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DIP: Different Important Person by Vincenzo Reda

Dip: questo è il mio acronimo – seguendo la moda malamente onomaturgica che infesta questi nostri tempi – che bene descrive le persone che mi attraggono.

Persone diversamente importanti, ecco, come quelle indicate nelle immagini sopra…

Vinitaly 2014

I numeri di quest’ultima edizione del Vinitaly sono, in tutta franchezza, impressionanti!

4.100 espositori di 80 paesi per un’area di oltre 100.000 mq.

155.000 visitatori (+6% rispetto alla scorsa edizione) di cui 56.000 buyer stranieri, con tedeschi e americani quasi appaiati al primo posto e seguiti da inglesi, canadesi, russi…

L’intervento del Capo del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, è stato un ulteriore valore aggiunto, così come le presenze di Maurizio Martina (Agricoltura), Giuliano Poletti (Lavoro) e Angelino Alfano (Interni). Chiaro che questa trionfale 48° edizione fa da prologo beneaugurante  al prossimo Expo 2015 (Vinitaly ne curerà il settore specifico). E speriamo tutti che il Nostro sbilenco Paese ritrovi una postura che gli sia più consona….

Per quanto mi riguarda, a parte le questioni strettamente legate alla professione (un paio di faccende piuttosto importanti), i miei Vinitaly sono identificabili con gli incontri con i miei amici e qualche sorso, gustato finalmente insieme, dei loro spesse volte portentosi vini. Nelle fotografie sopra la documentazione esplicita di ciò, senza citare nello specifico nessuno in particolare, ma con la riflessione che ormai ho eletto a mio campo-base lo stand Du Cropio di Giuseppe Ippolito, ma qui la faccenda attiene alle radici, e con le radici né si ragiona, né si può venire a patti….

A cena nelle Cantine Brezza

Una cena in cantina riserva ogni volta, almeno per me, un certo fascino. Provo sempre emozioni profonde a stare in compagnia delle vecchie botti, dei mosti che stanno diventando vini, dei vini che riposando invecchiano e migliorano.

Se, per giunta, le Cantine sono belle e pregnanti di storia (e di storie) come quelle della famiglia Brezza in Barolo, allora la fascinazione è unica, per davvero.

Era da qualche anno che in casa Brezza non si teneva più quella che per tradizione era la cena che chiudeva in maniera simbolica la vendemmia. Quest’anno Enzo mi dice che in famiglia hanno deciso di riprendere questo piccolo rito, anche in virtù del fatto che il magnifico patriarca Oreste festeggia le sue splendide 8o primavere.

Fritto misto alla piemontese con agnolottini del plin (che qui sanno preparare come pochi altri) in brodo, non senza prima aver gustato un sublime salame cotto: questo il menu della serata, per qualche decina di parenti, amici e ospiti (molti dei quali stranieri). E due ottimi musicisti: chitarra e fisarmonica per cantare a voce piena tutto quel repertorio popolare che accompagna  di solito mangiate e bevute di questo genere. Clima disteso e informale per una bella serata innaffiata in maniera imparegiabile con i vini Brezza, in sequenza: Freisa secca 2011, Barbera Superiore 2010 (non me la ricordavo così buona), Barolo base 2008. E poi i cru Cannubi e Sarmassa 2008, ma anche 2005 e 2003….

Barolo dista da Torino  circa 80 chilometri, fastidiosi da guidare (da solo) sotto la pioggia battente di questi giorni: ma ne è valsa proprio la pena. Ringrazio Enzo Brezza per l’invito e per la magnifica serata, di quelle che piacciono alla mia anima, in fondo, contadina: i baffoni bianchi di Oreste Brezza mi ricordano i magnifici mustacchi neri (fino alla sua morte) di mio nonno Vincenzo.

E mi sovvengono lontanissimi ricordi fatti di prosciutto, di vino, di brindisi in rima, di storie affascinanti e di vecchie canzoni cantate a voce piena e stomaco altrettanto pieno: fuori, in Sila, c’era tanta neve e dentro un grande focolare faceva bene il suo mestiere, insieme al vino e al calore, quello semplice, dell’amicizia.

