Sperss: un sogno di “Nostalgia” ovvero…I have a dream

Il periodo era quello tra le due guerre. La severa valsusina Clodilde (Tildìn, in famiglia) mandava il figliolo Giovanni a vendemmiare i Nebbiolo in quel di Serralunga, ovviamente dopo la vendemmia delle vigne di proprietà in Barbaresco. E lì Giovanni si divertiva, gli piaceva lavorare senza il pesante assillo degli occhi di famiglia: e gli davano anche qualche soldo. E ancora: vendemmiare uve che sarebbero diventate Barolo costituiva una sorta di valore aggiunto per chi dai grappoli Nebbiolo spremeva da sempre Barbaresco. E quella vigna a Giovanni rimase impressa; così tanto che quasi divenne un rodìo, un uzzolo che in qualche modo si trasmise al figlio Angelo. Quell’appezzamento, a sud-ovest di Serralunga, è citato come Marenca-Rivette e segnalato di 1° categoria nella famosa Carta del Barolo redatta da Renato Ratti (ne ho una copia che mi regalò Massimo Martinelli, suo nipote). Giovanni Gaja smise di occuparsi direttamente dell’azienda intorno al 1985, cedendo il timone al figlio Angelo. Il sogno di possedere finalmente quella vigna venne a realizzarsi nel giugno del 1988: le uve di quel millesimo, dunque, erano ancora di pertinenza del vecchio proprietario. La prima vendemmia Gaja fu quella successiva, il 1989: ed è proprio questo il primo vino che viene servito ai fortunati presenti (siamo in 189!) in una sala al completo di questa calda mattina, lunedì 26 marzo nel corso della 46° edizione del Vinitaly di Verona. In questa gustazione verticale di Sperss saranno serviti i millesimi: 1989, 1999, 2001, 2003, 2005 e 2007: sei annate per un momento di certo memorabile.

Angelo, con il gusto tutto personale – ma assai apprezzabile – per le parole di tradizione dialettale, mutò il brutto doppio nome del cru in questo splendido vocabolo piemontese: Sperss, che significa – più o meno – nostalgia, ma una nostalgia che gli inglesi definirebbero in the mood, perché sperss indica quello stato di perdimento, di ottundimento, di distanza straniata dal presente che spinge al ricordo…

Il dettaglio della valutazione dei vini mi riservo di trattarlo a parte, in un testo diverso da questo in cui parlerò di una gustazione anche divertente effettuata in compagnia del mio casuale (casuale?) vicino, Gianfranco Vissani: anch’egli inchiodato per oltre due ore alla sedia dall’eloquio accalorato, competente, trascinante che possiede questo affabulatore unico del mondo del vino; meglio, degli uomini del vino. Quando parla Angelo, le valutazioni dei suoi vini sono un dettaglio: sono soltanto il mezzo; perché il fine è sempre il racconto di storie di uomini che sono sempre quelli che stanno nel cuore di questo elegante signore – a cui le oltre settanta primavere pare aggiungano vieppiù energia e passione. E sono: la nonna Tildìn, il papà Giovanni, Renato Ratti, Giacomo Bologna, Domenico Clerico (per cui ha sempre parole di particolare delicatezza), Giacomo Conterno, Bruno Giacosa…..Senza mai dimenticare quelli che sono i più veri e importanti testimoni della cultura e della terra di Langa: Beppe Fenoglio e Cesare Pavese (io ci aggiungerei sempre uno troppo spesso dimenticato: Giovanni Arpino). Per poi, come sempre, chiudere con l’ormai leggendario aneddoto della bottiglia di vino, la più buona mai bevuta, di cui Luigi Veronelli – il dolce, indimenticabile Gino – mai seppe indicare il nome. Non so se l’aneddoto sia vero, senza dubbio è verosimile: so che ogni volta che lo sento raccontare, Angelo vi aggiunge ulteriori particolari, aggettivi, suggestioni. Il punto è questo: il vino, come ebbero a dire in tanti, non è una semplice spremitura di frutta realizzata da minuscoli animaletti che mangiano zucchero e cacano alcol. Il vino è molto altro e assai di più: in ogni bottiglia c’è una storia, e in ogni uomo che beve quel vino deve, per forza, fermentare un poco di Sperss. Se no, il vino va sprecato e quell’uomo non meritava di berlo.

 

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One Response to “Sperss: un sogno di “Nostalgia” ovvero…I have a dream”

  1. Con lo Sperss di Angelo Gaja e Gianfranco Vissani | Vincenzo Reda Says:

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