Posts Tagged ‘Gaja’
Gaja, la news letter.
Testo alternativo

In questo numero

1. Storia La porta dell’osteria, porta d’ingresso nel mondo Gaja

1.

Gentile VINCENZO 

 

Il mondo Gaja è un mondo fatto di storie, incontri, immagini e suoni che da oltre un secolo e mezzo narrano chi siamo e cosa produciamo.

Testo alternativo

Ti scrivo perché oggi abbiamo deciso di condividere tutto questo con un ristretto club di amici, a cui vogliamo aprire la porta del nostro mondo. Per questo è nato un nuovo progetto che sarà un momento di incontro, un viaggio nella memoria ma soprattutto il racconto di tante scommesse sul futuro, quelle che ogni generazione della nostra famiglia ha onorato guardando lontano.
Vi racconteremo da dove veniamo e le sfide che ci stanno più a cuore, dal cambiamento climatico alla biodiversità, dalla costante ricerca della qualità a quello che accade ogni giorno tra le vigne e in cantina.

Testo alternativo

Sono passati cento sessantuno anni ma per scendere in cantina, per entrare nella nostra casa, bisogna ancora varcare quella porta, passare in quella piccola sala dove, vendemmia dopo vendemmia, è cresciuta la nostra storia.
La posizione era strategica: Barbaresco si trova sulla grande ansa del fiume Tanaro, dove i barcaioli trasportavano da una sponda all’altra persone, carrozze, cavalli, bestiame carri coperti d’uva in autunno e carichi di botti e damigiane in primavera, e poi, con il nuovo secolo, le prime automobili.
Sopra il porto, all’ombra della torre, c’era l’osteria dove lavoravano tutte le donne della famiglia. Si fermavano notai, geometri, commercianti e medici che venivano a Barbaresco e nelle Langhe per lavoro. Molti restavano più di un giorno, così Giovanni aggiunse alcune camere per i viaggiatori, garantendo l’ospitalità.

Giovanni Gaja capì subito che l’osteria era il miglior biglietto da visita per il suo vino e per la sua cantina: chi lo assaggiava a tavola poi ne poteva ordinare una damigiana che gli sarebbe stata consegnata a casa. Così il vino di Gaja iniziò a diffondersi attraverso il passaparola, il miglior marketing per quei tempi, le damigiane viaggiavano in tutto il Piemonte e in Valle d’Aosta e la clientela si allargava. Presto, accanto al vino sfuso, arrivarono le bottiglie con l’etichetta, considerate il non plus ultra, un salto di qualità.

Testo alternativo

Fin da subito la scommessa fu sul quel vino che nell’Ottocento veniva chiamato Nebbiolo di Barbaresco ma che già nel passaggio di secolo diventò solamente Barbaresco. Era il fiore all’occhiello della cantina, come ci racconta il menù di un pranzo organizzato nel 1914, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale: ad accompagnare gli agnolotti, il fritto piemontese, il filetto di bue e l’arrosto di capretto c’erano dolcetto e Barbaresco. Nel menù a prezzo fisso i vini erano compresi: “Dolcetto una bottiglia ciascuno, Barbaresco 1909 produzione propria una bottiglia ogni quattro persone”. Non solo si specificava già l’annata, ma si sottolineava l’esclusività di una bottiglia a cui era attribuito un valore quattro volte superiore al più comune vino da pasto di allora.

L’osteria è rimasta aperta fino al 1933, ma a chiuderla non fu la crisi economica della Grande Depressione e nemmeno il ponte costruito più a valle che permetteva di arrivare a Torino molto più velocemente, ma il successo della cantina. Era appena stata presa in mano da un altro Giovanni, il nipote del fondatore, la terza generazione della famiglia. Fu lui nel 1937 a stampare sull’etichetta le quattro lettere del cognome Gaja in rosso e in una dimensione superiore alla denominazione del vino per rivendicare l’eccezionalità di una produzione e la scommessa sulla qualità.

Da allora sono spariti i tavoli, le sedie e la cucina, ma la porta in legno dell’osteria è rimasta l’ingresso principale alla cantina, che nei decenni ha continuato ad allargarsi. Quella porta, con le sue scanalature create da un’antica lavorazione chiamata “grissinatura” è stata di ispirazione per le cassette porta vino nate dal dialogo tra Angelo Gaja e il grande designer del vino Giacomo Bersanetti. La nostra idea è che ogni volta che si apre la cassettina di legno con la grissinatura è come se si aprisse la porta dell’osteria per entrare nel mondo Gaja.

Testo alternativo

E così, adesso, aprendo questa porta potrete ricevere i nostri racconti
e a novembre il report dell’annata,
un diario della terra, della vigna
e del nostro lavoro. Questo viaggio sarà fatto anche di brevi comunicazioni,
ve le manderemo ogni volta che accadrà qualcosa che vale la pena partecipare: l’immagine di una nevicata,
i suoni della vigna d’estate, una nuova etichetta, un avvenimento speciale.

