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	<title>Vincenzo Reda - dipinge col vino &#187; Abu Nuwàs</title>
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	<description>dipinge col vino, pittore, fotografo,scrittore, notizie su di me, le attività, le mostre e gli eventi, novità e curiosità</description>
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		<title>Book &#8220;The mistical goblet&#8221; by Vincenzo Reda for  Med Show</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 21:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Reda</dc:creator>
				<category><![CDATA[INDIA]]></category>
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		<category><![CDATA[Abu Nuwàs]]></category>
		<category><![CDATA[Alda Merini]]></category>
		<category><![CDATA[Book "The mistical goblet" by Vincenzo Reda for Med Show]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogue for my Med Show]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[Khayyam]]></category>
		<category><![CDATA[poems by Baudelaire]]></category>
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		<description><![CDATA[Qui di seguito è riportato, in quattro sezioni, il mio libro pubblicato in occasione della mostra personale al Radisson Hotel di New Delhi. I testi sono in inglese, anche le poesie, accostate ai quadri, sono tutte in inglese. Il libro è dedicato a mio padre Giuseppe, a mio nonno Vincenzo e a Giovanni Leopardi. Pag [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Qui di seguito è riportato, in quattro sezioni, il mio libro pubblicato in occasione della mostra personale al Radisson Hotel di New Delhi. I testi sono in inglese, anche le poesie, accostate ai quadri, sono tutte in inglese.</p>
<p style="text-align: left;">Il libro è dedicato a mio padre Giuseppe, a mio nonno Vincenzo e a Giovanni Leopardi.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.vincenzoreda.it/wp-content/uploads/2009/12/Pag-_Reda_1-15.pdf">Pag _Reda_1-15</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.vincenzoreda.it/wp-content/uploads/2009/12/Pag_Reda_-16-29.pdf">Pag_Reda_ 16-29</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.vincenzoreda.it/wp-content/uploads/2009/12/Pag_Reda_-16-29.pdf"></a><a href="http://www.vincenzoreda.it/wp-content/uploads/2009/12/Pag_Reda_30-45.pdf">Pag_Reda_30-45</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.vincenzoreda.it/wp-content/uploads/2009/12/Pag_Reda_46-60.pdf">Pag_Reda_46-60</a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="size-large wp-image-1805 aligncenter" title="Copertina per web-1" src="http://www.vincenzoreda.it/wp-content/uploads/2009/12/Copertina-per-web-1-677x1024.jpg" alt="Copertina per web-1" width="284" height="430" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignleft size-full wp-image-1807" title="Interno Med-3" src="http://www.vincenzoreda.it/wp-content/uploads/2009/12/Interno-Med-3.jpg" alt="Interno Med-3" width="670" height="487" /></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Abu Nuwàs. Il poeta iracheno del vino</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 08:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Reda</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI PUBBLICATI]]></category>
		<category><![CDATA[Abu Nuwàs]]></category>
		<category><![CDATA[Antologia Bacchica]]></category>
		<category><![CDATA[Gabrieli]]></category>
		<category><![CDATA[Il poeta iracheno del vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Amici, in nome di Dio, non mi scavate la tomba se non a Qutrabbul, tra i frantoi e le vigne; non mi mettete vicino alle spighe. Chi sa che io non senta nella mia fossa, quando si pigia il vino, il calpestio dei piedi. &#8220;Le mille e una notte&#8221; è un testo che tutti dicono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Amici, in nome di Dio, non mi scavate<br />
</em></p>
<p><em> la tomba se non a Qutrabbul,</em></p>
<p><em>tra i frantoi e le vigne; non mi mettete<br />
vicino alle spighe.</em></p>
<p><em>Chi sa che io non senta nella mia fossa,<br />
quando si pigia il vino, il calpestio<br />
dei piedi.</em></p>
<p>&#8220;Le mille e una notte&#8221; è un testo che tutti dicono di conoscere, non foss&#8217;altro che per le storie, ormai entrate nell&#8217;immaginario collettivo e saccheggiate in ogni possibile modo dalla fame di esotico del nostro Occidente, di Alì Babà e di Aladino; in realtà, ben pochi hanno letto quel tesoro ineguagliabile di storie che comprende le tradizioni indiane, persiane, irachene e egiziane, la cui compilazione si estende per molti secoli e che fu portato in Europa, alla corte del tramontante Re Sole, tra il 1704 e il 1717, dal francese Antoine Galland.<br />
Comincio da questo libro perché qui, diverse volte, sono raccontati aneddoti che riguardano il libertino, sodomita, ubriacone poeta di corte Abu Nuwàs.<br />
Egli si chiamava al-Hasan ibn Hani (760-815 circa), era nato a Ahwàz in Persia da padre arabo e madre persiana, ma visse tra Bàssora e Baghdàd alla corte prima del mitico califfo Harùn ar-Rashìd (il Califfo delle &#8220;Mille e una notte&#8221;) e poi del successore di questi, suo figlio al-Amìn.<br />
