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Libreria Il Banco a Torino

Libreria Il Banco – Via Garibaldi, 34 10122 Torino – Tel. 011 4369537 - ilbancotorino@libero.it

La libreria Il Banco, in via Garibaldi all’angolo con via Piave – a Torino – è la mia libreria di fiducia. E’ una delle poche librerie in cui si entra volentieri, essendo quasi parte della pedonale via Garibaldi; una delle poche librerie in cui si entra senza dover necessariamente avere un libro da comprare, anche per ciondolare, per oziare, per perdere tempo. Infatti, vi si incontrano anche vecchi e bambini: mica male, no?

Eppoi, i miei libri, vecchi e nuovi, sono sempre ben esposti, pur in magari in compagnia di volta in volta anche stramba…  Comunque, Mauro e Lina, insieme ai loro collaboratori, sono sempre disponibili a cercare e ordinare un libro magari non esposto o non in magazzino.

Premio Cesare Pavese 2015

Domenica scorsa nella storica sede del CEPAM (Centro Pavesiano Museo Casa Natale) a Santo Stefano Belbo, e casa natale del grande scrittore piemontese e cofondatore della casa editrice Einaudi, si è svolta la 14° edizione del premio “Il vino nella letteratura, nell’arte, nella musica e nel cinema”.

Il premio è stato assegnato a  Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi scritto dall’appassionato produttore langhetto Gianni Gagliardo e illustrato dal pittore e scrittore Vincenzo Reda.

Un libro di appunti di viaggio, che attraverso il fil rouge del Barolo, racconta alcune delle esperienze più intense a livello umano e professionale che l’autore ha vissuto in ogni parte del mondo.

Da uno stralcio della motivazione del premio, riportiamo volentieri questo passo: “Storia personale e storia di un vino si intrecciano, dunque, in modo indissolubile e l’una cresce con l’altra fino a superare rapidamente i confini della realtà locale per condurci nel glocale: infatti, Gianni Gagliardo trasporta i valori e i contenuti della sua realtà locale in una realtà globale, favorendo il dialogo, lo scambio e la condivisione tra comunità diverse”.

Un esempio questo, di trasversalità letteraria che conferma la bontà della scelta della Casa editrice Cinque Sensi e che motiva fortemente a immaginare altre interessanti scritture e testimonianze non necessariamente identificabili nei consueti riferimenti narrativi.

Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi - Introduzione di Aldo Cazzullo – Autore: Gianni Gagliardo
Illustratore: Vincenzo Reda – Formato: 16,5×24 cm – Pagine: 160 – Prezzo libro: 15 euro – PrezzoeBook: 7,99

Qui sopra ecco le immagini della premiazione ufficiale.

Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo è un libro che, oltre ad aver redatto e per il quale ho scelto personalmente l’editore, ho illustrato con grande passione. Il fatto di aver contribuito al primo premio della narrativa assegnato a una persona straordinaria, oltre che un amico, mi riempie di orgoglio. Il secondo premio per la saggistica guadagnato con Di vino e d’altro ancora mi fa piacere soprattutto per la motivazione in cui si citano l’Ode a Luigi (Gino per gli amici) Veronelli – cui il libro è dedicato, e il pezzo che parla del Barolo come “Vino jazz“. Un questo libro l’incipit è il mio celebre “Decalogo del vino“.

Salute a tutti, amici nemici e farabutti.

Villa Bucci

Sul mio ultimo libro, Di vino e d’altro ancora, in un capitolo dedicato al Verdicchio dei Castelli di Jesi ho scritto:

«… Certo di acqua sotto i ponti, dalla bottiglia etrusca disegnata dall’architetto milanese Maiocchi nei Cinquanta, tanta ne è passata: oggi le tecnologie permettono un controllo e una pulizia maggiore sia in vigna sia, soprattutto, in cantina.

Ho bevuto – non amo il verbo degustare – scegliendole personalmente, sei bottiglie di produttori diversi e annate comprese tra il 2006 e il 2008, alcuni di questi vini sono stati invecchiati in barrique, altri hanno visto soltanto acciaio. Quasi tutti sono stati vendemmiati tardivamente, alcuni con la presenza già di muffe nobili.

Sono tutti vini più che eccellenti (vedi schede).

Personalmente ho trovato sensazionali il Villa Bucci Classico Riserva 2007 e il Garofoli Classico Superiore Podium 2008: vini lunghi, con quella caratteristica mandorla amara che ti accarezza il palato e poi tutti i sentori di frutta bianca (ognuno può divertirsi a scoprire banane, ananas, mele, ecc.) e miele; buona acidità, mai alta in questi vini e anche mineralità; alcol sempre sopra i 13,5%vol. che non aggredisce il naso.

