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Idea diVino al Vinitaly 2012

Poco prima del Vinitaly 2012 mi chiama il mio vecchio amico Claudio Gori, enologo di Vinci, per dirmi che sarebbe stato opportuno avere un incontro in quella occasione perchè avrebbe dovuto parlarmi di una novità interessante. Io so che Claudio è un vulcano di idee e mi sono incuriosito.

E, infatti, ho avuto modo di conoscere questa iniziativa interessante: Idea diVino. E’ una faccenda a cui stanno lavorando da più di un anno: un ambizioso progetto relativo alla costituzione di un consorzio – denominato Idea diVino – tra diverse realtà produttive del mondo vinicolo italiano. Al momento i partecipanti effettivi sono 4 aziende: Castello di Velona (Brunello di Montalcino), Villa Corliano (Chianti Colli Fiorentini), Cantine Lupo (Lazio – vermentino e Syrah come prodotti di punta), Vigna Pironti (San Giuseppe Vesuviano – al loro attivo, tra gli altri, un ottimo lacryma christi bianco). Ho visitato il loro stand e ho bevuto alcuni di questi vini che mi sono piaciuti: io non amo fare valutazioni professionali circa le fugaci bevute in salone, distratti da mille odori, mille suoni, mille immagini che non permettono di concentrarsi come si deve su quello che si sta valutando. Comunque, ho apprezzato il Brunello 2004, il Vermentino laziale e il Syranto 2010 (un vino espresso da 4 diversi cloni di Syrah) di Cantine lupo, il Lacryma Christi e il Carpino 2008 (80% Piedirosso e 20% Aglianico) di Vigna Pironti. Vini all’altezza della fama di Claudio Gori. Il progetto è assai interessante e ne parlerò in futuro, così come senza dubbio effettuerò delle valutazioni professionali che verranno pubblicate su questo sito. La giornata del lunedì, cominciata per me con la verticale di Sperss, è finita degnamente a cena con alcune di queste persone (produttori e commerciali) alla Taverna di via Stella, due passi dal fatidico balcone di Giulietta nel pieno centro di Verona. E’ un bel posto dove si sta bene e si mangia come si deve. Lo consiglio, con la giusta compagnia, ovviamente!

Lavandaia – Madre 2009, Tenuta dello Scompiglio

Claudio Gori è un enologo che conosco ormai da molti anni. Con lui, con i suoi vini, ho fatto diverse operazioni artistiche – alcune per beneficenza – sempre assai interessanti. Claudio è un amico cui voglio bene, anche se è un poco, come dire, adorabilmente scapestrato e a volte fin troppo creativo, per essere un semplice (si fa per dire) enologo. Non sarà un caso che è di Vinci, quel paesino che dette i natali a un altro, un poco più celebre, scapestrato e creativo (leggere il Vasari, per credere)… Mi ha chiamato qualche tempo fa per informarmi che Debora Barsotti mi avrebbe contattato per mandarmi un paio di bottiglie di un vino  da poco assemblato: non mi disse nulla di più.

Le bottiglie mi sono arrivate la scorsa settimana, insieme a una cospicua documentazione cartacea di un luogo strano, ma assai intrigante: La Tenuta dello Scompiglio. Sono andato a documentarmi sul web e ho scoperto un’impresa davvero degna di grande attenzione. La Tenuta dello Scompiglio – ex Villa Minutoli/Tegrimi – è un’area di circa 200 ettari che costituisce un parco secolare, fino a pochi anni fa in totale stato di abbandono: casa patronale, cascine, fienili, fontane, ninfei, orti, oliveti e vecchie vigne. Situata vicino a LuccaVorno per la precisione – da qualche anno  un nucleo di persone con  un lavoro appassionato e competenze professionali di rilievo ne sta ripristinando l’antico fascino. Le vigne, vecchie di qualche decina d’anni, gli orti e gli oliveti hanno dovuto essere ripulite dai roveti e dalla vegetazione infestante che le aveva invase. E’ stato aperto anche un ristorante, L’Osteria Cucina dello Scompiglio. L’avvio del progetto data al 2003: grande attenzione all’ambiente, all’agricoltura biologica, alla bioedilizia, all’ecologia e alla sostenibilità. Insomma, una faccenda molto seria e con risvolti culturali e artistici di grande fascino.

