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Le proposte di Alex, un’artigiano di genio

 

Nel gennaio del 1976 inaugurai la mia prima mostra fotografica presso la sede del Set Club, allora una delle prime associazioni culturali in Torino. Venne a vedere la mia mostra l’artista Plinio Martelli con la moglie Titti Garelli, allora illustratrice presso un’agenzia pubblicitaria. Nacque un rapporto intenso e, tramite loro due, conobbi  Mariano Lofaso Gay, allora geniale art-director di una delle più importanti agenzie pubblicitarie italiane. Diventammo amici per la pelle, pur litigando ogni giorno. Assistente di fiducia di Mariano era un giovanotto tutto fatto a modo suo, forse un tantino snob ma capace di risolvere qualsiasi problema pratico si presentasse: Alex Chiarva. Con Mariano decidemmo, verso la metà del 1980, di metterci in proprio con uno studio pubblicitario: Mariano art geniale e io fotografo di ricerca e artista. Andammo in vacanza insieme, sul Gargano. Al ritorno, un brutto sabato (era il 13 settembre di quell’anno) Mariano scomparve causa un incidente incredibile con la sua maledetta moto Ducati, che io avevo sempre odiata. Fu così che Alex sostituì il povero Mariano e fondammo, con un’altra socia, lo studio pubblicitario Stage snc. Furono anni straordinari, conditi di difficoltà, speranze, successi, delusioni finanziarie. Poi le nostre strade si divisero. Potrei scrivere un intero libro su quei tempi, cancellando tutto il resto (molto di buono e anche parecchio di sgradevole); però ricordo un favoloso viaggio on the road in Francia nell’agosto del 1981: eravamo quattro geni sciagurati e fu davvero memorabile. Alex lo ritrovai molti anni dopo, di ritorno a Torino dopo una serie di vicende inenarrabili che lo segnarono non poco ma che non ne intaccarono il talento né quell’atteggiamento adolescenziale verso i fatti della vita che lo aveva sempre caratterizzato. Oggi è ritornato ai suoi talenti e credetemi in queste faccende è unico, fidatevi del mio giudizio.

Lascio la parola a lui, se a qualcuno interessasse contattarlo può fare riferimento direttamente a me.

«Questo hobby, che man mano vorrebbe diventare attività, nasce da un profondo amore per i legni, per le essenze e le forme naturali.

Nasce dalla ricerca in vecchie segherie, dove ancora si trovano tronchi stagionati magari anche 15 anni.

Nasce nel rovistare in vecchi magazzini o mercatini alla ricerca di apparenti inutilità che, con un po’ di fantasia e manualità, tornano a prender vita trasformandosi in oggetti e complementi d’arredo.

E poi il riciclo: pallets, parti meccaniche o un vecchio baule ricoperto per decenni di orribili pitture che, con estrema pazienza, è stato sottoposto a inenarrabili torture a base di soda caustica e brasature col cannello ossidrico per rivelarne tutta la bellezza della vecchia lamiera con cui era rivestito.

Il reinventare mobili standard, magari di Ikea, che amo trasformare in qualcosa di meno consueto.

Ma alla base di tutto c’è la progettazione, il miscelare il vecchio con il nuovo, il ricercare nuove utilizzazioni, mantenendo le forme naturali delle tavole solo scortecciate o rese “materiche” grazie alla spazzolatura.

Tutte le lavorazioni sono assolutamente artigianali e oltre la metà degli interventi sono realizzati manualmente, con vecchi metodi imparati dai nonni.

È un gioco appassionante pregno di odor di resine e olii naturali, ma anche di tecnologie avanzate come le resine epossidiche per proteggere i top per il bagno dall’umidità o l’illuminazione con led policromi programmabili per le retroilluminazioni».