Erano gli anni, quelli, del dominio Abbaside, iniziato nel 750 e durato fino al 1258, la capitale dei domini arabi era appunto Baghdàd e la cultura straordinaria che quella dinastia contribuì a sviluppare e a diffondere influenzò in modo per certo importante l&#8217;Occidente: l&#8217;influenza araba sulla civiltà europea del medioevo non è posta nel dovuto rilievo nell&#8217;insegnamento della storia nelle nostre scuole, ma non è questa la sede di una tale polemica.<br />
Abu Nuwàs (soprannome che significa &#8220;Il ricciutello&#8221;): &#8220;Godeva, stando a quanto si racconta, di una condizione fisica straordinaria. La perfezione delle sue forme e la sua grazia riempivano gli occhi di chi lo guardava. Nessuna meraviglia dunque per i molti cuori che ha spezzato, tanto con questi pregi quanto con il suo genio di poeta. Tutta la gioventù di Basra voleva essergli amica, per l&#8217;attrazione erotica che esercitava così come per il piacere della sua compagnia&#8221;. Lo racconta così Ahmad al-Tifachi, un erudito tunisino che visse tra il 1184 e il 1253, a cui si deve la compilazione di un testo sui costumi sessuali del suo tempo che è un gioiello di freschezza, chiarezza e approccio quasi scientifico ai temi, che noi cristiani diremmo scabrosi, che affronta; si tratta di omosessualità maschile (tema in cui il nostro Abu Nuwàs è raccontato in molte testimonianze come uno degli esponenti più famosi) e femminile, di prostituzione, dei più vari costumi e vizi sessuali con grande naturalezza e senza alcun pregiudizio. Ricorda, questo testo arabo del XIII secolo, il celeberrimo (anche qui, tutti lo conoscono e quasi nessuno lo ha letto) &#8220;Kamasutra&#8221; di Vatsyayana, autore seguace della corrente Carvaka, che equivale alla nostra filosofia epicurea e, poi, del &#8220;Carpe diem&#8221;.<br />
Il contesto storico e culturale entro cui agisce Abu Nuwàs, le civilissime Baghdàd e Basra (la Bàssora di oggi), è per quei tempi il più evoluto, tollerante, multietnico e multilingue; ebrei, cristiani, musulmani convivono in un ambito sociale di straordinaria tolleranza.<br />
Nei versi del Nostro s&#8217;incontrano notti e giornate consumate, all&#8217;insegna del piacere sempre gaudente, sempre estetico, dentro gli accoglienti conventi cristiani, depositari della scienza del vino, dentro le bettole, dentro le case di tolleranza in cui fanciulli e fanciulle potevano essere comprati, con la loro assoluta compiacenza, per il piacere delle allegre compagnie: e sono scene di grande bellezza, scene in cui il fanciullo è ammirato e desiderato fin dal momento in cui serve le coppe della magica &#8220;Khamr&#8221; (sostantivo femminile che in arabo definisce il vino), la sposa con la quale si passerà la notte. Mai volgarità, mai bassezze, mai violenza: i fanciulli e il vino sono strumenti di piacere reciproco, magari contrattati, magari anelati invano, magari irraggiungibili, ma sempre poetici, estetici, definitivi.</p>
<p> </p>
<p><strong>Il vino è luce:</strong></p>
<p><strong></strong><br />
<em> &#8220;Se ci mescolassi luce, essa si mescolerebbe<br />
con lui, e ne nascerebbero altre luci<br />
e fulgori.<br />
Circola quel vino tra i giovani, cui si piega<br />
docile il destino, dando loro soltanto<br />
le sorti da essi volute&#8221;.<br />
Il vino è &#8220;profumo del mondo&#8221;:<br />
&#8220;Un vino cui padre è l&#8217;acqua, e madre<br />
la vigna, e nutrice la calura<br />
meridiana bollente.<br />
&#8230;..<br />
Vino ebreo di lignaggio, musulmano<br />
di territorio, siro di esportazione,<br />
iracheno di nascita.<br />
E&#8217; del paese dei Magi, ma ha lasciato<br />
I suoi correligionari, per odio del fuoco<br />
che presso di loro si attizza.&#8221;</em></p>
<p>Io ho amato nella mia gioventù lontana Charles Baudelaire, l&#8217;ho amato profondamente: i suoi fiori maledetti sbocciati sul vino mi parevano sublimi; fiori di una civiltà che il vino l&#8217;ha insegnato al mondo intero; ma poco o niente in confronto ai versi del &#8220;ricciutello&#8221; di Baghdàd:</p>
<p><em>&#8220;Fate circolare la coppa, e si dileguerà<br />
la sventura, e il mio occhio godrà<br />
lo squisito profumo del mondo.<br />
Un vino nel cui luccichio brilla il lampo,<br />
e quando si svela alla vista, questa<br />
ne è quasi accecata.<br />
&#8230;..<br />
Mescolato, cresce il suo profumo,<br />
quasi cenno d&#8217;assenso di chi ami<br />
a tutto ciò che ami.&#8221;</em></p>
<p>Certo, il paese di Baudelaire il vino l&#8217;ha insegnato al mondo intero; ma il paese di Abu Nuwàs il vino l&#8217;ha creato: nella Mesopotamia, la terra tra i due fiumi, la Vitis Vinifera Sativa è stata addomesticata e diffusa a occidente e a oriente.<br />
Poi la Storia s&#8217;ingarbuglia e s&#8217;attorciglia: oggi beviamo il vino che è originario delle terre della Mesopotamia e che è innestato sui portainnesti americani; noi beviamo quel vino, mentre i due paesi si sono appena fatti la guerra ( la guerra, probabilmente, è un&#8217;invenzione o una scoperta, come la vite, di quelle terre tra i due fiumi).</p>
<p><strong>Nota</strong>: per lo scritto di cui sopra sono debitore a Enrico Tallone. E&#8217; dalla sua edizione del 1990 &#8220;Antologia Bacchica&#8221;, commentata e tradotta dal grande arabista Francesco Gabrieli (curata dal quale ho anche l&#8217;edizione Einaudi de &#8220;Le mille e una notte&#8221;), pubblicata in 436 esemplari e composta con il prezioso carattere disegnato da William Caslon, che ho preso spunto e citazioni.</p>
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