Vini grassi di gran corpo che possono accompagnare non soltanto roba di mare; vini che io amo bere anche solitari e solitario: quando il bere diventa un rito per soddisfare soltanto sé stessi, certi sé stessi molto esigenti e esclusivi.

VILLA BUCCI

Riserva 2007.

Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva.

13,5%vol.

15.000 bottiglie in vigneti di 40 anni.

Riserva millesimata prodotta soltanto in annate particolari. Affinamento: almeno un anno e mezzo in botti di rovere di Slavonia da 50 e 75 hl.; almeno un anno in bottiglia prima dell’inizio della vendita.

Il Villa Bucci è un bianco con caratteristiche da rosso e come i rossi deve essere trattato: a temperatura non troppo fredda, possibilmente con la bottiglia aperta almeno mezz’ora prima. Infatti il vino, affinato a lungo in botte e bottiglia, modifica la struttura dei profumi che da primari di uva e fiori, diventano secondari e terziari: spezie, erbe aromatiche, officinali, minerali, ecc. Come avviene per i vini rossi questi odori per aprirsi hanno bisogno di respirare, e il freddo li chiude».

Ho bevuto e gustato di recente, dopo la mia lezione a Eataly in conclusione della quale abbiamo offerto i vini di Villa Bucci al pubblico, tre bottiglie di questo produttore marchigiano: Verdicchio Bucci 2012, Villa Bucci Riserva 2009 e Villa Bucci Rosso 2006.

I primi due sono spremuti da uve Verdicchio in purezza, 13,5% vol., colore giallo paglierino con riflessi dorati entrambi. Qui siamo al cospetto di vini che esprimono umori di vigne assai vecchie, e si sente: a prescindere dal differente livello dei due Verdicchio, si percepisce un’austerità, un’eleganza e una complessità che li accomuna e li distingue da tutti gli altri, pure ottimi, Verdicchio di Jesi marchigiani.

Mi pare che il millesimo 2009, rispetto al 2007, abbia dato risultati  più complessi: questa Riserva è destinata a migliorare ancora per qualche anno e magari a insidiare il mito del millesimo 2004…

Gran sorpresa mi ha riservato il Villa Bucci Rosso 2006: non conoscevo i rossi di Ampelio Bucci e ho scoperto di aver perso molto probabilmente delle buone occasioni. Questo rosso (70% Montepulciano e 30% Sangiovese) di 13,5% vol. presenta un bel colore rosso rubino caldo, naso di frutta rossa matura e palato di grande morbidezza: è un vino largo, sensuale, con un lungo finale gradevolmente abboccato. Devo dire che proprio mi è piaciuto tanto: pur lontanissimo, nelle caratteristiche organolettiche, dai  miei amati vini  figli delle uve Nebbiolo. Ma ogni tanto fa bene cambiare e in Italia non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

Una nota: mi piacciono le etichette dei vini Bucci. Mi piacciono perché sono eleganti e essenziali come i vini che raccontano. Nel mare di gran cattivo gusto che imperversa nel campo delle etichette italiane del vino mi pare un gran merito: l’etichetta – come dico sempre – prima di reclamare stucchevoli pretese artistiche, dev’essere chiara, essenziale e saper raccontare il vino che gli sta dietro. E parla un artista, anche.

Per concludere, a chi volesse approfondire la conoscenza di questa magnifica cantina marchigiana – oltre che invitare a berne i deliziosi vini, pare ovvio – consiglio la lettura dell’ultimo libro di Oscar Farinetti: una delle famose 12 storie di coraggio riguarda proprio Ampelio Bucci….

Di vino e d’altro ancora al Circolo dei Lettori

Bella serata al Circolo dei Lettori, nella storica sede di Palazzo Graneri della Roccia (1680) in via Bogino, 9 a Torino. Con gli amici Nico Ivaldi, giornalista e scrittore (nelle immagini il primo a sinistra) e il Dr. Giorgio Diaferia, medico e grande batterista jazz (Esagono). In sala molti amici, assai graditi. Tra questi Vincenzo Gioanola di cui abbiamo presentato il cortometraggio Giga, realizzato con l’animazione dei miei quadri dipinti con il vino (e musica di Bach). Ho anche presentato il cd degli Esagono Wine Notes, dedicato ai cru di Barolo.

Di vino e d’altro ancora

Il mio ultimo libro è finalmente distribuito in libreria.

http://www.edizionidelcapricorno.com/negozio/di-vino-e-d-altro-ancora/

Su internet si trova in Amazon.it e, insieme agli ultimi miei titoli – Più o meno di vino, Quisquilie&Pinzillacchere, 101 storie maya e Rime Sghembe – alla Libreria Universitaria al link qui sotto:

http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_reda+vincenzo-vincenzo_reda.htm

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Emberto Uco: Introduzione, Di Vino e D’Altro Ancora

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Quando Vincenzo parla o scrive di vino, e di quanto con il vino confina,

occorre dargli credito: è in qualche modo, come si dice, competente.

