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Libreria Il Banco a Torino

Libreria Il Banco – Via Garibaldi, 34 10122 Torino – Tel. 011 4369537 - ilbancotorino@libero.it

La libreria Il Banco, in via Garibaldi all’angolo con via Piave – a Torino – è la mia libreria di fiducia. E’ una delle poche librerie in cui si entra volentieri, essendo quasi parte della pedonale via Garibaldi; una delle poche librerie in cui si entra senza dover necessariamente avere un libro da comprare, anche per ciondolare, per oziare, per perdere tempo. Infatti, vi si incontrano anche vecchi e bambini: mica male, no?

Eppoi, i miei libri, vecchi e nuovi, sono sempre ben esposti, pur in magari in compagnia di volta in volta anche stramba…  Comunque, Mauro e Lina, insieme ai loro collaboratori, sono sempre disponibili a cercare e ordinare un libro magari non esposto o non in magazzino.

Gonzalo Guerrero, lo spagnolo che si fece maya e per i Maya morì

http://www.vincenzoreda.it/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-a-prescindere-dalla-bufala-della-fine-del-mondo/

Lo scritto qui di seguito è un vecchio articolo: sul mio ultimo libro c’è un capitolo assai più documentato e approfondito, si intitola: “L’archibugiere rinnegato“, è la storia n. 32.

“Tutto quel che possiedo come documentazione diretta della vicenda di Gonzalo Guerrero è riportato fedelmente nel capitolo precedente.

Se io fossi uno scrittore, se poi fossi  anche uno scrittore di successo, potrei scrivere uno di quei magnifici romanzi, più o meno, storici sulla vicenda; non so se dire purtroppo: non solo non sono uno scrittore, ma meno che mai potrei ardire al successo. Dunque, niente romanzo storico.

Gonzalo me lo figuro uno dei tanti marinai di Palos e dintorni, un po’ affascinati dai racconti di quelli che tornavano da occidente, un po’ perché quello era il loro mestiere e forse perché le diarie più invitanti erano offerte da quei capitani e hidalgos che salpavano alla volta delle ricchezze e della gloria, verso le Indie occidentali.

Probabilmente Gonzalo era un popolano molto realista e pragmatico, ma con qualche caratteristica bizzarra: da Cabeza de Vaca a Hans Staden (si leggano sia le avventure di Cabeza, sia “La mia prigionia fra i cannibali-1553/1555″ del tedesco), non pochi europei ebbero la ventura di passare periodi di tempo più o meno lunghi tra le popolazioni americane, eppure nessuno, almeno per quanto è dato sapere (io sono certo che nelle pieghe del passato si nasconde qualche altra storia analoga a quella di Gonzalo), ebbe l’ardire di dimenticare prima, rifiutare poi, infine combattere e morire contro il proprio popolo.

E’ lecito pensare che sulle prime il buon marinaio abbia agito più pensando a salvare la pelle che a altro; più oltre avrà pensato che su quella terra sconosciuta, tra quella gente che usava cucinare i nemici, occorresse adattarsi, perché chissà tra quanto tempo gli spagnoli, ammesso che ci fossero riusciti, sarebbero arrivati fin lì.

E poi egli non era un prete come Aguilar, dunque se qualcuno gli chiedeva qualcosa che  sapesse fare e se da ciò ne fosse venuto un qualsiasi favore, ebbene non c’era proprio ragione di rifiutare.

Io credo che di favore in favore, Gonzalo abbia cominciato a non star troppo male e gli alieni personaggi intorno a lui a scoprire che quell’essere estraneo di cose utili ne conosceva parecchie: che meritasse la pena  non trattarlo male; anzi, era conveniente cercare di farlo star bene, ché c’era forse da trarne buon utile.

Eppoi gli anni passano: vince il quotidiano se uno è un marinaio senza patria e attaccato più alle cose di questa terra che alle favole dei preti.

Volevano che si tatuasse, va bene: in fondo che male c’era a tatuarsi come loro! Tutti i marinai erano tatuati.

