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Cucina marocchina a Torino

A Torino i locali che offrono cucina magrebina sono moltissimi, eppure pochi di buona qualità e con ricette davvero tradizionali (spesso come ricette marocchine vengono offerte la Mussakà e l’Hummus che sono invece mediorientali). Sono abbastanza  ben distribuiti, ma concentrati soprattutto nella zona di Porta Palazzo, frequentati volentieri anche da italiani che, spesso, hanno visitato il Marocco.        Non essendo un particolare esperto di cucina magrebina, anche se ho avuto modo di visitare Tunisia e Algeria, sono ricorso a una mia vecchia amica marocchina, ottima cuoca, per i consigli del caso.                                                                                      Ho scelto un locale particolare, Al Andalus, situato nelle adiacenze di Porta Palazzo (in via Fiochetto, 15) e parte di un’associazione culturale araba, Hammam Al Bab. Il ristorante fu inaugurato nel 2000 dall’architetto Karim Muhseen, iracheno di Bagdàd a Torino dal 1980, con il socio,  lo scrittore e giornalista Yunis Tawfik, anch’egli iracheno di Ninive che presiede e gestisce l’associazione culturale.                              Il locale offre 80/100 coperti, con giardino; è arredato con semplicità e senza eccessivi orpelli folcloristici; offre la tipica cucina marocchina (Sadie, cuoca di Casablanca e Houssein, cuoco di Fez) a un prezzo medio di circa 18/20 €; il servizio, a cura di camerieri marocchini, è previsto tutti i giorni sia a pranzo sia a cena; c’è una decorosa carta di vini piemontesi per i clienti italiani.                                               Ho gustato un classico e ottimo Cous cous di manzo, con verdure e ortaggi  tradizionali. Assai particolare il Tajine di vitello con prugne e albicocche condito con sesamo. La pasticceria secca a base soprattutto di miele, mandorle, cioccolato, arachidi e  marmellate varie è di particolare interesse. Finisco con l’antipasto, i Briwat, che sono fagottini di farina di frumento ripieni di qualsiasi cosa, figli dei Samosa mediorientali e indiani, cugini dei Brick tunisini e nonni delle celeberrime Empanadas sudamericane (diffuse con la conquista degli spagnoli che le avevano conosciute dai berberi).

Casa del Barolo e Enotavola

La Casa del Barolo fu fondata nel 1974 da due soci che arrivavano da La Morra, fu allestita secondo il pensiero di Gino Veronelli: Federico Teja, uno dei due illuminati langhetti, si abbeverò a quella prodigiosa fonte con umiltà e passione. Pochi anni dopo giunse da Bra un ragazzino che non voleva più fare il meccanico, si chiamava Luigi Molinaro, oggi semplicemente Gigi, una persona ricca di umanità, che mi raccomanda, tra le oltre 800 etichette commercializzate, alcuni tra i rosati che secondo lui sono i migliori della penisola ed è Gigi che mi fa conoscere i suoi due giovani collaboratori: Damiano Blanda e Cristian Termini, entrambi di formazione estranea al mondo del vino, eppure rimasti invischiati in questa tela che non lascia scampo.

Da circa un anno il magazzino di via Perugia, 26 è stato ampliato e trasformato in un posto insolito in cui si può mangiare, bere e comprare vino. Si mangia bene con un giovanissimo e appassionato cuoco, Domenico Paone, che è assai motivato e possiede l’umiltà, rara, di chi vuol crescere. La materia prima è davvero eccellente e  quanto ai vini nulla da dire. Un luogo, arredato con gusto ed eleganza, in cui si può star tranquilli e si è trattati benissimo da giovani ragazzi, tutti provenienti dall’istituto alberghiero, formati come si deve e con la voglia di diventare professionisti seri e capaci. Posto che consiglio senza alcuna remora. E fidatevi di quello che scrivo: è comunque disinteressato.

Per ulteriori notizie:

www.casadelbarolo.com