Alcune fotografie sintesi di quest’anno irripetibile.
Tante immagini da Torino 2011 (tra le quali anche la visita del Papa l’anno prima) per un anno indimenticabile: 150 anni festeggiati come meglio non si poteva con momenti che neanche nell’anno olimpico sono stati così straordinari (gli alpini, soprattutto).
Di notte le figurine magiche del presepe di Emanuele Luzzati paiono animarsi e vivere una vita diversa da quella che la luce uniforme del giorno loro regala. I colori infantili del Maestro risaltano nei contrasti del buio profondo e le sagome sembrano come librarsi in danze di sogno….quasi osservate con amore dalle severe architetture barocche che della piazza sono da sempre attente sentinelle.
Il centro di Torino di notte con le sue “Luci d’artista” è una splendida città: le prospettive di via Po, piazza Castello, via Roma, via Pietro Micca sono messe in risalto dalle luminarie stupende ideate da artisti visionari che regalano a cittadini e turisti un poco della loro arte.
Al posto degli odiosi gazebo, ecco una contaminazione come si deve di Piazza Castello, a Torino. Lo stupendo presepe di Emanuele Luzzati! Lo stile fanciullesco, più che naif, di questo inarrivabile artista portato in una delle più belle piazze d’Italia e regalato all’ammirazione dei cittadini: ecco come si può adoperare – addobbare – un luogo pubblico e storico, valorizzando oltremodo le sue naturali scenografie. E si divulga l’arte di un Grande.
Torino, quando si veste a festa e stordisce con i suoi panorami mozzafiato. Vista dal Monte dei Cappuccini, in una domenica di metà dicembre, con la giogaia delle Alpi innevate che paiono sentinelle e esaltano i cieli, quasi tropicali, finalmente ripuliti da pioggia e vento. Che spettacolo!
Mi è sempre più incomprensibile il motivo per cui si imbrattano le stupende piazze storiche di Torino – quelle che ispirarono le visioni metafisiche di Giorgio De Chirico – con strutture volgari, degradanti, che distolgono gli sguardi e li diseducano e spaventano i turisti. Mettete i vostri palchi, le vostre fiere, le vostre bancarelle, le vostre mostre e i vostri hot dog nelle piazze desolate e bisognose delle periferie che attendono di essere riqualificate, popolate, controllate…Le stupende piazze storiche, per favore, lasciatele sgombre con le loro bellezze, le austere linee barocche piemontesi dedicate al passeggio, all’ammirazione pulita e stupefatta dei sempre più numerosi turisti, stranieri soprattutto! Per questo, anche se si vanno a toccare fortini di privilegio economico, mi sento di impegnarmi in una battaglia, ovviamente etica e culturale, che sia rivolta a tutti coloro che della “bellezza” intesa come pulizia, buon senso, rispetto della tradizione, educazione, hanno necessità esistenziale, quotidiana.
Io ci sono.
Dal solito e privilegiato angolo del Caffé Elena, con tavolo e apprezzabile cena, abbiamo guardato incantati – lo sguardo attonito del fanciullo – i fuochi del 150°. Superbi! Uno spettacolo di grande emozione e assai sentito da una folla sterminata di genti d’ogni tipo. Eh sì! Quest’anno è davvero speciale, per noi, Gente di Torino.
Alessandro Ferrero della Marmora morì, poverino, di colera nel giugno del 1855, a Balaklava. Aveva 56 anni e stava partecipando alla Guerra di Crimea, voluta da Cavour per guadagnare dignità internazionale al piccolo Regno Sabaudo. Il 18 giugno del 1836 aveva fondato il corpo dei Bersaglieri. Mi pare giusto ricordarlo quando a Torino in una luminosa e fresca giornata di giugno si festeggia il 175° anniversario della fondazione di quell’unità, unica al mondo, che va sempre di corsa con le piume di gallo cedrone agitate dal vento. Che belli che sono i bersaglieri! E Torino, come suo solito, li onora nel migliore dei modi: una luce abbacinante che i portici antichi altro non fanno che esaltare.
Giuro fremere m’è parso di vedere
per un attimo la Vecchia Mole:
leggeri gli scarponi carezzavano veloci
i porfidi lucidi della Via Po tricolore pavesata a festa.
I fiati fragorosi della fanfara
si frangevano sui vecchi portici severi
oggi quasi sorridenti in ordine schierati
a contenere i brividi dell’affannato scorrazzar di piume.
