Lavandaia – Madre 2009, Tenuta dello Scompiglio

Claudio Gori è un enologo che conosco ormai da molti anni. Con lui, con i suoi vini, ho fatto diverse operazioni artistiche – alcune per beneficenza – sempre assai interessanti. Claudio è un amico cui voglio bene, anche se è un poco, come dire, adorabilmente scapestrato e a volte fin troppo creativo, per essere un semplice (si fa per dire) enologo. Non sarà un caso che è di Vinci, quel paesino che dette i natali a un altro, un poco più celebre, scapestrato e creativo (leggere il Vasari, per credere)… Mi ha chiamato qualche tempo fa per informarmi che Debora Barsotti mi avrebbe contattato per mandarmi un paio di bottiglie di un vino  da poco assemblato: non mi disse nulla di più.

Le bottiglie mi sono arrivate la scorsa settimana, insieme a una cospicua documentazione cartacea di un luogo strano, ma assai intrigante: La Tenuta dello Scompiglio. Sono andato a documentarmi sul web e ho scoperto un’impresa davvero degna di grande attenzione. La Tenuta dello Scompiglio – ex Villa Minutoli/Tegrimi – è un’area di circa 200 ettari che costituisce un parco secolare, fino a pochi anni fa in totale stato di abbandono: casa patronale, cascine, fienili, fontane, ninfei, orti, oliveti e vecchie vigne. Situata vicino a LuccaVorno per la precisione – da qualche anno  un nucleo di persone con  un lavoro appassionato e competenze professionali di rilievo ne sta ripristinando l’antico fascino. Le vigne, vecchie di qualche decina d’anni, gli orti e gli oliveti hanno dovuto essere ripulite dai roveti e dalla vegetazione infestante che le aveva invase. E’ stato aperto anche un ristorante, L’Osteria Cucina dello Scompiglio. L’avvio del progetto data al 2003: grande attenzione all’ambiente, all’agricoltura biologica, alla bioedilizia, all’ecologia e alla sostenibilità. Insomma, una faccenda molto seria e con risvolti culturali e artistici di grande fascino.

Il vino che mi è stato mandato è il primo prodotto da una delle 5 vecchie vigne: e’ un uvaggio di Sangiovese, Canaiolo e Colorino le cui percentuali sono incerte (più o meno, circa 1/3 per vitigno), date le condizioni della vigna. E’ un vino schietto, di gran corpo, con alcune disarmonie che ne documentano l’età giovane e il bisogno di raggiungere ancora la giusta quadratura del cerchio. Ne sono state prodotte soltanto un migliaio di bottiglie, ma a regime la produzione dai 5 ettari – nelle tipologie  Lavandaia Madre, Alta e Bassa – salirà a 20/25.000 pz., che saranno immessi sul mercato a un prezzo di poco inferiore ai 10€ (che per le abitudini toscane è una buona faccenda). La mia valutazione s’è svolta per un paio di giorni di assaggi successivi e il meglio l’ho apprezzato negli ultimi bicchieri. Si sente molto la morbidezza del Canaiolo, anche se i tannini del Colorino e del Sangiovese gridano ad alta voce la loro presenza. Tutto subito mi aveva suscitato delle perplessità; ma con una lunga ossigenazione ho apprezzato un vino che presenta sentori di frutta rossa e di confettura di frutti di bosco, con delle astringenze che l’invecchiamento ammorbidirà. Un vino che mi è piaciuto: non banale, non stucchevole, certamente non di gusto internazionale ma che racconta bene la propria terra d’origine. La vinificazione avviene con la macerazione a freddo in fusti di legno aperti. Successivamente, il vino viene custodito in barrique prima dell’imbottigliamento. Questo primo millesimo, 2009, ha 13,5 % vol. di alcol. L’ho bevuto, dopo i primi assaggi del giorno prima, accompagnandolo a una succulenta costata di fassone di circa 1,5 kg. Mi piace, ogni tanto, cucinarmi una bella fiorentina come mi è stato insegnato in Toscana: piastra (la brace in casa, pur avendo io il caminetto, è faccenda da sconsigliare) incandescente, 5′ di cottura per parte e tanto basta! Il risultato è sempre eccellente e questo vino è stato un ottimo compagno.

http://www.delloscompiglio.org/

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