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Caparra & Siciliani

Ho visitato le Cantine Caparra & Siciliani in una caldissima giornata di metà agosto 2013, anno in cui questa realtà produttiva festeggia il mezzo secolo di vita. Nacque, infatti, nel 1963 quando quattro fratelli Caparra decisero di fondere le loro proprietà con quelle di due loro cugini, sempre Caparra, e con quelle di quattro fratelli della famiglia Siciliani. I 10 soci fondatori si trovarono così a gestire una proprietà di 213 ha. diffusa a macchia di leopardo tra le rive e le brezze dello Ionio e le dolci colline dell’entroterra cirotano, tutte comunque incluse nel disciplinare Cirò Classico in provincia di Crotone. Cirò significa Gaglioppo, vitigno nobile e antico in grado di dar vita a vini di grande complessità e struttura.

Le vigne, distribuite in appezzamenti che non superano mai la dimensione di pochi ettari, sono tenute a cordone speronato con sesti d’impianto moderni di 5/6.000 ceppi. Due agronomi interni ne curano ogni aspetto legato alle potature, ai trattamenti (che vengono gestiti con particolare attenzione) e alla vendemmia manuale. Per il 94% le colture sono certificate biologiche. L’età media delle vigne è di circa 20 anni, ma sono presenti anche gloriosi appezzamenti con le viti ad alberello, come usava fin dai tempi della Magna Grecia.

Oggi i soci sono diventati 19 con l’ingresso delle seconde generazioni e circa 90 sono gli addetti che vi lavorano nelle diverse mansioni. Ho saputo, con personale compiacimento, che Fabrizio Ciufoli è l’enologo che supervisiona le pratiche di cantina: con lui ho lavorato durante la mia esperienza in Toscana e ne ho grande stima, oltre a conservarne l’amicizia.

Questa realtà produttiva è oggi capace di realizzare circa un milione di bottiglie, per l’80% destinate al mercato nazionale con distribuzione GDO e HORECA e per il resto (soprattutto i vini top di gamma, Volvito e Mastrogiurato) esportate verso Germania, Inghilterra, Svizzera, Usa e Canada.

Sono andato a far visita alla sede di Caparra & Siciliani accompagnato da mia cugina Filomena, grande amica di alcuni dei soci di questa cantina e appassionata bevitrice dei loro vini che non manca mai di lodare oltremodo.

Ci ha accolti con cortesia Giansalvatore Caparra, AD e Direttore Generale; abbiamo avuto una lunga e piacevole chiacchierata e mi ha mostrato le grandi cantine, da pochi anni rinnovate secondo le più recenti filosofie di produzione. Non abbiamo effettuato la classica gustazione dei vini in cantina: personalmente, non amo questo rito, poco soddisfacente perché sempre troppo frettoloso. I vini me li avrebbe spediti a casa mia, dove con la calma opportuna avrei potuto effettuare le mie bevute e le mie conseguenti valutazioni.

Soggiornando a Cirò presso i miei parenti, con il caldo sostegno di Filomena ho molto apprezzato il rosato Le Formelle: un vino di grande piacevolezza e buona complessità che viene prodotto da uve Gaglioppo in purezza. Di recente ho bevuto diversi vini rosati e quelli che più mi sono piaciuti sono prodotti in purezza da grandi vitigni: Nebbiolo, Sangiovese e, appunto, Gaglioppo.

Filomena mi ha pure fatto conoscere e piacere il Volvito 2008, Cirò Superiore Riserva, affinato in barrique di 1° passaggio: per certo tra i migliori Cirò da me gustati, e posso dire che sono davvero tanti….

Devo confessare che, pur conoscendo questo storico brand di Cirò e pur avendone bevuti (in maniera distratta…) diverse volte i vini,  ne avevo, almeno fino a oggi, ben poca stima. Purtroppo, per molti di coloro i quali scrivono di vino, GDO è considerata quasi una parolaccia, una sorta di bestemmia e si diffida, spesso con grave torto, delle aziende che distribuiscono i loro vini con questo canale. Ho anch’io commesso qualche volta questo errore di superficialità e me ne pento….

E a questo proposito, tra i vini che ho ricevuti, come promesso da Giansalvatore, quelli che più mi hanno piacevolmente sorpreso sono proprio le etichette DOC destinate alla GDO: Cirò Rosso Classico 2011, Cirò Rosso Classico Solagi 2010, Cirò Rosso Classico Superiore 2009.

Dunque, di Cirò base Rosso Classico ne producono 500.000 bottiglie! Ebbene è un vino che, prezzo franco cantina (oltre le 24 bottiglie include anche le spese di spedizione), costa meno di 4€: ed è un vino di ottima beva, pulito, con le tipiche caratteristiche di un buon Cirò: colore rosso rubino scarico, naso di fiori secchi e fichi, palato che esalta tannini importanti ma delicati. 12,5% vol. di alcol per un signor prodotto dal rapporto qualità/prezzo davvero interessante. Ma le sorprese vere sono state Il Superiore 2009 e il Solagi 2010. Il primo è quasi un grande vino e costa meno di 6€: quasi un grande vino significa, per chi ama i voti, almeno 87/88 centesimi. Tutte le caratteristiche di cui sopra esaltate, con in aggiunta un’armonia e un’eleganza davvero sorprendenti. E sono 60.000 bottiglie con 13,5% vol. di alcol per un vino affinato in acciaio e legno grande. Infine, il Solagi 2010: quasi un cru di 25.000 bottiglie per un vino in cui spiccano eleganza e piacevolezza combinate con una certa complessità sia al naso sia al palato. E finale lungo con buona acidità e tipici tannini morbidi. Notevole, per un prezzo leggermente più alto, ma sempre sotto i 6€.

