Archive for the ‘AMICI’ Category
Angelo Gaja on german mazine Meininger’s

 

«Se l‘articolo l’avesse pubblicato una rivista italiana avrei pensato ad una onorificenza maliziosamente accompagnata all’invito ad andarmene in pensione, per fine carriera. 

I tedeschi non fanno di questi scherzi, gli anni che danno diritto al pensionamento li avevano già spostati in avanti in periodo anti-crisi, quando dico che a 72 anni non penso affatto di smettere di lavorare a loro sembra la cosa più naturale di questo mondo.


Con amicizia, 
Angelo Gaja»

Qui sotto pubblico con piacere l’articolo apparso sulla rivista tedesca MEININGER’S a seguito del Lifetime Achievement Award attribuito ad Angelo Gaja il 3 marzo 2012 a Dusseldorf.


Angelo Gaja about Cabernet & Nebbiolo

«Cabernet is to John Wayne as Nebbiolo is to Marcello Mastroianni. Cabernet has a strong personality, open, easily understood and dominating. If Cabernet were a man, he would do his duty every night in the bedroom, but always in the same way. Nebbiolo, on the other hand, would be the brooding, quiet man in the corner, harder to understand, but infinitely more complex».

Angelo Gaja

Come dar torto a Gaja? Metafora azzeccatissima: d’altro canto c’è chi preferisce le faccende semplici e sicure e chi (come noi) ama le questioni più complicate…..

 

 

Agriturismo Marenco Superiore (Gavi, Piedmont – Italy)

Ci si arriva percorrendo almeno un paio di chilometri di strada sterrata che si imbocca appena entrati in Gavi, sulla sinistra (proveniendo da Serravalle). Il posto è magnifico, pur se la sera tardi, dopo abbondanti libagioni è stato problematico raggiungerlo con la mia auto, seguendo il fuoristrada di Alessandra Poggio, sorella di Francesca che invece si occupa del vino. Il Poggio è una piccola azienda – 20.000 bottiglie scarse soprattutto di Gavi DOCG – ereditata da una famiglia con antenati che sono la Storia del Gavi. Francesca lavorava a Milano nel campo dell’arredamento quando, nel 2003, decise di ripercorre la strada avita. E bene fece! Alessandra invece ristrutturò l’antico casale e ne ha fatto una piccola dimora (tre appartamenti per 15/20 posti-letto) curatissima e con una posizione per davvero eccezionale. Ho dormito benissimo e mi sono trovato più che bene. Consiglio vivamente, con la certezza di non deludere chi accetta il suggerimento. Del Nibiò, di cui Alessandra mi ha fatto omaggio, parlerò a parte.

http://www.marencosuperiore.it/                 http://www.ilpoggiodigavi.com/

Cena nel refettorio del Santuario di Nostra Signora delle Grazie (Gavi)

Come si fa a dimenticare una cena consumata al sicuro di un refettorio dentro un convento francescano e curata da uno chef che mette il territorio dentro il suo menu? Il convento è il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Gavi, lo chef è Fabrizio Rebollini, Ristorante Belvedere di Pessinate, che con la moglie Serena ha preparato un menu di quelli che non si dimenticano.

Finite le gustazioni, gli apertitivi e i riti di piantumazione delle barbatelle di Gavi, abbiamo raggiunto questo convento il cui aspetto esterno non presenta particolari attrazioni estetiche. Invece, ha un bel chiostro con affreschi originali risalenti al XVIII secolo e un refettorio con decorazioni e suppellettili della stessa epoca, tenuto in splendido stato di conservazione. Il nucleo originale dell’edificio risale alla prima metà del XV secolo. Il pellegrinaggio di San Bernardino da Siena donò al luogo un culto di particolare devozione e la semplice edicola originale fu successivamente ampliata. Per onorare il Santo qui si festeggia l’8 settembre, data di nascita del Predicatore francescano (1388-1444).

