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Terra Madre

 

COMUNICATO STAMPA:

Terra Madre Salone del Gusto: la generosità del Piemonte, 
casa di tutti nei giorni dell’evento
Raggiunto il traguardo dei 1000 posti letto messi a disposizione dalle famiglie torinesi e piemontesi per ospitare i delegati di Terra Madre Salone del Gusto 
«Tempo fa, in un momento terribile per l’ospitalità in Europa, ho chiesto ai torinesi e ai piemontesi un grande favore. Ho chiesto loro di rinnovare e di superare il grande impegno con cui hanno sempre accolto i delegati di tutto il mondo durante gli eventi organizzati da Slow Food. Oggi, a pochi mesi di distanza, in un momento in cui si ergono muri invece di costruire ponti, e in una situazione in cui dominano ancora la diffidenza e l’odio verso lo straniero e verso l’estraneo, come sottolineato dai tragici fatti di queste ore, ecco che io sento di poter dire che sì, come si suol dire, “la paura fa 90″: ma la gentilezza, l’accoglienza, la condivisione, fanno 1000».Sono queste le parole con cui il Presidente di Slow Food Carlo Petrini fa il punto sulla situazione dell’ospitalità per i delegati che saranno ospitati dalla popolazione del capoluogo piemontese e della provincia durante l’edizione 2016 di Terra Madre Salone del Gusto. Proprio alle famiglie lo stesso Petrini si era rivolto lo scorso primo marzo, durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento, per chiedere un impegno particolare sul tema dell’ospitalità nell’anno in cui la manifestazione abbandona per la prima volta la storica sede del Lingotto e si allarga ad abbracciare buona parte del territorio urbano. La risposta non si è fatta attendere, e il numero 1000 non è citato casualmente: tanti sono infatti i posti letto messi a disposizione dei delegati delle famiglie, 150 nel territorio cittadino e circa 850 nelle province limitrofe.«Si tratta di un risultato enorme, che testimonia ancora una volta l’affetto dei torinesi e dei piemontesi verso Terra Madre Salone del Gusto e verso la grande rete delle Comunità del cibo, una grande famiglia fatta di storie, di volti e di mani che, in 170 Paesi in tutto il mondo, lavorano e combattono per garantire cibo buono, pulito e giusto non soltanto a noi, ma soprattutto ai nostri figli. Una famiglia di cui tutti facciamo parte, perché il diritto al piacere del cibo vero è un diritto che ci rende tutti fratelli, e fa di tutti noi i protagonisti di un cambiamento necessario».

Grazie alla generosità delle famiglie ospitanti, al lavoro dei referenti sul territorio e alla collaborazione del Comune di Torino e della Regione Piemonte i delegati di Terra Madre potranno dal 22 al 26 settembre presentare e rappresentare il meglio della biodiversità della loro terra nel Parco del Valentino e dell’area dedicata ai Presìdi internazionali Slow Food, raccontare le tradizioni ereditate dalle passate generazioni nei Forum di Terra Madre, discutere problematiche e progetti futuri nel corso delle Conferenze e soprattutto condividere con i visitatori e con gli altri delegati le proprie esperienze, i propri sogni, le proprie paure e le proprie speranze, gettando semi destinati a crescere e a durare ben oltre il termine dell’evento. Al loro rientro nei rispettivi paesi d’origine, il ricordo dei giorni della manifestazione sarà un tesoro da condividere con tutti i membri della Comunità, per migliorare le tecniche di lavorazione della terra, allargare gli orizzonti tecnici e culturali, e rinsaldare i legami tra produttori, trasformatori e consumatori. E, ne siamo certi, anche i cittadini potranno dire di sentirsi arricchiti.

Tutte le informazioni sull’evento su www.slowfood.it

Terra Madre, Torino 22/26 settembre 2016

Petrini: «Terra Madre Salone del Gusto è un pezzo di diplomazia del nostro Paese. Insieme raccogliamo i frutti di un’avventura che ha varcato gli oceani». 