Quella vita dopotutto dovette cominciare a piacergli: i frutti tropicali, le tortillas, qualche gallina ogni tanto, un bel clima, la gente in fondo pulita e gentile; c’era, a volte ma non troppo spesso, da sopportare qualche disgusto come i sacrifici e l’odioso costume del cannibalismo rituale, ma tra i maya tutto ciò era assai meno frequente che tra i mèxica.

Forse la cosa che dovette inizialmente recargli maggior fastidio dovette essere l’ossessione maya per l’autosacrificio rituale, ma anche quella col tempo fu assimilata.

E poi venne il premio più grande di tutti: una donna, una donna maya, dolce, fedele, sottomessa, gentile, pulita e devota!

E i figli: il marinaio aveva finalmente trovato la sua patria e per quella sarebbe morto!

Ridicolo Aguilar che viene a proporgli di tornare tra gli spagnoli a fare dopo tutto lo schiavo di un padrone inflessibile che gli avrebbe solo riservato lunghe marce, fame, massacri, sporcizia di corpo e d’animo in cambio di qualche soldo.

Meglio i maya, molto meglio i maya.

E così Gonzalo sceglie, ma aveva già scelto da anni, forse da subito: semplicemente, non sollevando lo scudo dell’ostilità e della diffidenza verso il diverso, cercando di adattarsi e di capire senza nessun pregiudizio, qualità che solo un uomo semplice, dotato di sano buonsenso popolare, può, meglio d’altri, possedere: egli comunque non ha nulla da perdere.

Nel 1511 avrà avuto tra i venti e i trenta anni e probabilmente niente d’importante da ricordare in Spagna, forse neanche i genitori.

Arrivano i compatrioti, ma è tardi, ormai, per Gonzalo.

Ho ragione di crederlo impegnato in tutta la regione dello Yucatàn, che pure è molto estesa, tra il 1517 e il 1536, quando viene ucciso, a combattere, direttamente o indirettamente, contro gli spagnoli: certamente non dev’essere casuale che i Maya riuscirono a resistere quasi vent’anni alla conquista.

Ci dev’essere stata parecchia dell’opera del buonsenso, e della tradizione occidentale millenaria della guerra,  del Guerrero Gonzalo in molte tra le sconfitte degli spagnoli.”

I Maya continuarono a rivoltarsi fino a questo secolo contro gli spagnoli prima, contro il potere creolo poi: figure come Lempira, Tecùn Umàn e Canek sono esempi che oggi i Maya  hanno in  considerazione al pari di eroi, ma nessuno ricorda Gonzalo Guerrero.

Forse perché tutto sommato è un rinnegato, come la Malinche; forse perché comunque uno spagnolo venuto, anche se più o meno suo malgrado, a ficcare il naso in faccende non sue: io trovo profondamente e storicamente ingiusto tutto ciò, a maggior ragione da parte di un popolo che è oggi il risultato, e non si può discutere se la storia sia giusta o sbagliata, dell’unione, violenta quanto si vuole, ma pur sempre unione, di due culture.

I tre figlioletti di cui parla Bernal Dìaz sono i primi meticci di cui conosciamo con certezza l’esistenza, e sono meticci frutto d’amore, non di violenza: qualcuno oggi nello Yucatàn porta per certo un po’ di sangue di Gonzalo; allo stesso modo, qualche traccia del rude Droctulft sarà rimasta nei secoli nei dintorni di Ravenna.

Poesia maya (Maya poem)

I Maya ci hanno lasciato un testo poetico poco conosciuto ma assai interessante: I Cantares de Dzitbalché, scritti in yucateco e rinvenuti non tantissimi anni fa. Eccone un esempio, con la certezza di contribuire a  svelare un’altra caratteristica della raffinata sensibilità artistica del popolo maya.

Hua Paach’oob Yetel Ppuz[oob]

Quelli che costruiscono case e templi

 

Necessario è diventato

gli anni contare e i katun

trascorsi da quando

uomini grandi e possenti

i muri delle città antiche innalzarono,

le città che oggi osserviamo qui

nella regione delle pianure,

tutte queste città sulla terra sparse

qui e là, sulle alture svettanti.