Chiaro che il Doc Volvito 2009 (12.000) bottiglie e l’IGT Mastrogiurato 2010 (10.000 bottiglie) sono vini più complessi di quelli di cui sopra: ma mica poi così tanto… Quest’ultimo è forse il migliore in senso assoluto, anche quello di cui parlano le guide (con i voti sempre un po’ stretti: lasciamo perdere le valutazioni di Maroni, ma i miei amici della guida Veronelli gli assegnano 90 centesimi, per me uno o due di più li vale). Un vino assemblato con uvaggio di Gaglioppo e Greco (in piccola percentuale), di colore più carico del Rosso classico Superiore e che tende all’aranciato (come tutti i Cirò che superano i 2/3 anni di invecchiamento); al naso note di confettura, spezie e sentori di pellame; in bocca è un vino di grande morbidezza con i tannini tipici del Gaglioppo che quasi non si sentono. Finale lunghissimo, leggermente abboccato. Il legno piccolo, di 1° e 2° passaggio è usato come si deve: qui si sente la mano del mio amico Ciufoli.

Il Volvito costa circa 8€ e il Mastrogiurato 10/11, ma a questi prezzi si beve del gran vino: per intenderci, in Toscana o in Piemonte per una qualità del genere bisogna almeno raddoppiare la spesa, e forse non basta.

In conclusione: ho conosciuto gli ottimi vini di una storica cantina, forse non abbastanza apprezzata per quanto è capace di fare e, dunque, una tiratina di orecchie per la scarsa comunicazione e per le etichette dei DOC GDO che secondo me non rendono un buon servizio ai vini di cui dovrebbero raccontare la qualità….

www.caparraesiciliani.it

Gustazione di vino: Terredavino

http://www.vincenzoreda.it/terredavino-horeca-n-64/

Con la mia mania di parole e dizionari e un certo fastidio – ammetto, un poco “snob” – per l’uso sciatto, e spesso l’abuso, di alcuni termini, ho scoperto che il sostantivo  ”gustazione” è assai più antico e classico dell’insopportabile “degustazione“. Entrambi hanno origine nobile nel latino, ma il secondo è entrato nell’uso comune dopo la seconda metà del XIX secolo, mentre il primo era già consueto ai tempi di Dante. Nel Tommaseo, infatti, si trova “gustazione” e è assente “degustazione”. Insomma, un po’ come “cucinario” e “culinario“: entrambe di origine latina, ma la prima d’uso assai più antico. Comunque, a prescindere da queste mie mere masturbazioni mentali, da ieri sera sto bevendo, gustando e valutando sei bottiglie della linea horeca dell’azienda piemontese Terre da Vino, in Barolo. Il tutto deve essere finalizzato in un articolo per il mensile Horeca nel numero che uscirà per il Vinitaly del marzo prossimo. Ho scelto questa realtà piemontese da circa 5 milioni di bottiglie e 20 mln. di euro di fatturato per la semplice ragione che è una delle poche aziende, forse l’unica, che distribuisce con lo stesso marchio  - ma vini di ben diversa qualità – sia nella linea horeca, sia nella gdo (con percentuali rispettivamente del 25 e 75). Per questo motivo, Terre da vino non gode, presso la stampa specializzata, dell’apprezzamento che secondo me merita. Senza entrare in dettagli che saranno oggetto del mio articolo tecnico, sto bevendo dei vini di qualità almeno medio-alta che presentano un rapporto qualità/prezzo davvero sorprendente. Barbera d’Asti eccellente “La Luna e i falò” 2009, tra le migliori 10/15 che ho bevuto (ben trattata dalle guide: ma si parla di 350.000 bottiglie!!). Il Barolo “Essenze” 2007, ancorché ancora molto giovane, è un Barolo come si deve, migliore senza dubbio di vini più blasonati e che costano anche di più. Mi hanno stupito il Nebbiolo “La Malora” 2009 e il Barbaresco “La Casa della collina” 2008: vini di ottima qualità, ben strutturati, con personalità e buona capacità di rappresentare il territorio da cui provengono. Buoni pure il bianco (Sauvignon/Chardonnay) “Tra Donne sole” 2010 e il Moscato Passito “La bella Estate” 2009. I rossi, dopo averli bevuti da soli, li ho accompagnati con i paccheri al ragout di cinghiale e un coniglio preparato al forno con salsa, olive e peperoni. Mi hanno confermato la qualità soprattutto Barbaresco e Nebbiolo, per la Barbera non ci sono bisogni di conferme.

Terre da Vino Spa  - Via Bergesio,6 - 12060  BAROLO (CN)  Tel. 0173 564611    Fax. 0173 564612

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