Lanciata oggi la campagna di ospitalità per la prossima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, a Torino dal 22 al 26 settembre.

«Voler bene alla terra significa voler bene a chi la abita e la vive, dare il segno di una fraternità universale che fa della nostra una terra ospitale. Per questo Terra Madre Salone del Gusto è un pezzo di diplomazia del nostro Paese». Così Carlo Petrini, presidente di Slow Food, sintetizza il senso della manifestazione in programma dal 22 al 26 settembre e che quest’anno lancia una grande scommessa: aprirsi alla città animando piazze e palazzi del centro (e non soltanto).

«Uscire in città è una scelta audace. Ma tutta la società civile, le istituzioni e le associazioni hanno subito dimostrato simpatia verso questa nuova formula. Questo concorso di forze ci ha incoraggiati. Insieme raccogliamo i frutti di un’avventura che ha varcato gli oceani: Terra Madre nasce nel 2004 all’interno del Salone del Gusto, ma a questo punto è il Salone del Gusto a essere entrato a far parte di Terra Madre, che ha conquistato il cuore delle comunità del cibo in oltre 170 Paesi» continua il presidente di Slow Food. «Come è ormai tradizione, anche quest’anno Torino e il Piemonte accolgono in famiglia i delegati delle comunità del cibo da tutto il mondo: un’occasione unica per conoscere culture, tradizioni e storie lontane. E ai piemontesi dico: aprite il vostro cuore a quest’umanità, lasciatevi coinvolgere dal loro entusiasmo e dalla loro energia!».

«In questi 12 anni di vita Terra Madre è sempre riuscita a rinnovarsi, intrecciandosi in modo sempre più stretto con il territorio e con la città che la ospita: nata nel 2004 come una sorta di think tank di riferimento del Salone del Gusto,  e portatrice di una sana contaminazione culturale, insieme a Slow Food, a Cheese e alle tante manifestazioni nate nella grande famiglia creata da Carlo Petrini, ha fatto crescere in Piemonte la filiera del cibo, del vino e dell’agricoltura di qualità, che sono tra i principali traini dell’economia della nostra regione» ribadisce il presidente della Regione, Sergio Chiamparino.

Vent’anni sono una data fatidica, osserva il sindaco di Torino, Piero Fassino: «L’età del cambiamento, in cui ognuno a livello individuale si proietta nella vita. Anche Terra Madre Salone del Gusto fa un salto proiettandosi nella città con un format ancora più ambizioso e più capace di stabilire una relazione col territorio». Al centro dell’esperienza, sottolinea Fassino, rimane la dimensione umana che si esprime: «…nella promozione dell’ospitalità così come nel volontariato».

«La cultura dell’accoglienza va oltre le parole, oltre le barriere linguistiche che cadono di fronte a una tavola o a un bicchiere di vino». Lo testimonia il sindaco di Fossano, Davide Sordella, che aggiunge: «Per noi Terra Madre non è mai stata un semplice meeting, ma un’invasione di costumi e tradizioni. Dal 2004, infatti, oltre mille delegati sono stati ospitati da 500 famiglie della nostra città».

Raffaella Firpo, parlando a nome delle famiglie ospitanti, racconta come il messaggio di fratellanza di Terra Madre abbia trasformato un’intera comunità dell’Astigiano: «È stato incredibile osservare una piccola realtà che si apre a volti e voci provenienti dal Sudamerica, dall’Africa, dai Paesi dell’Est. Momenti unici che ci hanno portati a continuare nel tempo questa esperienza».

Terra Madre Salone del Gusto è organizzato da Slow Food insieme a Regione Piemonte e Città di Torino, con il sostegno di Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte.

Chi vuole collaborare all’evento come volontario, può registrarsi qui.

Per dare la propria disponibilità a ospitare un delegato di Terra Madre scrivere a ospitalitainfamiglia@comune.torino.it  (se a Torino), oppure ospitalita@slowfood.it (se fuori Torino).

