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Vincenzo Reda a Eataly

Il Vino nello spazio e nel tempo

Una serie di incontri per un approccio al vino inusuale: storico, antropologico, letterario, geografico.

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. Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

28 marzo 2014

Dalle recenti scoperte archeologiche nei paesi caucasici alle mitologie greche; dai vini egizi e romani a quelli delle abbazie benedettine medievali. E ancora, il vino nelle Americhe, i vini dei papi di Sante Lancerio nel rinascimento, il leggendario Dom Perignon e il successo del Marsala nel XVIII secolo. Per arrivare alle vicende della fillossera e i conseguenti reimpianti su piedi di viti americane, fino alla rivoluzione degli anni Ottanta. Una cavalcata quasi mozzafiato per comprendere come le diverse culture umane, nelle successive fasi storiche, si siano confrontate con la bevanda “vino”.

. Le rime del vino (Vino e letteratura) – Vini Bucci

4 aprile 2014

Quasi tutti conoscono i versi composti dai grandi poeti greci sul vino, assai meno hanno frequentato i componimenti straordinari di  Orazio e Marziale. Quasi nessuno sa delle magnifiche poesie arabe e persiane di poeti musulmani come Abu Nuwas o Hafiz. Così come tutti conoscono le poesie dedicate al vino dal poeta Baudelaire ma pochi sanno che anche Eugenio Montale ha scritto versi dedicati al vino. Questo incontro servirà ad aprire uno scenario sorprendente per quanto riguarda la letteratura del vino.

Le Rivoluzioni alimentariDiapositiva1

Non si è consapevoli, in generale, che l’alimentazione umana si è evoluta nei secoli al pari della conoscenza e degli scontri/incontri fra popoli differenti. Queste prime  lezioni hanno lo scopo di illustrare alcuni momenti storici particolari in cui si sono verificati cambiamenti epocali nelle abitudini alimentari umane.

. Dagli alberi ai villaggi (Preistoria dell’alimentazione) – Vini Gigi Rosso

11 aprile 2014

Tra 7 e 3 milioni di anni fa alcune scimmie arboricole scesero a raccogliere dei frutti caduti dall’albero su cui si agitavano e cominciarono a frequentare la savana africana. Quegli animali cominciarono a trasformarsi in uomini cambiando il loro regime di alimentazione. Divennero animali opportunisti e impararono a cibarsi di qualunque cosa, alzandosi sulle zampe posteriori e liberando gli arti superiori dalla funzione di semplice deambulazione. Quell’animale si evolve fino a diventare Homo Sapiens, circa 200.000 anni fa. E continua a evolvere fino a scoprire, 10/12.000 anni fa, l’agricoltura e l’allevamento. E qui comincia un’altra storia.

. La scoperta dell’America – Vini Bava

18 aprile 2014

Colombo arriva nei Carabi nel 1492, ma occorsero almeno tre secoli perché gli europei imparassero a consumare alimenti come pomodori, patate, fagioli, cacao….Mentre il peperoncino si diffonde immediatamente in tutto il mondo, la patata e il pomodoro vengono snobbati come cibi non buoni, se non addirittura velenosi. La storia dell’avvocato cuneese Vincenzo Giovanni Virginio, che portò la conoscenza delle patate a Torino e in Piemonte, è emblematica in questo senso: morì povero in un ospizio torinese nel 1830 e i suoi conterranei ancora non erano convinti di quanto fossero buone, convenienti e nutrienti le patate.

Melaverde: Vincenzo Reda

http://www.video.mediaset.it/video/mela_verde/pillole/504768/un-artista-particolare.html

Andato in onda domenica 28 dicembre 2014 alle ore 12.00, il servizio fu registrato presso la barricaia delle Cantine Gianni Gagliardo il 6 novembre 2014. Mi buttarono giù dal letto presto la stessa mattina dicendomi che quelli di Canale 5 avevano visto le mie immagini del libro di Gianni Gagliardo (Sulle ali del Barolo) e che gli erano piaciute e volevano fare un servizio su di me per Melaverde, la trasmissione dedicata ai prodotti della terra che va in onda tutte le domeniche mattina su Canale 5, condotta da Edoardo Raspelli con Ellen Hidding.

Misi in macchina l’occorrente e mi precipitai a La Morra (ci va circa un’ora, dal centro di Torino).

Raspelli fu di grande disponibilità e io da parte mia m’impegnai in un lavoro in diretta, cosa che mi è ostica come un riccio dentro agli slip. Ma credo sia venuto bene, ne è valsa la pena e Edoardo Raspelli è stato comprensivo e non invasivo: gli dissi che io non volevo fare del folklore….

Grazie anche all’autore della trasmissione: Giacomo Tiraboschi. E grazie, pare ovvio, A Giaani Gagliardo e ai suoi tre  splendidi figlioli: Stefano, Alberto e Paolo.