Brezza in Barolo

Oreste Brezza me lo aveva presentato Oscar Farinetti in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Borgogno, a fine 2011. Mi aveva raccomandato di andare a visitare la cantina e prendere un boccone nel suo ristorante. Nel frattempo sono stato diverse volte a Barolo, senza mai trovare il tempo di onorare la promessa fatta quel giorno. Poi succede che, in occasione di Collisioni 2012, rimango a Barolo per qualche giorno e mi riprometto finalmente di recarmi a visitare questa storica cantina (produttori dal 1885).

Sono andato a cena con Maria Rosa e Marco Aronica, i miei due tutor, la sera del di venerdì 13 luglio, sulla stupenda terrazza da cui si gode un panorama ineguagliabile del paese e delle sue vigne verso sud-est. Abbiamo bevuto il Dolcetto San Lorenzo 2010 e il Barolo Cannubi 2007: entrambi magnifici (ho apprezzato assai il Dolcetto, in particolare). Ottima la proposta della carne cruda affettata e marinata con un delizioso bagnetto di olio, limone e aglio; e straordinaria l’insalata russa, almeno per chi ama queste cose di tradizione (quando so che può essere buona, non mi tiro mai indietro: e questa è tra le migliori che ho gustato).

Ho poi incontrato Enzo, figlio di Oreste, che è venuto alla mia lectio della domenica e si è fermato a spiegare il suo Barolo Cannubi 2007 nella gustazione successiva alla mia, durante l’intervento – sempre lucido e di gradevolissima esposizione – dell’amico Andrea Scanzi.

Ho visitato le cantine Brezza lunedì 16, aspettando il concerto di Bob Dylan.

I Brezza sono proprietari di circa 22 ettari di terreno con coltivazioni di vario genere, di questi 16,5 sono vitati e spremono 80.000 bottiglie. Ben 35.000 appartengono alle cinque tipologie del loro Barolo (Bricco Sarmassa, Sarmassa, Cannubi, Castellero e Barolo). La famiglia Brezza gestisce, oltre al ristorante (almeno 80/100 coperti), anche l’Hotel Barolo – 3 stelle che valgono 4, con 57 camere e piscina scoperta. Tutto questo genera almeno un 20/25% di vendite dirette in cantina, percentuale che da queste parti è per davvero rilevante.

Tra i vari assaggi effettuati nell’accogliente frescura della cantina, in piacevole compagnia di Oreste e Enzo, cito un ottimo rosato di Nebbiolo (soltanto, purtroppo, 2.000 bottiglie), una magnifica, secchissima, Freisa, e un Dolcetto ai vertici della tipologia (i prezzi di questi vini in cantina stanno sempre intorno ai 9 €). Di alto livello la Barbera (fermentazione in acciaio e affinamento in legno grande) e notevolissimo il Nebbiolo 2010: un vino che mi stupito per la finezza, la complessità, la peculiarità (con tappo di vetro, ormai da 6 anni!).

La degna chiusura è stata un bicchiere, questo bevuto proprio tutto, di Cannubi 2003: proprio quell’annata di cui si dice che il caldo aveva bollito i mosti. Qui invece ha dato un vino strepitoso e ricordo che anche per lo Sperss 2003 di Angelo Gaja avevo avuto le stesse sensazioni (e sono Barolo antitetici, essendo questo figlio di Serralunga e dunque con più struttura e meno eleganza). La mattinata è stata conclusa al ristorante con Enzo: avrei dovuto soltanto assaggiare gli agnolottini del plin con sugo d’arrosto, invece, malgrado il sole giaguaro, me ne sono mangiato un piatto! E con che soddisfazione…

Consiglio generico: se capitate a Barolo, andate da Brezza.

Consiglio per esperti e appassionati: organizzate una visita apposta per conoscere Brezza.

Consiglio per gli amici: andate più spesso da Brezza. Salute.

http://www.brezza.it/