Davvero eccellenza di territorio il menu: memorabile la zuppa di legumi con pancetta fresca di maiale grigliata e crostini alla pancetta affumicata. Presentata dentro un’insolito barattolo di vetro con crostini a parte da aggiungere all’apertura della fumante zuppa. Ottimi pure i ravioli, portati in tavola come usa in Piemonte: dentro un tovagliolo e senza alcun condimento. Le acciughe ripiene e il dolce erano all’altezza di tutto il resto, con doveroso accompagnamento dei 9 Gavi DOCG 2011 dei produttori consorziati nel Goldengavi. Una menzione speciale all’olio di olive taggiasche che Sergio Miravalle spreme per sé e per gli amici: un olio di particolare pregio, direi di caratteristiche particolari rispetto agli olii liguri di cui ho memoria. Questo pareva più toscano che ligure: non nascondo che l’ho assai apprezzato. La serata è finita bevendo l’amaro che i frati minori preparano nel convento: giusto per non abbassare un tasso alcolico non proponibile a una prova-palloncino.

www.circuitogoldengavi.com

http://www.vincenzoreda.it/e-forte-questo-gavi-gavi-2011-un-vino-da-cinema/

Siamo noi, siamo noi: i campioni dell’Italia siamo noi!!

Torino la fredda, Torino granata (?) mette sulle vie e sulle piazze 400.000 dei suoi abitanti (e tanti ospiti venuti di fuori, da ogni parte d’Italia) per festeggiare con un calore e un colore mai visti la Sua Squadra: la nostra Juve. Ne ho visti tanti di scudetti nostri e altrettante feste: mai come questa che, credo, rimarrà nella storia. Per mille e uno motivi. Gli scudetti, a scanso di equivoci, sono 30 e questo, oltre a essere lo scudetto di Conte e di Pirlo, è lo scudetto di Alessandro Del Piero: il suo goal del 2-1 contro la Lazio è stato determinante. Nessuno nella storia della Juventus come lui.

Personalmente, ho festeggiato in via Cernaia, davanti al mio bar juventino, il Nostradamus di Paolo, sua moglie e Cristian: tutti juventini a DOCG.

Az. Agricola Anselma Giacomo di Serralunga

Proprio non lo sapevo, ma Gino Veronelli nel 2002 gli aveva assegnato il suo “Sole” nell’edizione di quell’anno della sua guida. Chi conosce le vicende legate a Luigi Veronelli sa cosa significa. La faccenda mi accende di entusiasmo perché di questa storia vengo a sapere dopo aver bevuto alcuni Barolo che mi sono sembrati eccezionali per davvero e di caratteristiche abbastanza uniche: allora, ho pensato tra me e me, vuol proprio dire che c’è sempre stato e sempre ci sarà un filo conduttore unico nel giudicare i vini. Ogni qual volta mi vien fatto di constatarlo, ne sono felice come un bambino.

Fino a pochissimi anni fa tutta la produzione ( che non supera comunque le 20.000 bottiglie) era venduta all’estero o consumata nel ristorante storico di famiglia, dunque il marchio in Italia era pressoché sconosciuto. Tutt’altro che sconosciuto era invece Giacomo Anselma, il figlio di Felice che aveva fondato l’azienda nei primi anni del Novecento e aveva inaugurato il ristorante Italia, trasformando una sorta di piccolo stabilimento termale in cui ci si poteva curare con l’uva, come predicavano i Romani (vedi Plinio e Sammonico) e più tardi la Scuola Salernitana. Giacomo – Giacolin – ha finito i suoi gloriosi giorni nel 2004, quasi novantenne, un anno prima del suo amico Gino. Chi lo ha conosciuto parla di un uomo di acuminata intelligenza, grande umanità e notevole ironia; un uomo di modi semplici ma di grande carisma che a Serralunga veniva considerato con rispetto e consultato ogni qualvolta c’era da prendere decisioni importanti, soprattutto per quel che riguardava le uve e le vigne che conosceva come nessun altro. Non per nulla per il suo vino aveva scelto i cru migliori: Rionda (che Veronelli nomina già nel 1961 e che chiama “Rotonda”) e Collaretto, esposti magnificamente a sud-ovest. Oggi l’azienda è curata dal figlio Franco, enologo (ha studiato nel prestigioso istituto di Alba) e dalla moglie Maria Maier, una donna energica, appassionata e attiva, figlia di padre tedesco e mamma romena. Il ristorante – che ospita più di un centinaio di coperti – è condotto da Grazia Anselma, sorella di Franco. Al piano superiore ci sono 8 belle camere in cui è possibile riposare dopo la cena che consiglio sapendo di non sbagliare: qui si parla di tradizione di Langa proposta come si deve e a prezzi che sono umani. Non posso non citare una strepitosa battuta di carne cruda di fassone, condita con olio ligure, che di rado ho gustato a questo livello (accompagnata da un Barolo riserva Rionda del 2004 di eccellenza assoluta).

