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Oscar Farinetti: Storie di coraggio

Tra gli anni Ottanta e i primi Novanta ho avuto la fortuna di formarmi ai faticosi, costosi e piuttosto esclusivi corsi per imprenditori e top manager condotti dall’ingegnere Riccardo F. 1Varvelli e dalla sociologa e psicologa Maria Ludovica Lombardi per conto della Confindustria, a Torino. Scuola durissima, cui mi è riandata spesse volte la memoria leggendo il libro dell’amico Oscar Farinetti: tengo a precisare che, trattandosi appunto di un amico, la mia recensione dovrà per necessità risentire di questa particolare prospettiva che guida il mio giudizio.

Dicevo della mia formazione in Confindustria, perché più volte ho ritrovato nelle parole di Farinetti alcuni concetti che i due grandi formatori allora ci avevano inculcato con passione. Tra le tante caratteristiche che deve avere un imprenditore, alcune sono fondamentali: la propensione al rischio, la capacità di individuare i collaboratori giusti e poi di saperli motivare e gestire (con meno turn-over possibile); la gestione del proprio e dell’altrui tempo; la capacità di delega.

Allora tra i miei colleghi vi erano imprenditori di prima, seconda e terza generazione: nelle storie che Oscar racconta in questo libro ci sono case-history che possono essere considerate esemplari, arrivando in alcuni casi a descrivere vicende imprenditoriali di secoli e di molte generazioni, accostate a storie, invece, di uomini che la loro impresa l’hanno cominciata in prima persona, da non molti anni e tuttavia con grandi risultati. Storie di autentici visionari, capaci spesse volte di contrarre debiti importanti, spinti soltanto dalla motivazione d’inseguire un sogno.

Non ho nominato fino a questo punto la parola vino; certo: questo bel libro parla soprattutto di persone e di famiglie che il vino lo producono. Ma mi piace puntualizzare che, per chi sa leggere bene tra le righe, da questo libro è possibile imparare che il vino è, prima d’ogni altra considerazione, un medium che accomuna le persone di buona volontà (il territorio e tutto il resto vengono dopo, e non è detto che siano faccende fondamentali).

Ho scritto: bel libro.F. 2

Ed è proprio un bel libro, questo; un libro che è scritto in una lingua semplice, diretta; senza orpelli e arzigogoli: a somiglianza di chi lo ha concepito e poi realizzato, con l’aiuto fondamentale di Simona Milvo e Shigeru Hayashi.

Un libro redatto con cura e ben confezionato dal punto di vista editoriale: un cartonato con sovraccoperta plastificata di formato 16×24 cm (sarebbe una specie di 8°); carta avoriata uso mano di circa 90/100 gr. e carattere che a occhio mi pare un leggibilissimo Times in corpo 14, per 324 pp. (più 16 pagine fuori testo che riproducono a colori alcune belle immagini) e un, ottimo, prezzo di 16,90 €.

So che a Oscar piacciono i numeri (personalmente ne sono ossessionato,  ma io sono un artista e gli artisti devono per necessità alimentarsi di ossessioni), gli regalo questi, liberi da copyright: 16,90 euro diviso 340 pagine fa circa 4,97 centesimi a pagina,  che è un bel prezzo. Inoltre, 772 gr. di peso costano circa 2,19 centesimi al grammo e mi pare che siano pochi e comunque un conveniente investimento…Oscar magari non lo sa: uno dei più grandi artisti mai vissuti, Piero dei Franceschi (meglio noto come “della Francesca”), era uno dei migliori matematici del suo tempo! Perché i numeri sono poesia e la poesia (ma l’Arte tutta) è fatta di numeri, almeno per chi non sguazza nella superficialità e nella banalità.

