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Go Wine, 2017 “Bere il Territorio”

 

GIOVEDÌ 2 febbraio 2017

Torino – Starhotels Majestic **** – Corso Vittorio Emanuele, 54

 “BERE IL TERRITORIO”

L’Associazione Go Wine propone a Torino con una serata dedicata al Concorso Letterario Nazionale “Bere il Territorio” e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere l’iniziativa un punto di riferimento per i giovani appassionati al mondo del vino e della scrittura.

Durante la serata verrà consegnato il premio speciale “Vino d’Autore” alla scrittrice Sveva Casati Modignani, vincitrice di questa edizione, che alle ore 18.30 verrà intervistata dal giornalista Bruno Quaranta, del quotidiano La Stampa-Tuttolibri.

 A seguire, un interessante banco d’assaggio durante il quale sarà possibile degustare la selezione dei vini delle aziende italiane che compongono il comitato sostenitore del concorso e di quelle che sostengono il progetto culturale durante lo specifico evento di Torino.

Tra questi, mi piace segnalare  Mariuccia Borio  (http://www.cascinacastlet.com/) e i suoi vini, Barbera quasi in esclusiva. Li frequentavo quarant’anni fa e poi negli anni Ottanta ero stato suo cliente, tra i primi ad apprezzare Policalpo e Passum. Oggi, oltre a un ottimo rosato (80% Barbera e 20% Nebbiolo), ho scoperto l’Uceline da uve autoctonissime di Uvalino, un rosso di vendemmia tardiva sublime. 3/4000 bottiglie da 1,6 Ha. Ho gustato il 2011. Una rivelazione.

Go Wine: in compagnia di friulani e veneti

Consueta, e gradita assai come al solito, presentazione di vini presso lo Starhotel Majestic (C.so Vittorio Emanuele, 54 a Torino) a cura di Go Wine.

Questa l’odierna offerta:

Consorzio Tutela Vini Friuli Colli Orientali: 

- Aquila del Torre  – Povoletto (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano At 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc At2012

- Cencig Irene  – Cividale del Friuli (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc 2012

- Eugenio Collavini  – Corno di Rosazzo (UD)

Colli Orientali del Friuli Ribolla Gialla Turian 2012

- Cucovaz Omar – Corno di Rosazzo (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Ribolla Gialla 2012

- Ermacora Dario e Luciano – Premariacco (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Ribolla Gialla 2012

- Fedele Giacomo – Corno di Rosazzo (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc 2012

- Gigante Adriano – Corno di Rosazzo (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc 2012

- La Magnolia – Cividale del Friuli (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc 2012

- Marinig Vigna Angeli – Prepotto (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc 2012

- Scubla Roberto – Premariacco (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc 2012

- Valchiarò – Torreano (UD)

Colli Orientali del Friuli Friulano Nexus 2012; Colli Orientali del Friuli Sauvignon Blanc 2012

Il Dominio di Bagnoli - Bagnoli di Sopra (PD)

Spumante Friularo Il Velato vinificato in bianco 2006 sui lieviti

Kettmeir  – Caldaro (BZ)

Metodo Classico Brut Rosè Athesis Alto Adige; Pinot Nero Maso Reiner Alto Adige 2010

Santa Margherita – Fossalta di Portogruaro (VE)

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut “52  Rive di Refrontolo 2012; 

Luna dei Feldi Vigneti delle Dolomiti Igt 2012

Suliè - Vini sui Lieviti – Leoricci – Susegana (TV)

Conegliano Valdobbiadene Prosecco 2012 sui lieviti; 

Colli Asolani Prosecco 2012 sui lieviti 

Tenuta Chiccheri – Tregnago (VR)

Spumante Brut Metodo Classico Cuvèe del Fondatore 2009;

Amarone della Valpolicella Vigneto di Campo delle Strie 2008

Vignalta - Arquà Petrarca (PD)

Spumante Brut Metodo Classico Nature Pas Dose

Colli Euganei Rosso Gemola 2007Bagnoli di Sopra (PD), con il Friularo, già apprezzato ai tempi della Serenissima