Ufficio Stampa Terra Madre Salone del Gusto
c/o Slow Food: Tel. +39 0172 419 653 – press@slowfood.it
c/o Regione Piemonte: Tel. +39 011 432 2871 – gianni.gennaro@regione.piemonte.it
c/o Comune di Torino: Tel. +39 011 442 3606 – raffaela.gentile@comune.torino.it

 

 

Gianni Mura: Non c’è gusto

Mura«Non c’è gusto ma c’è una logica, almeno spero. O un senso. Una specie di filo d’Arianna che non condurrà necessariamente nel posto giusto, nel ristorante indimenticabile, ma servirà a evitare solenni fregature. Fregature ne ho prese molte. Mi sono servite. E poi, come dicono gli sportivi, solo chi cade può rialzarsi, una sconfitta oggi può diventare una vittoria domani. Confesso che ho vissuto, che ho mangiato, che ho bevuto, che ho sbagliato».

Questo sopra è l’incipit del librino, appena pubblicato e assai interessante, di Gianni Mura. La conclusione, che è sintesi esemplare di quanto il giornalista milanese – classe 1945 – espone nel centinaio abbondante di pagine precedenti, merita d’essere citata e letta con attenzione.

«Questo ci riporta al gusto, che è percezione, cultura, comportamento, condivisione, affinamento, abbinamento, incontro, qualcosa di assoluto e relativo al tempo stesso. Allo stesso tavolo uno dice: è buono. L’altro: non è buono. E’ buono perché piace o piace perché è buono? Il buono ha la stessa valenza del bello. Mio nonno pastore di fronte a Guernica avrebbe detto che Picasso non sapeva dipingere. Giusto è una parola strana. Aggiungi una vocale prima della u e ottieni giusto, ne aggiungi una dopo  e ottieni guasto. Meglio non aggiungere nulla. Oppure, come nella commedia musicale, un posto a tavola. “I tabù religiosi riguardano solo la la tavola e il letto”, osservava Veronelli. Uno slogan c’invita a fare l’amore con il sapore. Mica facile, siamo in una fase di voyeurismo coatto, di onanismo ciarliero. Ma ancora possibile. Una buona tavola, una buona compagnia, un buon vino, ognuno dei tre ingredienti con il suo 33,3% di importanza. La perfezione non esiste ma il 99,9% è un ottimo risultato e si può raggiungere senza troppa fatica. Basta saper scegliere, e poi lasciarsi andare».Mura 1

Scritto con la lingua scorrevole del giornalista; scritto con quel bel gusto per allitterazioni, calembour e anagrammi; scritto con tante citazioni anche colte  - Bartolomeo Scappi, mica fesserie…- ma mai pedanti: sempre con esemplare leggerezza. E scritto soprattutto con tanto buon senso: il buon senso di chi assai ha frequentato ristoranti, osterie, pizzerie, chioschi in giro per il mondo e con ogni tipo di compagnia.

Dedicato con amore al mio grande Amico Gino VeronelliLe lion ivrogne (il leone ubriaco) suo magnifico  anagramma – con prefazione di Carlin Petrini, è un libro che consiglio a tutti: una sorta di manuale da consultare ogni qualvolta c’è da scegliere un ristorante. Invece che lasciarsi contagiare da quell’epidemia assassina che viene chiamata Tripadvisor

Editore Minimum Fax, 108 pp. per 13 € (che saranno ben investiti). Libro ben confezionato, in brossura, con una grafica di copertina semplice e chiara. Peccato per l’editing non impeccabile (una decina di refusi sono troppi). Qui sotto la mia recensione di qualche anno fa per un altro bel lavoro, per il medesimo editore, di Gianni Mura.

http://www.vincenzoreda.it/gianni-mura-la-fiamma-rossa/

Mostra fotografica “Obiettivo Terra: la forza della natura” presso NH Tech del Lingotto

