Aguilar che viene a proporgli di tornare tra gli spagnoli a fare dopo tutto lo schiavo di un padrone inflessibile che gli avrebbe solo riservato lunghe marce, fame, massacri, sporcizia di corpo e d’animo in cambio di qualche soldo.

Meglio i maya, molto meglio i maya.

E così Gonzalo sceglie, ma aveva già scelto da anni, forse da subito: semplicemente, non sollevando lo scudo dell’ostilità e della diffidenza verso il diverso, cercando di adattarsi e di capire senza nessun pregiudizio, qualità che solo un uomo semplice, dotato di sano buonsenso popolare, può, meglio d’altri, possedere: egli comunque non ha nulla da perdere.

Nel 1511 avrà avuto tra i venti e i trenta anni e probabilmente niente d’importante da ricordare in Spagna, forse neanche i genitori.

Arrivano i compatrioti, ma è tardi, ormai, per Gonzalo.

Ho ragione di crederlo impegnato in tutta la regione dello Yucatàn, che pure è molto estesa, tra il 1517 e il 1536, quando viene ucciso, a combattere, direttamente o indirettamente, contro gli spagnoli: certamente non dev’essere casuale che i Maya riuscirono a resistere quasi vent’anni alla conquista.

Ci dev’essere stata parecchia dell’opera del buonsenso, e della tradizione occidentale millenaria della guerra,  del Guerrero Gonzalo in molte tra le sconfitte degli spagnoli.”

I Maya continuarono a rivoltarsi fino a questo secolo contro gli spagnoli prima, contro il potere creolo poi: figure come Lempira, Tecùn Umàn e Canek sono esempi che oggi i Maya  hanno in  considerazione al pari di eroi, ma nessuno ricorda Gonzalo Guerrero.

Forse perché tutto sommato è un rinnegato, come la Malinche; forse perché comunque uno spagnolo venuto, anche se più o meno suo malgrado, a ficcare il naso in faccende non sue: io trovo profondamente e storicamente ingiusto tutto ciò, a maggior ragione da parte di un popolo che è oggi il risultato, e non si può discutere se la storia sia giusta o sbagliata, dell’unione, violenta quanto si vuole, ma pur sempre unione, di due culture.

I tre figlioletti di cui parla Bernal Dìaz sono i primi meticci di cui conosciamo con certezza l’esistenza, e sono meticci frutto d’amore, non di violenza: qualcuno oggi nello Yucatàn porta per certo un po’ di sangue di Gonzalo; allo stesso modo, qualche traccia del rude Droctulft sarà rimasta nei secoli nei dintorni di Ravenna.

101 Storie Maya che dovresti conoscere…(a prescindere dalla bufala della fine del mondo)

Fino a ieri il popolo maya era considerato un popolo pacifico di osservatori del cielo, oggi invece sempre più spesso vengono descritti come una civiltà di feroci guerrieri, ossessionata da una concezione ciclica del tempo, unica nella storia. È nota a tutti l’oscura profezia che condannerebbe il mondo che conosciamo a scomparire il 21 dicembre 2012… I 101 racconti qui presentati intendono fare chiarezza su questa ricca cultura, fiorita tra selve inestricabili e altipiani tormentati da terremoti ed eruzioni, e rivelarne tutti gli aspetti ancora poco noti. A cominciare dalla verità sui sacrifici umani e sui riti, che includevano il cannibalismo, in cui i sacerdoti strappavano i cuori ancora palpitanti dai petti dei prigionieri. E ancora: racconti di piramidi altissime scoperte da avventurieri, sovrani costretti a donare il proprio sangue, eserciti di moderni “conquistadores” che scavano tra le rovine con la dinamite.

Dalla preistoria al colonialismo, un racconto in parte inedito che espone le scoperte archeologiche recenti, ma anche le teorie della New Age e della fantarcheologia: la vicenda dei Maya finalmente narrata a tutto tondo e che tocca anche il teatro e la poesia maya di cui quasi nessuno, fino a oggi, s’era mai occupato.

Dettagli prodotto

  • Brossura: 311 pagine
  • Editore: Newton Compton (10 novembre 2011)
  • Collana: 101
  • ISBN-10: 885413323X
  • ISBN-13: 978-8854133235
  • Prezzo:  € 12,90

Un grande ringraziamento a Marco Casareto, direttore di Focus Storia e Geo, e a Andrea Frediani, scrittore e editor (occasionale, ma assai gradito) del libro che è dedicato alla memoria del mio grande maestro dauno: Nicola Silvano Borrelli. Qui sotto i link della Casa Editrice e quello di amzon.it dove il volume si può acquistare on-line.

