Stefano Gagliardo e il suo Barolo

Con Stefano si è instaurato un feeling naturale. Non succede spesso, ma quando succede costituisce sempre un bel fatto, una bella sorpresa.

Stiamo lavorando per realizzare alcuni progetti stimolanti, ma l’occasione mi è utile per parlare del suo Barolo 2009, bevuto en primeur. Ne ho avuta qualche bottiglia che mi serve per illustrare la copertina del Cd, prodotto dall’Esagono e dedicato ai cru del Barolo con composizioni originali, ispirate direttamente da questo vino elegante e sontuoso e composte dal musicista Marco Cimino.

Un Barolo che mi ha lasciato davvero sorpreso: in maniera assai positiva. Bere un Barolo appena appena nato e scoprirlo già armonioso, elegantissimo e con i tanto celebri tannini che invece di essere di cartavetro sono (esagero un po’) di seta è una sensazione strabiliante per un esperto. L’ho bevuto insieme a altri Barolo più vecchi e valutati con il massimo dei voti da varie guide e non aveva niente da invidiare a questi cugini più maturi, davvero. Comunque, un Barolo che si sente ancora fresco infante e con tanta strada davanti: strada che porta verso ulteriore finezza, verso ulteriore eleganza. Viene spremuto dalle uve delle vigne intorno alla sede dell’azienda in località Serra dei Turchi, sotto Santa Maria nel comune di La Morra; le esposizioni dei terreni sono particolari, con una bella fetta rivolta verso ovest e sud-ovest. Il risultato, ripeto, è davvero notevole.

Ne abbiamo parlato nel nostro ultimo incontro al bar del Circolo dei Lettori di Torino: ambiente fascinoso in cui parlare di vino e di progetti futuri è quantomeno piacevole. E di buon auspicio.

Salute.

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