Il libro è la cronaca di una sorta di viaggio, compiuto dal nord al sud d’Italia – dalla Valle d’Aosta alla Sicilia – che porta Farinetti e i suoi collaboratori a incontrare le storie di 12 produttori di vino e sono tutte storie straordinarie, trattate con leggerezza ma in maniera tutt’altro che superficiale: le famiglie, i luoghi e i territori; le caratteristiche tecniche dei vini e le strategie di produzione e di marketing; gli investimenti e i bilanci; i progetti e le idee politiche. Ma anche gli amori, le relazioni parentali…Tra le righe, le parole di Farinetti lasciano intendere tanto e assai di più a chi, come me, alcune di queste faccende le conosce abbastanza bene.

F. 3Certo, si percepisce in maniera evidente l’affinità elettiva di Oscar con Walter Massa; la deferenza per Angelo Gaja (l’unico che non lo riceve in azienda: è sempre formidabile questo autentico langhetto e galantuomo vero; ma anche l’unico che lo lascia senza fiato con una proposta inattesa…); l’ammirazione, un po’ distaccata, per Piero Antinori, Niccolò Incisa della Rocchetta, Marilisa Allegrini; e ancora, l’amicizia complice con “Citrico” Beppe Rinaldi, la passione per Josko Gravner

Pare ovvio che, discorrendo di vino, il vino lo si debba per necessità bere: sono 60 eccellenti bottiglie (tra le quali alcune strepitose birre d’autore) di cui l’ottimo Shigeru compone utili schede tecniche con valutazione organolettica e interessanti proposte di abbinamenti (che a me piace chiamare accompagnamenti).

A Oscar mi accomunano alcune questioni importanti: siamo nati durante la stessa vendemmia a pochi giorni di distanza, io sono più giovane; abbiamo lo stesso amore per i numeri e per il Barolo; entrambi non apprezziamo l’Amarone; discendiamo da famiglie paterne molto comuniste: lui di Langa con padre partigiano, io dai monti della Sila con nonno e padre contadini orgogliosamente stalinisti (di uno stalinismo che in verità faceva tenerezza…).

Sono stato fra i primi a intervistarlo per Barolo&Co nel febbraio del 2007 (il brano è riportato sul mio Più o meno di vino) e di lui mi piacciono la passione, la schietta esuberanza, la franchezza e la naturale simpatia, condite da una buona dose – non guasta mai – di ironia e, meglio ancora, di autoironia.

Comprate e leggetevi questo bel libro: io gliel’ho estorto (mica me lo voleva omaggiare…) a Fontanafredda il venerdì e me lo sono goduto in un paio di notti insonni; questa recensione, se tale si può definire, la sto scrivendo durante la notte tra la domenica e il lunedì: soffro d’insonnia da sempre e da sempre la curo leggendo, scrivendo, dipingendo e ascoltando musica. Mai preso un sonnifero.

Ps: ci sono alcune sviste (poche e forse avvertibili soltanto da chi, come me, ha fatto l’editore per molti anni e  conosce bene le questioni legate al vino) ma, trattandosi di un amico, saranno segnalate in privato. Mi pare ovvio.

 

Gustazioni guidate a Collisioni 2013

Una vita dedicata al vino e tanta parte di questa vita onorata a curare i prodotti della storica Fontanafredda (nei tempi precedenti all’acquisizione dell’Azienda da parte di Oscar Farinetti): Lorenzo Tablino, enologo fino a ieri e oggi impareggiabile comunicatore.

Ci siamo conosciuti a Collisioni 2012: nella Sala del Professore del Castello di Barolo io tenevo la mia lectio magistralis su vino e letteratura; Lorenzo guidava alcune gustazioni con la sua inarrivabile verve e la competenza di oltre quaranta anni di professionale esperienza.

E ci siamo piaciuti. Una sorta di colpo di fulmine.

E dunque quest’anno ci hanno messi insieme a guidare per due giorni otto (otto!!) gustazioni nella stupenda sala dell’Enoteca del Castello dei Marchesi Falletti: quattro gustazioni al giorno con sei vini ognuna e la sala sempre in over-booking. Lorenzo da tecnico, io da letterato.