Dei vini parlo in questo articolo:

http://www.vincenzoreda.it/i-barolo-di-giacomo-anselma/

La festa è qui
Juventus

Alcune immagini prese l’11 aprile 2012 allo Juventus Stadium: Juve-Lazio 2-1 con il goal della vittoria di Alessandro Del Piero.

Juve Juve Juve

 

 

Campioni ancora!! Un ricordo Capitano mai dimenticato.

Questa fotografia la presi quasi 30 anni fa a Villar Perosa un lontano agosto…Gaetano Scirea, un uomo, un calciatore, uno sportivo indimenticabile e indimenticato. Questo scudetto, il 30°. sia anche tuo.

I miei bar a Torino

Caffè Elena in piazza Vittorio Veneto, Nostradamus in via Cernaia, Brosio in via del Carmine, Café Paris in via Garibaldi: sono i miei bar, quelli che frequento abitualmente. Al Caffè Elena bevo di solito l’Erbaluce di Caluso (Cieck o Fontecuore); al Nostradamus Cinzanino o Pinot di Pinot; da Brosio il Kerner della Cantina dell’Isarco; al Café Paris bevo il rosato Solaria di Vetrere. L’Elena è il mio posto storico, quello che ospita i miei lavori con il vino su vetro, su muro e su carta; Pippo è il mio storico amico e Adina, romena, è la mia cameriera preferita: ci vado alla domenica mattina, al tramonto o in certi fine mattina durante la settimana. Quasi casa mia. Al Nostradamus ci vado a giocare al superenalotto, dopo aver giocato a tennis: lì trovo Paolo e suo figlio Cristian e la loro juventinità schietta e bevo per dissetarmi. Dal mio amico Fabrizio, via Garibaldi all’angolo con piazza Statuto, parlo di vino e ci vado verso sera a bere un rosato pugliese (Negramaro 60% e Malvasia 40%) e a parlare di vino. Da Brosio respiro l’aria di antica piola torinese: mi soddisfa il Kerner dell’Alto Adige e scambio sempre parole gradevoli con il vecchio Brosio, un monumento, e con Antonella dalla lingua di bragia (i vaffanculo sono più numerosi e saporiti dei bicchieri di vino che serve a una clientela a dir poco colorita, che forse gradisce più i primi che i secondi…).

Sono i miei bar, un pezzo importante della mia vita: e bevo vini quasi inconfessabili, ma sono i miei: vini rituali, vini che prescindono anche dalla qualità (Pinot di pinot o Cinzanino…), ma acquistano un senso bevuti a una certa ora, in un certo posto, con certe persone. Anche questo è il vino.

