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Cascina Castlet: il rosso Ucelline di Mariuccia Borio

http://www.vincenzoreda.it/go-wine-2017-bere-il-territorio/

https://www.cascinacastlet.com/it/azienda

«Mi chiamano Uceline. Sono il volo di un piccolo stormo di uccelli che partono per terre lontane dopo la vendemmia o tornano con la primavera dopo aver passato l’inverno nelle terre calde d’Africa. Lascio spazio all’immaginazione e ai sogni. Ero rimasto in fondo ai filari e si erano dimenticate le mie virtù. Uvalino è il nome della mia uva. Pareva un diminutivo, un vezzeggiativo che si regala ai piccoli. Gli uccellini all’alba becchettano i miei acini maturi. Loro non avevano mai smesso di sapere quanto valevo. Tenacia e ricerca, anno dopo anno, mi hanno fatto tornare grande tra i grandi. Ho forza straordinaria di vulcano che si ridesta. Ho il gusto intenso che viene da terre antiche. Radici profonde, foglie assetate di sole, grappoli che maturano quando l’autunno entra nell’inverno e le nebbie sfumano il rosso intenso dei filari. Non ho superbia, ma la certezza di saper conquistare chi capirà tutta la mia storia. Sono serviti i racconti dei vecchi e la loro memoria. E’ servita la capacità dei giovani e la loro nuova conoscenza per scoprire che faccio bene e parlo al cuore. Ho in me, più degli altri vini rossi, un componente che, in altri tempi, avrebbero definito pozione magica. Il suo nome è difficile da ricordare: resveratrolo e la scienza dice che “pulisce” il sangue.
Eccomi pronto a dimostrarlo».                                                                                                                                     «L’Uvalino ha sempre fatto parte della mia vita. Per noi bambini, la raccolta dell’Uvalino era una festa – racconta Mariuccia Borio – Nel 1992 impiantai il primo filare. Oggi ho circa un ettaro e mezzo di Uvalino, in due vigneti. La prima annata in commercio fu la vendemmia 2006: uscì nel 2009. Oggi ne produco circa 5 mila bottiglie. È un vino che deve essere apprezzato con qualche anno d’età».                                                                                                                                                                      Nel febbraio del 2017, durante un evento organizzato dai miei amici di Go Wine ero rimasto davvero sorpreso dall’Uceline 2011, vino spremuto da uve raccolte surmature dal rarissimo vitigno Uvalino, riscoperto da quella autentica fuoriclasse che risponde al nome di Mariuccia Borio con il suo enologo Giorgio Gozzelino. Di recente, 3 anni dopo, l’amico Piero D’Alessandro mi ha portato una bottiglia di Uceline  2012 (con la bellissima etichetta creata dal grande Giacomo Bersanetti, purtroppo scomparso prematuramente) da gustare e valutare, impiegando tutto il tempo che mi serve.                                                                                                                                                                   Gustato con calma a casa mia, prima con la bresaola e poi, soprattutto, a fine pasto con ottimi duroni, mi è parso un vino inaudito, un vino iperbolico, strabiliante. A cominciare dal colore rubino intenso con importanti riflessi granati, per continuare con profumi penetranti di confettura di marasca che nei sentori secondari e terziari riportano al tabacco e al caffè; per finire con un palato lunghissimo, impastato da tannino e acidità che danzano in splendida armonia. In un vino del genere 15,5% vol di alcol nemmeno si percepiscono. Io non amo l’Amarone che ho sempre considerato un vino finto e posticcio, mentre il suo tradizionale papà, il Recioto (ma anche il Ripasso) non li ho mai stimati abbastanza. Ebbene, L’Uceline, stessa tipologia di vino da uve surmature e passite, rispetto a questi è di gran lunga migliore, più schietto, più complesso: non a caso si parla di uve e vini tradizionali, peculiari delle Terre astigiane da secoli. E costa anche meno…

Oscar Farinetti: Storie di coraggio

Tra gli anni Ottanta e i primi Novanta ho avuto la fortuna di formarmi ai faticosi, costosi e piuttosto esclusivi corsi per imprenditori e top manager condotti dall’ingegnere Riccardo F. 1Varvelli e dalla sociologa e psicologa Maria Ludovica Lombardi per conto della Confindustria, a Torino. Scuola durissima, cui mi è riandata spesse volte la memoria leggendo il libro dell’amico Oscar Farinetti: tengo a precisare che, trattandosi appunto di un amico, la mia recensione dovrà per necessità risentire di questa particolare prospettiva che guida il mio giudizio.

Dicevo della mia formazione in Confindustria, perché più volte ho ritrovato nelle parole di Farinetti alcuni concetti che i due grandi formatori allora ci avevano inculcato con passione. Tra le tante caratteristiche che deve avere un imprenditore, alcune sono fondamentali: la propensione al rischio, la capacità di individuare i collaboratori giusti e poi di saperli motivare e gestire (con meno turn-over possibile); la gestione del proprio e dell’altrui tempo; la capacità di delega.

Allora tra i miei colleghi vi erano imprenditori di prima, seconda e terza generazione: nelle storie che Oscar racconta in questo libro ci sono case-history che possono essere considerate esemplari, arrivando in alcuni casi a descrivere vicende imprenditoriali di secoli e di molte generazioni, accostate a storie, invece, di uomini che la loro impresa l’hanno cominciata in prima persona, da non molti anni e tuttavia con grandi risultati. Storie di autentici visionari, capaci spesse volte di contrarre debiti importanti, spinti soltanto dalla motivazione d’inseguire un sogno.

