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L’arte dell’incontro: Collisioni 2012

Vinicius de Moraes diceva che la vita è l’arte dell’incontro: a Barolo, tra il 13 e il 16 luglio, in occasione di Collisioni 2012, di incontri straordinari ne ho fatti tanti. Vip e non, molti di questi indimenticabili. A cominciare da Mauro e Maria Rosa, i miei tutor. E poi Anna e Ernesto Abbona: la loro gentilezza, disponibilità e cultura mi rimarranno nel cuore. Ancora: Philippe Daverio alla terrazza Damilano con Paolo, Claudio e Claudia Rosso. Carlo Verdone con la sua semplice umanità, Paolo Crepet, la sua compagna e il loro olio. Lica Cecato, cantante brasiliana (mi ha donato il suo ultimo Cd: niente male). Richard Mason, Don De Lillo, Riondino e Vauro, Michele Dalai con cui ho pranzato; Boosta con cui ho ricordato il mitico Peppo. Federico Ceretto, la splendida Lella Costa, la scontrosa Luciana Littizzetto. E come non citare Andrea Scanzi, Emilio Targia, Tino Cornaglia e Lorenzo Tablino; come i meravigliosi Oreste e Enzo Brezza. E ricordo, infine, Anna Karimova, Maddalena Cazzaniga e una bellissima di cui neanche so il nome…..

La casa sopra i portici, Carlo Verdone

«[...] Una sera venne anche Fellini. Il quale apprezzò molto lo spettacolo e scrisse a mio padre una breve lettera che diceva: “Caro Mariuccio, ho visto ieri a teatro lo spettacolo di Carletto. Penso che se la cavi molto bene. Speriamo che abbia fortuna perché quel ragazzo ha molto talento.».

E’ il 1977 e Carlo Verdone esordisce al Teatro Alberichino con i suoi monologhi Tali e quali e Rimanga fra noi. A Roma si sparge la voce e vanno in tanti a vederlo: Paolo Poli, Franco Zeffirelli, Steno, Enrico Lucherini, Enzo Trapani, Sergio Leone. Questi ultimi due saranno fondamentali per Verdone: il primo lo chiamerà in televisione nel 1978 per il programma Non Stop (archetipo nobile di Zelig e Colorado); un paio di anni dopo, Sergio Leone lo convincerà, e lo aiuterà, a girare i suoi primi film Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone.

Non sono un appassionato del cinema di Verdone, pur se trovo i suoi film divertenti, freschi e ben fatti: non amo in maniera particolare il genere, ecco tutto. Ma ho avuto la possibilità di conoscere, pur fugacemente, Carlo Verdone di persona nel luglio del 2012, in occasione di Collisioni, a Barolo: era il 16 luglio e cantava Bob Dylan, eravamo ospiti di Anna e Ernesto Abbona. Me lo presentò Andrea Scanzi: ebbi immediata l’impressione di una persona vera, umile, che non deve sostenere il proprio ruolo a ogni costo. Fu una bella impressione.

La medesima mi viene confermata dalla lettura della sua biografia. Carlo Verdone, si vede si sente si capisce, non è uno scrittore: la lingua è semplice, corretta pur se non raffinata per uno scritto che è sceneggiatura più che romanzo. Ma il libro è vero e trabocca di umanità. Mi è piaciuto. E io non sono solito leggere roba del genere.

«[...] Finalmente soddisfatto e incurante delle urla che arrivavano dalla fila di auto bloccate, il Tizio esplose in una risata. “Nun c’è niente da fà…Sei er mejo!”. Poi s’infilò il casco, ingranò la marcia e, affrontando una curva a gomito, mi urlò da lontano: “A Carlè! Grazie pe’ avemme dato er sorriso a n’adolescenza de merda!”. Nonostante l’avessi odiato per tutto il tempo, quella frase mi colipì profondamente. Perché dentro di essa era forse racchiuso il potere comunicativo di tanti dei miei lavori, ma anche la constatazione che il “mito” oggi non può pretendere alcuna distanza, seppure minima, dal suo ammiratore.».

Basterebbe la citazione qui sopra a dare valore allo scritto di Carlo Verdone; da ricordare ogni volta  ai verimportant che spesso, quando fa loro comodo, se ne dimenticano….

Ma il libro vale la spesa, e anche di più, per le dieci paginette scarse del capitolo che si intitola: “L’Underground a casa Verdone“. La storia del regista d’avanguardia Gregory Markopoulos: una specie di sceneggiatura semplicemente esilarante; un piccolo capolavoro.