Ristorante e Foresteria Conti Roero a Monticello d’Alba
Piazza San Ponzio, 3 – 12066 Monticello d’Alba (CN)
Tel. 0173 466626
Ho incontrato Monticello d’Alba e il suo prodigioso castello nella scorsa primavera: presentavamo Sulle Ali del Barolo, il libro di Gianni Gagliardo da me curato e illustrato. A leggerne i brani era Remo Girone, attore raffinato e persona di grande sensibilità. Fu a causa sua che conobbi Elisa, padrona di casa: Remo mi suggerì, con una certa insistenza, di lasciare uno dei miei quadri dipinti con il vino come omaggio alla contessa Elisa. Fu così insistente che, a malincuore lo confesso, dovetti cedere. Per la verità quel posto – oggi quelli “bravi” scrivono “location”…- mi piacque tanto per davvero: il castello, di proprietà dei conti del Roero fin dal XIV secolo, occupa una posizione panoramica di rara bellezza, con una vista da fare invidia a posti di Langa assai più mentovati e fa tanto bene l’amico Gianni Gagliardo a tenere in grande considerazione questo suo paesino di nascita.
In breve, di quel posto mi sono innamorato e con il passare del tempo ringrazio Gianni per avermi permesso di conoscerlo e Remo Girone per aver obbligatomi, quasi, a regalare un mio bel quadro alla contessa Elisa.
Che poi ho conosciuto meglio ed è persona che mi piace: per la semplicità d’approccio, per la sensibilità, la cultura e la rara discrezione.
Mi ero ripromesso di fare una visita con lo scopo di verificare l’opportunità di una mia mostra e di provare la cucina del ristorante, attiguo al castello, e già assai noto dai tempi in cui lo chef era Fulvio Siccardi (oggi a Milano, ristorante Da Noi) con la sua ovvia stella Michelin.
Oggi il ristorante è gestito dalla famiglia Arone: Gregorio, Loredana e il figlio Matteo, appena diplomato in cucina all’IPSAR G. Giolitti di Mondovì.
Per la verità è Loredana l’anima di questo ristorante: torinese, esperienze importanti (dalla Ciau del Tornavento alla irripetibile stagione con Siccardi in questo stesso locale), personalità spiccata, passione quasi debordante seppure con la proverbiale discrezione sabauda.
Il locale si trova sotto la foresteria (8 camere eleganti, discrete e accoglienti con vista mozzafiato) in una costruzione di epoca medievale restaurata con grande cura. Una cinquantina di coperti ben disposti dentro un ambiente che fa del calore e di una certa aria di familiarità le sue principali suggestioni.
Le proposte cucinarie sono di assoluta tradizione e territorio: le verdure arrivano per davvero dall’orto di famiglia e il resto è scelto con meticolosa cura da Loredana. Qui il cibo è saporoso, quasi contadino: siamo nel Roero e qui si viene innanzi tutto per “mangiare” bene ancor prima che “degustare”. E bene si mangia, a cominciare dagli antipasti: giardiniera fenomenale, acciughe di quelle che non ti scordi, peperoni con bagna caoda di rara delicatezza (senza snaturare l’essenza della bagna caoda); strepitosa la carne di Fassone e ottimo lo stinco di maiale come pure i classici bonet e panna cotta. Ci ho bevuto un eccellente Roero 2012 di Correggia.
Con una nota: avrei dovuto bere il mio diletto Nebbiolo San Ponzio di Gianni Gagliardo, vino formidabile che nasce a due passi da qui e questo sensazionale Nebbiolo a tutti consiglio; ebbene, non l’ho bevuto perché lo stesso giorno, a cena, sapevo che ne avrei esagerato…
Aperto a pranzo (con alcune limitazioni e proposte ad hoc per pasti leggeri) e cena, è un locale in cui si può essere più che soddisfatti con una spesa di 25/40 €: rapporto qualità-prezzo di assoluto rilievo.
Monticello è a pochi chilometri da Bra, in quel Roero che è forse più intrigante di una Langa che sta diventando troppo affollata, internazionale e un poco…stucchevole.
Suggerimento: fate una bella gita, magari in un fine settimana d’autunno, e visitate il castello (aperto sabato e domenica) provando il ristorante Conti Roero e sostando in una delle camere della foresteria. Sono certo: mi ringrazierete (ovvio: se appartenete a un certo tipo di persone “di buona volontà”…).
Ps: ho deciso che farò qui la mia mostra!
Premio Cesare Pavese 2015

Domenica scorsa nella storica sede del CEPAM (Centro Pavesiano Museo Casa Natale) a Santo Stefano Belbo, e casa natale del grande scrittore piemontese e cofondatore della casa editrice Einaudi, si è svolta la 14° edizione del premio “Il vino nella letteratura, nell’arte, nella musica e nel cinema”.

Il premio è stato assegnato a  Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi scritto dall’appassionato produttore langhetto Gianni Gagliardo e illustrato dal pittore e scrittore Vincenzo Reda.

Un libro di appunti di viaggio, che attraverso il fil rouge del Barolo, racconta alcune delle esperienze più intense a livello umano e professionale che l’autore ha vissuto in ogni parte del mondo.

Da uno stralcio della motivazione del premio, riportiamo volentieri questo passo: “Storia personale e storia di un vino si intrecciano, dunque, in modo indissolubile e l’una cresce con l’altra fino a superare rapidamente i confini della realtà locale per condurci nel glocale: infatti, Gianni Gagliardo trasporta i valori e i contenuti della sua realtà locale in una realtà globale, favorendo il dialogo, lo scambio e la condivisione tra comunità diverse”.

Un esempio questo, di trasversalità letteraria che conferma la bontà della scelta della Casa editrice Cinque Sensi e che motiva fortemente a immaginare altre interessanti scritture e testimonianze non necessariamente identificabili nei consueti riferimenti narrativi.

Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi - Introduzione di Aldo Cazzullo – Autore: Gianni Gagliardo
Illustratore: Vincenzo Reda – Formato: 16,5×24 cm – Pagine: 160 – Prezzo libro: 15 euro – PrezzoeBook: 7,99

Qui sopra ecco le immagini della premiazione ufficiale.

Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo è un libro che, oltre ad aver redatto e per il quale ho scelto personalmente l’editore, ho illustrato con grande passione. Il fatto di aver contribuito al primo premio della narrativa assegnato a una persona straordinaria, oltre che un amico, mi riempie di orgoglio. Il secondo premio per la saggistica guadagnato con Di vino e d’altro ancora mi fa piacere soprattutto per la motivazione in cui si citano l’Ode a Luigi (Gino per gli amici) Veronelli – cui il libro è dedicato, e il pezzo che parla del Barolo come “Vino jazz“. Un questo libro l’incipit è il mio celebre “Decalogo del vino“.

Salute a tutti, amici nemici e farabutti.