Non ho nominato fino a questo punto la parola vino; certo: questo bel libro parla soprattutto di persone e di famiglie che il vino lo producono. Ma mi piace puntualizzare che, per chi sa leggere bene tra le righe, da questo libro è possibile imparare che il vino è, prima d’ogni altra considerazione, un medium che accomuna le persone di buona volontà (il territorio e tutto il resto vengono dopo, e non è detto che siano faccende fondamentali).

Ho scritto: bel libro.F. 2

Ed è proprio un bel libro, questo; un libro che è scritto in una lingua semplice, diretta; senza orpelli e arzigogoli: a somiglianza di chi lo ha concepito e poi realizzato, con l’aiuto fondamentale di Simona Milvo e Shigeru Hayashi.

Un libro redatto con cura e ben confezionato dal punto di vista editoriale: un cartonato con sovraccoperta plastificata di formato 16×24 cm (sarebbe una specie di 8°); carta avoriata uso mano di circa 90/100 gr. e carattere che a occhio mi pare un leggibilissimo Times in corpo 14, per 324 pp. (più 16 pagine fuori testo che riproducono a colori alcune belle immagini) e un, ottimo, prezzo di 16,90 €.

So che a Oscar piacciono i numeri (personalmente ne sono ossessionato,  ma io sono un artista e gli artisti devono per necessità alimentarsi di ossessioni), gli regalo questi, liberi da copyright: 16,90 euro diviso 340 pagine fa circa 4,97 centesimi a pagina,  che è un bel prezzo. Inoltre, 772 gr. di peso costano circa 2,19 centesimi al grammo e mi pare che siano pochi e comunque un conveniente investimento…Oscar magari non lo sa: uno dei più grandi artisti mai vissuti, Piero dei Franceschi (meglio noto come “della Francesca”), era uno dei migliori matematici del suo tempo! Perché i numeri sono poesia e la poesia (ma l’Arte tutta) è fatta di numeri, almeno per chi non sguazza nella superficialità e nella banalità.

Il libro è la cronaca di una sorta di viaggio, compiuto dal nord al sud d’Italia – dalla Valle d’Aosta alla Sicilia – che porta Farinetti e i suoi collaboratori a incontrare le storie di 12 produttori di vino e sono tutte storie straordinarie, trattate con leggerezza ma in maniera tutt’altro che superficiale: le famiglie, i luoghi e i territori; le caratteristiche tecniche dei vini e le strategie di produzione e di marketing; gli investimenti e i bilanci; i progetti e le idee politiche. Ma anche gli amori, le relazioni parentali…Tra le righe, le parole di Farinetti lasciano intendere tanto e assai di più a chi, come me, alcune di queste faccende le conosce abbastanza bene.

F. 3Certo, si percepisce in maniera evidente l’affinità elettiva di Oscar con Walter Massa; la deferenza per Angelo Gaja (l’unico che non lo riceve in azienda: è sempre formidabile questo autentico langhetto e galantuomo vero; ma anche l’unico che lo lascia senza fiato con una proposta inattesa…); l’ammirazione, un po’ distaccata, per Piero Antinori, Niccolò Incisa della Rocchetta, Marilisa Allegrini; e ancora, l’amicizia complice con “Citrico” Beppe Rinaldi, la passione per Josko Gravner

Pare ovvio che, discorrendo di vino, il vino lo si debba per necessità bere: sono 60 eccellenti bottiglie (tra le quali alcune strepitose birre d’autore) di cui l’ottimo Shigeru compone utili schede tecniche con valutazione organolettica e interessanti proposte di abbinamenti (che a me piace chiamare accompagnamenti).

A Oscar mi accomunano alcune questioni importanti: siamo nati durante la stessa vendemmia a pochi giorni di distanza, io sono più giovane; abbiamo lo stesso amore per i numeri e per il Barolo; entrambi non apprezziamo l’Amarone; discendiamo da famiglie paterne molto comuniste: lui di Langa con padre partigiano, io dai monti della Sila con nonno e padre contadini orgogliosamente stalinisti (di uno stalinismo che in verità faceva tenerezza…).

Sono stato fra i primi a intervistarlo per Barolo&Co nel febbraio del 2007 (il brano è riportato sul mio Più o meno di vino) e di lui mi piacciono la passione, la schietta esuberanza, la franchezza e la naturale simpatia, condite da una buona dose – non guasta mai – di ironia e, meglio ancora, di autoironia.

Comprate e leggetevi questo bel libro: io gliel’ho estorto (mica me lo voleva omaggiare…) a Fontanafredda il venerdì e me lo sono goduto in un paio di notti insonni; questa recensione, se tale si può definire, la sto scrivendo durante la notte tra la domenica e il lunedì: soffro d’insonnia da sempre e da sempre la curo leggendo, scrivendo, dipingendo e ascoltando musica. Mai preso un sonnifero.

Ps: ci sono alcune sviste (poche e forse avvertibili soltanto da chi, come me, ha fatto l’editore per molti anni e  conosce bene le questioni legate al vino) ma, trattandosi di un amico, saranno segnalate in privato. Mi pare ovvio.