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Arte: “Tavolvino” e “Scacchiera di vino”

Queste fotografie sono state riprese durante la mia esposizione a Eataly, nel dicembre del 2007. Sono due lavori che mi sono costati lunga fatica e hanno avuto una gestazione lunghissima. In particolare il “Tavolvino” è una sintesi metaforica – attraverso simboli, geometria e matematica – della mia visione del mondo. Chi è pratico di simbologia può trovarci un sacco di roba: dai primordi dell’uomo alle complicazioni di Fibonacci, passando tra cultura egizia e simbologia massonica. In fondo è un omaggio a Marcel Duchamp e al suo Grande Vetro, opera totalmente differente dalla mia….
Il mio “Tavolvino”, opera del 2007. E’ un tavolo di doppio cristallo inciso con le incisioni colmate di vino (Barbera). Il tavolo è inscritto in un rettangolo di dimensioni auree (110×68 cm.). E’ sorretto da due vasi di vetro che contengono vino bianco e vino rosso più tutti i tappi delle bottiglie che ho bevuto durante la realizzazione dell’opera. E’ stato esposto soltanto a Eataly e nel foyer del Cinema Empire, accanto al Caffè Elena a Torino. E’ disponibile per esposizione.

La mia “Scacchiera di vino” del 2005, è realizzata con vino bianco e vino rosso steso tra due cristalli di 64×64 cm. I bicchieri sono comuni calici che simboleggiano i pezzi degli scacchi, colmi di vino bianco e vino rosso. E’ stata esposta a Eataly e al Cinema Empire è stata usata per una partita simbolica alle Olimpiadi degli scacchi ti Torino, nel 2006, vedi foto sotto. E’ disponibile per esposizione.

A note of Barolo wine for Bob Dylan

Ricevo tre bottiglie di Barolo Oddero 2007 che mi servono per officiare uno dei miei riti astrusi.

Una la bevo con calma, per qualche giorno. E’ questo un Barolo prodotto dalle Cantine Oddero in La Morra: azienda storica che produce grande vino fin dal 1878. La tipologia del vino che bevo è peculiare: è il risultato di una cuvée di uve provenienti in parte dal cru Santa Maria, Bricco Chiesa (La Morra),  e in parte dal cru Bricco Fiasco (Castiglione Falletto). Dopo un’accurata raccolta manuale, le uve fermentano in maniera separata in acciaio (sulle bucce per circa tre settimane) e affinano in legno grande fino all’imbottigliamento. Il vino viene offerto ai sensi dei bevitori (sperando siano tutti meritevoli) dopo almeno sei mesi di ulteriore affinamento in bottiglia. E’ un Barolo ancora giovane, elegante, dal bel rosso granato scarico. I sentori al naso sono i caratteristici odori di spezie che evolvono verso fiori secchi e liquirizia. In bocca esplodono i tannini importanti che costituiscono la cifra di questo vino, austero, asciutto, persistente. Vino che è figlio di vigne venerande di 30/40 anni di età che hanno imparato a produrre poco e bene. Magnifico!

Gustato il vino, apro la seconda bottiglia e il suo contenuto prezioso lo stendo sopra un foglio di nobile carta Archer da 600 gr.: è una carta prodotta in maniera artigianale dalla macerazione di stracci di cotone. Praticamente eterna. Dispongo il liquido a comporre una nota: una sola nota dedicata a chi di note tante me ne ha regalate. Ma è una nota di Barolo. Come sono uso, il tutto avviene di notte, nel silenzio e assaporando ogni tanto un sorso di quel colore. Dura circa un mese la fase di rifinitura e asciugatura del vino che ha così il tempo d’impregnare le fibre di carta. Il lavoro è pronto: soltanto vino e pazienza, ascoltando i classici di Bob Dylan.

La terza bottiglia è privata della sua etichetta: ne dipingo una apposta. Il formato è, come sempre, in proporzione aurea secondo i numeri di Fibonacci (8×13 cm.), con una carta un poco meno pesante. Questa bottiglia contiene il colore del quadro che Bob Dylan potrà bere.

Il quadro e la bottiglia sono stati consegnati all’artista, direttamente nel suo camerino, il pomeriggio del 16 luglio, prima del suo concerto  a Barolo in occasione di Collisioni 2012. Non so cosa gli hanno raccontato. Spero abbia apprezzato: per parte mia ho fatto quel che dovevo fare, senza nulla pretendere – come ho imparato dalla Bhagavadgita. Così sia.

