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Franciacorta ospite del Museo del Risorgimento

Certo: il Palazzo che ospita il Museo del Risorgimento in piazza Carlo Alberto a Torino (è posto dietro Palazzo Carignano) è una di quelle location per davvero straordinarie. Difficile trovare qualcosa di meglio. Tanti complimenti al Consorzio Franciacorta per questa bella iniziativa, premiata con merito da un formidabile successo, sia di pubblico sia di addetti ai lavori.

Presenti 35, tra le più rappresentative, delle oltre 100 cantine che operano in Franciacorta, il pomeriggio di lunedì 14 ottobre 2013 le splendide sale del Museo – con la scenografia unica degli immensi dipinti ottocenteschi che illustrano le grandi battaglie delle guerre d’indipendenza – hanno accolto per gustazioni e seminari prima gli addetti ai lavori e successivamente il pubblico. Sorprendente la presenza femminile, con vere e proprie appassionate e chiaramente esperte.

Chi mi segue sa la mia non grande passione per i vini spumanti e la conseguente scarsa cultura specifica in merito. Chiaro che ne ho bevuti tanti e quelli buoni li riconosco, li apprezzo, mi piacciono e assai li gradisco.

Qui mi sono lanciato in un vortice di assaggi: brut, extrabrut, saten, rosé, pas-dosé; base e millesimati, di cantine famose e meno famose.

Il Mosnel, Lantieri, Lo Sparviere, Monterossa, Majolini, Ferghettina, Enrico Gatti….tutti di livello elevato in un contesto di uvaggi che hanno lo Chardonnay a prevalere nettamente sul Pinot Noir e con gradazioni alcoliche intorno ai 12%vol. con buone caratteristiche di acidità e, qualcuno, anche una certa complessità sia al naso sia al palato. I millesimi migliori: 2007 e 2009. Come sempre, in tali contesti di scarsa concentrazione e molte distrazioni, non entro in meriti più specifici: non è serio.

Chiaro che ne ho bevuto anche di quelli famosi: Berlucchi, Ca’ del Bosco e Bellavista. E dunque citazione immancabile per lo strepitoso Vittorio Moretti 2006, Bellavista: io poco me ne intendo (i miei terreni professionali sono i Nebbiolo, i Dolcetto, i Verdicchio, i Rossese, i Nero di Troia…) ma senza dubbio questo è un vino quasi emozionante anche per uno come me che questi vini ama poco o punto. Si sente la spalla del Pinot Noir, presente per il 45% e si sente la bontà dei frutti di una vendemmia ottima che in cantina, trattati come si deve, hanno donato un prodotto di profilo elevatissimo sotto ogni punto di vista. Salute!

Dell’interessante seminario condotto da Nicola Bonera tratterò a parte.

www.franciacorta.net

 

Bellavista per la nuova sede Ais Torino

Vinifera (o vinosa, giammai “enoica”) bestemmia, ne sono consapevole: quando sento pronunciare il morfema “Bellavista“, penso subito al personaggio Luciano De Crescenzo, non certo ai celebri spumanti Franciacorta. Sarà perché poco amo gli spumanti e gli champagne, sarà perché la mia cultura abbraccia orizzonti forse troppo dispersivi; ma così è.

Bellavista, brand prestigioso (ormai più che semplice e ottimo vino spumante metodo classico) è stata l’azienda benedicente l’inaugurazione della nuova sede AIS di Torino, in via Modena, 23, zona Regio Parco: due passi dalla Dora, due passi dal centro storico.

Un mare di gente, volti noti di ristoratori, gestori di enoteche prestigiose, giornalisti, blogger e semplici appassionati: la classica calca da cui fuggire il più presto possibile: Non senza prima aver bevicchiato ottimi millesimi 2006, 2007 e, soprattutto, il 2004 Vittorio Moretti: eccellente, ma a un prezzo (70/80 €, più o meno) che è proibitivo: a un quarto di quei soldi, tanto meglio certi Alta Langa nostrani, soprattutto quelli 100% Pinot Noir. Questo penso: ovviamente, consapevole che per un bel regalo è meglio assai andare sul sicuro col famoso brand! Ci mancherebbe…: Bellavista lo conoscono tutti, o quasi. E poi, tutti o quasi bevono le etichette, mica quello che c’è dentro….Ci mancherebbe.

Salute.

I vini di Vino Libero

Ho preso sei bottiglie di diverse zone e tipologie tra quelle prodotte da aziende che partecipano alla neonata impresa di Oscar Farinetti: Vino Libero, di cui ho trattato in occasione della presentazione a Eataly di Roma lo scorso lunedì 17 settembre.

