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Fichi d’india

Comincia la breve stagione dei fichi d’india (quest’anno un po’ in ritardo). Siccome ho scoperto che molte persone non sanno come trattarle, ecco il mio suggerimento. Innanzi tutto sceglierle grandi (bastardoni), poi, senza toccarle con le dita, sciacquarle in acqua corrente. Usare una forchetta e tagliare le due estremità ma non completamente. Incidere con il coltello per lungo e sollevare pian piano la scorza con la lama. A questo punto il delizioso frutto è pronto per essere gustato.
Con un buon bicchiere di vino, rosso e non dolce.

Il fico d’india (Opuntia ficus-indica) è originario del Messico e fu portato in Europa da Cristoforo Colombo. Gli Aztechi lo chiamavano Nopal e lo consideravano un frutto sacro: la leggenda racconta che la loro capitale, Tenochititlan, avrebbe dovuto essere fondata nel luogo in cui si fosse trovata un’aquila, posata su una pala della pianta, che stringeva tra il becco un serpente. Essendo una pianta infestante e molto resistente, si diffuse in pochissimo tempo in molti paesi del mondo, soprattutto nel Mediterraneo. Da noi si trova in Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna (anche sui litorali liguri, pur se non molto diffusa).

Hotel Il Gabbiano, Cirò Marina, Crotone, South Italy

http://www.gabbiano-hotel.it

Some postcards from Sila, the biggest plateau in Europe (Calabria, South Italy)
Colors from mountains of South Italy: Sila, Calabria

August flowers from the mountains of Sila in Calabria, south of Italy.

Postcards from Vinitaly 2015
Cirò Du Cropio Damis 2005

L1100112Stasera festeggio una faccenda mia, tutta mia. E la festeggio, la onoro bevendo un paio di bicchieri di un Cirò sensazionale: il Damis 2005 di Ducropio (l’amico Giuseppe Ippolito). Vino strepitoso, vino della mia vita: il Gaglioppo elegante spremuto da uve maturate su viti piantate in coppia su terreni collinari e che sono carezzate dalle brezze salmastre dello Ionio antico. Qui si parlano linguaggi dimenticati dai più, di qui una parte di me proviene; anche da queste parti c’è una parte di me che mi si rivendica e che, certe volte, mi sussurra: ricorda, non dimenticartene mai!

Certo, certo che mi ricordo, ci mancherebbe!

E poi mi domando: ma perché ancora oggi il Cirò è un vino periferico, un vino considerato poco? Perché la sua eleganza, la sua finezza non trovano i consensi, gli apprezzamenti che dovrebbero competergli per censo, tradizione, struttura…

Sarebbe ora che la Calabria Felix si destasse. Enotria, cazzo, svegliati e urla al mondo le tue bellezze!!

Penso a mio nonno Vincenzo, penso a mio zio Stefano, penso alle storie di mio padre Giuseppe.

Penso alle mie radici.

Penso ai miei miti, ai riti dell’infanzia.

Penso ai baci delle botticelle e a quelle sbronze epocali di cui soltanto mi sono giunti echi lontani.

Mannaggia: mi tocca il ruolo nobile ma, tutto sommato, periferico di aedo. Meglio, meglio assai averle vissute che raccontarle, quelle Storie; oltretutto per interposta persona.

Bacco, Dioniso (o chi per loro) mi guardino con occhi benevoli.

Calabria, la mia Terra (Calabria, home)

Io sono nato a Pietrafitta, nel rione dei Franconi, il punto più alto del paese che si sviluppa lungo una strada provinciale che congiunge Cosenza (distante circa 15 chilometri) alla Sila. Dunque, sono nato a circa 800 mslm, ma sono cresciuto in Sila, a Rovale nei pressi di Lorica, sul lago Arvo (bacino artificiale creato in epoca fascista), a circa 1.400 mslm. Ma sono al mondo perché mio padre conobbe mia madre a Cirò, sullo Ionio, paese di vino, paese di origine greca (VII sec. aC., Crimissa). Se porto le stimmate del montanaro e Gioacchino da Fiore (morto a Pietrafitta nel 1202) ha in qualche modo ispirato la mia vita, da sempre il mare e le vigne fanno parte del mio essere più intimo. Di seguito alcune immagini dei posti che mi sono cari e che ho il torto di poco frequentare.