E il pubblico pare abbia parecchio apprezzato. Ho venduto molte copie del mio Di vino e d’altro ancora, appena uscito per i tipi delle Edizioni del Capricorno di Torino (aveva già pubblicato, nel 2009, Più o meno di vino). Un momento indimenticabile, per me, è stato quando Ian D’Agata ha letto il mio Decalogo del vino . http://www.vincenzoreda.it/decalogo-del-vino-di-vincenzo-reda/

Quasi 50 vini di cui almeno una trentina di Barolo: Bartolo Mascarello, Brezza, Pio Cesare, Ceretto, Chiarlo, Poderi Colla, Rinaldi, Bersano, Oddero…Il meglio di Langa con qualche visita in Roero, Monferrato e Oltrepò Pavese. E spesse volte i produttori presenti a raccontare le loro storie a volte secolari e sempre uniche

Tra tutti questi Barolo, Barbera, Moscato, Spumanti uno devo citarlo perché non lo conoscevo e l’ho assai apprezzato: il Moscato Passito Seren della Cantina Metilde: un vero portento.

Impegno e fatica enorme per portare a buon fine il duro cimento, ma che grande soddisfazione. Certo, se le gustazioni guidate fossero state un paio al giorno, con più tempo a disposizione il tutto sarebbe stato ancor meglio. Sia per noi sia per il pubblico, sempre attento, ricettivo, propositivo.

In questa magica commistione di musica, letteratura, cultura e vino che si chiama Collisioni, Lorenzo Tablino e Vincenzo Reda ci sono stati bene assai. E con noi il nostro pubblico.

Un grazie di cuore a tutti. E un doveroso arrivederci.

Salute.

Langhe Bianco 2011 di Cascina Ballarin

L’universo del vino è così vasto, così frammentato, così vario che è opera di presunzione pensare di conoscere tutto o anche soltanto di saperne abbastanza. Per la verità, ogni giorno può essere importante per venire a conoscenza di qualche cosa di nuovo e di rilevante, sopratutto considerando il fatto che il mondo enologico italiano è composto per la gran parte di aziende medio piccole e piccole: magari aziende familiari, anche di tradizioni annose, che producono vini di gran qualità in non più di poche decine di migliaia di bottiglie.

L1130578A questo proposito, ogni tanto passo da alcuni miei amici professionisti (preferisco quelli giovani e curiosi, oltre che – va da sé – appassionati) nel campo della ristorazione e mi faccio volentieri offrire un bicchiere di vino a loro scelta. Tra questi, uno di quelli che riesce sempre a sorprendermi con vini di particolare qualità e di prezzo sempre interessante è Alessandro Gioda, giovane contitolare e curatore di sala e cantina del ristorante Quanto Basta, situato nel cuore del Quadrilatero torinese.

Pochi giorni fa, di ritorno da una delle mie frequenti incursioni nel mercato prodigioso e meraviglioso di Porta Palazzo, sono passato in tarda mattinata a salutare Alessandro e Stefano, in via San Domenico, proprio di fronte al museo di arti orientali MOA. Alessandro, come al solito, mi ha offerto un bicchiere di vino bianco: Langhe Bianco DOC della Cascina Ballarin, località Annunziata di La Morra (Cuneo). L’ho trovato un vino di grande eleganza e di notevole complessità: Alessandro mi ha fornito qualche particolare. Prezzo sotto i dieci euro, produttore piccolo da me sconosciuto (pur di una zona che conosco, o penso di conoscere come le mie tasche: vedi quanto ho scritto sopra….), uvaggio di Nascetta e Chardonnay, poche bottiglie prodotte nella prima annata del 2011. Al mio interesse ha risposto offrendomene una bottiglia: gli ho ribattuto che avrei scritto al produttore chiedendo a lui direttamente una bottiglia.

