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34° Eataly a Trieste

 EATALY A TRIESTE

Il negozio Eataly più a Est d’Italia apre martedì 17 gennaio 

Martedì 17 gennaio alle ore 11 apre al pubblico il primo Eataly in Friuli Venezia Giulia, a Trieste, sulle Rive del Porto: il meglio dell’enogastronomia locale e nazionale viene declinato seguendo i punti cardine di Eataly “comprare, mangiare e imparare”. Sviluppato su 3 piani e 3.000 metri quadri, Eataly Trieste è all’interno dell’Antico Magazzino Vini, costruito nel 1902 per stoccare le botti che arrivavano dall’Istria e dalla Dalmazia e caratterizzato da un ingegnoso sistema di annaffiatura ad acqua per mantenere costante la temperatura interna. Da sempre luogo di scambi, commercio e ottimi prodotti, il Magazzino è stato restaurato grazie al fondamentale intervento della Fondazione CRTrieste. Seguendo il progetto dell’architetto fiorentino Marco Casamonti dello studio Archea, la struttura storica è rimasta intatta ed è stata circondata da vetrate che la rendono ancora più luminosa e suggestiva e dalle quali si possono scorgere il Porto e il meraviglioso paesaggio del Golfo.

Eataly Trieste è dedicato ai venti che soffiano sull’Italia, «gli incontri di bellezza che creano un microclima unico al mondo e danno luogo alla straordinaria biodiversità che caratterizza il nostro Paese. Sono tante le storie di venti che si incontrano con il mare e con le tradizioni, dando origine a materie prime di qualità e prodotti enogastronomici d’eccellenza: Eataly Trieste vuole raccontarle tutte, celebrando i prodotti figli del vento e la loro incomparabile bellezza», racconta il patron Oscar Farinetti.

D’altronde Trieste è la città dei venti: che si tratti di Bora, Libeccio, Grecale o Maestrale, tutti hanno contribuito a portare da ogni punto cardinale le più antiche tradizioni culinarie e culturali. A loro Sergio Staino ha dedicato quattro installazioni, che Eataly ha l’onore di ospitare: la mano del papà di Bobo rappresenta con bellezza e ironia i venti che sferzano e accarezzano il paesaggio italiano. Quando si parla di venti e Trieste, non bisogna poi dimenticare la Barcolana, la storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo della città per professionisti e appassionati. Le immagini più significative delle ultime edizioni sono esposte all’interno di Eataly Trieste, per far rivivere le emozioni di una manifestazione internazionale simbolo del territorio.

Con più di 4.000 prodotti a scaffale, 5 luoghi di ristoro, la caffetteria illy e l’Enoteca con le sue oltre 1000 etichette, «Eataly Trieste vuole raccontare il patrimonio culturale ed enogastronomico che caratterizza un territorio molto particolare, senza confini, multilingue, multiculturale e multireligioso. La ricchezza delle sue tradizioni è un patrimonio prezioso che Eataly si impegna a mettere in risalto ogni giorno con i buoni prodotti locali, le migliori ricette e approfondimenti didattici», afferma il presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra.

È così che l’Osteria del Vento propone specialità di terra e di mare, valorizzando i sapori della cucina triestina: dagli antipasti ai dolci, gli chef raccontano la storia di un incontro tra culture diverse, mediterranee e mitteleuropee, mentre dal forno a legna viene sfornata un’ampia scelta di pizze preparate con i migliori ingredienti. Al banco dei Salumi e Formaggi, della Macelleria e della Rosticceria è possibile comprare ma anche fermarsi per uno spuntino veloce, un pasto goloso o per portarsi a casa le deliziose proposte già pronte. La pescheria Fish Academy – La Barcaccia offre una selezione del miglior pescato del giorno, rielaborato in gustose ricette da assaporare con un buon calice di vino o come take away. Infine, il wine bar Pane&Vino è il posto ideale per un aperitivo, un “rebechin” con gli amici o un pranzo veloce a base di taglieri, insalate, i migliori vini, Spritz e Cocktail.

In una città come Trieste non può mancare il Gran Bar illy con un’ampia scelta di caffetteria, e per chiudere in dolcezza, ci sono il gelato Agrimontana e il cioccolato Domori.