Il libro l’ho letto per caso, lo aveva acquistato mia moglie. E mi ha fatto tanto piacere leggere di una storia di famiglia di quelle pregnanti, pulite, importanti. Che mi ha confermato una precisa impressione avuta conoscendo, in maniera pur superficiale, una bella persona: ancor prima che un verimportant; ancor prima che un uomo di successo mediatico. Tutto sommato, invece, un uomo di vero successo: quello della vita nel suo fluire quotidiano.

Ed è quel che conta.

Dimenticavo: Carlo Verdone è completamente astemio. Anche mia moglie, se per questo….

Brezza in Barolo

Oreste Brezza me lo aveva presentato Oscar Farinetti in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Borgogno, a fine 2011. Mi aveva raccomandato di andare a visitare la cantina e prendere un boccone nel suo ristorante. Nel frattempo sono stato diverse volte a Barolo, senza mai trovare il tempo di onorare la promessa fatta quel giorno. Poi succede che, in occasione di Collisioni 2012, rimango a Barolo per qualche giorno e mi riprometto finalmente di recarmi a visitare questa storica cantina (produttori dal 1885).

Sono andato a cena con Maria Rosa e Marco Aronica, i miei due tutor, la sera del di venerdì 13 luglio, sulla stupenda terrazza da cui si gode un panorama ineguagliabile del paese e delle sue vigne verso sud-est. Abbiamo bevuto il Dolcetto San Lorenzo 2010 e il Barolo Cannubi 2007: entrambi magnifici (ho apprezzato assai il Dolcetto, in particolare). Ottima la proposta della carne cruda affettata e marinata con un delizioso bagnetto di olio, limone e aglio; e straordinaria l’insalata russa, almeno per chi ama queste cose di tradizione (quando so che può essere buona, non mi tiro mai indietro: e questa è tra le migliori che ho gustato).

Ho poi incontrato Enzo, figlio di Oreste, che è venuto alla mia lectio della domenica e si è fermato a spiegare il suo Barolo Cannubi 2007 nella gustazione successiva alla mia, durante l’intervento – sempre lucido e di gradevolissima esposizione – dell’amico Andrea Scanzi.

Ho visitato le cantine Brezza lunedì 16, aspettando il concerto di Bob Dylan.

I Brezza sono proprietari di circa 22 ettari di terreno con coltivazioni di vario genere, di questi 16,5 sono vitati e spremono 80.000 bottiglie. Ben 35.000 appartengono alle cinque tipologie del loro Barolo (Bricco Sarmassa, Sarmassa, Cannubi, Castellero e Barolo). La famiglia Brezza gestisce, oltre al ristorante (almeno 80/100 coperti), anche l’Hotel Barolo – 3 stelle che valgono 4, con 57 camere e piscina scoperta. Tutto questo genera almeno un 20/25% di vendite dirette in cantina, percentuale che da queste parti è per davvero rilevante.

Tra i vari assaggi effettuati nell’accogliente frescura della cantina, in piacevole compagnia di Oreste e Enzo, cito un ottimo rosato di Nebbiolo (soltanto, purtroppo, 2.000 bottiglie), una magnifica, secchissima, Freisa, e un Dolcetto ai vertici della tipologia (i prezzi di questi vini in cantina stanno sempre intorno ai 9 €). Di alto livello la Barbera (fermentazione in acciaio e affinamento in legno grande) e notevolissimo il Nebbiolo 2010: un vino che mi stupito per la finezza, la complessità, la peculiarità (con tappo di vetro, ormai da 6 anni!).

La degna chiusura è stata un bicchiere, questo bevuto proprio tutto, di Cannubi 2003: proprio quell’annata di cui si dice che il caldo aveva bollito i mosti. Qui invece ha dato un vino strepitoso e ricordo che anche per lo Sperss 2003 di Angelo Gaja avevo avuto le stesse sensazioni (e sono Barolo antitetici, essendo questo figlio di Serralunga e dunque con più struttura e meno eleganza). La mattinata è stata conclusa al ristorante con Enzo: avrei dovuto soltanto assaggiare gli agnolottini del plin con sugo d’arrosto, invece, malgrado il sole giaguaro, me ne sono mangiato un piatto! E con che soddisfazione…

Consiglio generico: se capitate a Barolo, andate da Brezza.

Consiglio per esperti e appassionati: organizzate una visita apposta per conoscere Brezza.