Mercoledì 24 ottobre scorso si è inaugurata una mostra fotografica dedicata alla natura presso le sale del prestigioso hotel NH Lingotto Tech. La mostra (Obiettivo Terra: la forza della natura) è itinerante ed è stata allestita, tramite un concorso, a cura della Fondazione Univerde, presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Ambiente. Questa 3° edizione dell’evento si tiene in contemporanea al Salone del Gusto e Terra Madre 2012. All’inaugurazione erano presenti, oltre al presidente della Fondazione Univerde, Carlin Petrini, Roberto Burdese (presidente di Slow Food Italia) e Eduardo Bosh (Direttore Commerciale di NH Hoteles). La trasmissione Antropos, curata dal dr. Giorgio Diaferia, ha curato in esclusiva un servizio per l’emittente Quartarete TV di Torino.

La mostra è assai interessante e vale la pena di visitarla. Ingresso libero.

http://www.fondazioneuniverde.it/iniziative/attivita/obiettivo-terra-in-mostra-la-forza-della-natura/

Carlin Petrini

Questa è una dichiarazione di Carlin Petrini, rieletto presidente di Slow Food, estrapolata da un suo intervento durante il congresso mondiale dell’Associazione, lunedì 29 ottobre scorso a chiusura del Salone del Gusto e Terra Madre 2012:

«È interessante che in un periodo di crisi come quello attuale, il cibo sia relegato nell’opprimente contesto ludico della tv. Questa non è gastronomia, è pornografia alimentare. Il cibo ha perso valore, è diventato merce. Occorre invece tornare a un approccio olistico, e per fare questo bisogna ascoltare le quattro categorie da cui possiamo imparare tanto e che invece sono relegate ai margini della società: donne, anziani, contadini, indigeni».

Carlin Petrini: il mio omaggio

Scattate durante la presentazione del Progetto Tierra di Lavazza, venerdì mattina 26 ottobre 2012 nella Sala Blu del padiglione 2 del Lingotto: sono immagini non mediate e descrivono più che una faccia, più che un viso, più che un volto. Una persona antica, intensa, profonda che trasmette passione, rispetto e rigore etico; un  visionario, carismatico che poi sa sempre essere quello che è in fondo: un uomo semplice abbarbicato alla sua memoria, avido di “altri” cui “trasmettersi”.

Non un mito, né un personaggio.

La mia Leica e la mia sensibilità: null’altro (con un poco di post-produzione).

Salone del Gusto e Terra Madre 2012

Carlin Petrini (Presidente Slow Food), Mario Catania (Ministro Politiche Agricole), Roberto Cota (Presidente Regione Piemonte) e Piero Fassino (Sindaco di Torino), introdotti da Roberto Burdese (Presidente Slow Food Italia), hanno inaugurato oggi, 25 ottobre 2012, la IX edizione del Salone del Gusto ormai legato indissolubilmente a Terra Madre.

In tanti anni (la prima edizione si tenne, quasi in sordina, nel 1996 già nella sede odierna del Lingotto di Torino), non avevo mai visto così tanta gente – e tanti bambini e ragazzi – già al giovedì. Stand presi d’assalto da un pubblico che pare sempre più consapevole e maturo; consumatori che cercano qualità e cibi di nicchia che conoscono e sui quali hanno le idee ben chiare.

Mi pare un piccolo raggio di luce in un contesto di grigiore e infinita tristezza fatta di rassegnazione e lamentazioni: da queste zacchere, da queste gore si esce soltanto agendo con tenacia, con tigna, con serenità, con speranza. Aperti al mondo e al suo continuo cangiare; flessibili come giunchi; rispettosi e sempre guidati da un comportamento etico: verso sé stessi, verso gli altri, verso la terra, verso la Terra.

Barolo Coste di Rose 2007 e…fichi d’india

Oreste Brezza è riuscito a convincermi che il Barolo si può bere tutti i giorni, quasi alla stregua di un  qualsiasi vino da tavola. Nostro signore, o chi per lui, gli conservi a lungo la vista, come si dice da noi, in Piemonte: ha ragione, pienamente ragione.