Tralascio di parlare del Nebbiolo Langhe 2009 di Mirafiore di cui già mi sono occupato e del Barolo Borgogno 2003 di cui tratto a parte.

Ho molto gradito il metodo classico extra brut Alta Langa Docg 2008: Pinot Nero e Chardonnay, per uno spumante eccellente di 12% vol. e rapporto qualità/prezzo straordinario.

Quasi altrettanto buono il Franciacorta Docg Prima Cuvée Monterossa, 12,5% vol. (85% Chardonnay & Pinot Bianco, 15% Pinot Nero e 24 mesi sui lieviti) per uno spumante che tutto subito promette molto ma con l’ossigenazione lascia qualche rimpianto, pur appartenendo a livelli di elevata qualità.

Un soddisfacente Merlot in purezza, quello prodotto da Le Vigne di Zamo’, il Vigne Cinquant’anni Doc Colli Orientali del Friuli 2007: è un vino di 13,5% vol che ha bisogno di un poco di pazienza per essere apprezzato. Merlot robusto, di una certa eleganza e buona sapidità.

Certo, Il Rosso dell’Abazia 2006 di Serafini & Vidotto appartiene a un’altra classe. Lo conoscevo di fama, non ne avevo mai bevuto. Questo vino, prodotto in 18/20.000 bottiglie nella Doc Montello e Colli Asolani (poco a nord di Treviso, vicino a Conegliano Veneto),  è notevolissimo. Un classico uvaggio bordolese (la scheda tecnica non specifica le quantità di Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot) di grande struttura ed eleganza. Bel colore rubino carico lievemente aranciato; naso complesso e al palato sapido, armonico e di lunga persistenza, con un grado alcolico non troppo elevato di 13,5% vol che rimane discreto sia al naso, sia in bocca. Questo tipo di vino può ben rappresentare la filosofia complessiva che Farinetti ha voluto caratterizzare con Vino Libero: vino prodotto da un’azienda di qualità, non troppo grande (18 ha.), che lavora con filosofia orientata al biologico e alla tradizione, ma sempre con l’obiettivo di una irrinunciabile qualità, offerta al mercato a prezzi ragionevoli.

Io non sono un entusiasta del taglio bordolese, ma quando bevo un gran vino riconosco di bere un Gran Vino. A prescindere, punto e basta.

Serafini & Vidotto
Via Luigi Carrer, 8/12 – 31040 Nervesa della Battaglia (TV)
Tel. 0039 0422 773281  fax 0039 0422 879069
serafinievidotto@serafinievidotto.com   http://www.serafinividotto.it/

 

 

Alessandro Barbesino, il Pallagrello e altro

Alessandro Barbesino, figlio del mio vecchio amico Claudio (è stato il mio presidente al GGI dell’Unione Industriali di Torino), si è appena laureato a Pollenzo con una tesi sulla valutazione sensoriale dei superalcolici (ne parlerò prossimamente). Nel ristorante che i suoi hanno da poco rilevato a Marina di Pietrasanta si occupa della sala e dei vini. Nei bei giorni che ho passato da loro -il ristorante si chiama Osteria casa del pescatore e ne tratto con dovizia in altri articoli – abbiamo bevuto una serie di ottimi vini (cito, fra gli altri, il Greco e il Fiano della della Masseria Frattasi di Benevento, il Soave Carugate, il Chianti Classico Badia Passignano 2003 Antinori, il Guido Alberto Tenuta San Guido 2003 lo champagne Drappier Brut Nature dosage zero e il Franciacorta Mosnel Brut). Tra tutti, la sorpresa è stato il Pallagrello Acquavigna 2008 di Selvanova: un bianco (il vitigno è anche a bacca rossa) tra i migliori che ho bevuto. Vino di alta gradazione (14° che non si sentono), con acidità spiccata, di non grandissimo naso ma con una persistenza incredibile e sentori floreali, di albicocca e di mandarino davvero particolari. E’ un vino che non fa la malolattica ma che viene tenuto sui lieviti fini (sur-lies, una raffinata tecnica francese) per qualche mese. Reduce da assaggi eccellenti dei Verdicchio top e di alcuni Timorasso super (Mariotto), devo dire che questo vecchio auotoctono casertano, prediletto dal Borbone re Ferdinando (mica scemo…), non ha nulla da invidiare ai migliori bianchi italiani.