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=pd_rhf_ee_p_t_3

http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-3323-5/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-prima-della-fine-del-mondo

http://www.newtoncompton.com/collane/centouno 

Poesia maya (Maya poem)

I Maya ci hanno lasciato un testo poetico poco conosciuto ma assai interessante: I Cantares de Dzitbalché, scritti in yucateco e rinvenuti non tantissimi anni fa. Eccone un esempio, con la certezza di contribuire a  svelare un’altra caratteristica della raffinata sensibilità artistica del popolo maya.

Hua Paach’oob Yetel Ppuz[oob]

Quelli che costruiscono case e templi

 

Necessario è diventato

gli anni contare e i katun

trascorsi da quando

uomini grandi e possenti

i muri delle città antiche innalzarono,

le città che oggi osserviamo qui

nella regione delle pianure,

tutte queste città sulla terra sparse

qui e là, sulle alture svettanti.

 

Qui nelle città

un significato noi cerchiamo di trovare

per ciò che osserviamo oggi nei cieli

e per quel che conosciamo;

giorno dopo giorno

allo zenit leggiamo nei cieli

i segni che ci hanno lasciato

gli antichi di queste terre

quelli che abitarono questi villaggi

qui, sulle nostre terre.

 

Purifichiamo i nostri cuori

così che a mezzanotte

come a mezzogiorno

dall’orizzonte allo zenit

ci venga concesso di leggere

i segni incisi sul volto del cielo.

 

Quello qui sopra riportato – tratto dal mio libro “101 storie maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo” con traduzione e adattamento in italiano effettuata confrontando versioni inglesi e spagnole del testo yucateco, è uno dei quindici componimenti compresi nel poema. Il libro fu pubblicato nel 1964 da Alfredo Barrera.

Con i Maya tra televisioni e conferenze

Tra mercoledì 19  e giovedì 20 dicembre 2012 ho dovuto sostenere un vero tour de force con i miei Maya. Il 19 sono andato in onda a Quartarete TV, programma Antropos con Giorgio Diaferia e Antonella Frontani.

Il giorno dopo sono stato onvitato come esperto nel programma di Vero Tv condotto da Marisa Laurito e andato in onda in diretta alle 14.20: qui, più che di Maya ho parlato della bufala della profezia, quindi di J. A. Arguelles e del suo vecchio libro, “Il fattore maya”.

Dopo la trasmissione di Milano, correndo tra Frecciarossa e Bmw, sono arrivato a Serralunga per la serata dedicata ai Maya. questa volta ho parlato per oltre un’ora e mezza a un pubblico attentissimo e assai interessato. Finalmente, ho potuto raccontare la cultura Maya a tutto tondo, con immagini e filmati. Grande soddisfazione e adeguato successo. Poi è seguita una cena maya preparata con bravura dalle cuoche di Fontanafredda. Per questa magnifica serata devo ringraziare Francesca, Monica, Federica e Fiorella. Ovviamente, Oscar Farinetti.

 

I miei Maya in onda su Quartarete TV, Antropos

21.12.2012 Cena maya a La Tana del Re

Chiaro che cercheremo di divertirci: mangiando, bevendo e parlando di Maya, ma anche d’altro. Alla faccia della fine del mondo….

Per prenotare:

La Tana del Re, Via Giovanni Vincenzo Virginio, 1 – 10124 Torino – Tel. 011. 8141479

http://www.latanadelre.it/

I Maya alla Fondazione Mirafiore, 20.12.2012

101 Storie Maya Gruner-Mondadori

La faccenda curiosa è che non ho potuto firmare completamente lo speciale dedicato ai Maya su Focus Storia: non pareva elegante che a firmare il lavoro fosse l’autore del libro scelto come abbinamento al numero di Focus Storia di novembre 2012. Nessun problema, ci mancherebbe….

Altra faccenda curiosa: la scelta della copertina è caduta su una illustrazione ricavata dal Codice Cospi che è Mixteco e non Maya. Soprattutto per una questione grafica: ho dato ascolto al consiglio “fresco” di mia figlia Geeta. E mi pare di non aver sbagliato.

