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Francesco Guccini, Tralummescuro

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Gerhard Rohlfs (1892/1982) fu un grandissimo linguista, glottologo e grande studioso degli innumeri dialetti italiani (studiò soprattutto i dialetti calabresi). Francesco Guccini ben lo conosce e lo apprezza (e lo cita), ma questa sua ultima fatica (in realtà è la penultima, essendo appena uscita una sua autobiografia) è un’incompiuta e stucchevole via di mezzo tra un saggio di ricerca linguistica e un’insieme scombinato e ripetitivo rimestar tra i ricordi dei tempi che furono (com’eran belli! E più non torneranno…). Non m’è piaciuto: 220 pp. con l’aggiunta di 60 pp. di vocabolario (colto e anche interessante) di voci del dialetto della sua Pàvana. 19 € per la Giunti. Non lo consiglio e rimango della mia opinione: immenso, irripetibile cantautore; mediocre scrittore.

GO WINE: Francesco Guccini Maestro di Bere il Territorio

Ricevo dall'Ufficio Stampa Go Wine e volentieri pubblico.

In dirittura finale l’iniziativa di Go Wine

FRANCESCO GUCCINI È “IL MAESTRO”

DELLA XII° EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO

“BERE IL TERRITORIO“

 

La cerimonia di premiazione del Concorso è in programma ad Alba sabato 16 marzo

Al cantautore e scrittore Francesco Guccini è stato assegnato il riconoscimento “Il Maestro di Bere il Territorio”, nell’ambito della dodicesima edizione del Concorso letterario nazionale promosso da Go Wine.

GucciniIl premio sarà ritirato nell’ambito della cerimonia di premiazione del Concorso che si svolgerà sabato 16 marzo presso il Teatro Sociale G. Busca di Alba dalle ore 10.30.

Giunge così al termine l’iniziativa che Go Wine ogni anno propone allo scopo di diffondere una cultura positiva del consumo del vino di qualità.

Il riconoscimento al “Maestro” è stato istituito a partire dalla terza edizione e si propone di premiare importanti figure della cultura italiana, che possano essere di riferimento per i più giovani o testimoni di un particolare rapporto con l’identità dei luoghi e della civiltà materiale che li caratterizza.

Con Francesco Guccini saranno presenti in Teatro i giovani vincitori delle varie sezioni del Concorso che saranno annunciati direttamente nel corso della cerimonia.

Il riconoscimento de “Il Maestro” è stato nelle precedenti edizioni attribuito a Luigi Meneghello, Niccolò Ammaniti, Claudio Magris, Lorenzo Mondo e Gianmaria Testa,  Sebastiano Vassalli, Dacia Maraini, Alberto Arbasino, Enzo Bettiza, Franco Loi.

La giuria del Concorso è composta da Giorgio Barberi Squarotti (Università di Torino), Gianluigi Beccaria (Università di Torino), Valter Boggione (Università di Torino) e Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Gigi Brozzoni (Direttore Seminario Veronelli), Massimo Corrado (Associazione Go Wine), Salvo Foti (Enologo).

Sostengono questa iniziativa la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e un Comitato di aziende vinicole italiane composto da:

Aglianica Associazione Culturale - Rionero in Vùlture (Pz); Antica Distilleria Sibona - Piobesi d’Alba (Cn); Cantine del Barone - Cesinali (Av); Cantine dell’Angelo - Tufo (Av); Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave - Soave (Vr); Emo  Capodilista - La Montecchia - Selvazzano Dentro (Pd); Fattoria Santo Stefano - Greve in Chianti (Fi); Gostolai di Arcadu Giov. Antonio - Oliena (Nu); Montalbera Terra del Ruche’ - Castagnole Monferrato (At); Planeta - Menfi (Ag); Podere Il Carnasciale - Montopoli Valdarno (Ar); Vietti  - Castiglione Falletto (Cn); Ciccio Zaccagnini - Bolognano (Pe)

 

Info: Go Wine – Via Vida 6 – 12051 Alba CN – tel. 0173 364631 – fax 0173 361147 www.gowinet.itgowine.editore@gowinet.it