 

I vini del Collio alla Maison ai Nove Merli di Piossasco

Quando Mario Busso mi chiama io, se posso, rispondo sempre con entusiasmo, conoscendo la sua serietà e la qualità delle sue proposte. Questa volta l’occasione era costituta da una cena nello splendido ristorante Maison ai Nove Merli, posto in un castello del XVI secolo, rimesso magnificamente a nuovo – con gusto – e trasformato in un relais di notevole qualità che sorveglia da una terrazza naturale l’inizio della pianura Padana, sullo sfondo delle prospicienti Alpi Marittime e Cozie. La cena si è svolta in una piccola e accogliente sala del castello con una trentina di ospiti selezionati e competenti. Devo ricordare la conoscenza di un personaggio davvero assai interessante: il Cav. Gian Nicolino Narducci, consulente per l’esport di Bosca, ne parlerò ancora. Con le preparazioni cucinarie dello chef Antonio Chiodi Latini (mi ha colpito il suo astice: davvero notevole), abbiamo gustato i vini del Collio di Renato Keber e Ronco dei Tassi; soprattutto i bianchi di questa giovane realtà friulana hanno incontrato i miei favori (tra i vini di Keber, devo menzionare l’eccellente Pinot Grigio 2008; gli altri, pur corretti, non mi hanno entusiasmato). Ho trovato assai interessante il Friulano 2010 di Ronco dei Tassi: un vino di gran corpo ottenuto da vigne vecchie con 14% vol. che non si sentono. Notevole l’uvaggio Fosarin 2011 (Pinot Bianco, Friulano e Malvasia Istriana) da un paio di settimane in bottiglia ma già pronto: un bianco complesso e di grande personalità, assai lungo in bocca e in gola. Comunque, dei vini di Ronco dei Tassi tratterò in un articolo a parte. A ogni buon conto la serata è stata, come al solito, di grande interesse e soddisfazione. E di questo ringrazio ancora l’amico Mario Busso.

7% (da Alessandra Destefanis)

Ricevo questa storiella esemplare da Alessandra Destefanis, che pone in calce questa nota: “Si  stima che il 93% delle persone non inoltrerà questo messaggio. Se  fai parte del 7% che lo farà, invialo con il titolo:  7%“. Io, evidentemente, appartengo a quel 7%!!

“Un sant’uomo ebbe un giorno da  conversare con Dio e gli
chiese: «Signore, mi piacerebbe sapere come  sono il Paradiso e l’Inferno».
Dio condusse il sant’uomo verso due  porte: ne aprì una e gli
permise di guardare all’interno. C’era una  grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un  grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al  tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e  raccoglierne un
po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del  loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il  sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro
sofferenze.
Dio disse: «Hai appena visto l’Inferno».
Dio e  l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio
l’aprì. La scena che  l’uomo vide era identica alla precedente.
C’era la grande tavola rotonda,  il recipiente che gli fece venire l’acquolina.Le persone intorno alla  tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa  volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro  sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio: «Non capisco!»
«E’  semplice – rispose Dio – essi hanno imparato che il
manico del cucchiaio, troppo lungo,non consente di nutrire se stessi…. ma permette di nutrire  il proprio vicino. Perciò, hanno imparato a nutrirsi gli uni con  gli altri! Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi…Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura…La  differenza la portiamo dentro di noi!
».
Mi permetto di  aggiungere…
Sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i  bisogni di tutti
ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi.
I  nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle
false  fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii tu il cambiamento  che vuoi vedere avvenire nel mondo
“.
(Mahatma Gandhi)

Napoli: dei vini, del cibo e…. della musica

Avere l’opportunità di stare a Napoli con amici archeologi e musicisti e passare due intere giornate tra Via del Duomo, Via dei Tribunali, Via S. Biagio dei Librai, Piazza Gesù Nuovo e Piazza San Domenico Maggiore è stata una gran fortuna. Se il primo giorno dovevo visitare la Certosa di San Martino e fotografare le sue straordinarie vigne ripristinate da Peppe Morra e godere di uno straordinario panorama soleggiato con i catamarani di Coppa America a scorrazzare davanti a Mergellina, il secondo giorno ho goduto di straordinarie visite a Napoli Sotterranea, accompagnato da Daniele Petrella (archeologo esperto di estremo oriente e unico italiano autorizzato a scavare in Giappone) e delle visite agli scavi sotto San Lorenzo in compagnia di Alberto e Francesco, archeologi classici sempre parte del team di Archeologia Attiva, per cui ero stato invitato a presentare il mio libro sui Maya al Gran Caffè Neapolis in piazza San Domenico.