 Ho gustato diversi vini, soprattutto l’amato Friulano (davvero eccellente quello di Gigante, un 2012 da 15%vol. che assolutamente non si sentono ma si ascoltano gli echi di vigne vecchie di molti decenni; ottimo anche lo Scubla, ma direi tutti di eccellente qualità, com’è costume da queste parti), qualche Ribolla Gialla e un ottimo Sauvignon Blanc.
Mi sono poi fermato a sentire i Valpolicella e l’Amarone della veronese Tenuta Chiccheri: tutti rossi eccellenti tra cui mi è assai piaciuto il Valpolicella Ripasso 2011, pur se il loro Amarone 2007 è certo un gran vino: ma io non sono un grande appassionato di questa tipologia che, penso, vada molto meglio per l’esportazione (russi e americani, soprattutto: che hanno gusti particolari…).
La scoperta, perché di grande sorpresa s’è trattato, m’è capitata presso il tavolo dell’azienda veneta Vignalta. Ho cominciato con un bianco (Agno Casto 2011: uvaggio Manzoni) più che buono; ho proseguito con le varie tipologie di rossi bordolesi (uvaggi di varie percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon e Franc): eccellenti il Marrano 2008 e, soprattutto il Gemola 2007. E pensavo di aver concluso, non fosse stato per l’insistenza, cordiale, di Claudio Serena (resp. commerciale Italia): avrei per forza dovuto assaggiare il loro passito Alpianae 2009 DOCG.
Ho ceduto, dicendo che sarei tornato al termine del mio giro di assaggi: un passito non può che essere l’ultimo vino, essendo sempre troppo prepotente, troppo violento bucaniere di olfatto e palato.
E m’è andata bene: un passito di sensazionale complessità; elegante, armonioso, lunghissimo. Me ne sono invaghito e lo consiglio con serena convinzione. La mezza bottiglia non supera i 20 euro e ne producono poche migliaia. Il vitigno è Moscato Giallo che nei Colli Euganei chiamano Fior d’Arancio (ma è il Goldmuskateller dell’Altoadige e il Moscato Cipro o Sirio di altre parti d’Italia: vitigno di origine greca il cui nome deriva dal latino “muscum“: muschio).
Ho lasciato la sala felice e nella bella metropolitana di Torino ancora palato e gola erano assediati dai lunghissimi e assai gradevoli sentori di questo passito eccezionale per davvero.
Anche oggi, come quasi sempre, m’è andata bene. Salute.
GO WINE: Francesco Guccini Maestro di Bere il Territorio

Ricevo dall'Ufficio Stampa Go Wine e volentieri pubblico.

In dirittura finale l’iniziativa di Go Wine

FRANCESCO GUCCINI È “IL MAESTRO”

DELLA XII° EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO

“BERE IL TERRITORIO“

 

La cerimonia di premiazione del Concorso è in programma ad Alba sabato 16 marzo

Al cantautore e scrittore Francesco Guccini è stato assegnato il riconoscimento “Il Maestro di Bere il Territorio”, nell’ambito della dodicesima edizione del Concorso letterario nazionale promosso da Go Wine.

GucciniIl premio sarà ritirato nell’ambito della cerimonia di premiazione del Concorso che si svolgerà sabato 16 marzo presso il Teatro Sociale G. Busca di Alba dalle ore 10.30.

Giunge così al termine l’iniziativa che Go Wine ogni anno propone allo scopo di diffondere una cultura positiva del consumo del vino di qualità.

Il riconoscimento al “Maestro” è stato istituito a partire dalla terza edizione e si propone di premiare importanti figure della cultura italiana, che possano essere di riferimento per i più giovani o testimoni di un particolare rapporto con l’identità dei luoghi e della civiltà materiale che li caratterizza.

Con Francesco Guccini saranno presenti in Teatro i giovani vincitori delle varie sezioni del Concorso che saranno annunciati direttamente nel corso della cerimonia.

Il riconoscimento de “Il Maestro” è stato nelle precedenti edizioni attribuito a Luigi Meneghello, Niccolò Ammaniti, Claudio Magris, Lorenzo Mondo e Gianmaria Testa,  Sebastiano Vassalli, Dacia Maraini, Alberto Arbasino, Enzo Bettiza, Franco Loi.

La giuria del Concorso è composta da Giorgio Barberi Squarotti (Università di Torino), Gianluigi Beccaria (Università di Torino), Valter Boggione (Università di Torino) e Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Gigi Brozzoni (Direttore Seminario Veronelli), Massimo Corrado (Associazione Go Wine), Salvo Foti (Enologo).

