Omaggio a Renato Dominici

Questa è una vecchia fotografia del febbraio del 2007.

Caro Renato, vecchio socialista e grande uomo di cucina, oggi che non sei più tra di noi – almeno con il tuo corpaccio – accetta questo piccolo omaggio. L’omaggio di un amico, come una sorta di preghiera che ti preservi un posticino nei nostri stomaci, più che nel nostro cuore (in fondo, il cuore è soltanto un muscolo insensibile che scandisce imperterrito il tempo della nostra vita. Lo stomaco è più sensibile, ma questo gli uomini non vogliono capirlo. Fatti loro).

Scrivevo anni fa, nel mio libro Più o meno di vino:

“…Tornando a casa e salutando Luigi, pensavo a cosa trasportavo in borsa, sopra il prezioso portatile Apple: una bottiglia di Muscat de Beaumes de Venise di Paul Jaboulet Ainè 1998 che Renato Dominici mi aveva appena regalato.

Renato Dominici era l’ultima delle persone che avevo incontrato all’Eataly prima di venir via.

«Salito il monumentale scalone vi accomoderete in una sala con porte e sovraporte di legno intarsiato che farebbero la felicità di un antiquario. Alla presenza di Renato Dominici non vi sentirete un avventore seduto al tavolo, ma un amico di famiglia invitato. E la cucina di Renato ed Anna è diversa da quella dei ristoranti  anche di classe; conserva il tono familiare ed è frutto solo di cultura e ispirazione….».  A proposito del ristorante La Carmagnole, brano tratto dalla Guida d’Italia 1986 di Henri Wintermans, diventata poi, di moda, come guida dell’Espresso.

Renato, monumento della gastronomia italiana, sta seduto tutti i giorni in un  angolo strategico del vecchio stabilimento Carpano, rimesso meravigliosamente a nuovo: svolge il ruolo di “Consulente gastronomo”. Andate lì, vi sedete al tavolo dinanzi a lui e gli chiedete quel che vi occorre in cucina per stupire i vostri ospiti. E state sicuri che egli vi risponderà con la competenza di un grande e l’entusiasmo di un adolescente.”.

Arrivederci, Renato. Da qualche parte.

 

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