I fumetti di Agliè

Pomeriggio di grande piacevolezza al Castello Ducale di Agliè per un evento importante: la presentazione di un volume  curato dalla D.ssa Annamaria Aimone e illustrato da Debora Grazio per insegnare ai ragazzi una storia importante. Il libro è pubblicato dai tipi di Edizioni Atene del Canavese di Giampaolo Verga (pp. 80, 16€). Ho avuto il piacere di vedere nascere questo progetto, di veder nascere un sogno che si è poi realizzato mediante incontri importanti. Ne è venuto fuori un lavoro di grande interesse che ha il pregio di indicare una strada. Per parte mia, che ho contribuito in minima parte, l’augurio di un giusto e meritato apprezzamento da parte del pubblico e di chi ha in mano le redini che il pubblico controlla. Qui di seguito il testo che ho scritto con partecipazione per introdurre questo bel lavoro: che sia di buon auspicio (Avanti Savoia!!).

Per convenzione, la nascita del fumetto si fa risalire al 1896: sul supplemento domenicale a colori del quotidiano New York World, l’editore Joseph Pulitzer pubblicò le storie di Yellow Kid – il bambino pelato dalle grandi orecchie e dal camicione giallo – del disegnatore Richard Outcault. Si trattava di un personaggio satirico i cui testi erano scritti sul famoso camicione giallo.

Per quanto riguarda l’Italia, si ascrive alla pubblicazione del Corriere dei Piccoli, supplemento domenicale del Corriere della Sera, la data di nascita dei nostri fumetti: 27 dicembre 1908. Voluto da Silvio Spaventa Filippi, ebbe da subito l’intento di contribuire alla formazione culturale dei ragazzini italiani: Bilbolbul e Quadratino, degli illustratori Attilio Mussino e Antonio Rubino, ne furono i primi personaggi.

Nel 1917 il grande Sergio Tofano inventò le fortunatissime storie del Signor Bonaventura; occorre però arrivare agli anni Trenta per vedere la fioritura del genere.

Quegli anni segnano la nascita delle pubblicazioni italiane delle strisce di Topolino e delle riviste dedicate agli adolescenti: L’Avventuroso, L’Audace e, soprattutto, L’Intrepido e Il Monello dei fratelli Del Duca.

Fu però a cavallo tra la fine dei Quaranta e dei Cinquanta che il genere iniziò il suo periodo aureo: Tex Willer, Pecos Bill, Piccolo Ranger, Capitan Miki, Grande Blek. Furono i fumetti, alcuni pubblicati ancora oggi, che decretarono il successo di personaggi come Luigi Bonelli e EsseGesse (i torinesi Sartoris, Guzzon e Sinchetto per l’Editrice Dardo).

Tale periodo conobbe il massimo sviluppo negli anni Sessanta: intellettuali del calibro di Umberto Eco e Oreste del Buono contribuirono a nobilitare dal punto di vista culturale e artistico un genere fino a quel punto ritenuto soltanto popolare.

In quegli anni autentici artisti pubblicarono fumetti di assoluto valore estetico: Benito Jacovitti, Hugo Pratt, Bonvi, Guido Crepax…

La mia generazione, nata negli anni Cinquanta, è cresciuta leggendo, e anche acculturandosi, con i fumetti e le figurine: ho personalmente avuto un’autentica passione per il Corriere dei Piccoli che ho continuato a leggere fino alla tarda adolescenza.

E, in seguito, ho avuta la ventura di dirigere una casa editrice torinese, la Edis, che era specializzata in raccolte di figurine didattiche: il nostro best seller era la raccolta Conoscere e facevamo furore, specialmente sui mercati della Provincia e del Sud, ancora fino alla seconda metà degli anni Ottanta.

Con i presupposti qui sopra esposti, chiaro che valutando questo magnifico lavoro, ideato da Anna Aimone e illustrato da Debora Grazio, non posso che esserne contento e sperare che possa ancora – ma ne sono certo – innescare quei meravigliosi e semplici meccanismi dell’immaginazione che soltanto i bambini e gli adolescenti possiedono in esclusiva.

Lo stile, oltretutto, mi riporta alla mente un personaggio che mi piaceva tanto e oggi in Italia un poco dimenticato: Il Principe Valiant, cavaliere di Re Artù creato negli anni Trenta dal canadese (poi naturalizzato statunitense) Hal Foster.

Negli Usa sono ancora pubblicate queste storie che hanno contribuito in maniera determinante a far  conoscere e amare questo medioevo esotico e fantastico.

La Storia del Castello di Agliè merita d’esser divulgata in questa maniera nobile: chissà che qualche bambino, stimolato dai fumetti, non diventi poi uno storico, un critico d’arte, o anche soltanto un appassionato…

È successo mille volte, in fondo.

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