Sostengono questa iniziativa la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e un Comitato di aziende vinicole italiane composto da:

Aglianica Associazione Culturale - Rionero in Vùlture (Pz); Antica Distilleria Sibona - Piobesi d’Alba (Cn); Cantine del Barone - Cesinali (Av); Cantine dell’Angelo - Tufo (Av); Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave - Soave (Vr); Emo  Capodilista - La Montecchia - Selvazzano Dentro (Pd); Fattoria Santo Stefano - Greve in Chianti (Fi); Gostolai di Arcadu Giov. Antonio - Oliena (Nu); Montalbera Terra del Ruche’ - Castagnole Monferrato (At); Planeta - Menfi (Ag); Podere Il Carnasciale - Montopoli Valdarno (Ar); Vietti  - Castiglione Falletto (Cn); Ciccio Zaccagnini - Bolognano (Pe)

 

Info: Go Wine – Via Vida 6 – 12051 Alba CN – tel. 0173 364631 – fax 0173 361147 www.gowinet.itgowine.editore@gowinet.it

Go Wine: il Cesanese, anche

L’Associazione Go Wine ha inaugurato il 2013 a Torino con una serata dedicata al Concorso Letterario Nazionale “Bere il Territorio” e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere l’iniziativa un punto di riferimento per i giovani appassionati al mondo del vino e della scrittura.

L’appuntamento ha avuto luogo martedì 5 febbraio dalle ore 17.00, presso la sala Vittoria dello Starhotels Majestic in Corso Vittorio Emanuele, 54 a Torino.

Durante la serata è stato consegnato il premio speciale “Vino d’Autore”, giunto alla sua sesta edizione e riservato a scrittori che, nella narrativa delle loro pubblicazioni e nella loro esperienza professionale, hanno dedicato riferimenti al vino e ai suoi territori.

Ospite d’onore della serata, a cui è stato assegnato il premio speciale, è stata la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, intervistata dal giornalista Bruno Quaranta, del quotidiano La Stampa-Tuttolibri.

ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI:

Nata a Rovereto, vive e lavora a Milano. Ha esordito  come scrittrice nel 1980 con “Amore mio, uccidi Garibaldi”, nel 1991 vince il Premio Campiello con  “Di buona famiglia”oggi adattamento teatrale di Leonardo Franchini. Ha vissuto a Madrid dal 1993 al 1997, collabora al Corriere della Sera con articoli di cultura e di costume e cura rubriche di corrispondenza con i lettori.

IN DEGUSTAZIONE I VINI DELLE AZIENDE:

Aglianica Associazione culturale – Rionero in Vùlture (Pz); Antica Distilleria Sibona – Piobesi d’Alba (Cn); Cantine Briamara – Caluso (To); Cantine del Barone – Cesinali (Av); Cantine dell’Angelo – Tufo (Av); Cascina del Pozzo – Castellinaldo (Cn); Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave – Soave (Vr); Drocco Luigi, Cascina Pontepietra – Alba (Cn); Emo  Capodilista – La Montecchia – Selvazzano Dentro (Pd); Fattoria Santo Stefano – Greve in Chianti (Fi); Francone – Neive (Cn); Gostolai – Oliena (Nu); La Tordera – Valdobbiadene (Tv); Agricola Monforte – Monforte d’Alba (Cn); Montalbera, Terra del Ruchè – Castagnole Monferrato (At); Pileum – Piglio (Fr); Planeta – Menfi (Ag); Podere il Carnasciale – Mercatale Valdarno (Ar); Poderi Moretti – Monteu Roero (Cn); Vietti Castiglione Falletto (Cn); Ciccio Zaccagnini – Bolognano (Pe).