Al piano inferiore trova posto l’Enoteca, che offre una ricca proposta di vini, birre e spirits: i grandi nomi nazionali ma anche i piccoli produttori meritevoli, con una particolare attenzione al territorio, alla biodiversità e all’ecocompatibilità. Da un buon vino sfuso, passando per i grandi vitigni del Collio e del Carso, gli Orange Wine tipici del Nord Adriatico, fino ad arrivare al barolo d’annata: il mondo del vino è rappresentato in tutte le sue sfaccettature, così come quello delle birre, con una selezione di oltre 110 tipi diversi della grande produzione italiana e locale, e quello degli spiriti, grazie alla presenza a scaffale di più di 100 etichette, tra le quali naturalmente non mancano le migliori grappe locali.

Da non dimenticare, infine, sempre al piano inferiore, La Scuola di Eataly Trieste, un’aula didattica da 30 posti dove si svolgono le lezioni, i corsi di cucina, le degustazioni e gli eventi privati per adulti, bambini e pensionati.

Eataly Trieste si trova in Riva Tommaso Gulli, 1 ed è aperto dalla domenica al giovedì dalle ore 9 alle ore 22.30, venerdì e sabato dalle ore 9 alle ore 24.

Per maggiori informazioni:

040/2465701

eatalytrieste@eataly.it

stampatrieste@eataly.it

www.eataly.it

Ufficio stampa Eataly

Tel: 011 19506806

press@eataly.it

www.eataly.it

Andrea Farinetti e il suo Borgogno 1761

http://www.borgogno.com/

Il ricordo è nitido: era il 19 febbraio 2007 e avevo concordato un’intervista, per Barolo & Co, con Oscar Farinetti che da pochissimi giorni aveva inaugurato il suo primo Eataly nel restaurato stabilimento Carpano dirimpetto alla mole incombente del Lingotto di Mattè Trucco. Oscar era appresso a degli ospiti americani e fu Luca Baffigo a guidarmi nella visita, salvo poi incrociare Oscar per caso e con lui continuare una rilassante chiacchierata, che si prolungò parecchio, affettando salami e bevendo calici… Ricordo con distinzione il giovane Francesco, primogenito di Oscar, dedicarsi con evidente entusiasmo alla mescita del vino sfuso.

Circa un anno dopo, era l’8 febbraio del 2008, incontrai Oscar per questioni di lavoro e sulla sua scrivania troneggiavano due bottiglie di Borgogno; a te posso anticiparlo, mi disse, sei il primo che lo sa: ho deciso di comprare Borgogno (cantine esistenti dal 1761), che ne dici?

Fui invitato nel novembre dell’anno successivo per festeggiare l’inaugurazione ufficiale – c’era un sacco di bella gente (vedi immagini) – delle Cantine Borgogno della famiglia Farinetti. C’ero anche nel 2013 quando venne festeggiata la prima bottiglia di vino figlio della nuova proprietà.

Sono trascorsi ben tre anni e incontro Andrea Farinetti – il terzogenito di Oscar, gemello di giugno, classe 1990: un millennial in tutto e per tutto nell’accezione positiva di questo neologistico anglismo. Dopo Francesco (1981) e Nicola (1984), Andrea è il pivello di famiglia, ma che pivello! Determinazione, preparazione, tigna autentica, entusiasmo, capacità di visione prospettica.                                                                                                                                     Ha preso in mano la cantina nel 2010, dopo il diploma conseguito un paio di anni prima all’Enologico di Alba. In questi 6 anni la cantina è passata da 80 a circa 300.000 bottiglie di produzione, quadruplicando il fatturato e incrementando in maniera determinante la quota dell’export. Dal 2013 usa quasi soltanto i fermentini in cemento e dal 2015 è passato alla gestione bio delle vigne con sperimentazioni di disinfettanti naturali e percentuali risibili di solforosa. In cantina Andrea e il suo responsabile Simone – già compagno di classe all’Enologico – usano la tecnica tradizionale del cappello sommerso e tendono a effettuare, per i vini importanti, macerazioni lunghe.                                                                                             Ho valutato il Dolcetto 2015 (18.000 bottiglie, 13%vol, 9.50 € a scaffale), il Nebbiolo No Name (60.000, 14%vol, 25,00 €), la Freisa secca 2014 (13% vol) e la Barbera d’Alba Superiore 2014 (15%vol): tutti prodotti più che eccellenti, capaci di raccontare il territorio in maniera piacevolmente leggibile nelle valutazioni organolettiche. Una citazione speciale per la Barbera: tra le migliori gustate negli ultimi tempi.