L’Ultima Thule di Francesco Guccini

Me lo hanno regalato per Natale, questo ultimo lavoro di Francesco Guccini di cui ho la discografia completa in Cd, ma di cui conservo diversi vinile a cominciare dal primo (1967, Folk beat n.1). Il primo concerto dal vivo lo seguii, neanche diciottenne, nel 1972: Teatro Nuovo di Torino, la sala non era piena e il concerto fu per me una piccola delusione di cui faticai a liberarmi. Ne seguii poi molti altri e ebbi l’occasione di una superficiale conoscenza del tutto occasionale (Via Cernaia a Torino, prese in braccio la mia piccola Geeta che seppe riconoscerlo…).

Sono cresciuto a vino e Guccini, a pane e Dylan, a estasi e Bach, a silenzi e Monk….

Quest’ultima incisione, e speriamo non sia l’ultima come da lui annunciato, è un classico suo lavoro in compagnia dei suoi vecchi compagni musicisti (da Bandini a Marangolo, da Tempera a Biondini). Almeno due o tre pezzi sono eccellenti: L’ultima Thule, Notti, Quel giorno d’aprile.

I magnifici settant’anni li ha guadagnati da un pezzo (è nato il 16 giugno del 1940): con tutto il cuore spero che ‘sto pezzo d’uomo invecchi sempre meglio e…. non mi lasci da solo.

http://www.vincenzoreda.it/un-poeta-francesco-guccini/

Francesco Guccini: Non so che viso avesse

Vado ripentendo, in maniera fastidiosa, con ostinata monotonia e cecata pervicacia – il tutto proprio di chi ha più anni dietro che davanti – che la nostra è la Generazione Fortunata: quelli nati, per intenderci, tra i primi anni Cinquanta e i primi Sessanta.

Abbiamo, infatti, vissuto da adolescenti o da giovani la nascita delle grandi speranze, dei grandi miti, delle grandi idee e poi delle grandi crisi conseguenti; abbiamo, più d’ogni altro fatto, assistito alla nascita della Grande Musica rock e pop.

Scoprire Bob Dylan nel ’65 e Guccini un paio d’anni dopo è stato un fatto che mi ha segnato l’esistenza: il mio primo, indimenticabile amore – Germana, si chiamava – mi regalò Non al denaro non all’amore né al cielo di De Andrè nella primavera del ’72 e avevo cira 17 anni; conservo quel prezioso Lp ancora oggi e ogni tanto lo ascolto su un irrinunciabile Thorens Td 318 a cinghia.

Dire che Guccini mi piace è un timido eufemismo: di Guccini mi sono nutrito come di pochi altri; Guccini mi serve, ogni tanto, come l’aria che respiro. Ne possiedo la discografia completa, fino agli anni Ottanta in vinile: è inferiore per numero soltanto a quella di Bach e di Dylan, forse di Chopin.

Ho letto in una notte insonne questo librino, libretto, libriccino: Non so che viso avesse, carino, abbastanza interessante per chi, come me, ama Guccini: ma esile, che nulla o quasi aggiunge a quel che si sa, si conosce, si ama.

Il Guccini scrittore non mi manca, non mi necessita: per carità, egli sa scrivere, è anche ogni tanto interessante, ma non certo memorabile e unico come sempre, o quasi, nella forma canzone.

Ho letto Cròniche Epafàniche, Vacca d’un cane e Icaro – una raccolta di racconti piacevole, fresca pubblicata nel 2008 – ma il Guccini scrittore mi lascia abbastanza indifferente.

Non so che viso avesse è una sorta di autobiografia scritta con una lingua che pare più da udire che da leggere – fatto che a me non piace molto – una scrittura che pare eloquio conviviale: una sorta di racconto orale. Sono un centinaio di pagine comunque gradevoli. La seconda parte del libro consiste in un saggio sull’opera del musicista Guccini, compilato da Alberto Bertoni: nulla di che, anche se ben condotta e con le citazioni giuste del dovuto. Però omette alcuni versi che sono per me di straordinario valore. A esempio, parlando di Due anni dopo nemmeno cita La Verità:

“La voce triste del silenzio/abbraccia gli angoli del tempo,/si è fatto giorno, ed è già sera…….il tempo mescola le carte,/la mano ancora passerà,/e c’è chi perde o vincerà/ma in quattro re non hai la verità./…e mentre il corvo volerà/e l’acqua in pioggia ricadrà/nel nulla sfuma ormai la verità.”