Gli appuntamenti Go Wine al Majestic sono sempre interessanti e cerco sempre di onorarli, pur magari con poco tempo disponibile. In quest’occasione avevo per davvero poco tempo e mi sono limitato a valutare alcuni vini per i quali avevo un certo interesse. Ho bevuto e assai apprezzato i Cesanese del Piglio dell’Azienda Pileum di Piglio (Frosinone). Il Cesanese era un vitigno diffuso nell’area dei Castelli Romani, dove è stato da poco ripreso nella tipologia Cesanese Comune. Il Cesanese del Piglio (o di Affile) è invece tipico della Ciociaria, in provincia di Frosinone. E’ un bel vino rosso che invecchia bene per 3/5 anni: minerale, erbaceo di nerbo e con personalità tutta sua. Ho bevuto il Bolla Urbano Riserva Docg 2008, davvero interessante: 14.5% vol., 6.000 bottiglie a 18 € (prezzo a scaffale), invecchiato 24 mesi,parte in botti grandi e parte in caratelli da 300 lt. Ottimo anche il Massitium Superiore Docg 2009, 13,5% vol., 12.000 bottiglie, prezzo intorno ai 9 €, affinato per 12 mesi in acciaio e botti grandi. Non male anche il bianco Valle Bianca (Passerina 90% e Malvasia Puntinata 10%) 2011: 13% vol., 12.000 bottiglie a 7,50 €.

Mi auguro che la ristorazione romana sappia finalmente dare il giusto risalto a questi vini laziali che stanno finalmente ricominciando a essere importanti e degni di entrare con pieno merito tra le tipicità, uniche, della nostra tradizione vinifera.

Ho bevuto un ottimo bianco di Planeta: l’Alastro Igt Sicilia 2011 (Grecanico 95% e Fiano 5%), 12,5% vol. vino affinato sulle fecce fini per 6 mesi. Profumi tipici di melone e pesca bianca, in bocca è fine, morbido con note minerali che probabilmente migliorano con un invecchiamento di 2/4 anni, a un prezzo forse non troppo favorevole (12 €). Proviene dai vigneti posti nell’agrigentino. Comunque, per davvero particolare, assai più dello Chardonnay classico di Planeta che trovo sempre un po’ troppo stucchevole. Buono il Nero d’Avola Santa Cecilia 2008 Doc Noto, buono ma di gusto troppo internazionale. Preferisco il più tipico  Cerasuolo di Vittoria Docg 2011 (60% Nero d’Avola e 40% Frappato): 13% vol. e solo acciaio per un vino che rappresenta in maniera unica la tradizione del suo territorio.

Di corsa, ho gustato i buoni prodotti (Barbera, Nebbiolo e, soprattutto, Roero) della piccola azienda Moretti di Monteu Roero e ho finito con due sorsate (per coccolare il mio esigente e viziato palato) dei Barolo e Barbaresco dell’Azienda Francone di Neive: quando dici Neive e Barbaresco, non sbagli mai….

Ho poi scoperto da un mio amico ristoratore (Quanto Basta) un eccellente Greco di Tufo, di assoluta tipicità, dell’Azienda Cantine dell’Angelo di Tufo (Av): un Greco dalle caratteristiche completamente differenti da quelle che in genere lo rendono riconoscibile. Sorprendente per davvero e da approfondire.

Alla prossima.

www.gowinet.it

Dolcetto di Dogliani DOCG, Go Wine

Dogliani è noto per essere soprattutto il Paese di Luigi Einaudi, insigne economista e indimenticato Presidente della neonata Repubblica Italiana, ma anche grande appassionato di vino.

Ma Dogliani è anche il capoluogo indiscusso del suo Dolcetto: pur se la zona del disciplinare comprende diversi altri paesi come Monchiero, Roddino (a nord, al confine con la zona del Barolo) e Bastia, Farigliano, Belvedere (a sud, a ridosso dell’Appennino ligure).

La DOCG è stata istituita nel 2005, a premiare un territorio che è patria di un vitigno antico (con tracce che risalgono al X/XI sec.) e di un vino dalla peculiarità unica: rispetto al Dolcetto d’Alba, qui si hanno vini più strutturati, di colore più intenso e tannini che al palato si presentano con marcata evidenza.

A parte le conferme dei superbi Dolcetto, noti, di Chionetti e Pecchenino, ho apprezzato assai il Maioli di Abbona e il Bricco S. Bernardo del Bricco del Cucù; di quest’ultimo ho avuto modo di apprezzare una piccola verticale 2008, 2007 e 2006: da ricordare questo millesimo, di grande struttura e sorprendente eleganza.

