Cirò Du Cropio

«[…] Quindici sono i nomi delle ditte che non devo visitare a Cirò. Mi ero chiesto dove sarei andato a sbattere. E avevo risolto il problema nel modo più semplice: telefonando all’Ispettorato agrario di Cirò Marina, e avvertendo della mia visita. Mi presento adesso all’Ispettore. E lui si presenta a me: “Giovanni Ippolito, dottore in agraria…”.

“Ippolito?! Un momento, scusi.” E consulto febbrilmente il mio taccuino. Dopo di che osservo: “Scusi. Ma, Ippolito, c’è anche una ditta di vini, o sbaglio?”.

“Lontano parente. A Cirò gli Ippolito non si contano.”

[…] Giovanni Ippolito è un tipo che va bene: franco, pratico, spicciativo, generoso. Sul vino Cirò sa tutto: ma non per questo si dimostra avaro del proprio sapere. […]

“Il Cirò ha bassa acidità fissa, quindi invecchia poco. Ma è ricco di tannino. Ultimamente si preferiva vinificarlo lasciandolo poco o niente sulle bucce, ossia si tendeva al rosato. Oggi, grazie al cielo, si sta tornando all’originale, tradizionale rubino intenso. Secco, ma di corpo, e parecchia glicerina. L’ideale dell’invecchiamento, per berlo, va da uno a tre anni.”.

[…] Il dottor Ippolito, intanto, mentre parlavo, non mi aveva approvato completamente, però mi aveva capito. E subito dopo  mi domandò: “Sa come mi chiamano qui? Il medico deu cròpio. Siamo una provincia della Magna Grecia. Il Crimissa è il nome greco di un torrente che si getta nel mare qui vicino e che oggi si chiama Lipuda. Crimissa era anche il nome di uno dei più famosi vini dell’antichità: era il vino offerto agli atleti che tornavano vittoriosi dai Giochi Olimpici. Ebbene, in greco, il letame si dice cropìa, e per metatesi, nel nostro dialetto, ancora oggi, cropìa e cropìo. Dunque, il medico deu cròpio è il medico del letame: un termine scherzoso con cui cirotàni e marinòti, ossia quelli di Cirò Superiore e quelli di Cirò Marina, definiscono il dottore in agraria. Come medico deu cròpio sono vicino, vicinissimo alla terra […]”».

Il brano qui sopra riprodotto è tratto da “Vino al vino” di Mario Soldati (I ed. Grandi Classici Oscar Mondadori, Milano 2006). Il viaggio del buon Mario a Cirò ebbe luogo nell’ottobre del 1975, nel corso del suo ultimo e terzo itinerario: “Alla ricerca dei vini genuini”. Mario Soldati era ossessionato da questa sua mania e proprio non riusciva a capire che il vino non è soltanto suggestione, mito, poesia. Il vino è anche prodotto, ricerca, marketing, innovazione e, soprattutto, regole. So bene che mi faccio dei nemici, ma su Mario Soldati, di cui apprezzo tantissime sue qualità, la penso come Paolo Monelli: non è che di vino, alla fine dei conti, ne capisse moltissimo (cfr. “O.P. ossia il Vero Bevitore”, ed. Longanesi).

Questa mia lunga premessa mi serve per raccontare la visita alle Cantine Du Cropio di Cirò Marina e la conoscenza di Giuseppe Ippolito, figlio del grande agronomo Giovanni (il secondo in Italia iscritto all’Albo, laurea a Perugia nel 1952), autore del disciplinare della DOC Cirò (1969, prima DOC del Sud, di recente modificata abbassando la percentuale di uve Gaglioppo dal 95 all’80%: non entro nel merito….).