Tanto ho impiegato a convincermi di questo fatto: ho dovuto bere molti Barolo, soprattutto giovani, e gli ho dato ragione.

Poi, ci ho messo del mio: da eresiarca quale sono, ho goduto di un accompagnamento che a tutta prima parrebbe sublime eresia. Ebbene sì: ho bevuto un grande cru dei Marchesi di BaroloCosta di Rose 2007 – accompagnandolo con i miei diletti fichi d’india, il nàhuatl nopàl.

Certo che il risotto ai funghi porcini, a tutta prima, pare più ortodosso: ma occorre provare con i fichi d’india. Sorprendente!

Il cru Coste di Rose è il più meridionale e orientale tra le grandi vigne di Barolo; posto al confine tra i suoli elveziani e tortoniani, guarda diritto negli occhi il celeberrimo Gran Bussia di Monforte. questo è un vino ancora elegante, di grandi profumi in cui la speziatura tipica eccelle sugli altri, più delicati, meno immediati. Di colore non troppo scarico (per essere un Barolo), somiglia più ai fratelli di Barolo e La Morra che ai cugini, più strutturati, di Monforte e Serralunga. Un vino di 14,5% vol. che si sentono poco: fresco, franco, sapido e di lunga persistenza. Rimando al link del sito dei Marchesi di Barolo per i dettagli tecnici: per parte mia, ho bevuto un Barolo di classe superiore e di peculiari caratteristiche organolettiche.

Due parole sui fichi d’india, frutta che prediligo sopra ogni altra e che rispetto a tutte le altre può vantare una varietà di differenti colori sia nelle bucce sia, soprattutto, nella polpa: colori vivaci, colori sensuali.

Nelle fotografie qui sopra, a parte quelle che raffigurano il vino e il cibo, si può ammirare Oreste Brezza, magnifico patriarca, nella sua cantina e un gruppo di insigni barolisti, tutti insieme (vera rarità) ripresi l’11 settembre del 2009, il giorno in cui Oscar Farinetti ha inaugurato le nuove Cantine Borgogno, finalmente di sua proprietà. In questa fotografia, a parte tutti gli altri, devo ricordare Anna Abbona (madre del vino di cui qui parlo) a fianco di Carlin Petrini e Oreste Brezza alla sinistra di Oscar Farinetti.

http://www.marchesibarolo.com/

Marchesi di Barolo

Era sabato 13 luglio, in tarda mattinata, nel cortile del Castello di Barolo: mi si avvicina Francesca Tablino e mi presenta una bella signora bionda che, dice, è ansiosa (?) di conoscermi. Si presenta, sono Anna Abbona e desideravo tanto conoscerla: beh, non sono né una celebrità, né una persona defilata. Eccomi qui, fa piacere anche a me conoscerla. Si passa velocemente a parlare in seconda persona e devo cedere alle insistenze di un invito a cenare la sera stessa nella loro Foresteria. Accetto perché Anna è particolarmente insistente: avevo altro da fare, ma mi pare doveroso cedere a tanta dimostrazione di interesse nei miei confronti. E accetto anche perché Anna mi parla di Paolo Monelli.

Prima di cena ho conosciuto Ernesto Abbona che mi ha guidato a visitare l’incredibile caveau, a temperatura controllata, in cui riposa un tesoro di millesimi curato meglio dei lingotti di Fort Knox (ma i lingotti, pur preziosi, non posseggono alcuna sensibilità…).

Non mi dilungo sulla storia di questa Azienda prestigiosa; non mi dilungo nemmeno a far discorsi tecnici sulle vigne, la produzione e i vini, pur se tanti in questi giorni ne ho bevuti e tutti di qualità eccelsa (mi ha sorpreso il loro Arneis 2011, e io -si sa – non amo questo bianco piemontese). Qui sotto metterò il link del loro sito – tutto da visitare – e per quanto attiene ai discorsi tecnici, mi riservo una visita meno mondana e più tecnica che, sono certo, avverrà prestissimo.