Consiglio per gli amici: andate più spesso da Brezza. Salute.

http://www.brezza.it/

Collisioni 2012, Barolo (Cn) 13/16 luglio

 COLLISIONI 2012

INCONTRI IN ENOTECA 

Dal 13 al 16 luglio 2012 si terrà nel paese di Barolo la quarta edizione del festival Collisioni, in questo momento l’evento culturale più partecipato di tutta la Regione, dopo il Salone del Libro di Torino, con oltre cinquantamila visitatori nella scorsa edizione, e tanti ospiti quest’anno di respiro internazionale come Bob Dylan, per l’unica data italiana nel 2012, Patti Smith per l’apertura del suo tour italiano il 14 luglio, Boy George, Luciana Littizzetto, Carlo Verdone, Philippe Daverio, per una lezione sul rapporto tra la rappresentazione artistica e il vino, Niccolò Ammaniti, Don DeLillo, Luis Sepulveda, Subsonica. Il paese di Barolo sarà meta di visitatori provenienti da tutto il territorio nazionale ma anche da Francia, Germania e Svizzera. Proprio per questo, grazie alla sede scelta e alla sua attrattiva per i turisti in relazione al vino, l’evento, i suoi incontri e concerti internazionali saranno  un’importante occasione per promuovere i vini del basso Piemonte. Collisioni, in collaborazione con l’ Enoteca Regionale del Barolo e il Wimu, propone alcuni eventi collaterali al festival per conoscere storia, aneddoti e personaggi del vino. Una serie di lezioni per raccontare la storia della più affascinante delle bevande, ricca di sapienza e poesia, arte e tradizione. Due giornate dedicate ai grandi vini del Piemonte per scoprirne la grandezza in modo ludico ed interattivo.

SABATO 14 LUGLIO

Ore 11,00 sala del professore  WIMU: “Bell’ aria di Padre Bacco, dai vini spumescentes dei Romani agli spumanti metodo classico di oggi”. A cura di Enrico Parodi.

A seguire degustazione dei migliori spumanti metodo classico del Piemonte.

Relatore: Enrico Parodi, sommelier professionista Ais, ha frequentato l’Ecole de Champagne e numerosi seminari nei territori di produzione alla ricerca dei segreti di questo splendido vino speciale.
Ore 14,00 sala del professore  WIMU: “Alla scoperta di sua maestà il Barolo – il Re dei vini, in vino dei Re”.  La letteratura, la musica e l’arte incontrano il mitico vino Barolo. Lezione: la storia, il territorio, la cultura di uno dei più grandi vini al mondo.

A seguire degustazione guidata orizzontale verticale dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine di  Serralunga d’Alba, Monforte, Castiglion Falletto, Barolo. Durante la degustazione sono previsti premi e giochi con il Barolo  e omaggi di libri sul Piemonte enoico.

Relatore: Lorenzo Tablino, enologo di quarantennale esperienza nel campo, giornalista, consulente vitivinicolo.

Ore 16,00 sala del professore  WIMU: presentazione del libro “Cronache golose” di Marco Trabucco (giornalista di Repubblica e curatore Guida Espresso) e Marco Bolasco (direttore editoriale di Slow Food). Cinquanta storie, raccontate attraverso altrettanti piatti e cuochi. Da Gualtiero Marchesi al modello nuovo di osteria, dall’evoluzione della cucina regionale fino alle avanguardie che arrivano solo recentemente in Italia rispetto all’ Europa. Prefazione di Alessandro Baricco.

A seguire degustazione guidata dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine dei produttori che hanno aderito al progetto Collisioni 2012.

Ore 18,30 Enoteca Regionale del Barolo :  lezioni e degustazioni guidate condotte da esperti  sui grandi vini delle aziende sponsor di Collisioni.

DOMENICA 15 LUGLIO 

Ore  11,00 sala del professore  WIMU: “Parole di Vini”. Più che una lectio magistralis, una rilassante e informale chiacchierata in cui il giornalista Vincenzo Reda  esamina e approfondisce il rapporto con il vino di alcuni scrittori e poeti, alcuni dei quali non proprio “abbinati” dall’immaginario collettivo a questa portentosa bevanda. A seguire degustazione guidata orizzontale verticale dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine di  Serralunga d’Alba, Monforte, Castiglion Falletto, Barolo.

Relatore: Vincenzo Reda, nato in Calabria, è torinese d’adozione, vivendo questa città dagli anni della prima infanzia. E’ uno scrittore, pittore e intellettuale che da molti anni ha fatto del vino la materia oggetto dei propri interessi culturali e artistici. Occupandosi anche di storia e di letteratura, le prospettive da cui guarda al vino sono diverse da un semplice approccio a carattere tecnico o di valutazione meramente sensoriale.

