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Il Cari vino raro delle Colline Torinesi

Ne parla Giovanni Battista Croce per la prima volta in un testo, oggi abbastanza conosciuto, pubblicato nel 1606: lo cita come “Cario” e lo elogia come vino delicato, dolce, buono …che meglio dir si potria caro per la bontà sua. Era costui un milanese di cui si conosce poco: nato intorno alla metà del XVI secolo e morto intorno al 1616; orafo e architetto al servizio del duca Emanuele Filiberto, possedeva una vigna sulla collina torinese e vi attendeva con grande cura e competenza, essendo anche un esperto di orti e giardini. Di questo volume ne possiedo due copie: quella qui riprodotta è un’edizione anastatica abbastanza rara, pubblicata nel 1970 dall’editore torinese Ruggero Aprile e con un’introduzione di grande interesse scritta da Ada Peyrot. Nel 2000 ne venne pubblicata un’edizione a cura dell’Enoteca del Piemonte, con prefazione di  Pier Domenico Garrone.

Parlo del Cari perché è il vino che ho scelto per realizzare un lavoro che andrà a illustrare la locandina del convegno  ”Strade reali e vini dei Re” che si svolgerà presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi il 25 settembre prossimo. In quell’occasione avrà luogo una mia mostra, completa delle installazioni in cristallo (Tavolvino e scacchiera), presso le scuderie della magnifica Palazzina. Questa manifestazione è stata ideata e voluta dall’attuale Commissario Straordinario del Parco di Stupinigi, Dr. Roberto Saini e avrà il patrocinio della Regione Piemonte e della Provincia di Torino con la collaborazione dell’Associazione “Strada reale dei vini piemontesi” e la presenza il suo Presidente, Dr. Francesco Balbiano.

http://www.vincenzoreda.it/stupinigi-25-settembre-2010-strade-reali-e-vini-dei-re/

Dal momento che io non dipingo mai con un vino che non ho prima bevuto, ho avuto modo di abbinare questo vino dolce e delicato, di colore rubino scarico, con dei fichi d’India: bevuto fresco, si sposa in maniera eccellente con questi frutti. Il Cari è un vino di difficile reperibilità che si spreme da uve Pelaverga di Pagno – il Pelaverga di Saluzzo che nulla ha da spartire con l’omonimo vitigno di Verduno, né con il rarissimo Peilavert del Canavese.