 

Qui nelle città

un significato noi cerchiamo di trovare

per ciò che osserviamo oggi nei cieli

e per quel che conosciamo;

giorno dopo giorno

allo zenit leggiamo nei cieli

i segni che ci hanno lasciato

gli antichi di queste terre

quelli che abitarono questi villaggi

qui, sulle nostre terre.

 

Purifichiamo i nostri cuori

così che a mezzanotte

come a mezzogiorno

dall’orizzonte allo zenit

ci venga concesso di leggere

i segni incisi sul volto del cielo.

 

Quello qui sopra riportato – tratto dal mio libro “101 storie maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo” con traduzione e adattamento in italiano effettuata confrontando versioni inglesi e spagnole del testo yucateco, è uno dei quindici componimenti compresi nel poema. Il libro fu pubblicato nel 1964 da Alfredo Barrera.

I Maya alla Fondazione Mirafiore, 20.12.2012

101 Storie Maya Gruner-Mondadori

La faccenda curiosa è che non ho potuto firmare completamente lo speciale dedicato ai Maya su Focus Storia: non pareva elegante che a firmare il lavoro fosse l’autore del libro scelto come abbinamento al numero di Focus Storia di novembre 2012. Nessun problema, ci mancherebbe….

Altra faccenda curiosa: la scelta della copertina è caduta su una illustrazione ricavata dal Codice Cospi che è Mixteco e non Maya. Soprattutto per una questione grafica: ho dato ascolto al consiglio “fresco” di mia figlia Geeta. E mi pare di non aver sbagliato.

Inutile sottolineare che uscire con i tipi di Gruner-Mondadori è per me un grande orgoglio. Senza nulla togliere a Newton-Compton, uscire con questo marchio costituisce un’attestazione di qualità peculiare per il campo specifico che per me vale come il massimo possibile riconoscimento verso tanti anni di studio e di lavoro appassionati e davvero disinteressati.

101 Storie Maya con Focus Storia

E’ in edicola Focus Storia di novembre 2012: in allegato il mio libro 101 Storie Maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo. Lo speciale sui Maya l’ho curato interamente in prima persona, pur se l’articolo lungo è firmato a quattro mani con il caporedattore Aldo Carioli (con cui ho lavorato benissimo), gli altri pezzi non firmati, a parte quello su Gonzalo Guerrero (firmato V.R.) e il pezzo dedicato al Tempo Maya (firmato con lo pseudonimo Enzo Giurlani, che è il cognome vero di Aldo Palazzeschi…..).

Sono orgoglioso di questo lavoro durato oltre un mese. E sono orgoglioso del fatto che il mio libro sia stato scelto da Focus Storia: è l’attestazione della qualità dei miei quaranta anni di studio e di dedizione verso la storia e l’archeologia della Mesoamerica.

Come ho già scritto nella dedica sul mio libro, il mio grazie infinito va a Nicola Silvano Borrelli che nel 1971 seppe riconoscere e incoraggiare in un adolescente di 17 anni una passione straordinaria e inspiegabile. Insieme a Nicola silvano, un grazie particolare a Marco Casareto, ex direttore di Focus Storia che mi ha incaricato di questo lavoro, poi confermato dal nuovo direttore Jacopo Loredan.

I sacrifici, tra i Maya, erano dovere soprattutto dei potenti…

Nelle storie 60 e 61 del mio libro sui Maya, si tratta con dovizia di particolari a proposito di sacrifici umani, autosacrifici e cannibalismo. Qui sotto si può osservare la raffigurazione di un importante dignitario maya mentre si sta trafiggendo il pene per donare il proprio sangue prezioso alle sue esigenti divinità: questi dei crudeli, per garantire agli uomini la vita, esigevano sangue nobile che doveva spillare dalla lingua o, meglio, dagli organi sessuali. La raffigurazione qui sotto è parte delle recentissime scoperte del giovane archeologo americano William A. Saturno nel sito di San Bartòlo, nel nord-est del Petén, Guatemala. La faccenda che sta rivoluzionando tutta la storia dei Maya classici è che questi magnifici affreschi sono stati eseguiti tra il II e il I secolo a. C., vale a dire 6/7 secoli prima di quello che veniva ritenuto l’apice culturale di questo popolo! Oggi altre scoperte stanno confermando che i Maya avevano raggiunto certi vertici artistici e culturali assai prima di quanto si era fino a oggi creduto.