Monticello d’Alba: Sulle ali del Barolo

Luogo e momento di suggestioni indimenticabili: al tramonto di un caldissimo venerdì d’inizio giugno, sotto un immenso tiglio secolare, tra un pubblico folto di amici. Gianni Gagliardo è tornato a Casa Sua a presentare, con la voce magnifica di Remo Girone, il suo libro: Sulle ali del Barolo, decollato da Monticello quasi per caso e, sorvolando il Mondo, atterrato nelle Terre più lontane, più esotiche, più altre eppure fraterne, vicine.

Straordinario il Viaggio, anche metaforico, che racconta questo libro che ho l’orgoglio d’aver contribuito a realizzare e illustrato con i miei Bicchieri di Vino.

La serata è stata magnifica: lunghi discorsi di pittura e teatro con Remo e la colta moglie argentina e poi bei brindisi, con il Fallegro e, soprattutto, con il superbo Nebbiolo San Ponzio di Gianni (qui bevuto a chilometri zero, per davvero!) con gli amici (Tino, Alfio, Marco…). Infine la conoscenza della contessa Elisa, padrona di casa.

Siamo tornati a Torino con mia figlia, cantando a squarciagola e abbiamo finito la giornata in un pub con birra e hot dog, parlando come parlano padre e figlia quando i rapporti sono come devono essere.

Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo

Sulle ali del Barolo

Editore Cinquesensi di Lucca, 15 euro per 160 pagine fresche, curiose, insolite.

Gianni Gagliardo, grande del vino e grandissimo del Barolo (ah! il suo Preve, Barolo di ogni tanto e per pochi…), ha voluto 21 dei miei bicchieri e la copertina dipinta proprio con qualche goccia di Preve 2007. Devo ringraziarlo, è venuto un gran bel lavoro, così come eccellente è stata l’opera di Leonardo Castellucci, l’amico editore di Lucca (ma fiorentino autentico e tra i pochi fiorentini simpatici).
Avanti Savoia!!

I miei quadri per G. Gagliardo

Sulle Ali del Barolo, di Gianni Gagliardo, Cinquesensi Editore di Lucca.

Qui sopra i miei tre testi d’introduzione alle tre sezioni (7 quadri ciascuna) che sono contenute fuori testo nel libro.

Sulle Ali del Barolo
Nip e Vip collidono a Barolo

Qui c’è proprio di tutto: persone, personaggi, grandi piccoli medi insignificanti. Simpatici, antipatici, ricchi e famosi, poveri ma belli. C’è quel simpaticone di Travaglio, c’è Dario Fo con Guccini e De Gregori. Lerner e Riotta… Ma ci sono i miei amici Charles (MW di New York), Oreste (Brezza), Federico (Curtaz, Ceretto, Scarzello: i  Federico vanno forte e sono tutti straordinari), Luca Gardini.

E poi c’è una bottiglia vuota di Barolo Preve 2010 di Gianni Gagliardo: attenzione, parlo del vino di un amico! Negli ultimi mesi di Barolo 2010 (mica soltanto questo millesimo, pare ovvio….) ne ho bevuti molte decine: nessuno come questo. Punto e basta: e non c’entra che sia proprio il Preve…..

Collisioni 2014 al Circolo dei Lettori di Torino

https://www.youtube.com/watch?v=xJC539151hE&feature=youtu.be

Fallegro: è qui la festa!

http://www.gagliardo.it/home.html

«La Festa dell’Allegria della Maison Gagliardo quest’anno celebra la 40° vendemmia della Favorita di casa, che al tempo portava in etichetta il nome ‘ Favorita Allegra’ e che poi divenne una sola parola: Fallegro.

Al tempo di uva Favorita non ce n’era praticamente più, la poca era coltivata sulle esposizioni minori, non adatte a varietà considerate più nobili, e si lasciava tutta la produzione sulla pianta, senza diradare, ed era tanta. Si otteneva quindi il risultato che è facile immaginare.

L’approccio di Gianni Gagliardo fu invece diverso, di totale rispetto e cura per questa varietà che già si ipotizzava essere un clone di Vermentino.

La prova scientifica a questa teoria venne negli anni successivi. Si trattava proprio di un sottotipo di Vermentino, uno dei più diffusi vitigni a bacca bianca del Mediterraneo e questo spiegava molte cose sul successo del Fallegro nel mondo. Non in ultimo si trattava dell’unico esempio di questo vitigno coltivato in un clima continentale, senza l’influenza del mare. Questo aspetto lo rendeva particolare, diverso, alternativo.

La diffusione di Favorita nei vigneti del Roero e sulle tavole di tutto il mondo oggi è anche merito di Gagliardo che ha caparbiamente svolto questo lavoro di recupero e di promozione.

Oggi Fallegro è l’ unico bianco prodotto dalla Famiglia Gagliardo, che continua ad investire sia in vigneto che in cantina per migliorarlo sempre. Esportato in 15 paesi del Mondo, oggi Fallegro continua a sorprendere e conquistare nuovi consumatori. Ogni estate la Festa dell’Allegria riceve ottocento persone a La Morra. Tante ne può contenere la terrazza panoramica dei Poderi Gianni Gagliardo, per festeggiarlo».

Tra Pasqua e Pasquetta

Tra Pasqua e Pasquetta: tra Torino e Barolo; tra casa Reda e Ristorante Brezza….

Pasqua: reginette al delicato passato di fave secche di Carpino e agnello al forno con Barolo Dagromis di Gaja 2005 e Nebbiolo Santa Rosalia 2011 di Brezza.

Pasquetta: la deliziosa carne cruda con olio e acciughe di brezza, tagliolini con ragout di salsiccia e agnolottini del plin; agnello al fono e coniglio. Il tutto sotto l’egida di una gran Barbera Brezza 2009 Cannubi Muscadet che sapeva di terroir come poche volte m’è capitato di constatare: da questa magnifica Barbera per davvero respiravano e raccontavano storie le spezie e l’eleganza dei Cannubi. Straordinaria!

