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Incontro con l’Av. Bruno Segre

Dopo aver recensito la biografia “Non mi sono mai arreso” scritta dal mio caro amico Nico Ivaldi, questi mi ha portato finalmente a conoscere di persona Bruno Segre. Siamo andati a trovare questo magnifico 93enne – che i suoi anni li porta in maniera spettacolare, nel fisico, nella mente e nello spirito – presso il suo studio di via della Consolata, situato in un austero palazzo secentesco, quasi di fronte alla cattedrale barocca tanto cara ai torinesi.

Il personaggio è di un interesse straordinario: una lucidità e un’umanità che in maniera disarmante effonde intorno a sé; eppoi, una memoria storica depositata negli strati resi ormai compatti da una lunga vita in cui non ha sprecato un attimo del suo tempo.

Sentir raccontare, sempre con lucidità e semplicità quasi disarmanti, del monocolo di Paolo Monelli o delle vicende che lo videro per anni a stretto contatto con “Napoleone” Giulio De Benedetti, inarrivabile direttore de La Stampa (ideatore, tra l’altro, della rubrica Specchio dei Tempi), è stata per noi un’esperienza quasi mistica.

Alcuni aneddoti sono esilaranti: indimenticabile quello del cronista un poco tardo che, sollecitato dal grande direttore a essere un poco più lirico nelle sue cronache, arrivò il giorno appresso con un fatto di “nera” messo in versi! E quando il direttore, sconsolato, cercò di spiegargli che intendeva semplicemente che la sua prosa dovesse essere un poco più scorrevole, più musicale, se ne arrivò con un violino….La carriera giornalistica del povero cronista durò poco: fu paracadutato a dirigere un negozio!

Rimando alla lettura del volume di Nico Ivaldi, di cui riporto il link del mio articolo. E quanto a Bruno Segre: che il signore, o chi per lui, gli conservi (a lungo) la vista, come si dice da noi.

http://www.vincenzoreda.it/nico-ivaldi-non-mi-sono-mai-arreso-intervista-allavvocato-bruno-segre/

Igor Man

IGOR MANIl vecchio cronista, l’Inviato speciale è stato incaricato dell’ultimo, il più importante servizio: siamo certi che saprà ricavarne un pezzo dei suoi, uno di quei pezzi densi di umana semplicità, ma forti, diretti, che tutti sanno capire e apprezzare.

Giulio De Benedetti di meriti tanti ne ebbe: non certo l’ultimo fu quello di chiamare un non più giovanissimo giornalista catanese che lavorava a Il Tempo: Igor Manlio Manzella (nato a Catania il 9 ottobre 1922, figlio di un intellettuale siciliano e di una nobildonna russa in esilio).

Da quel lontano 1963 il cronista, l’Inviato speciale è invecchiato scrivendo guerre e personaggi per i lettori: Vietnam, Medio Oriente, Africa, America Latina e il Che, JFK, Krushev, Padre Pio, Madre Teresa, Gheddafi, Golda Meir…

Studioso di religioni, è stato uno dei massimi esperti di politica e cultura islamica nel nostro Paese. Questo librino, edito nel novembre 2001 (l’occasione di un classico instant-book – dovuta all’9/11 – che però diviene un piccolo classico) da La Stampa, direttore Marcello Sorgi, è uno dei miei volumi più consultati.

“Quando il sole sparì dietro il Circeo, Mariarosa, gentilmente,  guidò una piccola visita alla casa. fino allo studio di igor, dove ancora troneggiava la mitica «lettera 22» dei grandi inviati e una serie di storiche foto, con Gheddafi, con i re del Marocco e di Giordania, nel deserto, a Camp David, in un bar libanese, in via Veneto con Fellini e Mastroianni, fino al trofeo più importante: Igor Man giovanissimo a Cuba con il «Che».                                                                                                                        

Caffè, tè, pasticcini zuccherosi e biscotti all’anice, serviti su preziosi vassoi e fazzoletti ricamati, conclusero la giornata. O almeno, pensammo noi, la concludevano. Era sera, facemmo per alzarci, salutare e ringraziare. «Ma come!», si sorprese Igor, «io pensavo che avremmo fatto una passeggiata, chiacchierato ancora un po’ in attesa di cena, e poi passato insieme la serata. C’è una splendida luna piena», aggiunse, per invogliarci. La luce pallida e lo splendido cielo stellato, invece, ci fecero compagnia sulla strada del ritorno…..”. Questo brano è tratto dall’introduzione di Marcello Sorgi (“Igor d’Arabia”) al librino di Igor Man “Islàm dalla A alla Z – Dizionario di guerra scritto per la pace” e dedicato “A Mariarosa: come sempre”.

Ogni volta che scompare una persona si perde un universo, ma certi universi sono più vasti e più preziosi di altri.

Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà

Giampaolo Pansa è nato il mio stesso giorno, qualche anno prima: 1 ottobre 1935, a Casale Monferrato. Si laureò a Torino con Alessandro Galante Garrone. Esordì come cronista (reportage sulla tragedia del Vajont, 1963) ne La Stampa di Giulio Pansa 1Napoleone De Benedetti. Lavorò poi in molti altri giornali prima di approdare, nel 1977, a Repubblica fondato un anno prima (14 gennaio 1976) dai Gemelli Caracciolo e Scalfari. Ne divenne poi condirettore assieme a Gianni Rocca. Rimase a Repubblica fino al 1991, quando lasciò il quotidiano per scrivere su Espresso del suo amico Claudio Rinaldi (è commovente il ricordo che ne scrive sul libro). Abbandonò il Gruppo Editoriale L’Espresso nel 2008. Dopo una collaborazione con Il Riformista di Polito, oggi, ahimè, scrive il suo Bestiario su Libero di quel bellimbusto di Belpietro.