In questo breve articolo mi preme di mettere in evidenza la sensibilità – è la mia priorità, quando si tratta di persone – la cultura, la gentilezza leggera, la capacità di interloquire con persone di ogni tipo con estrema naturalezza di Anna, di Ernesto e della loro deliziosa Valentina.

Tra gli incontri di Collisioni, uno di quelli indimenticabili.

http://www.marchesibarolo.com/

SAVIGLIANO (Cn): Festa del pane 24-25 settembre 2011

La 6° edizione di questo evento biennale, organizzato dalla Città di Savigliano e dall’Ente Manifestazioni e in collaborazione con l’Associazione Panificatori della Provincia di Cuneo e dei panificatori saviglianesi, verrà inaugurata venerdì 23 settembre da un momento di riflessione di Carlin Petrini: Se il grano non muore, appuntamento organizzato in collaborazione con il festival letterario Collisioni. Ispirandosi a un testo di Andrè Gide e ai versi della Bibbia, il fondatore di Slow Food dialogherà con l’antropologo Marco Aime illustrando i pericoli che minacciano la piccola coltivazione e, passando dagli Ogm alla speculazione sui cereali, proporrà l’idea di un modello sostenibile di produzione che possa sopravvivere accanto a quello industriale.

Savigliano, per tre giorni vetrina di territori e tradizioni enogastronomiche, seguirà per le vie cittadine l’intera filiera del pane. In Piazza del Popolo saranno ricreati tutti i luoghi e i processi dell’arte bianca, dal chicco alla pagnotta. Le farine e i forni saranno il cuore dell’evento e una grande panetteria rappresentativa ne rilascerà tutta la fragranza.

Specialità gastronomiche, antenate dell’attuale fast food, invaderanno gli angoli di Savigliano. Da Piazza del Popolo a Piazza Santarosa mercati e mercatini per trovare pane e companatico, prodotti da forno, un villaggio delle eccelenze e la campagna in città, proposta da Coldiretti.                                               Novità di questa edi­zione la partnership tra la manifestazione imperiese “OliOliva: Festa dell’olio nuovo” e la Festa del Pane, che vedrà tra i pre­senti alcune aziende olivicole facenti parte dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. E inoltre l’ esclusivo utilizzo in anteprima nella panetteria di Piazza del Popolo di “antiqua”, farina di grani piemontesi da agricoltura controllata macinata a mano.     Particolare attenzione alla didattica si articolerà con laboratori degustativi e dimostrativi allestiti per educare e sensibilizzare ai consumi consapevoli sul nostro territorio ma anche per conoscere la cultura gastronomica straniera.

Tanti gli appuntamenti da non perdere. A cominciare dalla lectio Non di solo pane. Il Risorgimento romantico di Antonio Scurati fino alle Il Pane quotidiano lontano da casa , un reading di Claudia Ceroni e Federica Demaria. Scalderà l’atmosfera Claudia Bonadonna che dialoga con Emilio Targia per un tributo a Patty Smith, mentre, presentato da Filippo Margiaria, il libro Anime in carpione di Paolo Ferrero svelerà con graffiante ironia una riflessione semiseria sul bere e sul mangiare. Due esponenti di diverse comunità religiose indagheranno – insieme ad uno scrittore esperto di cultura mediorientale e al direttore di Gazzetta d’Alba Don Antonio Rizzolo-  le simbologie del pane e del grano per dare un senso al Pane degli altri, l’enologo Lorenzo Tablino racconterà invece la storia, la tradizione e la cultura di un altro alimento simbolo del territorio cuneese: il vino. Sul palcoscenico, teatro, musica, concerti, spettacoli e performance illumineranno le serate saviglianesi. Arguta e profetica la conferenza-spettacolo di Luca Scarlini narrerà La leggenda del pane con immagini e parole. Intratterranno il pubblico la musica Klezmer dei sei componenti del gruppo Miskalè e la voce della cantautrice Maria Giua, in alternanza ad animazioni teatrali e letture diffuse intorno al tema del pane e a djset serali che chiuderà la giornata di sabato. Non mancheranno le mostre: dalle sculture di cioccolato proposte dagli Amici del cioccolato Pasticceri della Provincia Granda alle fotografie sul pane dal mondo a cura dell’Associazione Culturale di promozione sociale “Uomini e terre” ai dipinti eseguiti con il vino dal maestro Vincenzo Reda, fino all’incontro-performance di Diego Maria Gugliermetto, designer del cibo presso il Museo Civico “Antonino Olmo” di Via S.Francesco.

