Poderi Girola

Fu l’amico Piero Arditi (Cantine Valpane di Ozzano Monferrato) a farmi conoscere Paolo Girola, giornalista Rai. Venne qualche anno fa a intervistare a casa mia Giovanni Leopardi, chef italiano in giro per il mondo e ormai naturalizzato americano. E fu un bel momento che produsse un servizio sulle straordinarie capacità cucinarie del mio grande amico Gianni (oggi lavora a Baltimora).

Piero mi aveva detto, quasi di sfuggita, che i Girola si erano rimessi a produrre vino nella tenuta di famiglia e che gli stava dando una mano.

Dopo anni, causa la sempre più invasiva relazione con i social network (Facebook, in questo caso), il figlio di Paolo, Stefano Girola, mi contatta per farmi gustare, e valutare i suoi vini.

I Poderi Girola si estendono su circa cinque ettari, di cui tre vitati, e costituiscono patrimonio familiare da oltre un secolo; sono situati a Calliano d’Asti, circa 15 chilomentri a nord della città, quasi a metà strada tra Tanaro e Po, al limite del territorio della DOCG Barbera d’Asti e quasi al confine meridionale del Monferrato Casalese, 300 mlsm.

Sono vigne che hanno oltre 15 anni di età, tenute a guyot semplice  e coltivate con il metodo della lotta integrata.

I Girola producono circa diecimila bottiglie: Barbera d’Asti DOCG Il Sossàla, Grignolino DOC Il Sanpietro e il Cortese del Piemonte DOC Il Manseco.

Va detto che Stefano, con il cugino Alberto, sono ragazzi giovani, poco più che ventenni e che sono stati folgorati dalla passione per il vino non da molto: questo significa che bisogna concedere loro del tempo. Il tempo è una risorsa fondamentale sempre, ma tanto di più quando si tratta di faccende che riguardano la viticoltura e la produzione del vino.

Ho bevuto, gustato e valutato le tre loro tipologie: Cortese e Grignolino del 2011 e Barbera del 2012.

La prima considerazione che mi vien fatto di esprimere e che questi vini sono prodotti da terreni che godono un particolare favore in termini di caratteristiche pedologiche e climatiche: qui c’è una grande potenzialità, pare evidente.

Il problema, credo, nasce dal lavoro in cantina: qui c’è molto da fare e da crescere, ma credo ne valga la pena e credo che nei prossimi anni i Girola possano essere in grado di offrire delle vere e proprie eccellenze di nicchia: ci sono tutti gli ingredienti necessari, non ultima una grande passione.

Per ritornare ai vini, il più convincente m’è parso il Cortese: 11,5% vol., bel colore paglierino non troppo intenso, note floreali evidenti e al palato una bella armonia con buona persistenza; quasi sorprendente per un bianco prodotto in terra di rossi, ma vale la pena insistere, perché può migliorare e di molto.

Il meno convincente, ma era abbastanza prevedibile, è il Grignolino: 13%vol., colore più carico del classico Grignolino, al naso sono evidenti note non molto gradevoli e in bocca il vino risulta privo di armonia ma, attenzione, con una persistenza straordinaria, pur non gradevolissima. In sintesi: questo può diventare un grande Grignolino (di tipologia più simile a quella del Monferrato Casalese: il Grignolino di Accornero, per esempio), ma c’è molto lavoro da fare.

Più complesso il giudizio sulla Barbera. 13,5%vol., rubino un poco più scarico del normale, classiche note di frutta matura della Barbera d’Asti, pur con qualche (non gravissimo) stridore e un palato appena sufficiente in quanto ad armonia, ma anche qui una persistenza notevole. Su questa Barbera non c’è moltissimo da lavorare, basta poco e si può produrre una di quelle Barbera davvero eccellenti, assimilabili a quelle portentose che vengono da qualche chilometro più a sud: riva destra del Tanaro, Vinchio, Mombercelli, Nizza, Agliano. Tenendo in conto, come nota finale, che si sta parlando di vini che in cantina vengono offerti a prezzi che stanno tra i 4,5 e i 6€, più o meno.

Forza e coraggio, Stefano: ne vale la pena.

http://www.poderigirola.it/ 

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