La sua storia puzza di vino fin dal concepimento: infatti, la mamma

Laura s’invaghì del giovane Giuseppe mentre questi era impegnato a

potare una vite di Gaglioppo.

Si era a Cirò, nei primissimi anni Cinquanta: il nonno Vincenzo guidava

una squadra di esperti potini e innestini che girava per la Calabria

dei grandi latifondi curando oliveti, aranceti e vigne.

Giuseppe e suo fratello Salvatore erano i più giovani di un gruppo,

guidato dal padre, che era stato ingaggiato a Cirò per curare i frutteti e

le vigne dei conti Siciliani.

E quanto bevevano: tutti e tra loro il patriarca Vincenzo, campione

indiscusso!

Erano originari di un paese situato sulle pendici boscose della Sila e

da generazioni si occupavano di vino, olivi, castagne, agrumi. Possedevano

una bella vigna, posta a circa 500 metri di altitudine – nella zona

che oggi è parte della DOC Donnici – con vitigni come Gaglioppo, certo,

ma anche Greco, bianco e nero, Nerello e Malvasia.

Al vino Vincenzo è stato iniziato dal nonno omonimo già in fase di

svezzamento, e il vino ha continuato a frequentarlo per tutta la prima

infanzia in quei densi riti contadini oggi tracannati e ormai annichiliti

dal tempo.

Né, per certo, la discesa verso Torino – verso un malinteso benessere

che tra i Cinquanta e i Sessanta era il volano che alimentava i sogni

degli ignari contadini meridionali – servì per annacquare quell’innato

talento: in maniera assai naturale, il Gaglioppo e il Nerello vennero

declinati in Barbera e Dolcetto che erano acquistati direttamente dai

contadini astigiani (soprattutto in Agliano). Più tardi, Giuseppe con i

fratelli Salvatore e Giovanni il vino presero a farlo in prima persona,

acquistando le uve da fidati fornitori.

Vincenzo il vino continuò a berlo e la sua vicenda personale lo portò,

nei primi anni Ottanta, a conoscere a Parigi i vini francesi e a frequentare

in Italia la ristorazione di qualità in cui poté, fra i primi, apprezzare

quei Tignanello e quei Sassicaia che allora sconvolsero e contribuirono

a elevare la qualità del vino italiano.

Ha avuto la grande fortuna di conoscere Luigi Veronelli, intorno al

1997, e di frequentare via Sudorno, Bergamo Alta; Vincenzo ama raccontare

che Veronelli è stato suo maestro: non è vero. Pur riconoscendone

l’immensa competenza, da lui non ha imparato un bel nulla di

tecnico e, men che meno, ha imparato leggendo la sua saltabeccante

scrittura: di Luigi Veronelli egli, invece, ha sempre apprezzato la straordinaria

umanità e quella sua capacità di rimanere sempre pulito, fedele

a se stesso e aperto agli altri senza pregiudizi di sorta. Se ha avuto

un maestro, a parte il nonno e il padre, questo è stato per certo Paolo

Monelli, di cui ha letto e consumato tutti i libri. Né ha in gran stima il

troppo apprezzato Mario Soldati: di lui Monelli, a ragione, soleva dire

che di vino capisse poco o punto.

A cominciare dal 2002, Vincenzo collabora con il periodico Barolo &

Co, chiamato da Elio Archimede. Poi gli capita di andare in Toscana per

circa un anno a occuparsi di una grande azienda agricola e agrituristica

con quasi un centinaio di ettari di vigna, posta sulle alture tra Arezzo

(Monte San Savino) e Siena (Castelnuovo della Berardenga). Qui accumula

esperienza diretta sia in vigna – soprattutto – sia in cantina.

Continua a scrivere per Barolo & Co, dipinge con il vino e fa mostre

in Italia e in giro per il mondo. Nel 2009 esce Più o meno di vino, il suo

primo libro sul tema specifico. Dal 2010 scrive anche per il mensile

Horeca Magazine e, soprattutto, sul proprio sito web.

Quanto sopra per raccontare un poco della storia, per certo peculiare,

che fa di Vincenzo un uomo di vino, anche.

Ma c’è di più, non è così semplice: a sentirlo parlare, per lui il vino è

ossessione, è materia creativa, è magia, è sacro impasto di mito e rito, è

storia di uomini, è antropologia, è archeologia…

Ma credo che, in fondo e prima d’ogni altra faccenda astrusa, il vino

per Vincenzo sia soltanto una bevanda che gli piace tanto e gli sa tenere

compagnia.