Un evento multiforme dunque per raccontare la grande storia del pane, ricca di sapienza e di poesia, d’arte e di tradizione. Per tutti i gusti, sarà pane da guardare, pane da assaggiare, pane da impastare, pane da raccontare e pane da ascoltare. E, ancora, sarà pane da condividere, poiché il pane attraversa le generazioni ed è denominatore comune alle popolazioni di tutto il mondo, da nord a sud, con le sue forme più strane e i suoi sapori più diversi.                                                                                                                       Una manifestazione ricca di sorprese che coinvolgerà agricoltura, commercio, arte e le tradizione e che si rivolgerà a grandi e bambini in un percorso nella storia del pane che solleticherà palato ed intelletto.

 

 

Oscar Farinetti inaugura a Serralunga la Fondazione Emanuele di Mirafiore

Pubblico di seguito il comunicato stampa:

Fondazione E. di Mirafiore

La Fondazione E. di Mirafiore ha sede in un edificio storico all’interno della tenuta di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba (CN), nel cuore della Langa del Barolo.

La dicitura E. di Mirafiore sta per ‘Emanuele di Mirafiore’, figlio naturale di Vittorio Emanuele II e della “Bela Rosin”, fondatore nel 1878 dell’azienda vitivinicola Casa E. di Mirafiore, personaggio eclettico, estroso e illuminato.

La sede della Fondazione comprende un teatro, una libreria, una vineria con ristoro e uno spazio di vendita dedicato ai vini di Fontanafredda e alle cose buone di Eataly.

La Fondazione E. di Mirafiore si propone i seguenti compiti:

1)    Promuovere la lettura ad alta voce dei libri, attraverso gruppi e cicli di letture.

2)    Promuovere la buona agricoltura, attraverso incontri di divulgazione tecnico – agronomica.

3)    Attualizzare l’idea di Resistenza, adattandone il significato e l’originaria portata ai nuovi rischi, alle nuove minacce e alle nuove opportunità di riscatto. A questo scopo è stato attivato un Laboratorio di Resistenza permanente.

Alcune precisazioni sul Laboratorio di Resistenza permanente.

Il Laboratorio di Resistenza permanente è composto da undici presìdi a tutela di valori in pericolo di estinzione sotto la minaccia del proprio “contrario”. Ogni presidio è coordinato da un capitano. Ecco la lista:

presidio della LEGALITÀ e della COSTITUZIONE :contro ogni deriva, per la vera giustizia

capitano: Gian Carlo Caselli, magistrato

presidio dell’INFORMAZIONE: contro il conformismo, per la curiosità

capitano: Mario Calabresi, direttore de La Stampa

presidio dell’INTEGRAZIONE: contro ogni discriminazione, per l’accoglienza

capitano: don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele

presidio della BELLEZZA: contro l’uniformità, per il caos

capitano: Gianni Vattimo, filosofo

presidio della TERRA: contro ogni abuso, per il rispetto

capitano: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

presidio della MEMORIA: contro l’oblio, per la reviviscenza

capitano: Antonio Scurati, scrittore

presidio del FUTURO: contro l’imbarbarimento, per i barbari

capitano: Alessandro Baricco, scrittore

presidio della POLIS: contro ogni individualismo, per la partecipazione e l’arte del governo