Dovendo recarmi a Cirò per visitare alcuni miei parenti stretti, a cui sono assai legato, mi ero riproposto di visitare almeno una delle Aziende suggeritemi dall’amico enologo piemontese Vincenzo Munì, un esperto di vini bio. Dopo alcune telefonate necessarie per questioni organizzative, Giuseppe viene a prendermi con la sua auto a casa di mio cugino Antonio, dirimpetto al porto di Cirò. Antonio Martino appartiene a una famiglia storica del paese ed è assai conosciuto (meglio noto come “Tom Jones”, ma la storia sarebbe lunga), dunque scopro che i due si conoscono bene. Si parte per una visita alle vigne e con noi c’è anche Stefano, figlio di Antonio. Le vigne sono poste a un’altezza compresa fra i 250 e i 350 mslm, tra Cirò Superiore e Cirò Marina, proprio dirimpetto al mare con esposizione sud, sud-est. E sono vigne tenute a cordone speronato e viti abbinate come ne avevo viste forse soltanto un’altra volta: sesti d’impianto tra i 7.000 e i 10.000 ceppi per ettaro, con produzione di non oltre un chilo di frutta a pianta!!. Concimazione naturale, pochi trattamenti e cura delle viti ossessiva. Sono circa 25 ettari da cui Giuseppe ottiene 150/200.000 bottiglie destinate per la maggior parte all’esportazione (Usa e Germania, soprattutto). E infatti l’Azienda Du Cropio non è conosciuta in Italia come Librandi, Caparra & Siciliani, Ippolito 1945, Iuzzolino,, ecc.

Tutti marchi eccellenti che però io non amo più di tanto, essendo il mio Cirò favorito quello prodotto da Francesco Siciliani, Fattoria San Francesco (Donna Madda e Ronco dei Quattro Venti): anche per motivi familiari, essendo stato mio zio Stefano, per tanti anni, l’uomo di fiducia in vigna di questa storica cantina.

Sono rimasto sbalordito dagli assaggi dei vini di Giuseppe Ippolito: Dom Giuvà (Dom, da Dominus…), Serra Sanguigna e soprattutto dal Damis 2005: Gaglioppo in purezza raccolto la prima settimana di ottobre. 30 giorni di macerazione in acciaio a temperatura controllata, stabilizzazione in botte grande e almeno 6 mesi di bottiglia. Nessuna chiarifica, nessuna filtrazione per un vino elegante, con tannini dolci, di un bel rosso rubino con tenui riflessi aranciati. Tanta frutta al naso e in bocca, con note erbacee e un lungo, lunghissimo retrogusto minerale. Eccellente, davvero. Difficile da trovarsi in Italia (basta rivolgersi al produttore…), prezzo a scaffale intorno ai 18/20 €.

Ci sarebbe tanto da dire ancora su questo produttore di qualità: in futuro mi occuperò ancora di Giuseppe Ippolito e dei suoi straordinari Cirò.

Vini Du Cropio 
Azienda Vitivinicola “Du Cropio”
Via Sele n° 5—Cirò Marina (kr) – Italia
tel. (+39) 0962/31322
tel. Mobile (+39) 347/5744934
E-mail : ducropiovinery@gmail.com

http://www.viniducropio.it/home.html

6 Responses to “Cirò Du Cropio”

  1. Vincenzo Says:

    Grazie Vincenzo. Sentire parlare di Don Giuà, il papà di Giuseppe, che ho avuto la fortuna di conoscere, provoca sempre, in me e nn solo, una certa emozione. Grazie ancora.

  2. maria teresa martino Says:

    davvero felice di scoprire persone così appassionate che sanno capire e cogliere non solo il profumo del vino ma anche l’animo delle persone incontrante quasi per caso!
    adoro il mio vino, mio zio Antonio e don Giovanni lo porto nel cuore!

  3. Vincenzo Reda Says:

    Grazie assai.
    Salute.

  4. Nicola Says:

    E’ vero, “Don Giovanni” era uno che del vino di Cirò sapeva tutto, cosi come ha scritto il grande Soldati. Non poteva essere cosi ,uno che laureatosi nel 1952 e al contempo aveva acquisito una grande esperienza sul campo, sotto la lente attenta del padre,il famoso “Don Ciccio”.Adesso per elevare il Cirò a terra vitivinicola di prestigio,occorrerebbero tanti Don Giovanni, perchè basterebbe veramente poco in quanto il Signore ci ha regalato una terra unica,mancano solo gli uomini adatti.

  5. Vincenzo Reda Says:

    Grazie per l’apprezzamento. Che ci sia bisogno di uomini appassionati, competenti, autorevoli è fatto certo; ma poi a questi uomini bisognerebbe affidarsi con coraggio, passione e adeguato sostegno. E gli uomini ci sarebbero….
    Salute.

  6. Con Gigi Ferraro da Giuseppe Ippolito | Vincenzo Reda Says:

    [...] http://www.vincenzoreda.it/ciro-du-cropio/ [...]

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