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Una chicca: Arneis e Nebbiolo per un metodo classico

Si chiama Federico Signetti, è il responsabile della produzione della Luigi Bosca di Canelli. Diplomato all’Enologico di Alba nel 2000, dopo qualche anno di servizio presso la Contratto, da cinque anni lavora in Bosca. E’ uno dei pochi giovani che il remuage sa farlo manualmente e di spumanti se ne intende per davvero; oltretutto, con una passione notevole che sprizza da tutti i pori. In proprio lavora da vigneti di famiglia circa 15.000 bottiglie nel Roero: soprattutto Arneis e Nebbiolo. Ma la chicca, davvero sorprendente, è una produzione di 1.500 bottiglie non in vendita di un metodo classico prodotto con una cuvée di Arneis e Nebbiolo (vinificato in rosato) al 50%. E’ un vino che mi ha lasciato sbalordito: colore rosato tenue che vira verso il bronzo, perlage finissimo, naso con crosta di pane di grande evidenza e palato con spiccata acidità, grande sapidità e lunga eleganza che persiste in bocca e in gola: incredibile per uno spumante prodotto con uve che in genere non sono usate per  questa tipologia di prodotto. Purtroppo, non è in vendita, ma assicuro essere uno dei vini che in questo periodo mi ha sorpreso di più: al meglio, ovviamente!

Ristorante Rural

Ci sono andato con Claudia Rosso che è la responsabile della comunicazione e del marketing della famiglia Damilano, barolisti insigni e proprietari dei marchi Sparea e Valmora, oltre che del Pastificio Defilippis in via Lagrange (di cui parlerò). E’ stato inaugurato nel gennaio del 2010, situato in corso Verona, è senza dubbio uno dei migliori ristoranti in Torino. A cominciare dall’arredamento e dall’atmosfera: luminoso, di classe ma minimale; per continuare con il servizio: cortese e efficente senza essere assillante. Per finire con la qualità dell’offerta, sia per la cucina sia per la carta dei vini. Lo chef, sotto la consulenza dello stellato Massimo Camia, è il giovane e molto promettente Alessandro Levo: meno di trent’anni, ma con un curriculum invidiabile (Cracco e Iaccarino, giusto per citare qualcuno). Mi ha proposto un correttissimo vitello tonnato, strepitosi gnocchi di patate rosse di montagna con vongole, pomodorini e basilico e un baccalà in crema di cannellini di sorprendente equilibrio e delicatezza. Ci ho bevuto l’Arneis Damilano – uno dei pochi Arneis degni di essere bevuti, nulla di eccezionale ma non si può pretendere altro da un Arneis, ancorché buono – e il rosato Damilano, discreto (Damilano ha ben altri vini, di ben altra qualità: ma dovevo bere quelli che conoscevo di meno, comunque più che onesti). In sala il bravo Marco Masera, anch’egli giovane e capace. Un posto che posso raccomandare con calore, che merita di essere meglio conosciuto di quanto lo sia finora. Un posto poco “torinese” e di gran qualità. Dalla prossima settimana tutti i lunedì propone un aperitivo degno di questo nome (non le ciofeche, carissime che si trovano in giro e meritano di chiamarsi «apericena»: un termine orrendo per un’offerta sempre scadente). Si spende una cifra onesta in un locale di un centinaio di coperti in cui si può parlare senza subire il fastidioso brusio di certi ristorantacci.