E poi passeggiata in Barolo. Un Barolo umido e gocciolante ma nientaffatto sgradevole. E visita nello shop di Gianni Gagliardo per salutare Piero Daviso e le mie bottiglie di Preve 2007, sempre magnifiche.

Salute.

Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

Venerdì sera, con inizio verso le 19.30, ho tenuto la mia prima lezione a Eataly Lingotto di Torino: “Brindando nei secoli”, una breve e insolita cavalcata nelle sconfinate praterie della Storia del vino. Oltre due ore di chiacchierata illustrata da una presentazione in Power Point di 160 immagini.

Non avevo tantissime persone, ma quelle che erano presenti sono state tutte molto attente e concentrate sulle tante nozioni che ho dovuto raccontare. Hanno tutti confermato la presenza per la successiva lezione che tratterà di vino e letteratura (venerdì 4 aprile prossimo).

I vini di Gianni Gagliardo sono assai piaciuti e Paolo (ultimo genito, che si occupa dell’area commerciale) è stato bravo ed esaustivo a presentare i tre vini proposti: Fallegro (Favorita), Dolcetto Paulin e Nebbiolo San Ponzio (uno schianto di vino).

Alla prossima e grazie a tutti.

Eataly la Stampa 28.4.14 i

(Il link qui sotto per partecipare alla prossima lezione su vino e letteratura.)

http://www.eataly.it/il-vino-nella-storia-e-nel-tempo-vol-2-le-rime-del-vino-3691.html#.Uzkwgii98kA

Il Fallegro 2013 di Gianni Gagliardo compie 40 vendemmie

Ricevo dagli amici Gagliardo e volentieri pubblico.

Il Fallegro compie quarant’anni!

Nel 1974 il vitigno Favorita era quasi scomparso dalle nostre colline. Nessuno sapeva che si trattasse di Vermentino. Tutti i viticoltori ricordavano La Favorita con piacere, ma nessuno la coltivava più perché le cantine che la vinificavano erano pochissime, e in quantità quasi hobbistiche.

L1130812Gianni Gagliardo, originario di Monticello d’Alba, ha vissuto la Favorita proprio così. Il suo paese è proprio al centro di una lunga vena di sabbia che include anche i comuni di Vezza e Corneliano d’Alba e che è sempre stata considerata ideale per questo vitigno di origine mediterranea. Proprio lì, negli ultimi duecento anni, si è svolta la storia del “Vermentino Piemontese”. La gente del luogo infatti, anche se con una gran dose di empirismo, ha sempre saputo che la Favorita per maturare bene aveva bisogno di ritrovare temperature alte, e che i terreni sciolti le donavano un gusto particolarmente gradevole. Non a caso era “l’uva favorita”!

All’inizio si trattava di recuperare uve di vigneti piccolissimi: quasi dei giardini arrampicati sui versanti più impervi e assolati. I nostri primi impianti, realizzati con un approccio moderno e sperimentale, sono invece stati realizzati verso la metà degli anni Ottanta, ma si trattava di pochi filari. Nel 1990 è nato il primo vero vigneto sperimentale di uva Favorita, creato dalla nostra azienda in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino. Era il vigneto di Casà, che ancora oggi si può considerare la base primaria del Fallegro. All’epoca le piante di Favorita non erano ancora state selezionate e certificate, quindi non esistevano in commercio. Fortunatamente, abbiamo potuto attingere dalla collezione ampelografica dell’università, dove abbiamo prelevato il legno di base. Se in vigneto il percorso è stato complesso e affascinante, in cantina non è stato da meno. In quarant’anni abbiamo avuto modo di vinificare la Favorita in moltissimi modi. C’è stata l’epoca dei bianchi fermentati in legno, quella delle macerazioni sulle bucce, quelle dei vini affinati sui propri lieviti.L1130814

Queste fasi le abbiamo vissute tutte e sperimentate tutte con la Favorita e ne abbiamo testato i risultati anche nel tempo, dopo anni di bottiglia. In altre parole, questi quarant’anni sono stati per noi un bellissimo percorso in cui abbiamo avuto modo di sviluppare un esperienza specifica di questo vitigno straordinario, contestualizzato in modo assolutamente alternativo rispetto alle sue origini.

La cosa più importante, però, è che questi quarant’anni sono tutti nel Fallegro di oggi.

Oggi infatti il Fallegro non è il risultato di una semplice vinificazione di uve Favorita, ma dell’assemblaggio di diverse micro-partite coltivate e vinificate in modo diverso. Nel Fallegro di oggi c’è una parte di uva coltivata mantenendo i grappoli ben riparati dal sole, e un’altra parte con i grappoli totalmente esposti.

C’è dell’uva coltivata sulla sabbia e altra su una base più calcareo-argillosa.

C’è una parte macerata sulle bucce, un’altra con i raspi e un’altra senza bucce.

C’è una parte che ha svolto la malo-lattica e un’altra no.

C’è una parte affinata sui lieviti in acciaio, un’altra in legno

e un’altra ancora senza fecce.

Insomma, nel Fallegro di oggi c’è veramente tutto ciò che abbiamo imparato negli ultimi quarant’anni.

Ho bevuto vini che voi umani…

L’unica concessione oltre i patrii confini è stata un’ottima bottiglia di Rieseling Renano arrivato fresco fresco insieme ai miei carissimi amici italo-tedeschi da Monaco di Baviera: Martinsthaler Wildsau 2012 delle Cantine Diefenhardt (11% vol.).

Per il resto, soltanto vini italiani e tra questi, non fotografati, i due Vermentino Lunae, sia l’etichetta grigia sia l’etichetta nera: due bianchi liguri di  Ortonovo (La Spezia) che mi piacciono tanto per davvero (e che consiglio con convinzione).