Ho scritto a Giorgio Viberti chiedendo una bottiglia del suo Langhe Bianco 2011 con lo scopo di farne una valutazione professionale e un articolo conseguente (questo). La bottiglia mi fu gentilmente recapitata proprio presso il Quanto Basta.

L’ho gustata in un paio di giorni, come al solito, bevendone bicchieri con i più vari accompagnamenti ma soprattutto bevendone qualche bicchiere accompagnandolo soltanto con i miei pensieri (il migliore degli accompagnamenti possibili quando un vino mi piace per davvero).

12%vol. di alcol per un vino di colore giallo paglierino abbastanza carico. Naso di eleganza e complessità notevole in cui emergono note di foglia di limone e sentori erbacei di grande armonia. In bocca è un vino secco, molto secco, minerale e un poco spigoloso con acidità non molto spiccata e con grande persistenza soprattutto al palato (meno in gola). Un vino certo non di facile beva, non per quelli che amano le ridondanze di fiori e frutta. Questo millesimo è il primo risultato di un uvaggio composto da 40% di Nascetta e Chardonnay completato, direi in maniera opportuna, dal 20% di Rieseling. La vigna di Nascetta è stata piantata soltanto da circa 4 anni, mentre le altre uve sono raccolte da vigne più vecchie. La produzione non oltrepassa le 2.000 bottiglie vendute, come sopra detto, a un prezzo assai conveniente.

Devo precisare e ribadire che non conosco gli altri prodotti di questa piccola azienda: le notizie che ho ricavato dalla rete e dalle parole di Giorgio Viberti mi informano che si tratta di una realtà produttiva di 7/8 ettari situati tra La Morra e Monforte con quattro etichette di Barolo, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e due etichette di Langhe Bianco. E’ una vecchia azienda familiare che produce vino fin dal 1928 (Pietro Viberti fu l’avo fondatore) e, come facilmente intuibile, esporta la gran parte della produzione. Mi riservo di fare una visita, peraltro già concordata, in loco e approfondirne la conoscenza (soprattutto per quanto riguarda i Barolo).

Per concludere, io di Nascetta ne ho bevute molte: a cominciare da quella prodotta da Elvio Cogno. Ho parlato e scritto con dovizia di particolari (e entusiasmo) del Marin 2009 di Fontanafredda (50% Nascetta e Rieseling), ebbene, questo Langhe Bianco mi ha davvero entusiasmato e mi conferma che quest’uva da poco riportata agli onori delle tavole, in purezza o in uvaggio (e il Rieseling è a mio parere il compagno ideale),  può diventare importante nella crescita dei prodotti a bacca bianca piemontesi. Personalmente trovo che debba essere bevuta dopo almeno 2/3 anni di invecchiamento e può evolvere anche per qualche anno in più (copiamo pure i maestri francesi, ma con le nostre uve). La mineralità, l’eleganza, la raffinata armonia di sentori erbacei, più che floreali, che esprime il vino spremuto da quest’uva sono straordinari e in prospettiva possono ambire anche a superare i successi che stanno premiando il Timorasso (vino completamente diverso da questo: più morbido, più abboccato, più armonico ma meno elegante e complesso). E dunque prepariamoci a smentire il luogo comune che vuole il Piemonte regione di grandi vini soltanto rossi e offriamo da bere vini bianchi che sappiano essere assai più interessanti della maggioranza di stucchevoli Arneis, Favorita, Cortese (anche se tra questi si può, con qualche difficoltà, trovare qualità).

Salute.

http://www.cascinaballarin.com/

http://www.vincenzoreda.it/boca-2007-di-cascina-montalbano/

http://www.vincenzoreda.it/quanto-basta-per-star-bene-in-via-s-domenico-12b/

COLLISIONI 2013, 5/9 luglio a Barolo

Oltre a presentare il mio nuovo libro Di vino e d’altro ancora, condurrò le (de)gustazioni nell’Aula del Professore del Castello di Barolo con l’amico Lorenzo Tablino, già enologo per lunghi anni di Fontanafredda.

