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Ristorante La Canonica di Casteldimezzo

http://www.ristorantelacanonica.it/

Sul finire del 2004, anno che avevo trascorso lavorando da Emilio Marengo in Toscana, tramite Gegè Mangano fui messo in contatto con uno chef romagnolo suo amico: Angelo Rignoli. Con lui lavorava Davide Marino.

Combinammo di fare una mostra di miei quadri nella primavera del 2005, in questo posto magnifico che è situato dentro le mura di un minuscolo borgo (Casteldimezzo), nel territorio del Parco di Monte San Bartolo (sopra Gabicce, a due passi da Pesaro).

Partii il 23 aprile a portare i quadri; nel frattempo un esame medico mi aveva destinato subito dopo un intervento di quelli terribili, con il rischio della vita. Andai giù, conobbi Andrea e Davide e mi rimpinzai senza ritegno di cibo (ricordo una tagliata di tonno imperiale) e dei vini sempre eccellenti e sorprendenti di Andrea. Rimasi fino al 25 aprile, quando dovetti ritornare a Torino per il ricovero.

Tornai a smontare la mostra il 1 ottobre successivo, con mia moglie. La mostra ebbe successo e, soprattutto, si instaurò un bellissimo rapporto di amicizia  e di stima che perdura e va consolidandosi nel tempo.

Poco tempo fa mi ha chiamato Davide, che nel frattempo è andato a occuparsi della Tenuta Biodinamica Mara e mi ha proposto un bellissimo lavoro per quest’azienda, posta a due passi da Cattolica.

Ovvio che è stata l’occasione per una rimpatriata e ho conosciuto così il nuovo chef di Andrea: lui si chiama Paolo Bissàro, nato a Bolzano ma da sempre riminese; è uno che si è fatto da solo, ragazzo disincantato più o meno quarantenne (Ariete!): più che altro, come dice lui: “Mi allergico con facilità e sono…agnostico“.

A parte le sue facili allergie, Paolo è un fuoriclasse: mi ha fatto felice ed è stato immediatamente arruolato nella mia specialissima squadra di cuochi. Lavora alla Canonica da circa un anno e mezzo e con Andrea si è ormai consolidato un rapporto privilegiato.

Ho gustato del pesce crudo formidabile: mazzancolle al gelso, spigola, tonno e una mormora indimenticabile. Poi triglie grandiose, un trancio di ombrina con frutta e, ancora, gnocchi di seppia e patate; e, per finire, un polpo senza senso. Il valore aggiunto sono le erbe del parco, che Paolo usa con grandissima cura e straordinaria sensibilità.

Poi il posto è di assoluta gradevolezza, soprattutto d’estate (abbastanza in alto, sulla scogliera), immerso nel silenzio più accogliente e rassicurante, carezzato dalle brezze dell’Adriatico prospiciente.

E, nota ultima ma mica la meno importante, Andrea affida i suoi sottofondi musicali (quelli nobili dei Tempi Nostri) al glorioso, morbido, lento vinile. E quanto si beve bene…E mai si verrebbe via.

In autunno,  a distanza di dieci anni esatti dalla mia mostra qui, abbiamo previsto un evento di quelli che, per certo, sarà memorabile.

Parola Mia.

 

Montemaggiore

Sono tornato dopo qualche anno nelle terre di Toscana che mi sono care; di più: che mi sono rimaste nel cuore. Chi mi segue sa che nel 2004 fui chiamato da Emilio Marengo, conosciuto per tramite di Gino Veronelli, a occuparmi della sua grande azienda situata tra le provincie di Arezzo e Siena, in località Le Capraie. Posto di indicibile bellezza.

Ci lavorai quasi un anno e poi, a malincuore, me ne andai raccomandando al mio amico Emilio di vendere quell’Azienda, per il semplice fatto che non stava nelle sue corde di condurla al meglio. Ovviamente, Emilio non fu per niente d’accordo su quel che gli dissi, salvo qualche anno dopo darmi ragione e pentirsi per non aver ascoltato il mio consiglio.

Credo un paio di anni fa, Emilio ascoltò il mio consiglio e finalmente riuscì a vendere la sua azienda: lo avesse fatto prima, con tutta probabilità avrebbe guadagnato qualche soldo in più….

Ad accogliermi ho trovato Francesca Genovese, una giovane manager che si occupa dell’accoglienza per conto della nuova proprietà. Non sapeva, com’è ovvio, chi io fossi ma è stata molto gentile e disponibile: poi le ho raccontato perché ero lì e in sintesi i miei trascorsi in quell’azienda.

Mi ha fatto enorme piacere constatare che le etichette che avevo dipinto per i vini di Marengo sono state riportate sui nuovi vini, sempre – per fortuna – curati da Fabrizio Ciufoli.

Ho avuto in omaggio alcune bottiglie che non ho bevuto perché le tengo intonse per la mia collezione privata, dunque non sono in grado di esprimere valutazioni sia per il Masso (Merlot 90% e Sangiovese 10%) sia per il Campo Alto (Pinot Noir 100%): se, come credo, sono assemblati con le stesse uve che io ben conosco, si tratta di vini di qualità elevata. Mi riservo in futuro di fare delle valutazioni opportune.

Armonia D’Autunno (la mia etichetta più bella) è un muffato di cui ho ampiamente trattato: semplicemente strepitoso e il millennio 2004 l’ho pigiato personalmente al torchio.

Mi ha stupito e colpito il rosato Biricocolo (Sangiovese 100%): complesso, secco, persistente e di piacevolissima beva. Da raccomandare senza indugio.

Tornerò e seguirò l’evoluzione dei vini di Montemaggiore (nuovo nome dell’azienda): è un fatto che va da sé.

Tra le immagini qui sopra, a parte le vecchie e le nuove etichette, ci tengo a mettere attenzione sul meraviglioso borgo di Rapale (il mio Rio Bo…), situato nelle terra dell’azienda e la vigna di Petit Verdot che piantammo con l’amico agronomo Giovanni nel 2004. Mi pare stia in ottima salute.

http://www.montemaggioretuscany.it/countryhouses.asp

http://www.vincenzoreda.it/la-mia-etichetta-piu-bella-il-muffato-armonia-dautunno-di-giacomo-marengo/

http://www.vincenzoreda.it/quando-letichetta-e-orrenda-e-anche-poco-etica/

Mercedes e vino

Questo lavoro è stato concepito e eseguito per la mia mostra del 12 marzo prossimo, presso la concessionaria Mercedes di Ancona.

E’ uno dei miei soggetti caratterizzati da una certa vena di umorismo: è stato dipinto utilizzando tre vini assai differenti, e per età e per provenienza.

Mi sono servito di una Barbera d’Asti 2008 della zona di San Damiano; di un miscuglio di Sangiovese di Emilio Marengo da Monte San Savino e Castelnuovo della Berardenga (Arezzo e Siena) di annate comprese tra il 1996 e il ’98; infine, del Rubesco 2008 di Marotti Campi che è un Lacrima di Morro d’Alba tra i migliori, marchigiano.

Questo improbabile assemblaggio m’è piaciuto di chiamarlo “Cuvée Mercedes”.

L’aspetto simpatico della faccenda è dato dal fatto che io sono da quasi vent’anni un affezionato cliente BMW, ma di recente mi sono perdutamente innamorato dell’ultima versione della SLK Mercedes. D’altro canto, tra le mie quattro o cinque auto preferite c’è quella che fuor di dubbio è una delle più belle automobili mai costruite: la Mercedes 300 “Ali di Gabbiano”, un capolavoro degli anni cinquanta!