Botti concettuali e concetto di botti

La prima visita alla Cantina della Tenuta Biodinamica Mara, sulle dolci colline di San Clemente (basso riminese, a non più di 3/4 chilometri in linea d’aria dall’Adriatico), l’ho effettuata il 5 maggio scorso.

Mi ero portato del vino ridotto e così ho effettuato i primi interventi sulle pareti in cemento dei due tini a forma di uovo.

Visto il luogo, unico nel suo genere sia per la luce sia per le musiche (Canti Gregoriani), ho deciso di non alterare con uno strato di gesso le pareti dei tini, cosa che senza dubbio avrebbe messo in maggior risalto il colore del vino ma che sarebbe stata invasiva.

Avendo preso questa decisione, mi è venuto naturale ispirarmi a un certo graffitismo d’autore: Keith Haring e, soprattutto, Jean-Michel Basquiat, entrambi americani vissuti (e scomparsi giovanissimi) tra gli anni ’60 e  ’80 del secolo scorso.

Chiaro che ho declinato questo stile con le mie ossessioni sul simbolismo di tipo antropologico e cultuale che mira da sempre a un utopistico sincretismo: certi simboli sono, senza dubbio alcuno, di valore universale.

Su tutti, i due che contraddistinguono con la loro dimensione e posizione i due tini: quello più grande, a sinistra, reca l’OM sanscrito che rappresenta la sacra sillaba dei Veda (risalente ad almeno il X sec. a. C.), il mantra per eccellenza; la Preghiera Universale, in estrema sintesi. Il tino di destra reca invece il simbolo egizio ANKH, ovvero La Vita (Eterna): simbolo antichissimo spesso associato alla dea dell’Ordine Universale Maat e al Dio Horus (Falco), il cui sacro occhio sinistro è inscritto nell’ansa della croce.

Dopo questi due simboli importantissimi, ho deciso di riportare su entrambi i tini il Quadrato magico della Palindrome Sacra: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS; attribuita a un vescovo di Lione della seconda metà del II secolo, è una frase che si legge nello stesso modo sia da destra a sinistra che viceversa e, messa nel quadrato, si legge sempre uguale da qualunque parte di cominci. La frase è in latino e significa: Il contadino Arepo lavora con difficoltà la ruota (dell’aratro). Considerata una frase beneaugurante, in verità è l’anagramma doppio di Pater Noster che viene incrociato e reca ai quattro lati dei bracci della Croce 2 α e 2 ω, ovvero le 4 vocali che crescono: l’ α e l’ω sono l’inizio e la fine di tutto.

Altri simboli importanti sono la sequenza di Fibonacci (1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89…); scoperta dal matematico pisano dopo i contatti con il mondo arabo, rappresenta lo schema che regola la matematica dell’Universo: ogni numero è la somma dei due precedenti e con l’ingrandirsi delle cifre il rapporto tra un numero e quello che lo precede diventa 1,618…. che è chiamato Numero D’Oro (il rapporto tra i lati che regola il Rettangolo Aureo del Rinascimento italiano). φ (fi) è il simbolo greco che rappresenta il Numero D’oro.

Poi c’è il glifo Kan: a seconda del determinativo che lo identifica, nella complessa scrittura dei Maya classici, significa Signore, Sole, Quattro ed è forse il glifo più importante di quella straordinaria cultura americana.

E ancora ci sono l’ideogramma cinese della fortuna, la spirale, la stella a sei punte, la falce e il martello, la Menorah (il candelabro a sette bracci ebraico)….

Detto della complessa simbologia che ho riportato sul cemento dei due tini a uovo, il lavoro è cominciato domenica 21 ed è finito giovedì 25 giugno 2015. In fasi successive ho spennellato con il Sangiovese Maramia 2012 e 2103, prodotto con processo biodinamico da Tenuta Mara, tutta la superficie dei tini.

Ho messo in evidenza macchie e colature che in questa fase sono di colore grigio-blu. Su questa patina ho cominciato a spennellare con vino ridotto di almeno ¼: occorrono molte mani e tanta pazienza.

Ma poi il risultato è stato pari a quanto avevo immaginato e progettato. E il vino che sarà contenuto in questi due specialissimi tini sarà, credetemi, più buono.

Salute!