Archive for the ‘PIU’ O MENO DI VINO’ Category
Vino & Jazz

ASCOLTIAMO IL BAROLO, SORSEGGIANDO JAZZ

Armonia è un sostantivo che accomuna il vino e la musica.

Quando un vino si presenta al palato con un certo equilibrio di sapori – acidità, tannini, alcol, giusti residui zuccherini – lo si definisce armonico.

L’armonia nella musica rappresenta lo studio degli accordi: la tradizione della musica classica occidentale è di carattere armonico, così come la melodia è propria dell’oriente e il ritmo ci arriva dalla primordiale sensibilità musicale di mamma Africa, la Terra che ha generato la nostra specie.

In America, nei primi anni del XIX secolo, armonia, melodia e ritmo hanno trovato la loro sintesi prodigiosa in una musica suonata da gente oppressa: schiavi e immigrati.

Una musica di dolore e di redenzione.

Senza scomodare i baccanali dionisiaci in cui si fondevano vino, musica e teatro, il vino trova la sua larga metafora nel jazz: ogni bottiglia è una sorpresa, ogni bottiglia una scoperta, ogni bottiglia una nuova interpretazione che dipende non soltanto dal fatto che il vino contenuto è, seppure impercettibilmente, differente; è diverso il suo sentire che dipende dalla compagnia, dall’ora, dall’occasione, dallo stato d’animo.

Proprio come il jazz.

E il Barolo, con i suoi tannini regali, il suo tenue colore, le sue spezie e l’eleganza che sa raggiungere quand’è maturo e grande, è il vino del jazz: quand’è giovane può essere un bebop nervoso e veloce di Parker, per trasformarsi in hardbop quando acquisisce invecchiamento e diventare cool raggiungendo la piena maturità.

Un grandissimo come Miles Davis può essere paragonato a un grande Barolo: con quell’eleganza e quelle pause da cui ogni nota pare sortire con raffinata cura, con colta e insuperabile tecnica, con estrema sensibilità.

Miles Davis più che ogni altro: Monk lo assimilerei a un Aglianico; Duke Ellington a uno champagne; Coltrane a un Barbaresco; Parker a una grande Barbera d’Asti; e Louis Armstrong a un meraviglioso Dolcetto d’Alba…..

E dunque, ascoltiamo jazz come gustassimo una sorprendente grande bottiglia di Barolo. E gustiamoci un Barolo come si ascolta uno stimolante brano, con le giuste improvvisazioni, di jazz.

Beviamo ascoltando, ascoltiamo bevendo.

Più o meno di vino, in libreria

http://www.informacibo.it/focus/librinatale2008.htm

I e IV di copertina del mio libro in uscita a gennaio 2009. La foto in I di copertina è un'mmagine del 1980 di mio nonno Vincenzo Reda, fotografato da mia moglie Margherita. Il mio libro è dedicato a lui.

I e IV di copertina del mio libro in libreria dall'8 febbraio 2009. La foto in I di copertina è un'immagine di mio nonno Vincenzo Reda, cui il libro è dedicato. La foto fu presa da mia moglie Margherita nel 1980, in Sila.

Per maggiori informazioni, e per acquistare il volume direttamente dalla casa editrice, vai su: http://www.edizionidelcapricorno.com

I MIEI LIBRI PRECEDENTI


 

Fiat Mirafiori, Reparto Carrozzeria 1972-73, 13832322

In questi giorni in cui lo stabilimento di Mirafiori della Fiat a Torino è al centro dell’attenzione di tutto il nostro paese, mi piace di riportare in homepage il mio racconto, compreso nel volume Più o meno di vino, pubblicato nel 2009. Il racconto fu scritto 2 o 3 anni prima e riferisce fatti del periodo 1972/73 in cui ho lavorato in catena di montaggio nel reparto Carrozzeria di Mirafiori, l’auto era la gloriosa 127 (costava 920.000 lire, circa 500 €). Allora Mirafiori dava lavoro a quasi 60.000 addetti! Era un’immenso sferragliare di meccanismi e di uomini. E in quel periodo la Fiom era fortissima. I tempi oggi sono cambiati, né in meglio né in peggio: i tempi cambiano sempre; sono gli schemi che non cambiano mai. Ci mancherebbe.

“Avevo diciott’anni umidi e nebbiosi e freddi, com’erano freddi e nebbiosi e umidi quei primi anni settanta in una città che s’alzava al mattino sciatta come s’era coricata alla sera.  Dentro quel limbo sferragliante ho lavorato un anno ma il ricordo è quello di un novembre senza fine. Tornavo a casa tardi, scuola serale, neanche stanco: solo intorpidito, come in una trance dentro cui mi facevano precipitare le formule di prostaferesi o i diagrammi di carico delle travi doppiotì.