Con il sesto senso di cui la natura mi ha fornito, ho scoperto ‘O Munaciello, ristorante in piazza Gesù Nuovo: proprietario un attempato signore che mi ha raccontato la sua storia di studente libico venuto a Napoli per studiare medicina e qui rimasto invece a fare il ristoratore. Da Tarek ho bevuto un eccellente Gragnano (vino assimilabile, molto alla lontana, al Lambrusco: Cantine degli Astroni, situate ai Campi Flegrei e condotte dalla famiglia Varchetta; dovrò necessariamente occuparmene in maniera professionale) e mangiato un primo eccellente di pasta fatta in casa e frutti di mare. La pizza me l’hanno fatta mangiare i miei amici in un bel posto all’angolo tra via dei Tribunali e via dei Panettieri: ottima, manco a dirlo.

Magnifica la Trattoria La Campagnola, in via dei Tribunali, nei pressi di Napoli Sotterranea. Qui, con Alberto e Francesco ho bevuto finalmente un vino di cui avevo soltanto sentito parlare: l’Asprinio di Aversa, delle Cantine Grotta del Sole. Era l’ultima bottiglia, il bis lo abbiamo fatto con un Lacryma Christi dello stesso produttore. Questa cantina, di cui Gennaro Martusciello (purtroppo da poco scomparso) è stato l’impareggiabile iniziatore, produce alcuni vini davvero eccellenti (notevole la Falanghina dei Campi Flegrei) e sarà oggetto di uno dei miei prossimi articoli specifici, anche perché il loro enologo è Federico Curtaz, valdostano ma legato per molti anni al mio amico Angelo Gaja. L’Asprinio è un vino antico le cui viti sono coltivate a tutore vivo: sono, cioè, “maritate” a pioppi attorno a cui si inerpicano per 15/20 metri, secondo l’antica conduzione che prende anche il nome di “lambruscaia“. Ho bevuto un vino che mi ha sorpreso: una grande acidità per una complessità che in bocca mi ha lasciato un sentore fortissimo di mandorla dolce, davvero ottimo! E bevendo questo vino ho conosciuto un musicista di quelli che si guadagnano la pagnotta intrattenendo i clienti dei ristoranti e meriterebbero ben altre platee: e questo qui è uno davvero speciale. Si chiama Pino Ruffo, voce (di rara potenza) e tamburello; 39 anni, figlio di un pescatore di Pozzuoli, compagno di una musicista tanzaniana e padre di una cioccolatina di 22 mesi che si chiama Carla. Ha cantato per noi un pezzo dei suoi: “Addo’ vai?”, dedicato al padre…E nel mentre mi ritrovavo a pensare: mannaggia, Napoli!

Piccola puntualizzazione che può spiegare un certo  modo di ragionare napoletano: quando ho chiesto un’altra bottiglia di Asprinio e Antonio, il titolare, mi ha detto che purtroppo quella era l’ultima, a me è scappata una piccola imprecazione. Antonio ha sorriso e mi ha detto che invece dovevo considerami fortunato: ero riuscito a bere proprio l’ultima di quelle benedette bottiglie!

 

Idea diVino al Vinitaly 2012

Poco prima del Vinitaly 2012 mi chiama il mio vecchio amico Claudio Gori, enologo di Vinci, per dirmi che sarebbe stato opportuno avere un incontro in quella occasione perchè avrebbe dovuto parlarmi di una novità interessante. Io so che Claudio è un vulcano di idee e mi sono incuriosito.