La faccenda che mi piace, e che mi inorgoglisce in maniera intima, è data dalla constatazione che tutti i vini che ho bevuto e gustato sono prodotti da miei amici di cui conosco vigne e cantine: un po’ come stare in loro compagnia. Anche qui un’eccezione per la Mavasia passita delle Lipari 2008 di Hauner: non conosco personalmente il produttore e non ho mai visitato le Isole Lipari, però questo è un vino che, tra i passiti, preferisco forse a ogni altro.

Tutti vini eccellenti: il Lysipp 2007 di Fattoria Serra San Martino, il Balciana 2011 di Sartarelli; Il Rossj Bass 2012 e il Barbaresco 2007 di Gaja; il Barolo 2009 e il Barolo Sarmassa 2008 di Brezza; il Cirò Damis 2005 Du Cropio (Giuseppe Ippolito), il Chianti 2011 Poggio Scalette (Vittorio e Alessandro Fiore), il Nebbiolo daBatiè 2011 con la grappa Ventanni di Gianni Gagliardo.

Ma tra tutti questi, ripeto tutti più che eccellenti, uno mi ha lasciato letteralmente senza parole e lo devo citare: il Barolo Sarmassa 2008 degli amici Brezza è un vino che tocca vertici difficili da trovare. Ho bevuto un vino di eleganza e finezza senza pari, con sentori balsamici e frutta e pepe di rara complessità e ampiezza che introducono un florilegio di gusti morbidissimi, armoniosi, sapidi e lunghi, tanto lunghi: una meraviglia che riesce, non so come, a nascondere i 14,5% vol.(!).  Lo avevo già provato qualche mese fa, ma non mi era parso così straordinario. Va’ a sapere….

Round Christmas: my food and beverage

Intorno alle feste tradizionali di Natale la nostra famiglia dà il meglio in fatto di vini e cibi particolari: questo succede in quasi tutte le famiglie italiane. Ma noi siamo privilegiati non soltanto dalla passione (faccenda anche questa abbastanza diffusa in Italia), ma soprattutto dal mio lavoro e dalle mie conoscenze.

A partire dal semplice pinzimonio: l’olio è toscano appena appena franto da uno specialista che lavora i suoi olivi in una zona di particolare pregio. Purtroppo, il pinzimonio è una specie di contraddizione: quando l’olio è al suo apice, non ci sono le migliori verdure e vegetali e quando queste (tra maggio e settembre) sono al meglio, l’olio è già troppo vecchio…

Poi, a esempio, il foie gras: me lo ha preparato l’amico chef  Nicola Di Tarsia, così come lo splendido tartufo bianco, il fagiano e la relativa ricetta (magnifica). Roba invece di casa nostra sono la delicatissima mousse di nasello e il magnifico sformato di carciofi: qui è mia moglie che è cuoca eccellente.

Il pesce è una nostra speciale caratteristica: da noi si mangia pesce che in tante altre case nemmeno conoscono; il fritto, fatto con una pastella particolare (usando il latte), è a base di triglie, acciughe e sarde; i calamari sono presi interi, ripuliti e poi tagliati. Il nasello, pesce magnifico, lo cucinano in pochi. Così come pochi conoscono la colatura di alici di Cetara: come preparare degli spaghetti (Garofalo) che sanno di mare in pochi minuti (devono essere al dente, ovvero bisogna sentire sotto i denti una certa consistenza…).

E poi ci sono i miei vini e i miei alcolici. L’Invernenga è un vino autoctono che proviene dalla vigna cittadina di Brescia (4 ettari): questo è del 2006 ed è una vera chicca. Poi c’è il Lysipp dei miei amici tedeschi di Fattoria Serra San Martino: questo magnum è un 2007, con un Montepulciano semplicemente grandioso. Barbaresco Gaja 2007: qui non c’è bisogno di dire niente. Del Balciana 2011 di Sartarelli ho parlato mille volte (con il foie gras è divino).

Ma quest’anno ho goduto in particolare il distillato. Questa grappa di Barolo Ventanni di Gianni Gagliardo è un prodotto con una storia particolare ed è fuori commercio: si tratta di una partita di grappa lasciata per molti anni dentro una botte e poi certificata di anno in anno. A questi livelli la grappa può fare a gara con i grandi brandy, cognac, rum e addirittura con i whisky di single malt: una complessità e un’eleganza davvero senza pari.

Salute.

L’essenza del cibo

http://www.fattoria-casabianca.it/it/azienda/prodotti/extravergine-casabianca2

L’olio me lo ha mandato il mio amico Patrick Spencer, californiano di nascita (di Sacramento, la capitale) e ormai toscano d’adozione: in questo periodo una delle mie massime aspirazioni alimentari è data dalla possibilità di gustare l’olio appena franto: tra un mese, come ben sanno soprattutto i toscani, avrà un altro sapore e i profumi non saranno più quelli, straordinari, di questi giorni.

Quest’olio è spremuto da Aldo Liquori (che non conosco personalmente) dalle olive maturate nei suoi circa dieci ettari di olivi posti a circa 340 mslm in località Bùcine, Val d’Ambra, in provincia di Arezzo. La sua composizione è costituita dalle varietà Frantoio 75%, Leccino e Moraiolo 10% e Pendolino 5%, si chiama Poggio al Sole ed è un olio di aromi straordinari e di altrettanto eccellente palato; piuttosto fine ed elegante rispetto a certi olii toscani, non presenta quelle note piccanti che a certi buongustai possono recare fastidio. Nella Fattoria Casabianca si producono anche vini (17 ettari) a base Sangiovese e Trebbiano, con Merlot e Chardonnay: pare siano ottimi e certo bisognerà valutarli, se la qualità è quella di quest’olio sopraffino….

