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Om, la preghiera universale, Mandukya Upanishad

Tra i simboli universali che mi ossessionano c’è la sillaba sacra Om. Ne ho elaborate molte opere: quella qui riprodotta è ora in India.

La Mandukya Upanishad appartiene all’Atharvaveda benché porti il nome d’una scuola rigvedica, ed è anch’essa tra le più recenti delle Upanishad antiche. Assai breve, la Mandukya Upanishad insiste singolarmente sull’identità tra l’Atman individuale e Brahman e studia la mistica equivalenza dell’assoluto con la sacra sillaba OM, nella quale tutto l’universo è compreso [...]

7. Si considera come quarto [modo di essere] quello che è privo di conoscenza delle cose interiori, privo di conoscenza delle cose esteriori, privo della conoscenza di entrambe. Esso non è costituito soltanto di conoscenza, non è conoscitore né non conoscitore. Esso è invisibile, inavvicinabile, inafferrabile, indefinibile, impensabile, indescrivibile, ha come caratteristica essenziale di dipendere soltanto da se stesso; in esso il mondo visibile si risolve, è serenità e benevolenza, è assolutamente non duale. Esso è l’Atman: esso deve essere conosciuto.

8. Per quel che riguarda i fonemi, questo Atman corrisponde alla sillaba OM, considerandone gli elementi costitutivi. Gli elementi costitutivi corrispondono ai modi di essere, e i modi di essere corrispondono agli elementi costitutivi, ossia ai suoni A U M.

9. Lo stato di veglia, vaishvanara, corrisponde alla lettera A, che è il primo elemento, per il fatto che ottiene (ap) [tutto], oppure per il fatto che è il primo (adi). In verità ottiene tutti i desideri e diventa il primo colui che così conosce.

10. Lo stato di sogno, taijasa, corrisponde alla lettera U, che è il secondo elemento, per il fatto di essere il più alto (utkarsha) [del precedente] o per il fatto di partecipare (ubhayatva) degli altri due [stati fra i quali si trova]. In verità colui che così conosce tiene alta la tradizione della conoscenza [nella sua famiglia], è indifferente [a gioie e dolori] e nella sua stirpe non nasce chi non conosca il Brahman.

11. Lo stato di sonno profondo, prajna, corrisponde alla lettera M, che è il terzo elemento, per il fatto che crea (miti) o che [in esso] si dissolve (apiti) [l'universo]. In verità colui che così conosce crea tutto questo universo e lo  riassorbe in sé.

12. Il quarto [stato] non corrisponde a un [singolo]  elemento, è inavvicinabile, in esso il mondo visibile si risolve, è benevolenza, è assolutamente non duale. Così la sillaba Om è in verità l’Atman [nei suoi quattro stati]. Colui che così conosce penetra nel sé [assoluto] con il sé [individuale].”

Nota: il testo è ripreso dal libro “Upanishad Vediche – a cura di Carlo della Casa”, TEA, prima edizione del 1988. Non riporto i complicati accenti che permettono la pronuncia corretta della trascrizione dal sanscrito: correttamente si dovrebbe scrivere Upanisad con un puntino sotto la lettera S, che significa pressapoco che quella lettera va pronunciata (molto pressapoco) come il nostro fonema SC o il fonema inglese SH.

Gianni Gagliardo: quando l’etichetta diventa arte concettuale

Il pomeriggio di giovedì 21 novembre 2013 mi sono recato a La Morra, nella cantina di Gianni Gagliardo per firmare (con lo stesso vino con il quale ho dipinto le etichette, e stessa bottiglia di Preve) uno a uno i 73 poster che portano stampate le 73 etichette che ho dipinto con il Barolo Preve 2007, in rilievo. Ognuna di queste etichette sarà attaccata sopra una bottiglia di quel Barolo portentoso e a ogni acquirente verrà dato in omaggio il relativo poster con lo stesso numero della bottiglia (entrambi numerati da 1 a 73): così che ogni possessore di bottiglia sarà partecipe di un lavoro artistico più globale che ha inteso unire l’uno con l’insieme, il singolo con la collettività, il micro con il macro. Il Brahman con l’Atman, secondo la concezione vedica e upanishadica hindu.

In nome del Vino. In nome del Barolo. E grazie alla sensibilità di un produttore fuori del comune.

http://www.vincenzoreda.it/etichette-dautore/

 

Taittirīya Upanişad

(parte seconda)

Secondo Anuvāka 

« Dal cibo nascono le creature che si trovano sulla terra. Esse vivono invero di cibo e in esso ritornano al momento della morte. Il cibo infatti è la prima delle cose create e perciò è chiamato rimedio universale. Ogni cibo ottengono in verità coloro che onorano come cibo il Brahman. Il cibo è davvero la prima tra le cose create e perciò è chiamato rimedio universale. Le creature nascono dal cibo, crescono in grazia del cibo. Il cibo è mangiato e mangia (ad): per questo è chiamato cibo (anna) ».

         Distinto da questo [involucro] costituito dell’essenza del cibo e posto più all’interno, c’è un involucro fatto di soffi vitali. Esso riempie il precedente, che ha forma di uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l’uomo anche il secondo è simile ad un uomo. Il prāna è la testa, il vyāna il fianco destro, apāna il fianco sinistro, lo spazio etereo è il tronco, la terra è la coda, il fondamento. A questo riguardo c’è una strofa:

Terzo Anuvāka

         « In conseguenza del soffio vitale gli dei respirano e anche gli uomini e le bestie. Il respiro è la vita delle creature, per questo è detto vita universale. Ottengono una vita completa [di cento anni] coloro che onorano il soffio vitale come Brahman. Il respiro è la vita delle creature, perciò è chiamato vita universale ». L’aspetto suo corporeo è [simile a ] quello precedente.

         Distinto da questo [involucro] costituito di soffi vitali e posto più all’interno, c’è un involucro costituito di pensiero. Questo riempie il precedente, che ha la forma di un uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l’uomo, anche il secondo è simile a un uomo. Il Yajurveda è la sua testa, il Ŗgveda è il fianco destro, il Sāmaveda è il fianco sinistro, la regola sacrificale (ossia i libri del Brāhmana) è il tronco, gli inni degli Atharvan e degli Angiras costituiscono la coda, il fondamento…