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Pacal il Grande

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La lastra che ricopre il sarcofago di Pacal («scudo») il Grande è un monolito di 220×380 cm., pesa 5 tonnellate ed è interamente scolpito in bassorilievo.

Fu scoperta nel 1952 da Alberto Ruz Lhuillier, archeologo messicano di origini francesi, che non sapeva ancora chi fosse il sovrano di Palenque (nome spagnolo che significa «palizzata») che giaceva, coperto da una splendida maschera di giada, nel sarcofago sottostante, all’interno del Tempio delle Iscrizioni.

Occorsero decine di anni per decifrare le iscrizioni che narravano le gesta di questo grande personaggio nato nel 603 d.C. e morto a 80 anni, dopo 68 anni di regno.

Le immagini incise mostrano la complessa cosmogonia maya che simboleggia il passaggio dalla vita alla morte. Chissà cosa avrebbe pensato Pacal se avesse potuto prevedere che gli uomini del XX secolo ne avrebbero fatto l’archetipo di un astronauta: forse gli sarebbe piaciuto. In fondo, i Maya vivevano quasi in simbiosi con il cielo stellato e nei misteri delle luci del cosmo erano certi di decifrare precisi messaggi che gli dèi inviavano loro. Dèi crudeli che i sacrifici li richiedevano innanzi tutto agli uomini di rango più elevato. Erano, infatti, sovrani, dignitari e sacerdoti che si pungevano la lingua e il pene per offrire il loro sangue prezioso alle crudeli divinità. Presso i Maya i sacrifici si richiedevano innanzitutto ai potenti, forse consapevoli che i più umili e i più deboli i sacrifici già li compivano ogni giorno….