Nel 2003 pubblicò Il mondo dei vinti: libro che tratta dei crimini commessi dai partigiani durante le terribili vicende successive alla Liberazione. Gliene dissero di tutti i colori e soprattutto i Sinistri: quelli per i quali la Verità e il Verbo a loro soltanto appartiene, senza se e senza ma.

Pansa lo seguo da sempre e da sempre mi piace il suo stile stringato, pulito; le sue opinioni chiare, sempre espresse in maniera diretta e mettendoci in bella evidenza la faccia.

Mi sono divorato questo libro in un paio di notti insonni, incollato alle pagine che sono la testimonianza unica di almeno tre decenni della storia del nostro Paese, della storia del giornalismo e dell’editoria del nostro Paese; con tutte le implicazioni legate ai poteri forti, alla politica, alla cultura.

Lavoro lucido, mai acido, mai tendenzioso: condivisibile o meno, ma sempre diretto e argomentato da chi narra in prima persona di fatti e personaggi che ha frequentato e conosciuto a volte fin nelle viscere.

«[...] Poi Eugenio (Scalfari) e Ciriaco (De Mita) fecero la pace. Ripresero a telefonarsi, a incontrarsi, a consigliarsi, mentre uno intervistava l’altro. Spesso succede così nell’esistenza delle coppie di sposi o di amanti. E pure nella caricatura balorda della vita che chiamiamo politica

«[...] Il secondo incontro con Berlusconi fu più disteso. Avvenne durante la campagna elettorale del 1983 negli studi televisivi di Pansa 2Canale 5, Mediaset aveva programmato una serie di interviste da affidare a giornalisti in parte esterni al gruppo. E mi era stato chiesto di interrogare due leader della sinistra, Berlinguer e Craxi. Mi è rimasta nella memoria la visita del segretario comunista agli studi di Canale 5, Berlinguer aveva un’espressione malinconica, mentre Berlusconi sprizzava felicità nell’illustrare le meraviglie elettroniche della sua tv. A un certo punto il cavaliere strillò “Onorevole, adesso diamo un’occhiata a un po’ di ragazze!”. E mostrò al capo del PCI le scenografie approntate per una commedia musicale, My fair lady. Nei televisori apparve una sfilata di ballerine mezze nude. Silvio esultava: “Ha visto che gnocche, segretario! Le ragazze svestite fanno sempre alzare l’audience di un programma e non soltanto quello!”. Berlinguer non aprì bocca. Ma la sua faccia parlava per lui e diventò sempre più grigia. Enrico e Silvio erano esseri umani che venivano da pianeti opposti, destinati a non incontrarsi mai. Invece la distanza fra Craxi  e Berlusconi era assai più ridotta. Me ne resi conto un giorno di metà settembre 1983 [...] Trovai Bettino rilassato e di ottimo umore. Mi disse: “Berlusconi si è invaghito di te. Non capisco come mai. Forse ti avrà notato fare quelle maledette interviste elettorali a Canale 5. Anche con me ti sei comportato come un cane rabbioso, con la tua raffica di domande carogna! “Insomma, sei piaciuto a Silvio” continuò Bettino. “E lui mi  ha chiesto di parlarti. Vuole offrirti il posto di capo delle news televisive. Se questo incarico non ti piace, potresti fare il condirettore del Giornale di Montanelli. Anche Indro è d’accordo. Berlusconi è pronto a pagarti uno stipendio difficile da rifiutare. Penso sia il doppio di quello che ti passa Scalfari.“. La proposta mi sorprese. Ma risposi subito di no.».

Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, pp. 325, 19,00 €, Rizzoli, Milano febbraio 2013 (I ed.)

L’ospedale pediatrico di Hargesia (Somalia) a Antropos

La trasmissione Antropos, ideata e curata da Giorgio Diaferia, da anni in onda su Quartarete Tv (canale 11 del digitale terrestre ha ospitato il Prof. Piero Abbruzzese, chirurgo pediatrico, che ha illustrato la bellissima iniziativa che vede un gruppo di persone illuminate impegnato nella costruzione di un ospedale pediatrico a Hargesia in Somalia, uno dei paesi più poveri del mondo. Questa straordinaria iniziativa è supportata da Specchio dei Tempi, rubrica storica del quotidiano La Stampa (ideata a suo tempo dal vulcanico direttore Giulio De Benedetti) con in testa Angelo Conti e da un gruppo diretto dall’imprenditore Marco Berry.

Pur essendo ormai in fase di ultimazione, l’iniziativa necessita ancora di molto supporto economico: se si vuol fare del bene in maniera disinteressata e sapere con certezza e trasparenza come vengon utilizzati i propri quattrini così destinati, io consiglio di appoggiare questa formidabile iniziativa.

Piero Abbruzzese, intervistato da Antonella Frontani, ha illustrato da par suo l’iniziativa che ha come obiettivo primario l’assistenza ai bambini somali. La trasmissione sarà in onda il 19 dicembre alle 20.00 sul canale 11 del digitale terrestre.

Per informazioni, rivolgersi a Specchio dei Tempi, La Stampa (Torino).