Si fa presto a dire Prosecco

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«Prima di passare alle schede tecniche, mi concedo un ricordo personale che testimonia di come il Prosecco sia uno di quei vini che possono risolvere, con semplicità e eleganza, qualsiasi situazione: uno di quegli amici sicuri che c’è quando ti occorre; una di quelle donne, amiche o amanti, la cui compagnia è un balsamo privo di controindicazioni.

La piramide dell’isola di Montecristo si ergeva al nostro traverso indorata da un sole basso che pareva un’arancia. Il mare latteo ristava senza un’onda e le vele erano silenziose e mosce: lo sconforto di una bonaccia, il peggio per una barca a vela. Ma avevamo appena pescato un tonnetto che era stato immediatamente stufato. Ci bevemmo in abbondanza un Cartizze, anonimo, che uno di noi aveva portato in cambusa. E chi se lo dimentica più quel Cartizze bevuto al tramonto davanti a Montecristo!».

In questa maniera concludevo un articolo pubblicato sul n.59 (settembre 2011) del mensile Horeca Magazine: si trattava di un articolo dedicato a una delle più importanti case produttrici di Prosecco DOCG Conegliano-Valdobbiadene.

Prosecco oggi significa oltre 300 mln. di bottiglie, una gran parte delle quali esportate in tutto il mondo (nel 2013 per numero di bottiglie esportate ha superato Sua Altezza Reale lo Champagne), oltre 8.000 produttori che operano in circa 600 comuni di 9 province tra Veneto (5) e Friuli 4).

Il Prosecco ottenne la DOC nel 2009, stesso anno in cui Conegliano-Valdobbiadene guadagnò la DOCG; due anni più tardi fu riconosciuta la DOCG Asolo.

Valdobbiadene è oggi un comune, addossato sulla riva sinistra del Piave, di circa 11.000 abitanti; nel suo territorio 107 ha. di vigne costituiscono il Sancta Sanctorum del Prosecco: Cartizze, distribuito nelle frazioni di Santo Stefano, San Pietro di Barbozza e Saccol. La denominazione esatta è: “Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze”, oltre 100 diversi vignaioli ne producono 1,4 milioni di bottiglie. Vale la pena ricordare che oggi un ettaro di vigna in Cartizze è forse il terreno agricolo più costoso del nostro Paese (si arriva anche a 2,5 mln. di euro!).

Ho avuto la fortuna di camminare le vigne di Cartizze accompagnato da Desiderio Bisol, enologo diplomato al celebre Istituto G.B. Cerletti di Conegliano, prima scuola enologica italiana fondata dal chimico Antonio Carpené, nel 1876.

Desiderio è il fratello più giovane di Gianluca, che si occupa di gestione e amministrazione: è ancora in gran forma il papà Antonio, figlio di quel Desiderio Bisol che nel dopoguerra trasformò una storica famiglia di vignaioli – presenti sul territorio fin dal XVI secolo – in una moderna azienda che esporta i suoi vini in tutto il mondo e che può essere considerata al vertice qualitativo del Prosecco, e non soltanto. Oggi la famiglia Bisol, con diversi marchi, produce oltre 1,5 mln. di bottiglie di cui circa 400.000 commercializzate con il marchio Bisol, ovvero l’apice della piramide della qualità.

Ma desidero ritornare alle vigne, a camminare le vigne, come soleva scrivere Gino Veronelli. Perché camminando per le sue vigne ti accorgi che cosa significa una certa bottiglia di vino, quale che sia.

Gustare un calice di Cartizze, vinificato con il metodo classico, dopo aver visitato – una mattina luminosissima di fine ottobre – queste vigne piantate su pendii impossibili (le famose Rive) che permettono soltanto faticose lavorazioni manuali, accompagnato da chi conosce le sue viti una per una,  significa che quel calice di Cartizze avrà tutt’altro gusto, tutt’altro valore.

Delle faccende organolettiche dei vini Bisol tratterò a parte, qui mi preme spiegare quanto il lavoro in vigna che si fa da queste parti non viene abbastanza raccontato, quando del Prosecco si ha un’immagine di vino industriale, facile, che tutto sommato vale poco.

Desiderio lavora con un agronomo, con un botanico e, addirittura, con un entomologo e non sproloquia sul bio o sul biodinamico: la serietà, la competenza, la ricerca, l’impegno non seguono slogan modaioli. Poi, alla resa dei conti, i vini sanno raccontare le storie giuste. A chi queste storie sa prestare orecchio.

A chi, in fondo, se le merita.

http://www.vincenzoreda.it/si-fa-presto-a-dire-prosecco-2/

 

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