Il vino che mi è stato mandato è il primo prodotto da una delle 5 vecchie vigne: e’ un uvaggio di Sangiovese, Canaiolo e Colorino le cui percentuali sono incerte (più o meno, circa 1/3 per vitigno), date le condizioni della vigna. E’ un vino schietto, di gran corpo, con alcune disarmonie che ne documentano l’età giovane e il bisogno di raggiungere ancora la giusta quadratura del cerchio. Ne sono state prodotte soltanto un migliaio di bottiglie, ma a regime la produzione dai 5 ettari – nelle tipologie  Lavandaia Madre, Alta e Bassa – salirà a 20/25.000 pz., che saranno immessi sul mercato a un prezzo di poco inferiore ai 10€ (che per le abitudini toscane è una buona faccenda). La mia valutazione s’è svolta per un paio di giorni di assaggi successivi e il meglio l’ho apprezzato negli ultimi bicchieri. Si sente molto la morbidezza del Canaiolo, anche se i tannini del Colorino e del Sangiovese gridano ad alta voce la loro presenza. Tutto subito mi aveva suscitato delle perplessità; ma con una lunga ossigenazione ho apprezzato un vino che presenta sentori di frutta rossa e di confettura di frutti di bosco, con delle astringenze che l’invecchiamento ammorbidirà. Un vino che mi è piaciuto: non banale, non stucchevole, certamente non di gusto internazionale ma che racconta bene la propria terra d’origine. La vinificazione avviene con la macerazione a freddo in fusti di legno aperti. Successivamente, il vino viene custodito in barrique prima dell’imbottigliamento. Questo primo millesimo, 2009, ha 13,5 % vol. di alcol. L’ho bevuto, dopo i primi assaggi del giorno prima, accompagnandolo a una succulenta costata di fassone di circa 1,5 kg. Mi piace, ogni tanto, cucinarmi una bella fiorentina come mi è stato insegnato in Toscana: piastra (la brace in casa, pur avendo io il caminetto, è faccenda da sconsigliare) incandescente, 5′ di cottura per parte e tanto basta! Il risultato è sempre eccellente e questo vino è stato un ottimo compagno.

http://www.delloscompiglio.org/

La mia Sindone profana

Questo lavoro l’ho concepito e eseguito nel 1998 su un tovagliato di cotone di fine ’800 formato 220×110 cm. circa. E’ un occhio/bicchiere speculare, dipinto lasciando colare il vino sulla stoffa piegata a metà e lasciando per diffusione capillare macchiare il tessuto sottostante: così ho realizzato l’effetto speculare.

Il vino è un Colorino toscano vinificato nel ’97 in purezza per le Cantine Corna da Claudio Gori; la piccola macchia scura in mezzo è il mio sangue autentico: firma che più mia non può essere.

Si intitola: “S’intona Sidone con Sindona?”. Quando ho immaginato questo lavoro è ovvio che pensavo (con tutto il rispetto dovuto, fuori da ogni dubbio) al Sacro Lenzuolo – The Holy Shroud – ma volevo comporre uno scherzo/riflessione dada sulla tradizione che lega sangue-vino-coppa-tessuto. Era il 1998, e a Torino si esponeva la Sacra Sindone. Quest’anno la Reliquia, che per me ha un fascino speciale – che poco o punto ha a che vedere, almeno direttamente, con le credenze cristiane – viene di nuovo esposta.

Il mio lavoro è in India, ma mi piacerebbe di riportarlo a Torino. E’ stato esposto al pubblico soltanto 3 o 4 volte e mai capito per quel che io l’ho concepito (ma questo è un fatto non insolito).

Mentula/Cazzo/Cock/Minchia/Lingam: l’essenza orgiastica del bicchiere

http://www.youtube.com/watch?v=w-Uf1AeSva0

cazzo-bicchiere-1

Priapo: il simbolo maschile del sesso. Oggi ci vergogniamo di parlare e di mostrare il sesso: la tradizione cattolico-cristiana, condita da tanto  giudaismo, ci ha insegnato che il sesso è peccato. Non così per i greci, per i romani che appendevano grandi cazzi (simboli di Priapo) a protezione di orti e giardini; non così per gli indiani che adorano il sacro Lingam di Shiva. Noi, invece, ci vergogniamo della faccenda più naturale che ci sia: fonte di vita e di piacere.

Il mio lavoro, del 1998, dipinto col Colorino – vitigno che una volta era usato nella formula del Chianti Classico per donare colore al vino – vinificato in purezza da Claudio Gori, vuol essere un inno laico ai riti orgiastici di Dioniso-Bacco-Libero-Lieo-Zagreo (tutti i nomi del dio del vino). Questo lavoro, nel mio immaginario, vuol significare l’essenza del bicchiere: perché si può bere (e offrire da bere, com’è ovvio), per chi ne ha voglia e piacere, da un bel cazzo…senza alcuna vergogna, perché non si fa del male a nessuno, anzi!

Il quadro è in formato 50×70 cm, vino su carta di cotone da 300 gr. E’ in vendita per 1.500,00 €. Chi fosse interessato può contattarmi.