 Ore  16,00 sala del professore  WIMU: “Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi

Scanzi ci insegna a riconoscere e a distinguere, insieme a chi li produce, il Barolo, il Pinot nero, il Sassicaia, l’Aglianico e altri capolavori di una lunga stoia fatta di lavoro, pazienza e dedizione. Non senza ironia ci svela, tra una tappa e l’altra del suo viaggio, i piccoli e grandi segreti che ogni sommelier e ogni buon intenditore hanno messo a punto nel tempo e che consentono loro di muoversi con disinvoltura in questo mondo così ricco e variegato. E soprattutto, ci insegna a riconoscere la vita segreta dei vini e ad apprezzare quella sottile arte che ne fa spesso dei capolavori: l’arte di invecchiare. A seguire degustazione guidata dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine dei produttori che hanno aderito al progetto Collisioni 2012.

Relatore: Andrea Scanzi è nato ad Arezzo nel 1974. Dopo sei anni a La Stampa, è passato nell’estate 2011 al Fatto Quotidiano. Si occupa di cultura, sport, enogastronomia, politica. E’ ritenuta una delle firme più eclettiche d’Italia. E’ autore e interprete di Gaber se fosse Gaber, spettacolo teatrale che sta attraversando l’Italia. Sommelier innamorato delle Langhe, ha pubblicato due bestseller dedicati al mondo del vino, Elogio dell’invecchiamento (2007) e Il vino degli altri (2010). I suoi ultimi libro sono I cani lo sanno (2011) e Happy Birthday, Nebraska (2012 ebook), entrambi per Feltrinelli.

Ore 18,30 Enoteca Regionale del Barolo:  lezioni e degustazioni guidate condotte da esperti  sui grandi vini delle aziende sponsor di Collisioni. 

INGRESSO LIBERO E GRATUITO A TUTTE LE LEZIONI E LE DEGUSTAZIONI

Per informazioni, rivolgersi a :

Enoteca Regionale del Barolo   0173 56277  barolo@barolowordl.it

Wi-mu Museo del vino a Barolo 0173 386697 info@wimubarolo.it

Tablino Francesca francescatablino@gmail.com

Andrea Scanzi: Il vino degli altri


ANDREA SCANZI

IL VINO DEGLI ALTRI

Mondadori, Strade Blu

Pp. 327 – 18,50 €.

“Le allusioni malmostose a Luca Maroni sono sincere, ma rispettose. Non condivido niente di quello che scrive, ma lui senz’altro ne sa più di me. Spero solo che il futuro non somigli alla sua idea di futuro (e di vino).”.

Anche per frasi come quelle qui sopra riportate mi piace Andrea Scanzi: perché è una persona pulita, franca che sa esprimere idee e concetti chiari senza ricorrere a sotterfugi, perifrasi, eufemismi – se poi sapesse ogni tanto omettere le volèe agricole di Seppi, i riferimenti a Povia e Alessandro Meluzzi (tutta gente più o meno a me inutile, detto sempre con rispetto e senza alcuna acrimonia), mi piacerebbe anche di più.

Io leggo di notte, un po’ perché soffro da sempre di insonnia e mai ho fatto uso di pastiglie; un po’ perché mi distraggo con facilità e, quando leggo – mai leggendo per piacere o per diletto, ma da sempre per conoscenza – questa mia difficoltà alla concentrazione mi reca fastidio (è uno dei motivi per cui non gioco mai tornei di tennis: pur giocando molto bene, riesco a perdere con gente quasi ridicola). E leggo con attenzione, anche rileggendo, ritornando indietro, prendendo appunti: e bevo.

Ho cominciato questo libro con un Grillo in purezza del 2009 e l’ho finito bevendo un ottimo Etna Bianco (Carricante e Catarratto) sempre del 2009 di Nicosia, con vigne poste tra i 650 e gli 800 mt. nella zona di Trecastagni – parlo dell’Etna, perché il Grillo è un vitigno della Sicilia occidentale, meglio noto come base del Marsala.

Preciso tali note perché di questi vini Scanzi parla definendoli «vini outtake», che è un obbrobrio linguistico ma funziona nella sostanza: si vada a leggere il capitolo per saperne di più (mannaggia! quel Verduno di Pelaverga, dove Verduno è il paese e Pelaverga il vino e vitigno: una svista che purtroppo ci può stare, in mezzo a questo oceano mare di materiale).