Inutile sottolineare che uscire con i tipi di Gruner-Mondadori è per me un grande orgoglio. Senza nulla togliere a Newton-Compton, uscire con questo marchio costituisce un’attestazione di qualità peculiare per il campo specifico che per me vale come il massimo possibile riconoscimento verso tanti anni di studio e di lavoro appassionati e davvero disinteressati.

101 Storie Maya con Focus Storia

E’ in edicola Focus Storia di novembre 2012: in allegato il mio libro 101 Storie Maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo. Lo speciale sui Maya l’ho curato interamente in prima persona, pur se l’articolo lungo è firmato a quattro mani con il caporedattore Aldo Carioli (con cui ho lavorato benissimo), gli altri pezzi non firmati, a parte quello su Gonzalo Guerrero (firmato V.R.) e il pezzo dedicato al Tempo Maya (firmato con lo pseudonimo Enzo Giurlani, che è il cognome vero di Aldo Palazzeschi…..).

Sono orgoglioso di questo lavoro durato oltre un mese. E sono orgoglioso del fatto che il mio libro sia stato scelto da Focus Storia: è l’attestazione della qualità dei miei quaranta anni di studio e di dedizione verso la storia e l’archeologia della Mesoamerica.

Come ho già scritto nella dedica sul mio libro, il mio grazie infinito va a Nicola Silvano Borrelli che nel 1971 seppe riconoscere e incoraggiare in un adolescente di 17 anni una passione straordinaria e inspiegabile. Insieme a Nicola silvano, un grazie particolare a Marco Casareto, ex direttore di Focus Storia che mi ha incaricato di questo lavoro, poi confermato dal nuovo direttore Jacopo Loredan.

101 Storie Maya recensito da Archeo

Finalmente, anche Archeo ha recensito il mio libro sui Maya. Inutile precisare che a questa recensione tengo più che a ogni altra: innanzi tutto perché Archeo è la rivista più autorevole del settore. Poi perché ne sono stato per diversi anni collaboratore. Poi, ma forse prima d’ogni altra considerazione, perché a dirigerla è il mio grande amico Andreas M. Steiner, che la testata fondò molti anni fa.

Oltre alla recensione e alla copertina (numero di Novembre, interessante per uno speciale sul vino, oltre che per le altre faccende che tratta), due immagini prese a Paestum lo scorso anno. Un serio e professionale Andreas che anima l’annuale congresso mondiale della stampa archeologica e poi uno dei nostri soliti incontri serali, soltanto per amici: con Andreas e me, la nostra amica speciale Flavia Marimpietri, archeologa prima che giornalista televisiva (Rai 1).

José Argüelles, Il Fattore Maya – La Via al di Là della Tecnologia

Di libri ne ho tanti – diverse migliaia – e tanti ne ho letti: uno come questo mi mancava, per davvero!!

«Pacal Votan viaggia attraverso la “Dimora dei Tredici Serpenti”, un riferimento al passaggio intergalattico tramite il Kuxan Suum. In quanto fibra vitale galattica, sarebbe naturale rappresentare il Kuxan Suum come serpente o in forma di serpente. 13, il numero del movimento, è anche il numero del più alto dei cieli, del livello superiore dell’essere al di là del nostro sistema solare, quello più vicino all’informazione centrale – Hunab Ku, il fulcro galattico. Sculture di esseri-serpente in trasformazione, simili a quelli di Quiriguà, ornano il Tempio delle Iscrizioni di Palenque, registrazione plastica del transito attraverso il Kuxan Suum di Pacal Votan, Agente Galattico 13 66 56. Valum Votan, vicino all’attuale Palenque, indica il luogo di arrivo e/o nascita di Pacal Votan nel 631 d.C., Armonica 13 66 56 0. La data del suo arrivo dovrebbe anche coincidere con le aspettative del successivo avatar di Kukulkan, il cui ruolo sarebbe stato assunto da Pacal Votan. In tale ruolo, sarebbe semplicemente naturale fondare una città – corrispondente alla mitica Tollan – da chiamare Xibalanque o, nella forma moderna, Palenque. Nel Popol Vuh, Xibalanque corrisponderebbe alla mitica Xibalba, il luogo del mondo inferiore, mondo della manifestazione e delle prove eroiche della mortalità. Questo sarebbe un riferimento alla forma umana “mortale” dell’Agente Galattico 13 66 56, marcato e commemorato nella “tomba” sotterranea all’interno dei nove livelli del Tempio delle Iscrizioni.».

