Il Fallegro 2013 di Gianni Gagliardo compie 40 vendemmie

Ricevo dagli amici Gagliardo e volentieri pubblico.

Il Fallegro compie quarant’anni!

Nel 1974 il vitigno Favorita era quasi scomparso dalle nostre colline. Nessuno sapeva che si trattasse di Vermentino. Tutti i viticoltori ricordavano La Favorita con piacere, ma nessuno la coltivava più perché le cantine che la vinificavano erano pochissime, e in quantità quasi hobbistiche.

L1130812Gianni Gagliardo, originario di Monticello d’Alba, ha vissuto la Favorita proprio così. Il suo paese è proprio al centro di una lunga vena di sabbia che include anche i comuni di Vezza e Corneliano d’Alba e che è sempre stata considerata ideale per questo vitigno di origine mediterranea. Proprio lì, negli ultimi duecento anni, si è svolta la storia del “Vermentino Piemontese”. La gente del luogo infatti, anche se con una gran dose di empirismo, ha sempre saputo che la Favorita per maturare bene aveva bisogno di ritrovare temperature alte, e che i terreni sciolti le donavano un gusto particolarmente gradevole. Non a caso era “l’uva favorita”!

All’inizio si trattava di recuperare uve di vigneti piccolissimi: quasi dei giardini arrampicati sui versanti più impervi e assolati. I nostri primi impianti, realizzati con un approccio moderno e sperimentale, sono invece stati realizzati verso la metà degli anni Ottanta, ma si trattava di pochi filari. Nel 1990 è nato il primo vero vigneto sperimentale di uva Favorita, creato dalla nostra azienda in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino. Era il vigneto di Casà, che ancora oggi si può considerare la base primaria del Fallegro. All’epoca le piante di Favorita non erano ancora state selezionate e certificate, quindi non esistevano in commercio. Fortunatamente, abbiamo potuto attingere dalla collezione ampelografica dell’università, dove abbiamo prelevato il legno di base. Se in vigneto il percorso è stato complesso e affascinante, in cantina non è stato da meno. In quarant’anni abbiamo avuto modo di vinificare la Favorita in moltissimi modi. C’è stata l’epoca dei bianchi fermentati in legno, quella delle macerazioni sulle bucce, quelle dei vini affinati sui propri lieviti.L1130814

Queste fasi le abbiamo vissute tutte e sperimentate tutte con la Favorita e ne abbiamo testato i risultati anche nel tempo, dopo anni di bottiglia. In altre parole, questi quarant’anni sono stati per noi un bellissimo percorso in cui abbiamo avuto modo di sviluppare un esperienza specifica di questo vitigno straordinario, contestualizzato in modo assolutamente alternativo rispetto alle sue origini.

La cosa più importante, però, è che questi quarant’anni sono tutti nel Fallegro di oggi.

Oggi infatti il Fallegro non è il risultato di una semplice vinificazione di uve Favorita, ma dell’assemblaggio di diverse micro-partite coltivate e vinificate in modo diverso. Nel Fallegro di oggi c’è una parte di uva coltivata mantenendo i grappoli ben riparati dal sole, e un’altra parte con i grappoli totalmente esposti.

C’è dell’uva coltivata sulla sabbia e altra su una base più calcareo-argillosa.

C’è una parte macerata sulle bucce, un’altra con i raspi e un’altra senza bucce.

C’è una parte che ha svolto la malo-lattica e un’altra no.

C’è una parte affinata sui lieviti in acciaio, un’altra in legno

e un’altra ancora senza fecce.

Insomma, nel Fallegro di oggi c’è veramente tutto ciò che abbiamo imparato negli ultimi quarant’anni.

Leave a Reply