L’obelisco anticlericale di Torino

Dopo un’epico scontro nel Parlamento sabaudo, il 9 aprile 1850, furono aboliti nel Regno di  Sardegna i tribunali speciali ecclesiastici, su proposta del ministro della Giustizia, conte Giuseppe Siccardi (1802/1857). Il punto fondamentale stava nel fatto che fino ad allora il clero era sottoposto soltanto alle leggi ecclesiastiche e ai loro tribunali, sottratti così alla giustizia civile e violando palesemente l’articolo 24 dello Statuto sull’eguaglianza dei cittadini.

L’arcivescovo di Torino, monsignor Luigi Fransoni (1789/1862) protestò e invitò i parroci alla disobbedienza. Gli fu comminata una multa di 500 lire e fu condannato a un mese di carcere. La multa fu pagata  tramite sottoscrizioni polemiche promosse dai giornali cattolici che aizzarono anche i fedeli a schierarsi contro la legge. Di contro, la stampa liberale promosse una sottoscrizione per riconoscere un omaggio simbolico al conte Siccardi. Ebbene, ebbe così tanto successo che si decise di erigere un monumento in quella che allora era piazza Paesana, sede del  marcà dle pate (mercato delle pulci), e oggi piazza Savoia. Fu scelto l’obelisco dello scultore Luigi Quarenghi di Casalmaggiore (1810/1882) su cui vennero incisi i nomi degli 800 comuni sottoscrittori.

Quando venne posata la prima pietra, il 17 giugno 1852, si decise di murare sotto l’obelisco quelli che erano considerati i simboli del monumento stesso e della città che lo ospitava: una copia della legge Siccardi, i numeri 141 e 142 de La Gazzetta del Popolo, alcuni semi di riso, delle monete, una bottiglia di Barbera e….una scatola di grissini!

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