capitano: Sergio Chiamparino, sindaco di Torino

presidio del LAVORO e della RICERCA: contro ogni sfruttamento, per la responsabilizzazione e l’innovazione

capitano: Catia Bastioli, presidente di Novamont

presidio della SALUTE: contro  la malattia, per il benessere

capitano: Francesco Enrichens, chirurgo

presidio dell’ARMONIA: contro ogni certezza, per l’ascolto e il dubbio

capitano: Oscar Farinetti, imprenditore

Il minimo comune denominatore di tutti i “contrari” (deriva, conformismo, discriminazione, uniformità, abuso, oblio, imbarbarimento, individualismo, sfruttamento, certezza, malattia) è una parola che forse non esiste se non come contrario, ed è il contrario di Uomo.

Tutti i presìdi, in fondo, non mirano ad altro che a promuovere una nuova forma di umanesimo.

Il motore del Laboratorio di Resistenza permanente è costituito dalle lectiones magistrales dei capitani: ventidue lezioni – ossia due per ciascun presidio – dal dicembre 2010 all’aprile 2011.

Le lezioni sono gratuite, come ogni altro appuntamento organizzato dalla Fondazione E. di Mirafiore.

La base documentale del Laboratorio di Resistenza permanente è rappresentata da una libreria organizzata in modo tematico: uno scaffale per presidio.

Il ciclo di lezioni del Laboratorio di Resistenza permanente si concluderà idealmente con “l’ante-celebrazione” del 25 Aprile, in programma sabato 23 aprile nel Bosco dei Pensieri di Fontanafredda. Sarà una passeggiata scandita da letture e canti di tema resistenziale.”

Borgogno 11 settembre 2009, a Barolo

Verticale: Barolo 2004, 1998,1982 (il meglio),1978, 1967, 1961 (semplicemente indescrivibile!). Peccato per chi non c’era…..

Salone del Gusto, Lingotto 5 novembre 1998

Era novembre del 1998 e al Lingotto di Torino aveva luogo il 1° Salone del Gusto organizzato da Slow Food di Carlin Petrini da Bra.

Mi invitarono a esporre i miei quadri: era la mia terza mostra, dopo Capoliveri e Bergamo (La Marianna).

Ero appena tornato dall’India con mia figlia Geeta e ero in una stagione ricca di fervore e di entusiasmo. Al salone i miei quadri furono esposti tra la totale indifferenza: nessuno si accorse del mio lavoro e delle mie ricerche: si inaugurava allora quella stagione di apatia torinese verso il mio lavoro.

Qui di fianco un quadro di quel periodo: un omaggio alla mia Città che non mi vuole bene.

Questo quadro fu donato all’Enoteca d’Italia (quando presidente dell’inutile ente era quel galantuomo di Pier Domenico Garrone) dovrebbe essere ancora in qualche sala del Lingotto, o chissà dove….

E’ una chiara testimonianza del fatto che io dovrei lasciar perdere ogni mio cenno d’affetto della Città che amo senza esserne riamato: ma così trascorrono le vicende del mondo; il torto non è di Torino, il torto è soltanto e affatto mio.

Torino non me la darà mai: questa è la dura realtà che non riesco a accettare, eppure dovrei farmene una ragione. Non siamo fatti l’uno per l’altra, al di là dei miei fervori di adolescente. E’ pur vero che mi sento cittadino del mondo, ma faccio una tremenda fatica a riconoscere che la mia Città non mi ama.

E’ parte della mia storia, d’altro canto, incaponirmi a inseguire donne, neanche attraenti o semplicemente interessanti, che verso di me non nutrono alcun trasporto. Eppure così è.

In ogni caso, il mio motto rimane: Avanti Savoia! ( e dire che la Dinastia dei Savoia è stata per davvero avara in fatto di Uomini Degni, forse 3 o 4, a essere generosi).