Il Rosato di Vincenzo

Questo rosato lo avevo bevuto domenica scorsa a Casa Buffetto in quel di San Damiano d’Asti (vedi link qui sotto) e mi era piaciuto, pur se mi pareva che avesse un residuo zuccherino leggermente elevato per i miei gusti. Ma, come sono solito dire, le valutazioni professionali di un vino esigono calma, concentrazione, silenzio e nessuna distrazione sensoriale: odori, sapori, suoni, visioni…

E dunque me ne sono portato a casa una bottiglia.

L’ho messa al fresco e mi sono fatto preparare un piatto particolare: petti di pollo al masala (curry) con peperoni, ulteriormente reso piccante da un paio di peperoncini freschi aggiunti a crudo.

L’ho aperta una ventina di minuti prima di cena, anche perché prendesse un poco di temperatura (8/10°).

Questo rosato è il primo esperimento del mio amico Vincenzo Munì: millesimo 2011 e vitigno Nebbiolo vinificato quasi in bianco, con pochissime ore sulle bucce prima dello svinamento. Poi soltanto acciaio.

Dunque: il colore è un tenue rosato che ricorda la buccia di una cipolla bianca, rosato leggerissimo con riflessi caldi giallo-arancioni. I profumi sono lievi di fragola e pesca con un leggero speziato che si apprezza con calma. Al palato quella che mi sembrava una nota abboccata è soltanto dovuta alla scarsissima acidità e alla quasi totale assenza di tannini, che infatti s’intuiscono più che sentirsi. Lascia la bocca piena ma pulita, con sensazioni di delicata complessità e un finale secco che, soprattutto in gola, permane a lungo. Come a dire e ribadire: ragazzi, qui si tratta comunque di Nebbiolo, mica uvettine qualsiasi! Sono 13% vol. di alcol che non si sentono per una produzione di qualche centinaio di bottiglie.

In conclusione: se domenica pensavo che questo primo esperimento dovesse evolvere in qualcosa di più complesso (vedi il magnifico rosato da Nebbiolo di Brezza), oggi sono convinto che invece è giusto insistere in questa direzione: levità, delicatezza, scarsa acidità per un rosato che può diventare una vera chicca anche per il mercato, oltre che per i pochi fortunati amici come noi. E magari avere un discendente diretto con le bollicine a metodo classico…

I vini di Vincenzo Munì, come sempre, possono piacere o meno ma sono sempre non banali come, del resto, la Barbera spremuta dalle uve della stessa tenuta: una Barbera secca, franca, pulita che è lontana parsec da certi omologati gusti internazionali e dalle banalizzazioni barriquiste.

Ma un piccolo appunto devo farlo: le etichette! Non sono brutte, per carità; ma semplicemente non sanno di vino, non raccontano il vino. Starebbero benissimo sopra una scatola di dolci, di cioccolata…

Comunque, Vincenzo, avanti così!

http://www.vincenzoreda.it/casa-buffetto-con-vincenzo-muni/

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