Stonehenge

Una ventina di anni or sono (non ricordo se era il 1991 o il ’92), dovendo andare in Galles per lavoro, atterrammo a Londra e poi affittammo un’auto (era una Wolksvagen Polo) per recarci a destinazione. Ero con quel maiale di Walter Cecchetto.

Al ritorno dormimmo a Bath e visitammo, nel Wiltshire, il celebre sito preistorico (3.100/1.600 a.C., secondo le datazioni con il metodo del C14). Tra l’altro, il nome significa “Pietra sospesa”: da stone (pietra) e henge (sollevata, da hang).

Era primavera, faceva un freddo cane e tirava un vento di tramontana di quelli che frequentano spesse volte quelle lande dolcemente verdi e ondulate.

Fu una delusione. Non percepii alcuna sensazione particolare, non ebbi particolari emozioni e i grandi massi di gres (pesanti tra le 20 e le 200 tonnellate) sono assai più piccoli di quanto appaiono nella sterminata iconografia.

Queste sono immagini tratte da diapositive scannerizzate: purtoppo, la qualità originale (usavo una Nikon F2A, con obiettivi Nikkor e pellicole Kodak Ektachrome) è quasi completamente perduta.

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