Giuro
fremere m’è parso di veder la Vecchia Mole.
Per un’attimo forse
per un attimo soltanto…
Questo è l’unico evento che non ho documentato. C’è un motivo. Importante. Per tutti gli altri Corpi del nostro esercito – Alpini, Bersaglieri, Areonautica, ecc. – sono stato contento di fotografare e commentare, soprattutto per Alpini e Bersaglieri, i loro ritrovarsi con allegria, partecipazione, orgoglio. Pur stimando La Benemerita, però, nessuno può impedirmi di ricordare che qualcuno, magari soltanto obbedendo a ordini criminali, sparò alle spalle dei propri connazionali! Nessuno ha il coraggio di ricordarlo, ma successe spesse volte nelle trincee della Grande Guerra, quando i poveri contadini ignoranti del nostro Sud non avevano alcuna voglia di essere vittime consapevoli di un massacro privo di ogni logica e non partivano all’assalto suicida contro le mitragliere austroungariche. I nostri carabinieri gli sparavano alle spalle oppure ne sopprimevano gli sfortunati con l’atroce tecnica della decimazione. Purtroppo, la bandiera della Benemerita deve sopportare questo tragico peso, non documentato, volutamente dimenticato. Scomodo. Ma è parte della storia, pur gloriosa, di questo Corpo. Che nessuno abbia il coraggio di ricordarlo è triste. Dimenticare i propri errori non aiuta a crescere. Scordare i momenti bui della propria storia è un fatto misero: tutti commettiamo errori, la differenza sta nel fatto di riconoscerli, di ammetterli per non ripeterli. Quello che sta accadendo in Libia e in Siria testimonia di quanto certi schemi, criminali, non finiscono mai di essere attuati da menti deviate che non amano le proprie genti. Ma la Storia è pronta a presentare il conto. E quando ciò avviene, il conto è salato. Senza appello!
“E’ giunta mezzanotte, si spengono i rumori, si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffé. Le strade son deserte, deserte e silenziose, un’ultima carrozza cigolando se ne va. Il fiume scorre lento frusciando sotto i ponti, la luna splende in cielo, dorme tutta la città. Solo va un vecchio frack.
Ha un cilindro per cappello, due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell’occhiello e sul candido gilet un papillon, un papillon di seta blu.
Si avvicina lentamente, con incedere elegante , ha l’aspetto trasognato malinconico ed assente, non si sa da dove vien nè dove va. Chi mai sarà quel vecchio frack? Bonne nuit, bonne nuit, bonne nuit: buona notte, va’ dicendo ad ogni cosa, ai fanali illuminati ad un gatto innamorato che randagio se ne va.
E’ giunta ormai l’aurora si spengono i fanali, si sveglia a poco a poco tutta quanta la città . La luna si è incantata, sorpresa e impallidita, pian piano scolorandosi nel cielo sparirà. Sbadiglia una finestra sul fiume silenzioso e nella luce bianca galleggiando se ne van: un cilindro, un fiore, un frack.
Ha un cilindro per cappello due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell’occhiello e sul candido gilet un papillon, un papillon di seta blu.
Galleggiando dolcemente e lasciandosi cullare, se ne scende lentamente sotto i ponti verso il mare, verso il mare se ne va . Chi mai sarà, chi mai sarà quel vecchio frack? Adieu, adieu, adieu: addio al mondo. Ai ricordi del passato, ad un sogno mai sognato, ad un attimo d’amore che mai più ritornerà.”
Ho fotografato questo artista di strada, sotto lo storico Palazzo Carignano, una domenica di maggio del 150°. Dalla fotografia non si può capire che l’organetto sta accompagnando questo artista mentre canta una delle più belle canzoni mai scritte “Vecchio Frack” di Domenico Modugno. Questo artista immenso, a tutto tondo, la scrisse nel 1955, quando aveva 27 anni (nacque a Polignano a Mare il 9 gennaio 1928 e morì a Lampedusa il 6 agosto 1994): passò inosservata. Si dovette giungere al 1958, con la vittoria di Sanremo e “Nel blu dipinto di blu” (Volare), perché il mondo si accorgesse di lui. E ancora oggi non è considerato per quanto seppe fare e non soltanto nella canzone popolare. Cinema e teatro, soprattutto; ma anche impegno civile, politico, ecologico.