Se il piccolo esempio qui sopra non bastasse, si legga il passo successivo, scelto con imbarazzo tra l’immane quantità di sproloqui per davvero galattici:

«La chiave per la realizzazione di quanto sopra è sempre nel modulo armonico, lo Tzolkin a 260 unità. Così come ci fornisce la copia del corpo luminoso individuale che vivifica ognuno di noi, lo Tzolkin descrive anche il flusso modellato di energia ed intelligenza solare, la corrente incessante di energia spirituale creativa universale. Anche questo fa parte della conoscenza degli AH KINES, i realizzati, che pertanto praticano l’arte della guarigione – in cui sono maestri – oltre a quella dell’espressione creativa risonante – musica e canto, colore e forma – che sono tutte governate o almeno mediate dalle sottili frequenze del Sole, che penetrano tutto. Infatti, essendo tutti i nostri sensi informati dal campo elettromagnetico solarmente attivato, possiamo ritrovare le ottave eliotropiche dei profumi, e le frequenze delle macchie solari in ciò che gustiamo. E tutto questo non è solo metaforico, è letterale, poiché la batteria bio-elettromagnetica dell’organismo umano individuale si collega direttamente mediante i suoi organi sensoriali alle batterie planetaria e solare.».

José Argüelles, scomparso qualche mese fa, è stato l’autore di questi deliri da cui è partita tutta la faccenda della “profezia” Maya del 21 dicembre 2012. Il famoso libro non lo avevo mai trovato: pubblicato nel 1987 negli Usa, è stato tradotto nel 1999 in Italia, per i tipi di Wip Edizioni di Bari. La mia copia è parte della 4° ristampa (!), costa 13 € per 254 pp. Per chi ama questi fantastici sproloqui, posso suggerire gli altri libri di Argüelles (5 o 6), più o meno dello stesso tenore di questo: sono stati tutti pubblicati a cura dello stesso Editore pugliese, avendo il Nostro tenuto diversi stage in Terra Pugliese e avendone oltremodo apprezzato la bellezza! Certo, scriveva enormità (magari divertendosi), ma era un ottimo pittore e un docente di storia dell’arte.

101 Storie Maya presentate con Francesco Colletta in Puglia

Il mio libro dedicato ai Maya non avrebbe mai visto la luce se nel lontanissimo, preistorico 1971 non avessi conosciuto Nicola Silvano Borrelli.

Lo conobbi per tramite di un annuncio radiofonico alla trasmissione “Per voi giovani“: non mi ricordo se lo lesse Gianni Boncompagni o Renzo Arbore (mi piacerebbe tanto fosse stato quest’ultimo). L’anno successivo mi recai in vacanza in Puglia: camping Fontana delle Rose, a Mattinatella sul Gargano meridionale. Dovevamo scavare delle tombe a campana nella necropoli dauna di Monte Saraceno.

Quaranta anni dopo, oggi che le  sue ceneri riposano sparse a Monte Saraceno a cura di Francesco Colletta, ho avuto l’immensa soddisfazione di presentare il mio libro a Fontana delle Rose, dove in fondo tutto è cominciato. C’era anche Francesco, archeologo e subacqueo che deve anch’egli tutto agli insegnamenti di Silvano. Lo conobbe nei primi anni Ottanta, adolescente. E fu, come per me, una folgorazione.

Dopo la presentazione di lunedì 30 luglio a Mattinatella, abbiamo replicato il 10 agosto a Manfredonia – in occasione del Manfredonia Blues Festival – davanti a una platea di qualche centinaio di persone attente ai nostri racconti. E la memoria, com’è ovvio, rincorreva il tempo passato a ascoltare le parole preziose, sempre quasi elargite con apparente sufficienza, di Nicola Silvano Borrelli. Che iddio, o chi per lui, l’abbia in gloria. Francesco e io siamo stati fortunati a incontrare questo strambo, adorabile tanghero.