Gustarlo sopra una frisella (o una fetta di pane vecchio di qualche giorno) in compagnia di origano (del Gargano), sale (dell’Himalaia) e aceto di produzione personale (la mia è una ricetta complicata) per me rappresenta il massimo dell’essenza del cibo. E poi, chiaro, un Nebbiolo come si deve: per esempio il daBatié (da battezzare, letteralmente, in piemontese) 2011 di Gianni Gagliardo. Niente di meglio!

Del Nebbiolo

Fu una strampalata giornata di luglio: fredda, umidiccia, piovosa, scolorita. Ero in Langa, tra La Morra e Barolo, per lavoro. Personaggi del vino, parole importanti dedicate al vino, certo, ma soprattutto alla terra, alla vigna alla vigna e alle vigne ancora: senza un frutto come si deve non si va da nessuna parte, e meno che mai si dovrebbe andare in cantina.

Tra parole e frasi, sempre condivise, qualche assaggio più per compagnia che per valutazioni professionali: una Favorita qui, un Nebbiolo giovane là, un Nebbiolo più strutturato più  oltre ancora.

Finito il lavoro, scelsi di fare un salto con relativo boccone dagli amici di RossoBarolo: gli impegni e l’adorabile caos di Collisioni 2013 mi avevano impedito di goderne dell’atmosfera rilassata e della buona cucina.

Scegliere il cibo non fu, come al solito, una questione complicata; in una giornata come questa andava benissimo un classico autunnale: battuta di fassona (rigorosamente con lo spicchio d’aglio…) e un coccoloso brasato di Barolo con polentina e verdure bollite. Scegliere il vino, dopo una giornata di vini, fu come sempre una specie di problematico dilemma. Barolo? Oggi, no! Barbera? Ma no, neanche di quella ho voglia. Vediamo di bere magari un Nebbiolo, ma che non sia troppo impegnativo….

La carta dei vini di RossoBarolo ha una caratteristica per davvero unica: i ricarichi sono risibili. Spesse volte si trovano bottiglie con prezzi inferiori a quelli di certe enoteche cittadine: sarà la concorrenza qui a Barolo, forse.

Comunque, dopo averne valutati almeno una quindicina ho scelto il Marghe 2011 di Damilano. Ne trattai in un articolo scritto per Horeca, due o tre anni fa (è riportato sul mio ultimo libro Di Vino e d’altro ancora). E poi, altro che Km zero: il negozio Damilano sta dirimpetto al ristorante, in via Roma….

Lo ricordavo vino piacevole. Invece ho riscoperto un Nebbiolo eccellente: colore rubino con riflessi granata, abbastanza scarico; olfatto portentoso, intense note di spezie, caffè e tabacco in un contesto di confettura di amarena; al palato un vino delicato dai tannini gentili e con una franchezza e un’armonia di rilievo notevole. Magari, ecco, di non lunghissima persistenza in gola: ma siamo davvero al dettaglio irrilevante.

Me ne sono goduta, da solo, una buona mezza bottiglia che mi è servita a alimentare profonde considerazioni, tra me e me, a proposito del Nebbiolo.

Ecco le mie elucubrazioni, in estrema sintesi: si parla tantissimo del Barolo (a ragione, e io ne sono un’esempio), tanto del Barbaresco e delle varie e ottime Barbera; assai meno ci si occupa del Nebbiolo.

E’ un errore!

Questo vino, quale che ne sia l’interpretazione (più moderna, con l’uso di legno piccolo; più tradizionale con acciaio e legno grande) e quale ne sia la posizione della vigna (sono differenti i Nebbiolo di Barolo e La Morra da quelli roerini e da quelli di Serralunga e Monforte), è un vino straordinario. Elegante, complesso, sapido, persistente: compagno a tutto pasto e meno invasivo, arrogante, assoluto del Barolo che è sempre un padrone esigente.

Nelle fotografie sopra alcune bottiglie di Nebbiolo, tutti differenti uno dall’altro ma tutti di grandissima qualità: da quello strepitoso di Caviola che fa impallidire molti Barolo al Malora di Terre da vino (Nebbiolo e Barbera in legno piccolo); dal Roccardo di Rocche di Costamagna ai classicissimi Nebbiolo di Brezza. E ancora, i roerini eccellenti di Gagliardo. Tutti vini notevoli e non ho riportato le immagini delle bottiglie dei Nebbiolo di Bartolo Mascarello, di Colla, di Giacomo Anselma

Un vino che si colloca entro un ventaglio di prezzi compreso tra i 10 e i 25 € e di qualità sempre elevata.

Considerazione personale: senza nulla togliere ai grandi Nebbiolo, io preferisco quelli giovani e beverini, magari (nella stagione calda) anche qualche grado più freddi di quello che predica la vulgata (14/15°).

Signori: si beva più Nebbiolo!

Cd cover Esagono Wine Notes

http://www.vincenzoreda.it/ascoltiamo-il-barolo-sorseggiando-jazz/

http://www.vincenzoreda.it/wine-notes-by-esagono-al-castello-di-barolo/

http://www.vincenzoreda.it/barolo-art-works-for-cover-jazz-cd-esagono/

Wine Notes by Esagono al Castello di Barolo

In occasione dell’annuale Asta del Barolo, organizzata dall’Accademia del Barolo (cui aderiscono 14 tra i migliori produttori di questo straordinario vino), il gruppo jazz-rock Esagono di Torino ha presentato in anteprima sei dei dieci brani contenuti nel nuovo disco, appena registrato e in uscita a fine mese: Wine Notes. Sono tutti brani originali ispirati ai migliori cru del Barolo, cui il lavoro è dedicato, composti dal musicista (tastierista) Marco Cimino. A Barolo l’Esagono ha eseguito: Cannubi, Lazzarito, Brunate, Ginestra, Sperss e Annunziata.

Inutile sottolineare il grande apprezzamento mostrato dal pubblico: pubblico di produttori, giornalisti, comunicatori, appassionati del mondo del vino.