E di Autogrill non vengono citati versi come:

“…mentre i sogni miei segreti li rombavano via i Tir….bionda senza averne l’aria,quasi triste, come i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria…”.

E del capolavoro Incontro ignora versi che sono tra i più belli che mi sia capitato di leggere – e io di poesia ne ho letta e ne leggo assai assai :

“…restano i sogni senza tempo,/ le impressioni di un momento/le luci di case nel buio/ intraviste da un treno/siamo qualcosa che non resta,/frasi vuote nella testa/e il cuore di simboli pieno.”

Si capisce che Alberto Bertoni non è un poeta.

Concludo con una mia personalissima notazione: ovvio che ho amato De Andrè, ma senza neppure pensarci – credo per affinità di origini montanare e contadine – ho sempre preferito Guccini. In fondo, Fabrizio possiede la rabbia tipica di chi arriva da una famiglia alto borghese, mentre di Francesco mi piacciono la disillusione dialettica e il fatalismo anarcoide di chi ha radici montanare e contadine.

(Tempo fa vevo scritto su questo sito un altro articolo che in buona sostanza sosteneva le stesse opinioni qui sopra espresse: http://www.vincenzoreda.it/un-poeta-francesco-guccini/).

Un Poeta: Francesco Guccini

“Bella di una sua bellezza acerba, bionda quasi senza averne l’aria, quasi triste come i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria: il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere….”. (Autogrill, da Guccini,1983)

E ancora:

“La tristezza poi ci avvolse come miele…. Le luci nel buio di case intraviste da un treno…”. (Incontro, da Radici, 1972).

E infine:

“La voce triste del silenzio abbraccia gli angoli del tempo, si è fatto giorno, ed è già sera…”. (La verità, da Due anni dopo, 1970).

Sono versi straordinari di tre vecchie canzoni di Francesco Guccini. Solchi che hanno tracciato il campo della mia vita – allora il campo giovane della mia vita acerba – e che ho amato come poche  cose, di poesia o altro.

E Francesco Guccini è tutto lì: solamente lì dentro; non ci può, né ci deve essere altro che la potenza lirica di quei versi.

Lo scrittore Francesco Guccini è poca cosa al confronto.

L’uomo Francesco Guccini l’ho incontrato, non conosciuto: forse addirittura deludente.

Ma chi può cancellare la potenza di quei versi, indissolubilmente legati alle armonie, alle melodie, ai ritmi di quelle canzoni?

E il modo “canzone” non può per alcun verso essere giudicato in maniera riduttiva: la grandezza prescinde dai “modi”.

“Keaton, quello vero, l’ultima volta che l’hanno visto, passeggiava lungo le strade di Roma durante le pause di un film con Franchi e Ingrassia, aveva in corpo mille litri di alcool (sic), la faccia la solita, senza allegria; si ubriacava ogni giorno con la troupe borgatara alla faccia della cirrosi epatica, perché lui ci teneva al suo pubblico, più che al suo fegato, e gli elettricisti sono gente simpatica; gli urlavano ınfatti ‘anvedi s’è forte sto’ (sic) Keaton‘ bevendo il bianco misterioso dei colli di Roma o quello forte del sud che fa assaggiare l’infinito a tutta la gente di bocca buona”.(Keaton, scritta con Claudio Lolli, da Signora Bovary, 1987).

E’ chiaro che di Guccini si può citare e parlare, come molti hanno fatto, assai più a lungo e in maniera più approfondita e più tecnica: queste mie poche parole desiderano essere null’altro che un piccolo omaggio per un autore dei miei, che non potevo non far comparire sul mio sito.

Dicembre 2008