E, infatti, ho avuto modo di conoscere questa iniziativa interessante: Idea diVino. E’ una faccenda a cui stanno lavorando da più di un anno: un ambizioso progetto relativo alla costituzione di un consorzio – denominato Idea diVino – tra diverse realtà produttive del mondo vinicolo italiano. Al momento i partecipanti effettivi sono 4 aziende: Castello di Velona (Brunello di Montalcino), Villa Corliano (Chianti Colli Fiorentini), Cantine Lupo (Lazio – vermentino e Syrah come prodotti di punta), Vigna Pironti (San Giuseppe Vesuviano – al loro attivo, tra gli altri, un ottimo lacryma christi bianco). Ho visitato il loro stand e ho bevuto alcuni di questi vini che mi sono piaciuti: io non amo fare valutazioni professionali circa le fugaci bevute in salone, distratti da mille odori, mille suoni, mille immagini che non permettono di concentrarsi come si deve su quello che si sta valutando. Comunque, ho apprezzato il Brunello 2004, il Vermentino laziale e il Syranto 2010 (un vino espresso da 4 diversi cloni di Syrah) di Cantine lupo, il Lacryma Christi e il Carpino 2008 (80% Piedirosso e 20% Aglianico) di Vigna Pironti. Vini all’altezza della fama di Claudio Gori. Il progetto è assai interessante e ne parlerò in futuro, così come senza dubbio effettuerò delle valutazioni professionali che verranno pubblicate su questo sito. La giornata del lunedì, cominciata per me con la verticale di Sperss, è finita degnamente a cena con alcune di queste persone (produttori e commerciali) alla Taverna di via Stella, due passi dal fatidico balcone di Giulietta nel pieno centro di Verona. E’ un bel posto dove si sta bene e si mangia come si deve. Lo consiglio, con la giusta compagnia, ovviamente!

Napule è….

Spaccanapoli, Forcella, i Quartieri Spagnoli, la Vigna di San Martino, la Funicolare, il Vesuvio (con il Monte Somma), il Maschio Angioino: Napoli…Città dal fascino unico in cui ho passato due giornate irripetibili.

Con lo Sperss di Angelo Gaja e…. Gianfranco Vissani

http://www.vincenzoreda.it/sperss-un-sogno-di-nostalgia-ovvero-i-have-a-dream/

Definire lo Sperss come Barolo è a dire il vero, secondo le normative vigenti, quantomeno improprio. A partire dal 1996, infatti, Angelo Gaja decise di definire quasi tutti i suoi vini piemontesi (fanno eccezione il Barbaresco  e il Barolo Dagromis che sono a DOCG): Langhe DOC e quelli a base Nebbiolo, Langhe (continua…)

Sperss: un sogno di “Nostalgia” ovvero…I have a dream

Il periodo era quello tra le due guerre. La severa valsusina Clodilde (Tildìn, in famiglia) mandava il figliolo Giovanni a vendemmiare i Nebbiolo in quel di Serralunga, ovviamente dopo la vendemmia delle vigne di proprietà in Barbaresco. E lì Giovanni si divertiva, gli piaceva lavorare senza il pesante assillo degli occhi di famiglia: e gli davano anche qualche soldo. E ancora: vendemmiare uve che sarebbero diventate Barolo costituiva una sorta di valore aggiunto per chi dai grappoli Nebbiolo spremeva da sempre Barbaresco. (continua…)

La Calabria al 46° Vinitaly, forse qualcosa si sta movendo….

Anche soltanto visitare uno stand può rappresentare un viaggio nel tempo e nello spazio: certo, un viaggio poco più che virtuale perché profumi e sapori sono soltanto una sorta di sensazioni diluite, liofilizzate che di lontano ricordano luoghi e momenti distanti, nel tempo e nello spazio. La mia regione di nascita, lì dove (continua…)

Incontri al 46° Vinitaly

http://www.vincenzoreda.it/fattoria-serra-san-martino-la-boutique-marchigiana-del-vino/

Eccoli all’opera, a diretto contatto con consumatori professionisti e semplici appassionati: sono Kirsten e Thomas Weydemann, i miei due amici architetti tedeschi di Amburgo che dal 1997 sono diventati marchigiani e producono straordinari vini rossi nella loro tenuta di Fattoria Serra di San Martino. Di bottiglie ne producono poche, ma sono per davvero vini memorabili. Mi sono fermato nel loro stand al Vinitaly 2012 per scambiare due chiacchiere e bere un sorso dello Sconosciuto 2007, un Sagrantino (credo l’unico) prodotto nelle Marche, nella zona di Serra de’ Conti, sponda sinistra dell’Esino.