Un grazie particolare alla famiglia Gagliardo che ha voluto questo concerto (ricordo che l’immagine sul CD è tratta da un mio quadro dipinto con il Barolo Gianni Gagliardo 2009 e che la copertina della brochure è tratta da un altro quadro, questo dipinto con il Barolo Sarmassa 2008 dei Marchesi di Barolo).

Il prossimo appuntamento è previsto il 4 luglio prossimo nelle cantine di Gianni Gagliardo a La Morra.

Preve 2007 by Gianni Gagliardo for Taiwan

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In formato 35×50 cm (circa) questo lavoro complesso (complesso perché il vino in certe linee si presenta in leggero rilievo e questa tecnica è un mio esperimento esclusivo che forse meriterebbe un brevetto) mi è stato richiesto per un omaggio di matrimonio in un paese lontano: Taiwan.

Mi pare etico non fornire dettagli ulteriori.

Ma il lavoro m’è venuto bene assai e ne sono soddisfatto (dopo oltre una settimana di lavoro).

Asta del Barolo 2013

Le aste in genere e quelle del vino in particolare non mi appassionano e neanche m’interessano, ma l’annuale Asta del Barolo, organizzata a cura dell’Accademia del Barolo al Castello dei Falletti, è sempre un evento che d’essere considerato con parametri che stanno ben oltre le mere considerazioni economiche che di solito contraddistiguono queste manifestazioni.

Comunque, mi pare doveroso fornire alcuni dati tecnici riguardanti questa XIV edizione dell’Asta. Sono stati battuti 27 lotti, tutti assegnati per un valore complessivo di 33.910 €. I prezzi più alti sono stati conseguiti dal lotto n. 10 (6 magnum del Preve 2000 di Gianni Gagliardo, millesimo memorabile di un Barolo sempre tra i migliori) per un’offerta di 3.050 € (base d’asta di 800 €) e dal lotto n. 27 (14 bottiglie, una per ogni produttore socio dell’Accademia, comprese tra i millesimi 1996 e 2005), assegnato a 4.400 € (con base d’asta di 1.500 €).

La vera emozione me l’ha regalata Roberto Cerea con i suoi piatti sensazionali, tra i quali segnalo quello che mi ha preparato apposta per sostituire i Casoncelli con taleggio (io non posso mangiare latticini): una semplice proposta di melanzane e zucchine grigliate con una salsa di piselli al cardamomo. Piatto di equilibrio e complessità straordinarie nella sua apparente semplicità: di rado ho avuto modo di gustare qualcosa di meglio, e lo dico in senso assoluto.

Roberto Cerea è figlio di Vittorio Cerea: classe 1936, scomparso prematuramente il 31 ottobre 2005, poche settimane dopo che lo storico locale Davittorio era stato trasferito da Bergamo nella campagna della Cantalupa a Brusaporto (pochi chilometri a est di Bergamo). Vittorio, con la passione della cucina coltivata ancora ragazzo, aveva aperto questo prestigioso locale nel 1966 con la moglie Bruna. La prima stella Michelin era arrivata presto negli anni Settanta. La seconda venne guadagnata nel 1996. La tanto sospirata terza è giunta nel 2010 (ricordo che nel 2013 le 3 stelle Michelin in Italia sono soltanto 7!). Vittorio ha lasciato a sua moglie Bruna e a 4 dei suoi cinque figli l’eredità della sua passione: Enrico e Roberto in cucina, Francesco a occuparsi di una eccelsa carta di vini e l’ultimogenita Rossella a curare l’accoglienza del ristorante e della dimora annessa (il locale fa parte della prestigiosa selezione mondiale Relais&Chateau). Barbara Cerea ha “tradito” la famiglia e gestisce a Bergamo il caffè-pasticceria Cavour 1880 (curiosità: suo marito è il maestro pasticcere del ristorante di famiglia).

Ho ricordato il piatto di verdure ma anche gli altri (vedi sopra) erano di assoluto livello. Ad accompagnare le preparazioni di Roberto ben 13 Barolo 2009: troppi! Presenti tutti i soci (meno Roberto Voerzio, credo perché il suo Barolo 2009 non sia ancora pronto) con i loro Barolo, ma davvero troppi da essere ben gustati e valutati durante un pranzo del genere. E io personalmente mi sono limitato ad assaggi privi di ogni intenzione critica; per valutare un Barolo occorre avere tempo, bisogna che il vino prenda aria quantomeno per diversi minuti nel bicchiere e questo diventa impossibile in situazioni del genere.

Al banchetto erano presenti tutti i produttori e molti personaggi di rilievo. Tra questi, segnalo Marco Berry (torinese, si chiama Marco Marchisio) che si è prodotto in uno dei suoi famosi numeri di prestigiatore e il sommelier italo-svizzero Paolo Basso, campione del mondo dei sommelier 2013 che era al tavolo tra Stefano Gagliardo e me. Due persone di grande interesse di cui riporto qui sotto i rispettivi web-site che invito a consultare.

www.davittorio.com

www.paolobasso.ch

www.marcoberry.it

www.accademiadelbarolo.com

Stefano Gagliardo e il suo Barolo

Con Stefano si è instaurato un feeling naturale. Non succede spesso, ma quando succede costituisce sempre un bel fatto, una bella sorpresa.

Stiamo lavorando per realizzare alcuni progetti stimolanti, ma l’occasione mi è utile per parlare del suo Barolo 2009, bevuto en primeur. Ne ho avuta qualche bottiglia che mi serve per illustrare la copertina del Cd, prodotto dall’Esagono e dedicato ai cru del Barolo con composizioni originali, ispirate direttamente da questo vino elegante e sontuoso e composte dal musicista Marco Cimino.

