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In Bianco

Per la prima volta ho avvertito netta la sensazione che anche nel campo dei vini bianchi i francesi li abbiamo acchiappati! Fino a ieri per me non c’era storia tra i vari Meursault (mio bianco preferito), Chassagne-Montrachet, Chablis, Rieseling alsaziani e i nostri.

Ebbene, comincio a ricredermi!

Chiamo a testimoniare il Petit Arvine  Vigne Rovettaz 2009 di Vincent Grosjean, il  Timorasso Derthona 2005 di Claudio Mariotto, il Timorasso Sterpi 2007 di Walter Massa, il Nascetta Anas-Cetta 2010 di Elvio Cogno, il Collaretto 2010 di Poderi Oddero, il Riesling Pétracine 2011 di Vajra, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva 2004 di Ampelio Bucci (e gli altri due Verdicchio quasi allo stesso livello: Pievalta e Fattoria San Lorenzo) e, dulcis in fundo, gli elegantissimi Etna Bianco Superiore (Carricante) Pietramarina 2010 e 2008 di Benanti.

Una cavalcata magnifica dentro una realtà produttiva che comincia ad apprezzare i vini bianchi da invecchiamento: e finalmente i francesi dovranno cominciare a preoccuparsi anche in questo campo particolare dove, fino a ieri, erano maestri indiscussi (ma hai voglia a essere bravo se non hai i terreni e le esposizioni dell’Etna o certi vitigni autoctoni come il Timorasso e il Verdicchio….).

Forza Italia ché stiamo andando bene (adesso bisogna convincere la ristorazione e i consumatori che i vini bianchi, quando sono come si deve, possono invecchiare quasi come i rossi)!!

Vincent Grosjean

finale-30

Eccellenti i vini di Vincent, forse mi è piaciuto di più il Fumin 2010 – c’è quel certo sentore di erbaceo che mi riporta un po’ al Cabernet Sauvignon di alcuni terroir  specifici – assai fruttato e di gran colore. Comunque niente male il Petit Arvine 2013, con la sua acidità e il suo bel retrogusto secco e asciutto che suggerisce accompagnamenti adeguati, non soltanto marini. 13% vol. di alcol per entrambi i vini.

Rimando alla scheda che Fabrizio Gallino ha compilato per il suo affidabilissimo Vino in Valle, riferimento ormai ineludibile.

Ten Perdu by Didier Gerbelle

Tra i tanti vini che ho bevuti negli ultimi mesi, questo Fumin 2009 di Didier Gerbelle è per certo uno dei migliori, forse quello che mi ha di più stupito. Non è ancora in commercio (leggi sotto). Ho bevuto un vino di straordinaria complessità e eleganza con tutte le caratteristiche varietali in evidenza al naso e in bocca, malgrado(!) l’utilizzo – evidentemente al meglio possibile – dello strumento della barrique. Colore rosso rubino carico, ma meno di altri Fumin, senza alcuna sfumatura aranciata sebbene  l’età non sia freschissima, 13,5% vol. Al naso sentori primari  di frutta matura e confettura con secondari di caffè. In bocca tanta armonia, tannini dolci, bella acidità e un retrogusto leggermente amaro. Devo ribadire: magnifico, semplicemente.

Lascio la parola a Didier, giovanissimo fuoriclasse, se lo merita.

«Valle d’Aosta dop Fumin 2009 Ten Perdu

Trattasi di due vigneti siti nel comune di Aymavilles , uno nei pressi del vigneto La Tour (Les Cretes), l’altro ai piedi della collinetta. La superficie totale è di circa 0,2 Ha. A partire dal 2010 un nuovo vigneto di Fumin sito nel comune di Villeneuve concorrerà alla produzione di questo vino (tutti gli anni intendo produrre sulle 1000/1200 bottiglie). Il primo vigneto è stato impiantato nel 1995 (uno dei primi impianti di vigneto monovarietale Fumin) mentre l’altro nel 2002. In entrambi i casi il sesto d’impianto è di 170 cm tra le file e di 75 cm sulla fila. IL portinnesto usato kober 5bb nel primo e 110 R nel secondo. Entrambe le vigne sono caratterizzate da terreni molto sciolti e ricchi di scheletro.