Le Marche al 46° Vinitaly

Non si può ignorare che gli amici marchigiani quest’anno al Vinitaly abbiano fatto il pieno. Spero, amando questa regione “al plurale”, che ciò costituisca un punto di partenza e che porti uomini, cose e vini delle Marche a pensare e agire in maniera meno provinciale: gli esempi li hanno in casa e quanto hanno da offrire è ai vertici. Non soltanto italiani.

Qui di seguito ecco il comunicato diffuso dal loro ufficio stampa: 

VINITALY, ULTIMO GIORNO: NUMERI E COMMENTI.

Le ricerche confermano i nuovi stili dei consumatori con la GDO in forte crescita.Lo stand Marche tra i più visitati della fiera.

Ricerche di mercato commissionate dall’Ente Fiera di Verona e presentate in anteprima al Vinitaly confermano il cambio di marcia nei consumi medi italiani: in forte ascesa il canale della grande distribuzione organizzata dove segnano forti aumenti solo i vini sopra in 5 euro, le bollicine italiane e i vini a marca commerciale. Per le Marche una grande oppurtunità di raffozare le vendite nelle fasce di prezzo intermedio.

Sulla Terrazza Marche Live degustati nei quattro giorni di fiera circa 1.400 bottiglie con un’affluenza di oltre 8.000 persone tra operatori, buyers e winelovers.

 (Verona, 28 marzo 2012) – Con grande soddisfazione l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini tira le somme dopo i quattro giorni di Vinitaly che hanno registrato una delle massime affluenze in fiera, oltre alla importante presenza del Ministro dell’Agricoltura Mario Catania che ha rivelato la sua passione per il Verdicchio come vino bianco italiano preferito.

Di questo Vinitaly 2012 registriamo alcuni dati importanti: la grande visibilità del nostro stand, il successo della formula Terrazza Marche Live dove si sono degustate circa 1.400 bottiglie con oltre 8.000 visitatori (di cui il 70% ha preferito i vini bianchi) e la buona scelta dell’Ente Fiera di aver cambiato le date in giorni per lo più feriali in modo da selezionare già in partenza i visitatori”, ha commentato il Direttore IMT Alberto Mazzoni.

L’edizione appena conclusa ha confermato la lungimiranza della politica adottata dal nostro Istituto negli ultimi 4 anni: al Vinitaly abbiamo portato non solo il prodotto vino ma soprattutto il brand Marche che ha contribuito e contribuirà ancora alla crescita della nostra vitivinicoltura” il commento di Gianfranco Garofoli, Presidente dell’IMT.

Bilanci importanti quelli emersi dalla ricerca commissionata dall’Ente Fiera di Verona a Symphony IRI Group da cui emerge che i consumatori privilegiano ora o il prezzo o la qualità, dato che le scelte sono quasi del tutto influenzate dalla finalità d’uso (vino da tavola per uso quotidiano, vino da regalare, vino per gli ospiti a cena) e di conseguenza chi acquista si orienta alternativamente sul fattore prezzo o sul fattore qualità.

A livello nazionale sono due le fasce di prezzo che segnano il trend in aumento più significativo nel 2011: quella bassa sotto i 3 euro e quella alta sopra i 5 euro.

Con il nostro Verdicchio potremo sicuramente occupare la fascia intermedia di acqusito ora svuotata dai nuovi stili di consumo. Il prodotto è talmente duttile che permette una modulazione sia di qualità che di prezzo”, ha aggiunto Mazzoni.

