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Si fa presto a dire Bio

Andrea e Stefano hanno da poco aperto un piccolo negozio (Biobe) che propone alimenti biologici, veri: scelgono i loro fornitori personalmente e con una certa attenzione. Sono in via Genovesi, 5/E, dalle parti di corso Turati a Torino. Non li conoscevo, me li ha segnalati un amico e ve li consiglio, fanno anche gastronomia.

In verità mi avevano contattato per la presentazione di un produttore di vino di Calosso che produce vini biologici: io sono sempre molto sospettoso in proposito. E invece mi sbagliavo. Andrea Venturino,  figlio di Costantino (foto), in poco più di 3,5 Ha (il vero biologico non è che si possa fare su vigneti molto vasti), produce buon vino (Azienda Ca ‘d Tantin). Segnalo il Dolcetto, bello tosto e, soprattutto la Barberra Superiore del Monferrato 2007: un vino di ottima qualità (a un prezzo molto interessante). Producono anche l’Armonia, più modaiolo (ma sempre Bio): un taglio di Barbera e Cabernet.

www.biobe.it

www.catantinvinobio.com

2008: pittura con vino

“Il vino l’hanno creato gli dei: in colpa per aver riservato agli uomini un destino stento e meschino, con questo dono hanno cercato di alleviar loro le pene del sopravvivere quotidiano.

Il vino è fatto per essere bevuto.
Il vino naturalmente io lo bevo.
Il vino, io, dopo averlo bevuto, qualche volta e la notte specialmente, lo stendo su certe carte che conosco e aspetto che si compia il miracolo, ché per certo di miracolo si tratta.

Il vino non è un colore (e neanche un semplice miscuglio di sapori e di odori) il vino è una storia che comincia dallo sfaldamento delle rocce in ere geologiche, che continua con l’evoluzione del clima e la crescita di una pianticella tenace e delicata, che si conclude con l’inizio di un’altra storia, questa volta popolata di uomini.” Non sono un pittore che dipinge col vino. Non sono un pittore. Chi sono? Forse Aldo Palazzeschi potrebbe rispondermi, o Marcel Duchamp.”

“Bordeaux, Bourgogne, ma anche Barbera d’Asti, Lambrusco di Parma, Primitivo di Manduria, Morellino dell’Isola del Giglio, Colorino di Claudio Gori, Carbonaione di Vittorio Fiore, Darmagi di Angelo Gaja e alcuni straordinari vini del nostro sud.

Sono i miei colori che ho annusato, che ho toccato, che ho osservato, gustato e infine digerito (mentre il senso dell’udito, eccitato, si perdeva nei silenzi di Monk e Davis e Chopin); colori che sono diventati bicchieri perché i bicchieri sono semplicemente una mia ossessione e perché costituisce un fatto naturale, quasi ovvio, dipingere bicchieri col vino.

Ciò che stupisce e che incuriosisce nasce dal prodigio che sulla carta, evaporati l’alcol, l’acqua e le altre sostanze volatili, restano quelle decine e decine di composti organici e minerali che costituiscono uno dei tanti miracoli che sa compiere il vino, un liquido che nuoce solo a chi non lo sa bere.

Voglio precisare che io uso solo e nient’altro che vino, sempre vino che ho bevuto e che conosco bene, sempre partendo dal liquido contenuto in bottiglia. Negli anni con una ricerca non sempre facile ho messo a punto alcune tecniche che mi permettono di utilizzare qualsiasi vino. Alcune di queste tecniche richiedono molta pazienza e soprattutto molto tempo, a volte molti mesi per ottenere i risultati desiderati.