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I miei auguri di vino dal 2005 al 2010, wine greetings 2005 2010

Il 2005, anno per me terribile, lo inaugurai con il Dolcetto d’Alba Vigna S. Lorenzo 2003 di Giribaldi: un produttore con cui non ebbi alcun feeling (e appunto l’anno fu disastroso…). Per gli auguri successivi scelsi il Murrae 2004 di Rocche Costamagna (avevo già usato il Rubis); il soggetto è uno dei miei più belli: un fiore-bicchiere fatto con i polpastrelli per un 2006 prospero. L’anno successivo scelsi il Dolcetto San Luigi 2005 di Quinto Chionetti, un altro produttore con cui non ebbi alcun feeling (anche maleducato, perché nemmeno mi ringraziò per gli auguri e io non avendogli chiesto proprio nulla, nemmeno le bottiglie che comprai…); il soggetto fu l’Ankh, simbolo della vita egizio. dipinsi una serie speciale, dedicata a faccende iniziatiche, con il soggetto G (7° lettera dell’alfabeto con potenti significati, anche personali – la abbino sempre alla M, 11° lettera): questa serie fu dipinta con il Dolcetto Colombè 2005 di Ratti dell’amico Massimo Martinelli e fu benaugurante. Il 2008 fu introdotto da un altro Dolcetto di Dogliani, il San Luigi 2006 di Bruno Porro: il simbolo l’0tt0 orizzontale che è l’infinito. Fu l’anno dei grandi viaggi in India, Guatemala, Stati Uniti. Il 2009 fu l’anno del magnifico Dolcetto 2007 di Flavio Roddolo: l’anno dell’OM e l’anno delle grandi mostre in India. Con il Dolcetto Borgogno 2008 dell’amico Oscar Farinetti augurai il 2010 che, alla sua fine, si sta rivelando una ottima annata. Mi auguro che il Bricco Mollea 2009, Dolcetto delle Langhe Monregalesi, di Massimo Martinelli accompagni un 2011 favorevole.

Botti concettuali e concetto di botti

La prima visita alla Cantina della Tenuta Biodinamica Mara, sulle dolci colline di San Clemente (basso riminese, a non più di 3/4 chilometri in linea d’aria dall’Adriatico), l’ho effettuata il 5 maggio scorso.

Mi ero portato del vino ridotto e così ho effettuato i primi interventi sulle pareti in cemento dei due tini a forma di uovo.

Visto il luogo, unico nel suo genere sia per la luce sia per le musiche (Canti Gregoriani), ho deciso di non alterare con uno strato di gesso le pareti dei tini, cosa che senza dubbio avrebbe messo in maggior risalto il colore del vino ma che sarebbe stata invasiva.

Avendo preso questa decisione, mi è venuto naturale ispirarmi a un certo graffitismo d’autore: Keith Haring e, soprattutto, Jean-Michel Basquiat, entrambi americani vissuti (e scomparsi giovanissimi) tra gli anni ’60 e  ’80 del secolo scorso.

Chiaro che ho declinato questo stile con le mie ossessioni sul simbolismo di tipo antropologico e cultuale che mira da sempre a un utopistico sincretismo: certi simboli sono, senza dubbio alcuno, di valore universale.

Su tutti, i due che contraddistinguono con la loro dimensione e posizione i due tini: quello più grande, a sinistra, reca l’OM sanscrito che rappresenta la sacra sillaba dei Veda (risalente ad almeno il X sec. a. C.), il mantra per eccellenza; la Preghiera Universale, in estrema sintesi. Il tino di destra reca invece il simbolo egizio ANKH, ovvero La Vita (Eterna): simbolo antichissimo spesso associato alla dea dell’Ordine Universale Maat e al Dio Horus (Falco), il cui sacro occhio sinistro è inscritto nell’ansa della croce.

Dopo questi due simboli importantissimi, ho deciso di riportare su entrambi i tini il Quadrato magico della Palindrome Sacra: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS; attribuita a un vescovo di Lione della seconda metà del II secolo, è una frase che si legge nello stesso modo sia da destra a sinistra che viceversa e, messa nel quadrato, si legge sempre uguale da qualunque parte di cominci. La frase è in latino e significa: Il contadino Arepo lavora con difficoltà la ruota (dell’aratro). Considerata una frase beneaugurante, in verità è l’anagramma doppio di Pater Noster che viene incrociato e reca ai quattro lati dei bracci della Croce 2 α e 2 ω, ovvero le 4 vocali che crescono: l’ α e l’ω sono l’inizio e la fine di tutto.

Altri simboli importanti sono la sequenza di Fibonacci (1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89…); scoperta dal matematico pisano dopo i contatti con il mondo arabo, rappresenta lo schema che regola la matematica dell’Universo: ogni numero è la somma dei due precedenti e con l’ingrandirsi delle cifre il rapporto tra un numero e quello che lo precede diventa 1,618…. che è chiamato Numero D’Oro (il rapporto tra i lati che regola il Rettangolo Aureo del Rinascimento italiano). φ (fi) è il simbolo greco che rappresenta il Numero D’oro.

Poi c’è il glifo Kan: a seconda del determinativo che lo identifica, nella complessa scrittura dei Maya classici, significa Signore, Sole, Quattro ed è forse il glifo più importante di quella straordinaria cultura americana.

E ancora ci sono l’ideogramma cinese della fortuna, la spirale, la stella a sei punte, la falce e il martello, la Menorah (il candelabro a sette bracci ebraico)….

Detto della complessa simbologia che ho riportato sul cemento dei due tini a uovo, il lavoro è cominciato domenica 21 ed è finito giovedì 25 giugno 2015. In fasi successive ho spennellato con il Sangiovese Maramia 2012 e 2103, prodotto con processo biodinamico da Tenuta Mara, tutta la superficie dei tini.

Ho messo in evidenza macchie e colature che in questa fase sono di colore grigio-blu. Su questa patina ho cominciato a spennellare con vino ridotto di almeno ¼: occorrono molte mani e tanta pazienza.

Ma poi il risultato è stato pari a quanto avevo immaginato e progettato. E il vino che sarà contenuto in questi due specialissimi tini sarà, credetemi, più buono.

Salute!