Parole di vini a Barolo, Collisioni 2012

Parole di vini” è il titolo della lectio magistralis che ho tenuto nella struggente sala didattica del Castello di Barolo, domenica 15 luglio 2012  in tarda mattinata. Con sette miei dipinti di vino che incitavano e tenevano compagnia dalle pareti, la sala era gremita da un pubblico competente e attentissimo. Ho avuto modo di guidare i miei “alunni” attraverso un percorso che comprendeva quasi tutti i miei autori preferiti in quella che è stata una sorta di cavalcata tra vino e letteratura. Ho cominciato con Khayyam e la sua meravigliosa quartina che definisco: “Preghiera del vino“, ho continuato con Arpino, Monelli, Orazio, Marziale, Dante, Rabelais….per finire con Neruda e la solita silloge in latino di Ulrich von Hutten. E’ seguita una gustazione guidata da Lorenzo Tablino con sei vini – Chardonnay 2008 Foglino, Bonarda 2011 Oltrepò Pavese di Albani, Nebbiolo Marghe 2010 Damilano, Barbaresco Marinacci 2008, Barolo M. Mascarello 2008 per finire con il Barolo 2008 di Prunotto.

Lorenzo è una persona magnifica: 40 anni di vendemmie a Fontanafredda in qualità di enologo (diplomato a Alba nel 1968) ne hanno fatto uomo di straordinaria esperienza e competenza. Ma è la passione con cui comunica il vino che mi ha stupito: sono dunque onorato di averlo avuto al mio fianco. Per davvero è stato motivo di grande soddisfazione aver partecipato di questa esperienza irripetibile, condotta in un ambito, Collisioni 2012, di emozioni e incontri straordinari.

Da Fontanafredda soffia il Marin

Di Nascetta ne avevo bevuta per la prima volta dal mio amico Matteo, a La Tana del Re, gennaio 2011. Era prodotta in Novello da Luigi Vietto, vendemmia 2008. Mi era piaciuta. Durante il Vinitaly dello stesso anno, poco tempo appresso, avevo gustato la Nascetta di Fausto Cellaro dei Poderi Cellaro di Carrù, non ricordo il millesimo: mi era piaciuta assai.

Questo vitigno, di cui parlano diversi ampelografi verso la fine dell’Ottocento (Gagna, Rovasenda, Fantini), è tipico della Langa intorno a Barolo e Novello. Vitigno delicato che esige vigne di prima qualità soprattutto per l’esposizione. Assai probabilmente, era stato trascurato proprio per questo fatto: si preferivano vitigni più produttivi, forti, commerciali. Passati i tempi in cui era di moda nobilitare vini di salda tradizione, più o meno meritevoli di tutte queste attenzioni e pratiche – in vigna e in cantina – molti si sono dedicati a cercare di riscoprire vitigni dimenticati. Con alterne fortune: alcune riscoperte sono risultate di grande interesse, altre assai meno.

Non v’ha dubbio che quest’uva delicata e aromatica della Langa sia degna di grande attenzione e oggi già qualche produttore ha cominciato a dedicargli le cure che probabilmente merita (il tempo, come al solito, permetterà di stabilire quanto meritate).

Capito a Fontanafredda con Francesca Tablino per un rapido spuntino dopo un sopralluogo a Barolo (incombono Collisioni e Bob Dylan), e mi viene messa sotto il naso una bottiglia di vino bianco: assaggia questo vino, l’ultima delle nostre proposte, e dimmi se ti garba.

Com’è ovvio, rimango ammaliato dall’eleganza semplice e pulita dell’etichetta: etichetta magnifica, dico. Elegante, femminile. Chi l’ha realizzata?

Davvero!? risponde Francesca: pensa che in azienda è stata anche criticata. Aspetta che chiamo Andrea che ne è l’autore.