http://www.vincenzoreda.it/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-a-prescindere-dalla-bufala-della-fine-del-mondo/

101 Storie Maya e cena maya a Cambiano

Organizzata dal mio vecchio amico (sono quasi 30 anni che ci conosciamo) Ernesto Saggese con l’Associazione Evento di Cambiamento di Cambiano, si è svolta una belle serata in cui sono stato invitato a presentare il mio libro sui maya nel contesto di una cena a tema maya. Se pure non filologicamente impeccabile – non era certo quello l’intento – la serata è stata di grande piacevolezza. Il pubblico intervenuto si è dimostrato assai coinvolto: sia nella cena, sia nelle faccende maya e per me è stata una serata di soddisfazione come poche altre. Tra le altre cose, la Trattoria del Centro è un locale (con possibilità di affitto camere) di cucina tradizionale piemontese e di atmosfera familiare che consiglio senza esitazione a tutti coloro che amano questo genere di ristoranti.

Con Ernesto ci conosciamo dai tempi mitici della Radio Abc Italiana, quando io mi occupavo dell’organizzazione generale e lui teneva uno dei pochi programmi in Italia di musica brasiliana. Erano con noi i vari Piero Chiambretti, Alba Parietti, Patrizia Giangrand e con una redazione giornalistica che poteva vantare Emanuele Fiorilli, Marco Ansaldo, Nico Ivaldi: mica poco! Ma noi, soprattutto, ci si divertiva un sacco. E, tutto sommato – pur tra i perigliosi flutti in cui oggi dobbiamo navigare con difficoltà varie – cerchiamo di continuare a divertirci, quasi fossimo rimasti incoscienti giovincelli ancora da guadagnare una disperante maturità. La serata è finita tardissimo e con una splendida sorpresa: dopo quasi 20 anni ho potuto riabbracciare il mio grande amico Emilio (ancora grazie, Ernesto)!

http://www.trattoriadelcentro.it/

101 Storie Maya su Archeologia Viva

Con Piero Pruneti ho collaborato con grande e reciproca soddisfazione in occasione di un importante evento in Valle d’Aosta (2010, Restituire a memoria). Archeologia Viva è con Archeo (diretta dal mio grande amico Andreas M. Steiner) la rivista di archeologia italiana più autorevole: per certo il livello è accademico. Edita da Giunti di Firenze, dal 1982 viene condotta con grande professionalità e passione da Piero, che peraltro l’ha pure ideata. Non posso poi dimenticare che il mio ultimo viaggio nelle Terre dei Maya l’ho fatto in compagnia di Giuditta Pruneti, secondogenita di Piero ed ella pure impegnata nella realizzazione di questo prestigioso trimestrale. Inutile sottolineare che questa recensione mi rende oltremodo orgoglioso.

http://www.archeologiaviva.it/index.php/Mode/pages/ID/2/index.html

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1326109596&sr=1-1

I numeri maya

Partendo dal presupposto che le dita di un uomo sono 20 (mani e piedi), l’aritmetica maya è a base vigesimale e si basa soltanto su 3 segni: il punto (unità), la linea (cinquina) e la conchiglia (lo zero). I multipli di venti sono dati dalle posizioni: la più bassa moltiplica per uno, la successiva per venti, la terza per 360, la quarta per 7.200 e via di seguito. I numeri fanno riferimento soltanto al tempo: non esistono testimonianze di computi che ad altro si riferiscano. Nei capitoli 62/66 del mio libro tratto ampiamente di questa affascinante questione.

http://www.vincenzoreda.it/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-a-prescindere-dalla-bufala-della-fine-del-mondo/