Vi aspettiamo

Ho compiuto 66 anni

Il 1° ottobre 2020 ho compiuto ben 66 anni, non pensavo di arrivarci.

Ho passato questa giornata tra amici, parenti più stretti e i miei vini. Non avrei potuto fare di meglio!

Oda al Vino, Pablo Neruda

Vino color de día,
 vino color de noche,

vino con pies de púrpura 
o sangre de topacio, 
vino,

estrellado  hijo 
de la tierra, 
vino,  liso como una espada de oro,

suave 
como un desordenado terciopelo,
 vino encaracolado y suspendido,

amoroso,  marino, 
nunca has cabido en una copa,
 en un canto,

en un hombre, 
coral,  gregario eres, 
y cuando menos,  mutuo.

A veces 
te nutres de recuerdos 
mortales,
 en tu ola 
vamos de tumba en tumba,

picapedrero de sepulcro helado, 
y lloramos 
lágrimas transitorias,

pero 
tu hermoso 
traje de primavera 
es diferente,
 el corazón sube a las ramas,

el viento mueve el  día, 
nada  queda
dentro de tu alma inmóvil.

El vino 
mueve  la  primavera,
 crece  como  una planta la  alegría,
 caen  muros,

peñascos,
 se cierran los abismos, 
nace el canto.

Oh tú, jarra de vino, en el desierto
con la sabrosa que  amo, 
dijo  el viejo poeta.

Que el cántaro de vino
 al beso del amor sume su beso.

Amor mio, de pronto 
tu cadera
es la curva colmada 
de  la copa,

tu pecho es el racimo,
 la luz del alcohol tu cabellera,
 las uvas tus pezones,

tu ombligo sello puro
  estampado  en tu vientre de vasija, 
y tu amor la cascada 
de vino inextinguible,

la claridad que cae en mis sentidos, 
el esplendor terrestre de  la vida.

Pero no sólo amor, 
beso quemante  
o corazón quemado 
 eres,  vino de vida,
 sino
amistad de los seres,

transparencia, 
coro de disciplina,
 abundancia de flores.

Amo sobre una mesa,
 cuando se habla,
 la luz de una botella
 de inteligente vino.


Que lo beban, 
que recuerden en  cada 
gota de oro 
o copa de topacio

o cuchara de púrpura 
que trabajó el otoño 
hasta llenar de vino

las vasijas 
y aprenda el hombre oscuro, 
en el ceremonial de su negocio,

a recordar la tierra y sus deberes, 
a propagar el cántico del fruto.

Wine colours

Il vino è il Serra Sanguigna 2008 dell’azienda Du Cropio di Giuseppe Ippolito (Cirò Marina). Il bicchiere è un Riedel dedicato ai 150 anni dell’azienda Gaja (2009). I colori sono esaltati sulla diorite e sulle tovaglie ricamate a mano di cotone della mia tavola. Un giochino, soltanto un mio giochino che gioco ogni sera: mi piace osservare i colori del vino, esaltati dalle luci della mia cucina.

I vini di Gaudio in Vignale Monferrato

Ho scelto di visitare l’Azienda Gaudio per la semplice ragione che questa rappresenta la storia vitivinicola del Monferrato casalese e probabilmente la prima che ha imbottigliato e commercializzato il Grignolino. I Gaudio sono qui da 5 generazioni e Beatrice, poco più che ventenne figlia di Mauro Gaudio, sarà la VI generazione a produrre vino. Quando Mauro parla di suo papà Amilcare, diplomato enologo ad Alba nel 1929(!), mi pare di sentire le parole di Angelo Gaja quando ricorda suo padre Giovanni…La curiosità è costituita dal fatto che i due si conoscevano bene e Mauro mi racconta che spesso il padre scambiava una damigiana di Malvasia di Casorzo, di cui Giovanni Gaja pare fosse grande estimatore, con una di Barbaresco! Tra tutti i Grignolino che ho bevuto, insieme a quello di Mauro Spertino, questo è fuor di dubbio il migliore con un equilibrio notevole, pure tra i tipici tannini forti che contraddistinguono questo vino. Ne produce 25.000 bottiglie che si trovano a un prezzo tra gli 8 e i 9 €. Ottimi vini sono la Freisa e l’interessante Ciaret, un rosato fatto come si deve da uve barbera e freisa. Un discorso a parte merita la Barbera Zerolegno: con quella di Piero delle Cantine Valpane, fuor di dubbio una delle migliori Barbera che ho mai bevuto. Eleganza, equilibrio, corpo, persistenza per un vino che bevi e ti resta in bocca e nel cervello a lungo. Hanno 15 ha di vigna e una produzione molto variegata che offre anche un onesto, non più di tanto, Cortese e la rara Malvasia di Casorzo, un piccolo gioiello.

http://www.gaudiovini.it/