Aspettando Andrea Cantamessa, Direttore Vendite di Fontanafredda, ma anche artista in privato, bevo di questo bianco e rimango incantato da una mineralità spiccata, da una freschezza che sa di fiori e di frutta bianca. Mi dicono che è un uvaggio di Nascetta e di un altro vino che non mi sanno indicare. Non è Chardonnay di certo, forse Sauvignon Blanc (penso)? C’è un aroma particolare, secco, franco e una grande persistenza. Arriva Andrea e mi svela l’arcano: uvaggio al 50% di Nascetta e Rieseling! Eccellente: quasi l’uovo di Colombo, abbinare due uve che hanno caratteristiche somiglianti. Ne hanno prodotte 20.000 bottiglie, vendemmia 2009 e quindi due anni di affinamento in bottiglia per un’acidità spiccata e “soltanto” 12,5% vol.

Il nome ricorda il buon vento che soffia dal mare verso le colline di Langa e ne carezza con benevolenza i filari che tanto gli vogliono bene.

Me ne sono portato a casa qualche bottiglia: nella tranquillità dei miei assaggi solitari e successivi ho avuto la conferma di un vino di gran classe, destinato anche a invecchiare bene. Non costa pochissimo (13/15 € a scaffale), ma sono certo di aver bevuto in anteprima un vino che farà carriera. Stavolta, complimenti a Fontanafredda. E stavolta non soltanto per la qualità del marketing!

Fontanafredda, Altalanga DOCG Rosa Rosé 2008

Credo di essere uno dei primi a bere e a scrivere di questo sorprendente rosato brut metodo classico Pinot Nero 100% Docg Altanga con vigneto posto a 600 mt. slm. (con esposizione sud-est e terreni sabbioso-marnosi) nel comune di Lequio Berria in provincia di Cuneo.

Io non amo in maniera particolare le bollicine e tra queste ancora meno amo i rosati. Mi piacciono i grandi champagne, com’è ovvio, e mi piacciono le poche grandi bollicine italiane quando la base è costituita da Pinot noir, se non c’è Chardonnay è meglio e comunque meno ce n’è e migliori sono, sempre secondo me.

Ma trovo che le bollicine dell’Alta Langa siano davvero eccellenti, oltretutto a prezzi più che convenienti. Ero stato uno dei primi a parlarne su Barolo & Co e assai mi piacciono i vini di Cocchi e Enrico Serafino(by Beppe Caviola, quest’ultimo).

Ora ho bevuto, fortunato e tra i primi, questo entusiasmante rosato, 100% Pinot Noir, millesimo 2008, di Fontanafredda: davvero magnifico! Acidità spiccata, profumi delicati con tutto come si deve (frutti rossi, crosta di pane, ecc.), persistenza lunga, perlage finissimo, colore delicato e sensuale.

Eccellente, per davvero. Mi è piaciuto tantissimo e penso anche al rapporto qualità/prezzo! L’ho bevuto in un calice marchiato FISAR, non a caso: io sono un maniaco dei bicchieri e non a caso ho scelto questo calice elegante (il vino se lo merita).

Beviamolo assai: se lo merita, ma, soprattutto, ce lo meritiamo.

Fontanafredda, piccolo acconto d’immagini

Giornata d’ottobre. Ventosa e limpidissima. Le vigne ormai orfane dei grappoli appena vendemmiati in stagione prematura come forse mai. Ma con grandi promesse. Questo è un piccolo acconto: a Fontanafredda mi hanno sommerso di suggestioni. Mica male, di questi tempi.

Oscar Farinetti inaugura a Serralunga la Fondazione Emanuele di Mirafiore

Pubblico di seguito il comunicato stampa:

Fondazione E. di Mirafiore

La Fondazione E. di Mirafiore ha sede in un edificio storico all’interno della tenuta di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba (CN), nel cuore della Langa del Barolo.