Un Barolo che mi ha lasciato davvero sorpreso: in maniera assai positiva. Bere un Barolo appena appena nato e scoprirlo già armonioso, elegantissimo e con i tanto celebri tannini che invece di essere di cartavetro sono (esagero un po’) di seta è una sensazione strabiliante per un esperto. L’ho bevuto insieme a altri Barolo più vecchi e valutati con il massimo dei voti da varie guide e non aveva niente da invidiare a questi cugini più maturi, davvero. Comunque, un Barolo che si sente ancora fresco infante e con tanta strada davanti: strada che porta verso ulteriore finezza, verso ulteriore eleganza. Viene spremuto dalle uve delle vigne intorno alla sede dell’azienda in località Serra dei Turchi, sotto Santa Maria nel comune di La Morra; le esposizioni dei terreni sono particolari, con una bella fetta rivolta verso ovest e sud-ovest. Il risultato, ripeto, è davvero notevole.

Ne abbiamo parlato nel nostro ultimo incontro al bar del Circolo dei Lettori di Torino: ambiente fascinoso in cui parlare di vino e di progetti futuri è quantomeno piacevole. E di buon auspicio.

Salute.

Il colore dei miei auguri per il 2013: Dolcetto di Gianni Gagliardo

Dopo tante bevute, tanti incontri, tante valutazioni e un sacco di pensamenti e ripensamenti – più di quanto al solito mi succede – ho scelto il Dolcetto del cui colore, i suoi fantastici antociani, mi servirò per dipingere i miei 73 biglietti di auguri quest’anno.

Ho scelto questo vino, di questo produttore di La Morra, per diversi motivi. Innanzi tutto perché ho trovato in Stefano Gagliardo – primogenito della terza generazione il cui capostipite fu Paolo “Paulin” Colla – una persona di rara sensibilità in generale, ma soprattutto verso l’arte. Parlo di Stefano perché è stato il mio interlocutore principale: ma tutta la famiglia, a partire da Gianni, il patriarca, con gli altri due figli Alberto e Paolo, dimostra una rara propensione verso l’eleganza, quella semplice e rigorosa: dunque quella autentica. Eleganza e armonia dei loro vini; eleganza e rigore nelle etichette e in tutta quella che costituisce la comunicazione dell’azienda.

Produttori medio piccoli di grande qualità (180.000 bottiglie), oltre a diverse tipologie di eccellenti Barolo, hanno nella Favorita Fallegro il loro prodotto più importante, ma non scordano il Dolcetto da cui è partito il nonno Paulin.

Dolcetto d’Alba 2011 prodotto con l’assemblaggio di uve coltivate in diversi piccoli vigneti (da Monicello d’Alba, La Morra, Barolo, Serralunga e Monforte): vino elegante come di rado capita con i Dolcetto; di alcol moderato, 12,5% vol., come di rado succede in questo periodo di riscaldamento globale. Comunque, con un bel rosso rubino carico e sfumature viola, peculiare di questo vino che oggi non gode di particolare fortuna, pur se meriterebbe ben altra considerazione da parte dei consumatori, non soltanto piemontesi e italiani.

Ho ancora da decidere il soggetto degli auguri: forse un glifo maya?

Gianni Gagliardo

Paolo Gagliardo è il più giovane dei tre figli di Gianni: il primo della famiglia che incontro, si occupa delle questioni commerciali. Ma devo aspettare Stefano, il primogenito e Amministratore Delegato dell’azienda: sarà questi che mi racconterà la storia della sua famiglia.

Mentre Stefano mi racconta con orgoglio e passione la storia della sua famiglia, penso a Vinicius de Moraes, dolcissimo poeta e cantautore brasiliano: «Amico, la vita è l’arte dell’incontro».

L’incontro è quello che avvenne nei primissimi anni Settanta tra un giovane roerino, rappresentante di pitture e vernici – astemio – e la figlia di un vignaiolo originario di Diano d’Alba che aveva acquistato una cascina e alcune vigne in questa frazione di La Morra.

Paolo Colla, “Paulin”, proveniva da una famiglia di vignaioli di Santo Stefano Belbo e a Diano possedeva vigne di Dolcetto: il suo chiodo fisso, però, era quello di produrre Barolo.

Nel 1973 Gianni, che arrivava da un’umile famiglia di Monticello d’Alba, in pieno Roero a due passi da Santa Vittoria, sposa Marivanna e un anno dopo nasce Stefano, il primogenito; seguiranno Alberto nel ’78 e Paolo nel 1986.

Dal 1974 egli comincia a occuparsi, insieme al suocero, di vigne e di vino.

Nasce in quegli anni la ricerca, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, sul vitigno Favorita, clone piemontese del marinaio Vermentino. Vengono selezionati i cloni che saranno poi sviluppati per essere coltivati: di questo vitigno, oggi abbastanza conosciuto, si può affermare che più di ogni altro Gianni Gagliardo fu il pionieristico riscopritore e valorizzatore.

A quel punto Gianni si appassiona per davvero al suo lavoro e, sempre con l’aiuto di Paulin, comincia a sviluppare il progetto di quella che oggi è diventata la Cantina Gianni Gagliardo, azienda con caratteristiche peculiari uniche.

Paulin è chiamato dalle celesti vigne nel 1981: abbandona le sue terrene, soddisfatto e certo di lasciarle in mani sicure.

Come accennato sopra, nel 1986 Gianni, ritrovandosi con tre figli maschi, decide di creare il nuovo brand che sarà costituito dal suo nome: Gianni Gagliardo.

Oggi le vigne si estendono per circa 20 ha. e sono tutti appezzamenti abbastanza piccoli, situati (più o meno al 50%) tra Roero e Langa: Monticello, Barolo, La Morra, Monforte e Serralunga. L’azienda produce circa 180.000 bottiglie.

Gianni Gagliardo – Loc. Serra dei Turchi, 88 – 12064 La Morra (CN) Italy

Tel. +39 0173 50829   Fax. +39 0173 509230

www.gagliardo.it     gagliardo@gagliardo.it