Notevoli il Barolo 2011 (25.000, 14,5%vol, 33,00 €) e i tre cru Fossati, Liste e Cannubi 2011 (6.600 per ciascuno, 15%vol, e prezzi dai 36,00 del Fossati ai 55,00 del Cannubi): sono Barolo eccelsi, dai tannini morbidi ma di grande equilibrio e eleganza: ottimo il Liste e formidabile il Cannubi!

Importante citare le due riserve cuvée di Barolo: il Borgogno 2009 (Fossati e Liste, circa 20.000 bottiglie che vengono immesse sul mercato a distanza di parecchi anni) e l’ultimo nato, il Cesare, frutto di un complesso assemblaggio delle annate 1982, 1996, 1998 e 2004. Un Barolo che definire peculiare è come usare un improprio eufemismo riduttivo.

Ma Andrea sta lavorando a un Timorasso (presi 3 ettari) di cui ho assaggiato i primi risultati (promesse davvero notevoli) dalla botte e a un Riesling 2015 che vedrà la luce nel 2017. E poi ci sono alcune altre faccende in avanzata fase di progettazione che saranno per davvero di grande suggestione: ma di queste non è opportuno parlare. Ho passato con Andrea alcune ore e sono rimasto impressionato dalle doti di questo ragazzo e dal suo atteggiamento sempre sicuro e mai sfrontato, capace di parlare con chiarezza e capace di ascoltare con attenzione. Mica poco…

Avanti così!

Terrazza Borgogno, Collisioni 2013

Ho bevuto i Barolo di Borgogno (millesimi 1982 e l’eccezionale 1978) ma anche il Baccano (uvaggio di Sangiovese al 75% e il resto di Sirah e Merlot) e il Chiostro di Venere (Sangiovese 40% e Cabernet 60%): due dei vini che Gianna Nannini produce nei 7 ettari della sua tenuta nei pressi di Siena (vini più che buoni).

Ho mangiato gli eccellenti salami stagionati e gli spaghetti alla colatura di alici di Cetara che Oscar Farinetti ha offerto ai suoi ospiti sulla panoramica terrazza, situata nel centro di Barolo e creata nel recente restauro dello storico edificio.

Di lassù abbiamo assistito al concerto di Gianna Nannini, prima di averla ospite dopo la sua performance, come sempre trascinante e intensa. Ho conosciuto una persona di semplicità disarmante, di naturale simpatia e disponibilità: ma d’altronde, perché stupirsi? Produce un ottimo vino e il vino sa berlo e apprezzarlo.

Con Gianna Nannini erano ospiti di Oscar, tra gli altri, anche Lella Costa, Oliviero Toscani, Paolo Crepet e Federico Quaranta (Decanter). Ma non posso non citare Walter Massa (il signor Timorasso) e Gianluca Bisol (Prosecco in Valdobbiadene): due grandissimi produttori, e persone magnifiche oltremodo.

Serata per davvero da ricordare che ho registrato con immagini scattate con l’anima del reporter, a luce naturale: tutt’altro che impeccabili ma, credo, dense di calore, di umanità.

La magia di Collisioni.

I Farinetti: 5 anni di Borgogno

http://www.vincenzoreda.it/borgogno-11-9-09/

www.borgogno.com

Così come fui uno dei  primi, se non il primo, a intervistare Oscar Farinetti nel febbraio del 2007 (Eataly appena aperta a Torino, l’articolo fu pubblicato da Barolo & Co e riportato nel mio libro Più o meno di vino), fui altrettanto uno dei primi a sapere dell’acquisto della storica cantina Borgogno da parte del vulcanico Oscar. Cliccando sul link qui sopra, è possibile, inoltre,  rivivere alcuni momenti cruciali dell’inaugurazione ufficiale, nel novembre del 2009, della ristrutturazione della cantina nel centro di Barolo.

Domenica 19 maggio 2013, sotto un cielo di nuvole barocche a scorrazzare dentro una giornata umida e capricciosa di Langa, Andrea Farinetti – dal 2010 al vertice di Borgogno -, con il papà Oscar da una parte a occupare soltanto un ruolo defilato (come può essere defilato uno come lui…), ha presentato da par suo la prima annata del Barolo Borgogno griffato dalla famiglia Farinetti.