Il lavoro si articola su dieci capitoli dedicati a importanti aree geografiche vinicole del mondo – Champagne, Bordeaux, Bourgogne, Rodano e Loira (Francia); Renania (Germania); Rioja (Spagna); Ungheria ; California (USA); Argentina – a cui sono accostate, in altrettanti capitoli, in maniera assai soggettiva quindi opinabile, ma dichiarata, dieci zone italiane di eccellenza, come usa dire.

Se Champagne/Franciacorta e Bordeaux/Bolgheri appaiono accostamenti azzeccati, Bourgogne/Etna, Rodano/Cortona (per il Syrah), Argentina/Sardegna (Malbec/Cannonau) lo sono meno assai: ma questo è il gioco e bisogna starci, se no si legge altro e Scanzi non ci piacerebbe.

Invece ci piace, molto condividendo – pur con diversi distinguo e qualche lontananza di vedute inevitabile: ma di Andrea mi piace, oltre la pulizia e la franchezza di cui sopra, il metodo, la serietà, la capacità di attingere alle fonti sicure, meglio se sono uomini con storie importanti che egli racconta con l’occhio del cronista più che del narratore.

Infatti, del cronista possiede la scrittura, chiara, fresca – che a me non piace, ma questo è tutt’altro discorso – zeppa di citazioni, riferimenti (spesse volte eccessivi), rimandi, spruzzi di ironia che sono la delizia dei suoi ormai tanti affezionati lettori.

Andrea Scanzi è comunque un competente, un competente appassionato che ricerca con insistente pervicacia la sua propria strada; in perenne bisogno di trovare qualcuno che gli apra uno spiraglio nuovo, che gli racconti una storia diversa – non importa se con animo integralista o sano buon senso antico: nel libro, senza entrare in dettagli qui inutili, tanti sono i personaggi a cui Andrea lascia la parola, evitando quasi sempre di emettere giudizi o commenti a favore o contro.

Da buon giornalista, poi, inframmezza i capitoli tecnici con altri in cui alleggerisce la lettura: sono ulteriori 14 capitoletti in cui si ritrovano pseudo-test, giochini, ironiche sinossi, ecc.

Un buon lavoro che mi sono spolpato in un paio di notti insonni, accompagnato dalle bottiglie di cui sopra: certo, a me mai verrebbe di bere champagne (che poco conosco, poco mi piace e quando mi piace scopro sempre che costa un mucchio di soldi) ascoltando A Love Supreme di Coltrane; sono diventato (quando potevo permettermelo) un intenditore di Single Malt arando solchi di Monk e Davis e Joan Sebastian; con Guccini e Dylan bevo bianchi (Verdicchio, Kerner, Gold Muscateller non potendo più permettermi certi Meursault, Chassagne-Montrachet o anche soltanto(!) Chablis).

Al di là di certe ignobili polemiche che possono essere generate dal fatto che uno ha la franchezza (coraggio è termine che va usato per ben altri propositi) di scrivere quello che succede; al di là di pareri che possono o meno essere condivisibili e di scelte che, essendo tali, sono soggettive, io spero che questo lavoro di Andrea possa servire a qualcuno per scoprire, a esempio, i prodigi del Rieseling, del Tokaji ungherese, del Malbec argentino, di alcuni vini del Rodano.

Nota finale: quando si vuol parlare di qualcuno che svolge male il proprio lavoro lo si invita a andare a zappare.

Che fesseria: così fa danni anche peggiori alla terra! Questo per introdurre il fatto che molti fra i grafici editoriali io li spedirei in miniera, non a zappare; mi spiego: la copertina del libro di Scanzi è brutta, ma questa è una faccenda più o meno soggettiva. La copertina del libro di Scanzi è graficamente mal impostata e non rende un buon servizio al lavoro di Andrea – non entro in meriti che sono prettamente grafici e di comunicazione; al contrario delle pagine interne che testimoniano di una corretta cultura libraria: carta uso mano avoriata, carattere classico di facile lettura con impostazione di pagina non pesante.

Per finire, il libro me lo sono comperato, ma mi avrebbe fatto piacere se l’autore o l’editore me lo avessero omaggiato: le mie parole non sarebbero state differenti; alla stessa maniera di una bottiglia di vino avuta in omaggio: ci vuol altro che un libro o una bottiglia per ammansire gentaglia come noi, vero Andrea?

http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/?p=398

Il link qui sopra per leggere la mia recensione pubblicata sul sito di Andrea Scanzi con i suoi commenti che assai mi hanno fatto piacere: Andrea, confermo, è una persona pulita e di grandi valori (il talento non si discute).