101 storie Maya….acquisto on-line

Questo è il link che permette di acquistare on-line il mio libro:

http://www.ibs.it/code/9788854133235/reda-vincenzo/101-storie-maya.html

I sacrifici, tra i Maya, erano dovere soprattutto dei potenti…

Nelle storie 60 e 61 del mio libro sui Maya, si tratta con dovizia di particolari a proposito di sacrifici umani, autosacrifici e cannibalismo. Qui sotto si può osservare la raffigurazione di un importante dignitario maya mentre si sta trafiggendo il pene per donare il proprio sangue prezioso alle sue esigenti divinità: questi dei crudeli, per garantire agli uomini la vita, esigevano sangue nobile che doveva spillare dalla lingua o, meglio, dagli organi sessuali. La raffigurazione qui sotto è parte delle recentissime scoperte del giovane archeologo americano William A. Saturno nel sito di San Bartòlo, nel nord-est del Petén, Guatemala. La faccenda che sta rivoluzionando tutta la storia dei Maya classici è che questi magnifici affreschi sono stati eseguiti tra il II e il I secolo a. C., vale a dire 6/7 secoli prima di quello che veniva ritenuto l’apice culturale di questo popolo! Oggi altre scoperte stanno confermando che i Maya avevano raggiunto certi vertici artistici e culturali assai prima di quanto si era fino a oggi creduto.

http://www.vincenzoreda.it/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-a-prescindere-dalla-bufala-della-fine-del-mondo/

101 Storie Maya e cena maya a Cambiano

Organizzata dal mio vecchio amico (sono quasi 30 anni che ci conosciamo) Ernesto Saggese con l’Associazione Evento di Cambiamento di Cambiano, si è svolta una belle serata in cui sono stato invitato a presentare il mio libro sui maya nel contesto di una cena a tema maya. Se pure non filologicamente impeccabile – non era certo quello l’intento – la serata è stata di grande piacevolezza. Il pubblico intervenuto si è dimostrato assai coinvolto: sia nella cena, sia nelle faccende maya e per me è stata una serata di soddisfazione come poche altre. Tra le altre cose, la Trattoria del Centro è un locale (con possibilità di affitto camere) di cucina tradizionale piemontese e di atmosfera familiare che consiglio senza esitazione a tutti coloro che amano questo genere di ristoranti.

Con Ernesto ci conosciamo dai tempi mitici della Radio Abc Italiana, quando io mi occupavo dell’organizzazione generale e lui teneva uno dei pochi programmi in Italia di musica brasiliana. Erano con noi i vari Piero Chiambretti, Alba Parietti, Patrizia Giangrand e con una redazione giornalistica che poteva vantare Emanuele Fiorilli, Marco Ansaldo, Nico Ivaldi: mica poco! Ma noi, soprattutto, ci si divertiva un sacco. E, tutto sommato – pur tra i perigliosi flutti in cui oggi dobbiamo navigare con difficoltà varie – cerchiamo di continuare a divertirci, quasi fossimo rimasti incoscienti giovincelli ancora da guadagnare una disperante maturità. La serata è finita tardissimo e con una splendida sorpresa: dopo quasi 20 anni ho potuto riabbracciare il mio grande amico Emilio (ancora grazie, Ernesto)!

http://www.trattoriadelcentro.it/

101 Storie Maya: presentazione a Napoli

Ho conosciuto Daniele Petrella a Paestum durante una delle ultime edizioni della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Aveva preso parte alla presentazione del mio lavoro – appena pubblicato, nel novembre 2011 – che il direttore di Focus Storia, Marco Casareto, condusse con grande competenza e tanta stima nei miei confronti. In quell’occasione mi propose di presentare il volume a Napoli.

Daniele – archeologo specializzato in Estremo Oriente – con Alberto Giudice e Francesco Panzetta, ha fondato a Napoli nel 2009 una realtà – Archeologiattiva – che opera nel campo dell’archeologia: a tuttotondo, con grande passione e navigando i flutti tumultuosi di una società che guarda alla Cultura e alla Storia da sempre con occhio sospettoso e, nel migliore dei casi, con malcelata sufficienza. Sono ragazzi di indubbia competenza e di straordinaria umanità; tra l’altro, con  curriculum di elevato profilo.

La presentazione, giovedì 12 aprile 2012, si è svolta presso il Gran Caffè Neapolis alle ore 18. Affacciato sulla splendida piazza di San Domenico Maggiore – pieno centro storico di Napoli – questo è un locale aperto da pochi anni, di discreta eleganza e molto ben frequentato. La presentazione, condotta da Alberto Giudice, si è svolta davanti a un pubblico attento e interessato fino a quando, verso la fine, uno strano figuro s’è messo di mezzo e ha creato un bel trambusto: gratuito e senza alcun senso.