Salute, amico mio.

Emberto Uco

Vicino a Benedetta Parodi, bah…

Storica libreria Paravia in via Garibaldi a Torino: in vetrina il mio Di vino e d’altro ancora a fianco all’ultima fatica (!?) di Benedetta Parodi. Che dire? Esser contento (per questioni commerciali) o disperarsi (in quanto a contenuti)? Boh…

Bella donna, Benedetta Parodi: mica mi spiacerebbe starle vicino.

Ma lasciamo perdere la sua cucina. Meglio assai i suoi diritti d’autore che non potrei mai realizzare, nemmeno con tutti i miei libri messi insieme e con tutti quelli che potrei scrivere anche se vivessi per tre o quattro secoli.

Così va il mondo, che ci dobbiamo fare.

Portici di Carta a Torino

Torino imbronciata e umida, ma sempre fascinosa, accoglie sotto i suoi due chilometri di portici eleganti di via Roma (non sono barocchi, purtroppo: risalgono al Ventennio, quello fascista) la bella manifestazione Portici di Carta, a cura della Fondazione Salone del Libro (per i dettagli vedi link qui sotto). Sono quasi 200 banchi di editori (piccoli per la maggior parte, e dunque interessanti), librai, associazioni, enti. Quando i libri vanno al pubblico, e non viceversa, è sempre una bella cosa: la gente sembra farsi meno problemi a toccarli, sfogliarli, chiedere informazioni.

C’è anche il mio ultimo tra gli altri – Di Vino e d’altro ancora, Edizioni del Capricorno – a chi interessasse.

http://www.salonelibro.it./ 

Gustazioni guidate a Collisioni 2013

Una vita dedicata al vino e tanta parte di questa vita onorata a curare i prodotti della storica Fontanafredda (nei tempi precedenti all’acquisizione dell’Azienda da parte di Oscar Farinetti): Lorenzo Tablino, enologo fino a ieri e oggi impareggiabile comunicatore.

Ci siamo conosciuti a Collisioni 2012: nella Sala del Professore del Castello di Barolo io tenevo la mia lectio magistralis su vino e letteratura; Lorenzo guidava alcune gustazioni con la sua inarrivabile verve e la competenza di oltre quaranta anni di professionale esperienza.

E ci siamo piaciuti. Una sorta di colpo di fulmine.

E dunque quest’anno ci hanno messi insieme a guidare per due giorni otto (otto!!) gustazioni nella stupenda sala dell’Enoteca del Castello dei Marchesi Falletti: quattro gustazioni al giorno con sei vini ognuna e la sala sempre in over-booking. Lorenzo da tecnico, io da letterato.

E il pubblico pare abbia parecchio apprezzato. Ho venduto molte copie del mio Di vino e d’altro ancora, appena uscito per i tipi delle Edizioni del Capricorno di Torino (aveva già pubblicato, nel 2009, Più o meno di vino). Un momento indimenticabile, per me, è stato quando Ian D’Agata ha letto il mio Decalogo del vino . http://www.vincenzoreda.it/decalogo-del-vino-di-vincenzo-reda/

Quasi 50 vini di cui almeno una trentina di Barolo: Bartolo Mascarello, Brezza, Pio Cesare, Ceretto, Chiarlo, Poderi Colla, Rinaldi, Bersano, Oddero…Il meglio di Langa con qualche visita in Roero, Monferrato e Oltrepò Pavese. E spesse volte i produttori presenti a raccontare le loro storie a volte secolari e sempre uniche

Tra tutti questi Barolo, Barbera, Moscato, Spumanti uno devo citarlo perché non lo conoscevo e l’ho assai apprezzato: il Moscato Passito Seren della Cantina Metilde: un vero portento.

Impegno e fatica enorme per portare a buon fine il duro cimento, ma che grande soddisfazione. Certo, se le gustazioni guidate fossero state un paio al giorno, con più tempo a disposizione il tutto sarebbe stato ancor meglio. Sia per noi sia per il pubblico, sempre attento, ricettivo, propositivo.

In questa magica commistione di musica, letteratura, cultura e vino che si chiama Collisioni, Lorenzo Tablino e Vincenzo Reda ci sono stati bene assai. E con noi il nostro pubblico.

Un grazie di cuore a tutti. E un doveroso arrivederci.

Salute.

Di Vino e d’altro ancora, Vincenzo Reda

 

 

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COLLISIONI 2013, 5/9 luglio a Barolo

Oltre a presentare il mio nuovo libro Di vino e d’altro ancora, condurrò le (de)gustazioni nell’Aula del Professore del Castello di Barolo con l’amico Lorenzo Tablino, già enologo per lunghi anni di Fontanafredda.