La dicitura E. di Mirafiore sta per ‘Emanuele di Mirafiore’, figlio naturale di Vittorio Emanuele II e della “Bela Rosin”, fondatore nel 1878 dell’azienda vitivinicola Casa E. di Mirafiore, personaggio eclettico, estroso e illuminato.

La sede della Fondazione comprende un teatro, una libreria, una vineria con ristoro e uno spazio di vendita dedicato ai vini di Fontanafredda e alle cose buone di Eataly.

La Fondazione E. di Mirafiore si propone i seguenti compiti:

1)    Promuovere la lettura ad alta voce dei libri, attraverso gruppi e cicli di letture.

2)    Promuovere la buona agricoltura, attraverso incontri di divulgazione tecnico – agronomica.

3)    Attualizzare l’idea di Resistenza, adattandone il significato e l’originaria portata ai nuovi rischi, alle nuove minacce e alle nuove opportunità di riscatto. A questo scopo è stato attivato un Laboratorio di Resistenza permanente.

Alcune precisazioni sul Laboratorio di Resistenza permanente.

Il Laboratorio di Resistenza permanente è composto da undici presìdi a tutela di valori in pericolo di estinzione sotto la minaccia del proprio “contrario”. Ogni presidio è coordinato da un capitano. Ecco la lista:

presidio della LEGALITÀ e della COSTITUZIONE :contro ogni deriva, per la vera giustizia

capitano: Gian Carlo Caselli, magistrato

presidio dell’INFORMAZIONE: contro il conformismo, per la curiosità

capitano: Mario Calabresi, direttore de La Stampa

presidio dell’INTEGRAZIONE: contro ogni discriminazione, per l’accoglienza

capitano: don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele

presidio della BELLEZZA: contro l’uniformità, per il caos

capitano: Gianni Vattimo, filosofo

presidio della TERRA: contro ogni abuso, per il rispetto

capitano: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

presidio della MEMORIA: contro l’oblio, per la reviviscenza

capitano: Antonio Scurati, scrittore

presidio del FUTURO: contro l’imbarbarimento, per i barbari

capitano: Alessandro Baricco, scrittore

presidio della POLIS: contro ogni individualismo, per la partecipazione e l’arte del governo

capitano: Sergio Chiamparino, sindaco di Torino

presidio del LAVORO e della RICERCA: contro ogni sfruttamento, per la responsabilizzazione e l’innovazione

capitano: Catia Bastioli, presidente di Novamont

presidio della SALUTE: contro  la malattia, per il benessere

capitano: Francesco Enrichens, chirurgo

presidio dell’ARMONIA: contro ogni certezza, per l’ascolto e il dubbio

capitano: Oscar Farinetti, imprenditore

Il minimo comune denominatore di tutti i “contrari” (deriva, conformismo, discriminazione, uniformità, abuso, oblio, imbarbarimento, individualismo, sfruttamento, certezza, malattia) è una parola che forse non esiste se non come contrario, ed è il contrario di Uomo.

Tutti i presìdi, in fondo, non mirano ad altro che a promuovere una nuova forma di umanesimo.

Il motore del Laboratorio di Resistenza permanente è costituito dalle lectiones magistrales dei capitani: ventidue lezioni – ossia due per ciascun presidio – dal dicembre 2010 all’aprile 2011.

Le lezioni sono gratuite, come ogni altro appuntamento organizzato dalla Fondazione E. di Mirafiore.

La base documentale del Laboratorio di Resistenza permanente è rappresentata da una libreria organizzata in modo tematico: uno scaffale per presidio.

Il ciclo di lezioni del Laboratorio di Resistenza permanente si concluderà idealmente con “l’ante-celebrazione” del 25 Aprile, in programma sabato 23 aprile nel Bosco dei Pensieri di Fontanafredda. Sarà una passeggiata scandita da letture e canti di tema resistenziale.”