Piccolo incidente, grazie al cielo senza conseguenze, grande confusione con intervento di ambulanza e forze dell’ordine: il tutto è poi finito a tarallucci e vino con scuse reciproche e abbracci riparatori. Quasi una piccola sceneggiata napoletana a lieto fine. Il tanghero, famoso nel quartiere, si chiama Francesco (Ciccio) Ciaccio: strimpella malamente la chitarra e continua a imperversare nei vicoli di Napoli…..A me, a un certo punto, ha detto:«Io sono un maya e tu non puoi permetterti di offendermi…». Inutile precisare che il tasso alcolico non era trascurabile. Comunque è stata una serata divertente e finita in pizzeria tra artisti, intellettuali, produttori di vino: gente che sa vivere e tenere nel giusto conto ciò che vale la pena di essere vissuto fino in fondo. Grazie Napoli, grazie amici miei.

http://www.archeologiattivashop.com/prodotto-144122/101-Storie-Maya-che-dovresti-conoscere-prima-della-fine-del-mondo.aspx

http://www.archeologiattiva.com

Intervista sui quotidiani del Gruppo QN a proposito del libro 101 Storie Maya.

Olga Mugnaini, giornalista fiorentina per i quotidiani del Gruppo QN (Giorno, Resto del Carlino e Nazione), mi ha intervistato venerdì 18 a Paestum a proposito del mio libro 101 Storie Maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo. L’articolo è stato pubblicato sabato 19, il giorno della presentazione e è uscito contemporaneamente nelle edizioni nazionali dei quotidiani di Milano, Bologna e Firenze. E’ carino e mi piace, a parte il refuso “steli” supposto plurale di stele (che rimane tale e quale al singolare). La curiosità, piacevole, è che nel montaggio hanno pubblicato una fotografia che mi ero fatto con l’autoscatto della mia Leica sul lungomare di Paestum, al tramonto del giorno prima. Compare anche la solita Pietra del Sole che è azteca e non maya: ma questo è un dettaglio trascurabile.

101 Storie Maya su Archeologia Viva

Con Piero Pruneti ho collaborato con grande e reciproca soddisfazione in occasione di un importante evento in Valle d’Aosta (2010, Restituire a memoria). Archeologia Viva è con Archeo (diretta dal mio grande amico Andreas M. Steiner) la rivista di archeologia italiana più autorevole: per certo il livello è accademico. Edita da Giunti di Firenze, dal 1982 viene condotta con grande professionalità e passione da Piero, che peraltro l’ha pure ideata. Non posso poi dimenticare che il mio ultimo viaggio nelle Terre dei Maya l’ho fatto in compagnia di Giuditta Pruneti, secondogenita di Piero ed ella pure impegnata nella realizzazione di questo prestigioso trimestrale. Inutile sottolineare che questa recensione mi rende oltremodo orgoglioso.

http://www.archeologiaviva.it/index.php/Mode/pages/ID/2/index.html

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1326109596&sr=1-1

101 Storie Maya su Itinerari e luoghi

Itinerari e luoghi è una rivista mensile milanese con cui ho collaborato qualche anno fa. E’ stata ideata negli anni Novanta da Paolo Fioratti e Delia Junod, già ideatori di Oasis. E’ un magnifico format, unico nel suo genere, che è stato modellato su misura per chi ama viaggiare. Sono assai soddisfatto di questa piccola, ma significativa recensione (numero di marzo 2012): perché è autorevole.

http://www.itinerarieluoghi.it/

101 Storie Maya su INFLY

INFLY è il magazine degli Aeroporti di Roma. Al terzo anno di vita, è un bel prodotto editoriale: ben confezionato, ben impaginato e con i contenuti che deve necessariamente avere un mensile come questo, con il proprio target bene identificato. Diretto da Antonella Euli, presenta 112 pagine patinate con una stampa di qualità. Il n.34, dicembre 2012, ha segnalato, dedicandomi mezza pagina, il mio libro sui Maya. Ne sono contento e, per ciò, ringrazio Pier Domenico Garrone e Angela Valenti.

Le mie 101 Storie Maya segnalate su Focus Storia n. 64
21 dicembre 2011: manca un anno…..

La faccenda del 2012 fu tirata in ballo dal geniale artista, nato a Rochester, Minnesota, il 24 gennaio del 1939, Joseph Anthony Arguelles, meglio noto come José Argüelles.

Questo pittore visionario, ma anche docente, sperimentatore di droghe pesanti, geniale interprete della concezione New Age, pubblicò nel 1987 il libro: Il fattore maya: la via al di là della tecnologia, un libro in cui elaborava astruse teorie basate sulla numerologia e applicate, a vanvera, ai calendari maya.

