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Nico Ivaldi: Non mi sono mai arreso – Intervista all’avvocato Bruno Segre

Non ho mai sprecato il mio tempo, ciò che ritengo avere di più prezioso, nel leggere libri inutili come best-seller, romanzi gialli, biografie di personaggi di nessun interesse; nei libri che ho letto e che continuo a leggere – e sono tantissimi e di generi assai differenti – cerco di imparare, di conoscere faccende nuove, o anche soltanto prospettive diverse con cui guardare agli uomini e ai fatti del mondo.

Questo, scritto, o meglio raccontato, dal mio amico Nico è un libro di eccezionale interesse, perché tratta dell’appassionata vicenda umana di Bruno Segre, ebreo torinese, figlio di un padre ebreo, laico e libertario, e di una madre cattolica.

Bruno Segre è nato a Torino il 4 settembre 1918; si è laureato in giurisprudenza nel 1940 – ultimo ebreo a ottonere la laurea, causa le spregevoli leggi razziali che ancora infangano la nostra storia – con Luigi Einaudi, discutendo una tesi incentrata su un personaggio libertario francese.

E’ stato, e in fondo non ha mai smesso di esserlo, un giornalista: ha lavorato, tra gli altri, con quell’autentico “animale” di Giulio De Benedetti.

Ma è stato un protagonista della vita civile, torinese e italiana, prima da partigiano e, successivamente, da avvocato, assumendo tra l’altro la difesa del primo obiettore di coscienza italiano – Pietro Pinna. Si è battuto per il divorzio e contro il nefasto referendum abrogativo del 1974. Ha conosciuto il Pandit Nehru e ha lavorato, nel Partito Socialista, con Pietro Nenni, Calamandrei e  Ferruccio Parri. Ricoprì la carica di consigliere comunale di Torino nel 1975, sindaco Diego Novelli: durante quel mandato contribuì a far nascere iniziative come “Estate ragazzi” e “I punti verdi”.

D’altro canto, Dario Segre, suo padre, tra i fondatori della Famija Turineisa (1925), aveva avuto stretti rapporti personali, nei primi anni del Novecento in Svizzera, con due esuli speciali: Benito Mussolini e un certo russo Vladimir Ulianov, meglio conosciuto come Lenin. Suo lontano parente anche un certo Dino Segre (Pitigrilli). Nel libro, tra le sue memorie, si legge anche di un infatuamento giovanile per la compagna Natalia Levi, poi sposata Ginzburg…

Insomma, un gran libro che aiuta a credere nei valori quelli veri, quelli alti: con semplicità, con schiettezza, con umile dedizione.

Oggi, Bruno Segre naviga ancora in buone acque con 93 primavere sulle spalle – nemmeno curve: che iddio, o chi per lui, gli conservi la vista (come si dice da noi).

Torino Altrui

«[...] Ma i torinesi sono anche lenti, pesanti, riflessivi, ragioniereschi, alieni dai gesti e dalle astrazioni, religiosi ma in modo strettamente privato, privo di teatralità, resistenti alle opinioni altrui, avari di consensi e, se provano ammirazione, portati a tenerla per sé piuttosto che a manifestarla in applausi; gli unici italiani forse che possiedano più opinioni che idee, in un Paese come il nostro, nel quale le idee sono molte ma le opinioni rade. Il loro piatto prediletto è il bollito, altrettanto ricco di carni ma più magro dell’emiliano; piatto padano che i francesi disprezzano, il più rustico e insieme il più raffinato dei cibi, vero cibo da critici, giacché la sua stessa sincerità non gli consente di fingere la perfezione, lo colloca su cento gradi, che il palato fine distingue, di riuscita diversa. Dalla padanità siamo respinti Torinoancora al francesismo, al rococò, alla cipria. Alcuni piemontesi, famosi per le opinioni inflessibili, l’intransigenza, la coerenza morale, con nomea di ispidi, di intrattabili, di irascibili, uomini magri, segaligni, hanno vezzi, moine, sorrisetti, rossori, ritrosie, stravaganza da monaca e da damina. Dappertutto l’accostamento del buon bollito casalingo col cappuccio di panna spolverata di cioccolata. Il carattere ibrido (mai falso!), si riflette nell’aspetto della città, le dà una speciale attrattiva di scatola cinese che nessun’altra città italiana possiede.».

Sono preziose parole scritte da Guido Piovene nel 1963 (Viaggio in Italia, Mondadori – Milano 1963), raccolte, tra tante altre, nel volume Torino Altrui, curato da Giovanni Arpino e Roberto Antonetto e pubblicato – fuori commercio – dalla Famija Turineisa su licenza di Daniela Piazza Editore nel 1990. E’ un volume di circa 250 pagine, assai mal curato dal punto di vista redazionale (moltissimi i refusi) ma che riporta alcune testimonianze di viaggiatori, scrittori, uomini illustri sulla città di Torino, dal 1280 a oggi. Alcune di queste citazioni sono per davvero sorpendenti: Rosseau, Casanova, Goldoni, Mozart, De Sade, Stendhal, Flaubert, Dumas, Tolstoi. C’è uno scritto di Indro Montanelli memorabile, così come i reportage di Dino Buzzati e Orio Vergani (tragedia di Superga del 1949). Ho scelto questo pezzo di Piovene perché lo trovo straordinario nella sua originalità.