Jean-Luc Hennig, Breve storia delle natiche

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“…« Il Medioevo ha raffigurato la nudità » nota Bataille(Le lacrime di Eros) « per instillarne l’orrore». Effettivamente, guardando il Giudizio Universale di Rogier Van der Weyden o La Caduta degli angeli ribelli di Dirck Bouts, ci si può stupire di quella valanga di natiche gettate nude e crude all’inferno e magari restarne delusi, a meno che, naturalmente, non le si veda come natiche del peccato, natiche maledette, consegnate alle tenebre eterne. Il che permette di capire la strana reciproca attrazione tra diavolo e natica.

Si è a lungo disputato se Satana avesse le chiappe.[…] Ci limitiamo a dire che la tradizione di un diavolo senza chiappe spiegherebbe, secondo Desmond Morris, perché basta mostrare le natiche a Satana per ricordargli la sua debolezza e costringerlo a distogliere lo sguardo. Stratagemma utilizzato di frequente da Lutero che si riteneva incessantemente tormentato dal demonio.[…] Lo vedeva un po’ ovunque, a letto, a caccia, e persino nelle scimmie, nelle cocorite e nei pappagalli che intrattenevano i signori dell’epoca. Nel 1532, nota nei suoi Discorsi a tavola, raccolti da Johannes Auribafer: « Questa notte, discutendo con me, il diavolo mi accusava di essere un ladro, di aver spogliato il papa e numerosi ordini religiosi di beni che spettavano loro: ‘Leccami il culo‘ gli risposi e tacque.”

“…la natica della Bardot, che rispondeva perfettamente alla « qualità francese», era già conosciuta nel mondo intero. Natica insolente, imbronciata, animalesca, fece girare la testa a tutti i giovani dell’epoca, per i quali rappresentava uno dei vertici della creazione.”

“Géricault ha disegnato un’infinità di culi: massicci culi di cavalli senza testa (1813), culi di atleti e trapezisti o persino (raramente) culi di donne: nei suoi Amanti abbracciati (Giove e Alcmena), ad esempio, è molto curioso vedere la donnatorcersi per presentarci quasi per intero i glutei. Di lei non vediamo né il viso, né i seni, né il ventre, ma solo il culo e la capigliatura sciolta: una groppa di cavallo ebbra della propria bellezza. Culi e groppe giungono talvolta al mimetismo completo, come nel Cacciatore a cavallo (1812) e nell’Uomo inginocchiato che alza il braccio destro: uomo e cavallo sono di spalle, le gambe divaricate, una tesa come una molla e l’altra piegata, e, fra le due, la configurazione perfetta dell’ano, della fessura delle natiche e dei genitalia. In breve, questi ertoli nudi inarcano il culo quasi come cavalli.”

I brani di cui sopra sono tratti da alcune delle 33 voci che sono altrettanti saggi – si va da Afarensis a Voyeur – su faccende, sempre raffinate e coltissime, che riguardano le natiche o il culo che dir si voglia (pur di non rendersi volgari, parlando dell’insopportabile «Lato B»). Hennig, di cui sul mio sito ho già recensito il suo Eros & vino (vedi link), è un giornalista francese assai colto e raffinato che ha pubblicato questo lavoro nel 1995 (Bréve histoire des fesses); è stato pubblicato in Italia nel 1996 da ES e mai ristampato: un libro strepitoso, per gente colta e raffinata; un libro introvabile che meriterebbe altre fortune, ma si sa: così va il mondo.

Comunque, un consiglio per chi se lo merita: andate a cercarlo sulle bancarelle dei remainders o dell’usato. Un libro da non perdere (sempre per chi se lo merita).

Vedi anche il mio:

http://www.vincenzoreda.it/?s=inno+al+culo

2 Responses to “Jean-Luc Hennig, Breve storia delle natiche”

  1. ziaadele Says:

    Ritengo davvero utile questo articolo…

  2. Vincenzo Reda Says:

    Grazie

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