La forma di allevamento è la controspalliera  (alta perché il Fumin spinge molto e in tal modo si può sfogare) con potatura a guyot. Il Fumin è poco fertile sulle gemme basali quindi predilige potature lunghe. Con un accurata scelta dei germogli si regolerà successivamente l’equilibrio della pianta. Il Fumin è un vitigno rustico, difficile da coltivare e molto sensibile alla colatura. È indispensabile gestire bene la cimatura per ridurre al massimo questo problema. Per quanto riguarda la difesa dalle crittogame effettuo due trattamenti con prodotti sistemici nei periodi più critici (a cavallo del fiore) dopodiché vado in copertura con rame e zolfo. Appena dopo la fioritura effettuo una leggera sfogliatura ed eventualmente dirado i grappoli di troppo. Le produzioni per ettaro di Fumin (nel mio caso) non superano i 75/80 quintali.

Il 2009 è stata la mia prima vinificazione. Si tratta di una sorta di esperimento seguendo i consigli di mio nonno (al quale dedico questo vino), mancato quasi un anno fa. La sua idea, legata a un detto di viticoltori storici di Aymavilles, era quella di vinificare un Fumin e di  affinarlo 5 anni prima di consumarlo . Mi diceva sempre : “Il Fumin va vendemmiato due anni prima per berlo 3 dopo” . Se si leggono poi i testi antichi di viticoltura in Valle, spesso si trova scritto che : “Il vino Fumin non è potabile prima dei tre anni”! Visto che secondo me i “vecchi” ci insegnano molto, mi sono cimentato.

Nel 2009 raccolsi circa 15 quintali di uva. La vendemmia è sempre molto tardiva (cerco di raccogliere dopo San Martino)  per ottenere la piena maturità fenolica. Una volta arrivata l’uva in cantina, diraspo pigio e vado in tino di legno per la fermentazione alcolica. Non inoculo lieviti e scaldo se necessario per avviare la FA. Effettuo rimontaggi durante  questa fase (2/3 al giorno). Terminata la FA non svino. Stecco la botte e lascio il tutto a macerare per altri 60 giorni. Nel mentre il vino effettua anche la malolattica. Svino nel mese di gennaio, lascio decantare il vino per 2/3 giorni e lo metto in barrique nelle quali aveva fermentato e sostato il Pinot grigio per alcuni mesi. Trattandosi della prima esperienza nel 2009 ho tenuto 500 lt. da affinare. L’altra partita di vino l’ho messa nel Peque-Na! Qualche travaso all’anno delle barrique e dopo 2 anni travaso il vino in un tonneau nuovo  da 500 l. Due ulteriori anni di affinamento e successivamente imbottigliamento senza ricorso a nessuna chiarifica e/o stabilizzazione.

L’uscita in commercio del Fumin è prevista per dicembre 2014.

Il prezzo in cantina al ristoratore è di 25 € (iva esclusa); al pubblico sui 35/40 €.».

 

 

Vino in Valle di Fabrizio Gallino

L’ho letto tempo fa questo bel lavoro di Fabrizio Gallino, uno dei pochi, tra quelli che di vino scrivono sulla rete, che ho in stima. Perché è serio, è abbastanza competente e, soprattutto, segue quello che ha nei propri pensieri senza rincorrere chimerine effimere e poco raccomandabili.

Sono circa 160 pagine ben strutturate in cui Fabrizio raccoglie le notizie, quelle che servono (produttori, indirizzi, vini, vitigni e prezzi) e ci mette le proprie opinioni, evitando stupide classifiche. Costa 18 €, che sono ben spesi per chi vuol conoscere i vini, ma anche i prodotti d’eccellenza della Valle d’Aosta. Sta avendo un meritato successo e Fabrizio se lo merita.

L’occasione di scrivere questo breve articolo – che a Fabrizio avevo da tempo promesso – mi è stata fornita da un incontro in un bel posto – Casa Buffetto, due passi da S. Damiano d’Asti – con l’amico enologo Vincenzo Munì, Vincent Grosjean e Didier Gerbelle. Incontro stimolante, e poi è fatto raro che con le gambe sotto lo stesso tavolo ci siano ben tre Vincenzo (se togli CENZ, resto soltanto VINO…). Abbiamo parlato e bevuto: i rosati a base Nebbiolo di Casa Buffetto, i Fumin di Didier e di Vincent, il Nebbiolo (da vasca) che sta curando Vincenzo Munì. Dei vini di Didier e di Vincent tratterò a parte, quando li avrò bevuti, gustati e valutati a casa mia, senza distrazioni e con i miei soliti tempi lunghi. A ogni buon conto, è stato un incontro proficuo, come ogni tanto accade agli uomini di buona volontà (che usano bere vini buoni).

http://www.enofaber.com/