Joseph Antony Arguelles

Argüelles, ironia della sorte, è passato tra i più il 23 marzo 2011, a 72 anni di età (proprio quando ero impegnato a scrivere il mio libro, serio, sui Maya…). Il caso ha voluto che egli non riuscisse ad arrivare a vedere gli sconvolgimenti da lui teorizzati e profetizzati per il 2012!

La numerologia è un’attività che, se si possiedono in buona dose tempo e fantasia, può dare soddisfazioni incredibili: e nei numeri, nelle loro infinite combinazioni, ci sta tutto e il contrario di tutto.

All’intuizione geniale di Argüelles bisogna aggiungere il bisogno di “millenarismo”, conosciuto anche come principio escatologico o apocalittico: tutto ciò è insito nell’uomo, fin da epoche remote.

Ancora, occorre aggiungere la moda del catastrofismo che sta imperversando nel cinema, nella letteratura di evasione ma anche in quella divulgativa e scientifica.

Ci sono fior di scienziati che predicono sconquassi cosmici di ogni genere e altrettanti che invece si affannano a dimostrare che non è vero niente: che il mondo non finisce, che la storia delle macchie solari non è vera, che il buco dell’ozono non ha alcuna influenza e che il pianeta non è né sovrappopolato, né surriscaldato.

Anche la fede cieca nella scienza, quando i dati sono assai opinabili, è una brutta faccenda. Come ogni fede cieca.

Tutto quanto si va dicendo attorno al 2012, più o meno, è stato detto qualche anno prima attorno al 2000. Basta rileggere le cronache della fine degli anni Novanta: c’è da ridere

4 Ahau 8 Cumkú corrisponde all’11 agosto 3114 a.C. e la data espressa come 13.0.0.0.0 4 Ahau 3 Kankín corrisponde al 21 dicembre 2012.

Queste correlazioni sono ottenute secondo il metodo detto GMT, che è quello accettato dalla stragrande maggioranza degli studiosi maya. Ma, attenzione: non è l’unico. Vi sono altri metodi di correlazione abbastanza strampalati e in palese discordanza con le datazioni chimico-fisiche in uso nelle ricerche archeologiche. L’unica altra possibile alternativa seria è la datazione GMT che non prevede la correzione di due giorni: le date corrisponderebbero rispettivamente al 13 agosto 3114 e al 23 dicembre 2012. Tutte le altre date non hanno alcuna credibilità, soprattutto quelle che riportano il 3113 a.C. Queste infatti non tengono conto che non esiste l’anno zero. Il numero esatto di anni che compone il Grande Ciclo maya corrisponde a 5.125,37, arrotondato per eccesso. Questo numero di anni è espresso dal concetto matematico maya dei 13 baktun, ossia 13 periodi di 144.000 giorni: 1.872.000 giorni che corrispondono al numero di anni sopra citato.

Quando si parla di 2012 e di Maya si scorda, o non si conosce, che si sta trattando di un concetto elaborato dalla cultura che i popoli maya delle foreste del Petén e del Chiapas seppero sviluppare, approssimativamente, tra il II secolo a.C. e il X secolo d.C.

I numeri maya

Partendo dal presupposto che le dita di un uomo sono 20 (mani e piedi), l’aritmetica maya è a base vigesimale e si basa soltanto su 3 segni: il punto (unità), la linea (cinquina) e la conchiglia (lo zero). I multipli di venti sono dati dalle posizioni: la più bassa moltiplica per uno, la successiva per venti, la terza per 360, la quarta per 7.200 e via di seguito. I numeri fanno riferimento soltanto al tempo: non esistono testimonianze di computi che ad altro si riferiscano. Nei capitoli 62/66 del mio libro tratto ampiamente di questa affascinante questione.

http://www.vincenzoreda.it/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-a-prescindere-dalla-bufala-della-fine-del-mondo/

Recensioni libriblog.com e altri siti

http://libriblog.com/in-evidenza/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-prima-della-fine-del-mondo/

Questo sopra è un link che permette di acquistare il libro on-line ma che fornisce una buona recensione del mio libro. Qui sotto, invece, un altro link con varie offerte di siti diversi.

http://www.wikio.it/prodotto/reda-vincenzo-101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-prima-della-fine-del-mondo-isbn-9788854133235-110876437,g.html