Non ho mai avuto bisogno della sveglia: mi alzavo ogni mattina alle cinque e cominciavo a agire sotto gli impulsi di una sorta di pilota automatico che governava i gesti del mio quotidiano.

Sentivo tanto freddo, era sempre novembre.

M’infagottavo ben bene per veleggiare lungo il rettilineo di via sanremo e farmi ingoiare dal cancello numero tre di corso tazzoli, confuso dentro un fiume di figuri, di fantasie in processione dentro un caos di luci e penombre e rumore formicolante di non vita.

Mirafiori, reparto carrozzeria.

La linea partiva alle sei in punto.

Venivano giù le scocche nude delle centoventisette che dovevamo trasformare in automobili: trecento ogni giorno. Ero uno dei primi: dovevo inserire i cavi elettrici del cruscotto con un mio compagno, un autentico contadino astigiano non ancora inquinato.

Faceva un freddo come non ne ho più sentito: bisognava aspettare almeno un’oretta prima che il ritmo ossessivo delle scocche permettesse di scaldarsi.

Tutti pativamo il freddo, anche quelli che operai lo erano davvero: chi per talento, chi per costituzione, chi per ceto, chi per tradizione.

Meno lui.

Era un veneto: tracagnotto, una bella pancia da esposizione. Me lo ricordo di una trentina d’anni e  un poco stempiato.

Alle sei e cinque minuti era già sudato e in canottiera. Una di quelle canottiere di lana bianca con le spalline sottili come usavano in quel periodo.

Diavolo di un tanghero, non riuscivo a capacitarmi di come  potesse sentire così caldo a quell’ora del mattino, quando anche le povere scocche parevano rabbrividire di quel freddo ostinato, scendendo nude dalla verniciatura, tutte piene di buchi e spifferi che a noi toccava di riempire.

Si cominciava alle sei in punto: arrivavo nello spogliatoio, sopra al primo piano, giusto in tempo per cambiarmi, scendere le scale, bollare la cartolina – 13832322 - e prendere in mano il primo fascio di cavi da inserire nella prima scocca. Il veneto era già in canottiera e sudava come se fossimo a quaranta gradi sotto il sole giaguaro.

Un’ossessione quel veneto gocciolante.

Fino a quando una mattina, chissà perché, arrivai una decina di minuti prima del solito: era ancora nello spogliatoio davanti al suo armadietto di lamiera grigia.

Me lo ricordo in piedi, indosso la canottiera di rigore ma non ancora gocciolante; mi voltava le spalle,  rivolto verso il suo armadietto aperto, un braccio lungo il corpo e l’altro all’interno a sostenere qualcosa.

Erano le sei meno un quarto e dal bottiglione di già ne mancava più che la metà…..”.





Scheda editoriale Più o meno di Vino

scheda-libro

Più o meno di vino, presentazione a San Damiano d’Asti
Stefania Zolotti, recensione del mio “Più o meno di vino”

http://www.cronistadelvino.it/pagina.asp?menu=8&pag=415

Stefania è una carissima amica, oltre a aver scritto “Vino a doppio senso”, volume che ho letto e recensito: uno dei libri più originali scritti attorno al vino.

Stefania ha un bel sito, che si trova tra i miei link, è da visitare:

www.stefaniazolotti.it

Fiera del libro di Torino 2009
Presentazione del libro ” Più o meno di vino” ad Aosta, 17 aprile 2009
I vini delle presentazioni del mio libro

Barbera d’Asti e del Monferrato, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Passerina di Offida, Spumante Brut Altalanga millesimo 2004, Mayolet Syrah Passito e Chardonnay della Val d’Aosta.

Cantine Valpane, Cantine Di Barrò, Moncaro, Giulio Cocchi, Fratelli Castino, Azienda Biologica Centanni: grazie a tutti perché abbiamo sempre bevuto vini che piacciono innanzi tutto a me, per poi constatare che piacciono anche a tutti quelli che sono venuti alle presentazioni, esperti buongustai o semplici bevitori d’occasione.

A parte tutti i miei soliti vini, devo citare il raro, grasso, sensuale Mayolet della Val d’Aosta con gli altri vini di questa minuscola azienda familiare che produce non più di 17.000 bottiglie, spremute da terre poste a oltre 700 mt. di altezza, a respirare profumo di Alpi, e di complicata e difficile coltivazione: una scoperta! che oltretutto pochi possono condividere, e non per una questione di prezzo, una volta tanto.