E se l’è tolta alla grande il giovane Andrea (che, pur privo dei baffoni del padre, gli somiglia assai: sia nelle fattezze sia nella brillantezza della comunicazione), presentando il rivoluzionario No Name 2009: vino 100% Nebbiolo che del Barolo ha le caratteristiche fondamentali. E poi i quattro Barolo 2008: l’assemblaggio dei tre cru e i vini prodotti singolarmente da Liste, Fossati e Cannubi (chiaro che Cannubi, non soltanto secondo me, è il meglio).

Organizzata per pochi amici (scarsi i giornalisti presenti, tra cui segnalo l’amico Paolo Alciati), la festa s’è svolta secondo quanto piace ai Farinetti: scarsa o punto formalità, grande convivialità, musica, cibo eccellente (con alcune chicche della galassia Farinetti) e Barolo con millesimi di quelli che non ti dimentichi.

Sia chiaro: io voglio bene a Oscar Farinetti. Non soltanto perché lo considero un amico (e viceversa), ma assai perché uomini come lui (pochi purtroppo) fanno bene al Barolo, alla Langa, al Piemonte, al nostro sgarrupato paese. Certo che poi ci sono gli ipercritici a tutti i costi. E gli invidiosi.

Ma sono affari loro. O no?

Eataly New York: un successo

Simona Milvo, responsabile della comunicazione di Eataly e mia buona conoscenza fin dal febbraio del 2007  - fu lei ad aiutarmi nella mia mostra in enoteca, tra il dicembre di quello stesso anno e marzo del 2008 – mi permette di pubblicare su questo sito alcune immagini della sede di Eataly nella Grande Mela e mi allega il comunicato stampa che annuncia il premio come migliore negozio innovativo del mondo raggiunto dalla sede di New York. Pubblico volentieri, integrandosi il tutto con quanto da me già pubblicato qui. Con una considerazione di campanilistico orgoglio: a New York (città che conosco e amo) sono arrivati un bel po’ dopo Torino. Mica…poco.

Torino, 28 settembre 2011

A Berlino, nel quadro del World Retail Congress 2011, il più importante evento internazionale dedicato al retail, Eataly New York ha vinto il primo premio nella categoria Retail Innovation Award, sponsored by Mastercard. 

Eataly New York è stato giudicato il più innovativo luogo di vendita al mondo, battendo nella finale prestigiosissimi retailer come American Eagle – 77 kids, Carrefour Planet e Immagination Center di Disney o promettenti concept quali The Craftsman Experience, e Shoes of Prey, tutti selezionati su oltre 60 casi iscritti da oltre 15 Paesi.

La storia di Eataly inizia a Torino, con la nascita del primo importante punto vendita del marchio che ha visto una stretta attività di consulenza e collaborazione da parte di Slow Food per il suo concepimento e sviluppo. Un successo immediato, ripetuto con altrettanti risultati in diversi centri italiani fino a giungere nella Grande Mela, in cui Eataly ha scelto di concentrarsi sulle eccellenze della gastronomia italiana e portarle alla clientela a stelle e strisce.

“Si tratta di una bella soddisfazione per l’Italia che ogni tanto fa bella figura – commenta Francesco Farinetti, Amministratore Delegato del gruppo – e anche per Eataly, naturalmente. La parte più grande del merito va a tutto il personale del gruppo Eataly e in modo particolare a quello di Eataly New York che si è impegnato moltissimo in questo primo anno di apertura, raggiungendo risultati eccellenti sia come vendite che come consensi”. 

Secondo Fabrizio Valente, Amministratore Delegato della società di consulenza Kiki Lab — Ebeltoft Italy e presidente della giuria degli esperti internazionali che ha selezionato i 6 finalisti  “il successo di Eataly nasce anche dalla capacità di offrire un’esperienza di qualità anti-snob: eccellenza dei prodotti proposta in ambienti accoglienti e familiari, un connubio sempre più apprezzato dai clienti. Inoltre Eataly ha innovato il modello di business tradizionale, con un approccio glocal nell’espansione all’estero: grande coerenza con il DNA dell’insegna coniugata con partnership locali e variazioni anche considerevoli, di superfici e servizi offerti.”