Il supermercato è diventato il luogo d’acquisto preferito con 571 milioni di litri nel 2011: a favorire i consumatori sono in primo luogo i prezzi più convenienti ma, non da meno, si stanno rivelando determinanti i vasti assortimenti di denominazioni e territori (320 milioni di litri di vini Doc, Docg, Igt acquistati nel 2011). Il quadro generale evidenzia che un 62,9% sceglie il supermercato, il 25%  direttamente il produttore o la cantina, il 7,3% l’enoteca e il 5,1% sceglie altri canali (negozi, grossisti, vendita a domicilio e internet, agriturismo). “Complessivamente i volumi sono in calo e i valori in crescita, in linea con l’andamento dei consumi nel Paese - ha ribadito Virgilio Romano, curatore dell’ indagine di  Symphony IRI Group - ed anche i dati dei primi due mesi del 2012 evidenziano un marcato incremento dei prezzi, anche se è difficile dire quanto tutto ciò si ripercuoterà sulle vendite, essendo il mercato del vino piuttosto atipico”.

Il canale della Gdo si sta sempre più rivelando strategico anche per la conquista dei vini italiani sui mercati esteri: negli USA (dove i prezzi dei vini, anche marchigiani, sono più alti che in Europa ma a fronte di vendite minori rispetto al vecchio continente) l’Italia ha già superato l’Australia; nei supermercati tedeschi, invece, si rafforza anche nel 2011 il vantaggio già acquisito sui vini francesi (con un trend però inverso, pari a quantitavi maggiori con fatturati più bassi).

Vinitaly 2012 prime immagini
Vinitaly 2012 – Comunicato Stampa

Presentata oggi a Milano la 46^ edizione di Vinitaly, dal 25 al 28 marzo 2012 alla Fiera di Verona

(continua…)

In viaggio a La Tana del Re

«Da 500 anni la famiglia Cecere Clemente coltiva viti all’ombra del massiccio del Taburno, ad ovest di Benevento: da Baselice fino ai confini della piana napoletana. Se non è un record poco ci manca. (continua…)

Angelo Gaja: Il vento dell’Europa

Ricevo dall’amico Angelo Gaja e volentieri pubblico.

IL VENTO DELL’EUROPA

(continua…)

Perché Alberto Musy?

Non amo la cronaca, non sono capace di ragionare sui fatti nel momento in cui si compiono: la molla dell’emozione mi fa paura. Ho bisogno di tempo per ragionare; ho bisogno che i fatti decantino. Ma questa volta c’è qualcosa che m’inquieta in questo tentativo di eliminare fisicamente una persona come Alberto Musy. Si tratta di una persona equilibrata, a posto, scevra da ambizioni di potere e dedicatosi alla politica per pura passione civile: forse, quasi implorato, costretto da persone per bene che lo hanno convinto – stimandone le doti di equilibrio, di intelligenza, di cultura – a mettere la propria passione, la propria esperienza, la propria vita al servizio della Comunità. Non è certamente un esponente di spicco della politica torinese; non è certamente una persona che ha esasperato i toni pro o contro la Tav. Negli ultimi tempi, facendosi portavoce di istanze civili di alcune persone – tra le quali Manuela Rampi, Giorgio Diaferia, io stesso… – ha presentato in consiglio alcune interrogazioni che hanno a che fare con il decoro della Città: le piazze auliche, i Murazzi… Dunque, perché proprio lui che non rappresenta nulla di politicamente importante? Al momento, a meno di un paio d’ore dal fatto, non si può sapere nulla. Eppure ho un rodìo nel cervello: un semplice uzzolo che mi sta tormentando, non suffragato da alcuna razionale evidenza. Difficile da spiegare: ho l’impressione che questo fatto abbia a che vedere con faccende che regolano più le ragioni dell’equilibrio dei poteri e dell’economia locale – intesa in maniera assai allargata – che non con la politica vera e propria. Al di là delle parole inutili dei politici e di ciò che ci diranno i media, la mia impressione – avendo vissuto nel pieno della mia vita gli anni del terrorismo, a Torino – è che questo attentato alla vita di Alberto Musy (perché hanno sparato per uccidere) preluda torbidi sviluppi. Mi piacerebbe poter dire:«Io so…». Ma io non so nulla, posso soltanto avere delle intuizioni. Per intanto, forza Alberto: per te, per la tua famiglia, per chi ti vuol bene, per chi vorrebbe vivere in una società pulita.