Presentazione Più o meno di vino al Bar Elena, con esposizione di alcuni miei dipinti col vino, 7 aprile 2009

Al Bar Elena, durante la presentazione del mio libro abbiamo bevuto Barbera e freisa delle Cantine Valpane di Ozzano Monferrato, prodotti dal mio amico Piero Arditi.

Enopolis, Ancona 29 aprile 2009

Nel magnifico centro storico di Ancona, nel ventre medievale di Palazzo Jona, dentro la placenta di mattoni pieni che proteggono i giusti con lo spessore dei secoli, con la complicità dello sguardo chiaro di Stefania e del suo essere di Luna, con l’assenso di amici preziosi si è consumato il rito della presentazione del mio libro in Ancona. Ancona è uno dei miei posti, Enopolis e Peppe lo sono diventati nell’occasione più opportuna. Bevendo Passerina, che è un bel bere e beneaugurante per giunta: per chi apprezza, nei modi dovuti, la Passerina.

Ritornerò da Peppe a Enopolis a Palazzo Jona dagli amici preziosi. Là dove c’è un pezzo piccolo e importante del mio cuore. E qualcosa di più grande del mio stomaco.

La Storia è una linea che s’annoda e s’ingarbuglia in apparenza: poi all’improvviso, come per incanto, tutto ridiventa per qualche momento lineare e comprensibile, logico addirittura. Allunai in Ancona nel ’96 per la prima edizione di Parco Produce e andai a mangiare, appena arrivato in città, in un posto che m’ispirava: Sot’aj archi. Ero con il mio giovane assistente Ilio e mi mandava in missione Sergio Musumeci per Oasis di Aosta, magnifica rivista di natura per cui lavoravo come consulente. Ho presentato il mio libro in Ancona subito dopo la presentazione in Aosta, nella brasserie La Cave, in pieno centro, situata dentro un cortile in cui, dirimpetto, c’è il locale che ospitava la prima, piccola tipografia rilevata da Musumeci per cominciare il suo cammino di stampatore e editore di qualità.

Anche stavolta sono stato a mangiare  (al) Sot’aj archi: il vecchio proprietario non è più, ma la moglie continua nello stesso segno. Ho mangiato un sontuoso piatto di spaghetti alle vongole e poi alcune polpose cicale sbollentate e condite con olio e prezzemolo. Ho accompagnato il tutto con una intera, da solo, bottiglia di Coroncino 2007: mangiare e bere da soli, divagando con sé stessi, se si è capaci e contenti di farlo, è una coccola speciale. Ogni tanto.

Vincenzo Reda al Caffè Elena Youtube

http://www.youtube.com/watch?v=IDUZFKrKGjg

In Viaggio con Vincenzo … o di vino e di amicizia di Luigi Bellucci

Luigi Bellucci, sul sito www.tigulliovino.it,  ha dedicato una recensione al mio libro.

Ne sono molto contento: qui sotto riporto il link.

http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=3593

“Più o meno di vino” alla libreria Coop di Torino, 1 aprile 2009
Presentazione Eataly 22 aprile 2009

Serata magnifica in Sala Punt e Mes di Eataly. La presentazione è stata introdotta dal padrone di casa, Oscar Farinetti, che ha avuto parole di imbarazzante elogio nei miei confronti; il libro gli ha fatto compagnia nel suo ultimo viaggio in Giappone e ha molto apprezzato quanto scritto su Gino Veronelli. E’ intervenuto poi Elio Archimede per elogiare la mia capacità di saper far parlare le persone di cui scrivo. Ho poi ricordato la mostra a Eataly, con il servizio della troupe di Coppola sulla mia scacchiera che, mandato in onda su ItalianAmerican Network, web tv di NY, ha permesso le conseguenti mostre personali negli Usa e poi, indirettamente, la mostra di questi giorni a New Delhi, al Radisson con l’amico Giovanni Leopardi. Ho ringraziato il giornalista di Repubblica Luca Iaccarino che fu l’unico a parlare della mostra a Eataly ed egli ha elogiato la mia flessibilità, la mia capacità di saper cambiare prospettiva e punto di vista. E’ poi intervenuto Giorgio Diaferia che mi ha invitato a parlare di ambiente e del’ “Intervista impossibile” al pianeta Terra, con la particolare posizione che mi vede assai critico nei confronti dei media e del modo di comunicare il rapporto tra l’umanità e l’ambiente. L’editore Walter Martiny ha ricordato l’attività di manager  che ho svolto nella sua casa editrice, oltre 15 anni fa. Ho letto “Il grande bevitore” e “13832322″ che il numeroso pubblico ha dimostrato di apprezzare. La serata è finita con l’aperitivo offerto da Astesana con i vini di Castino e Cocchi.

Invito presentazione “Più o meno di vino”

invito