L’immagine di quest’artista con l’organetto mi ha fatto tornare indietro di molti anni. A poche decine di metri da qui, in via Carlo Alberto, nel 1975 mi diplomai in aiuto-regia con Adriano Cavallo. I testi da mettere in scena erano due atti unici di Jean Paul Satre: “Morti senza tomba” e “Le mani sporche“. In uno dei due, non ricordo quale, si citava una organo di Barberia: non sapevo bene cosa fosse…Ho ripensato a Adriano, ai suoi insegnamenti e soprattutto alle scoperte che mi fece fare, impagabili: il teatro di Lorca, Tennesee Williams, Feydeau, Anouilh….
- Una dedica speciale al Principe
- La Russia, Stato ospite
- I Tallone all’Oval, Eleonora con Nico Ivaldi
- Lo stand Newton Compton già affollato giovedì mattina
Prime immagini del Salone del 150°.
Abbiamo vissuto alcune giornate che pochi anni fa era impensabile di vivere. Ebbene, è successo. Ed è stato bellissimo. E non è finita: adesso arriva il Salone del libro e poi i bersaglieri e continuano le celebrazioni del 150°. Ma vuoi vedere che noi torinesi siamo proprio fortunati….
Non so di dove vengano, ma….W gli Alpini, anche d’0riente!

- Mirco e Hermann giocano alla morra, al caffè Elena!
- Michela dà un bacio a un compagno d’avventura davanti al mio murale
- Da sin.: Luca, Mirco, Hermann e Alessandro
- Da sinistra, mi, Mirco, Hermann e Alessandro
Li ho incontrati al mio Caffè Elena, in piazza Vittorio Veneto. Un adorabile branco di sciagurati beoni trentini. Arrivano da Condino che è un paesino di 1.500 anime in provincia di Trento, Valle del Chiese, quasi al confine con la Lombardia. Pochi sanno che a Condino, il 16 luglio del 1866 Garibaldi costrinse gli austriaci a una ritirata che fu il prologo della vittoriosa, l’unica della III guerra d’indipendenza, battaglia della Bezzecca. Gli ho fatto bere una barbera di Michele Chiarlo che hanno apprezzato e gli ho raccontato qualche cosa di Torino. Bella gente, vera, per bene. Come tante delle nostre stupende contrade. A nord, a sud, a est, a ovest. Siamo tutti italiani, nel bene e nel male e, tutto sommato, contenti di esserlo. Soprattutto al riparo di un buon bicchiere di vino, che da sempre ha il potere di unire le anime e i cuori, E anche gli stomaci.
Queste sono soltanto alcune immagini, come antipasto, di quel che succederà nei prossimi giorni a Torino. Viva gli Alpini. Viva il loro generoso tasso alcolico. Viva la loro allegria. Viva la loro Storia che un poco ci inorgoglisce, senza vergogna e senza faccende politiche che, almeno oggi, sembra servano soltanto a imbrattare le cose pulite.
Ecco il mio ultimo articolo per il mensile Ho.Re.Ca. E’ dedicato al magnifico ristorante Del Cambio, a Torino, in piazza Carignano, il celebre ristorante del conte Camillo Benso di Cavour e della Finanziera. Riproduco anche il menu (che a richiesta sarà disponibile per tutto l’anno dei festeggiamenti) messo a punto in occasione della ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia che fu sancita dalla prima riunione del nostro Parlamento, tenuta a Palazzo Carignano il 17 marzo del 1861, proprio davanti al bellissimo ristorante. E’ roba nostra di cui è sacrosanto essere orgogliosi.
… a Pranzo con Cavour
Nel 150° dell’Unità d’Italia
Potage di patate e tartufo nero di Norcia
La finanziera del Cambio dal 1875
Risotto Carnaroli Acquerello alla Cavour
La manza fassona piemontese alla Vialardi
Gattò di nocciole con crema sambaglione
Caffè
Pasticceria mignon
€ 75,00























































































































































