Ecco: il Dolcetto di Dogliani è un vino che sconta la vulgata d’essere ottimo bevuto giovane, di uno o due anni. Nulla di più errato: questo è un vino importante che può invecchiare diversi anni (anche 8/10) e nelle annate migliori dona il suo meglio dopo 3/5 anni. Vino che non necessita di botti piccole, meglio il legno grande che ne ammorbidisce la struttura. E’ importante che le fermentazioni non siano eccessivamente lunghe (non oltre i 10/12 giorni) e che, a seconda dell’intensità degli estratti, le tecniche in cantina siano ben calibrate. Poi, è chiaro, il vino può essere interpretato in vari modi e ogni produttore è libero di esaltare una caratteristica anziché un’altra: personalmente, preferisco le scelte di produttori come Chionetti e Pecchenino, dunque Dolcetto più morbido ed elegante. Senza arrivare a snaturarne le caratteristiche come usano certi vignaioli che esagerano con smodato utilizzo del legno (grazie al cielo, oggi sempre meno numerosi).

Gran vino il Dolcetto di Dogliani: vino a tutto pasto come pochi altri in Italia, e non soltanto da noi: se è vero che i più importanti produttori esportano quote ben oltre il 50% e sono apprezzati in mercati di paesi come Germania, Norvegia, Stati Uniti ma anche Cina, Corea e Nuova Zelanda.

Vino le cui caratteristiche principali sono costituite dall’intensità del colore rosso rubino, dalle note di viola mammola e dall’inconfondibile e marcato finale amarognolo che lo caratterizza come pochi altri vini. Da grande appassionato del vitigno Dolcetto (in tutte le sue declinazioni territoriali piemontesi, che sono tante), mi auguro che possa ritrovare una strada in parte smarrita in favore dell’ormai trionfante Barbera (destino che lo accomuna al Grignolino, purtroppo).

Sottolineo la sempre eccellente attività, con la consueta discrezione (e leggerezza), di Go Wine: la sala dell’Hotel Majestic (comodissimo da raggiungere), la presenza dei vignaioli, l’orario corretto (17/19, ottimo per i ristoratori), l’esaustiva documentazione. Cerco sempre di ritagliarmi un pezzettino di tempo da dedicare alle proposte Go Wine: fino a oggi non mi hanno mai deluso.

Go Wine, una guida simpatica

«Accanto a un ricco corredo informativo-descrittivo (dall’anagrafica aziendale al referente da contattare, dai giorni e orari di apertura alle indicazioni stradali), troverete infatti un testo che condensa storia, contesto e caratteristiche di una cantina e dei suoi interpreti, scelti in rapporto alla nostra personale esperienza, che di anno in anno allarga i propri orizzonti aumentando al contempo il numero di cantine presenti nel volume, da vero e proprio “work in progress”.

Vi consigliamo così 650 percorsi – di cui più di 200, le cosiddette “impronte”, assolutamente da non perdere – attraverso altrettante cantine, che diventano luoghi di conoscenza e di emozione per quello che racchiudono ed esprimono: un ambiente affascinante (un vigneto, uno scenario naturale, un castello), un’atmosfera suggestiva, un interprete appassionato o un territorio da scoprire, restituendo così al lettore il significato di un’esperienza vissuta direttamente, e spingendo l’appassionato a conoscere che cosa esiste dietro i vini che ama».

Qui sopra una citazione di parte dell’introduzione del curatore di questa particolare guida, Massimo Zanichelli. La pubblicazione (ideata dal presidente Go Wine, Massimo Corrado) è giunta ormai alla sua nona edizione.

Questa guida, curata da Go Wine, è indirizzata esplicitamente ai turisti del vino; ovvero, presenta quelle cantine che pongono attenzione anche ai semplici appassionati e non soltanto ai professionisti: dunque, mancano grandi nomi che non hanno piacere ad accogliere questo tipo di cliente, tutt’altro che da trascurare.

I giudizi tengono conto di tre parametri fondamentali: web-site, accoglienza e vini: sono espressi con il simbolo delle stelle, da una a cinque. Per ogni cantina vengono riportati gli ettari vitati e la produzione media di bottiglie. Sono evidenziati, inoltre, il vino top, il vino con miglior rapporto qualità/prezzo e la persona che riceve in cantina.

Guida agile, non pretenziosa né presuntuosa.

A me è piaciuta, pur con qualche svista editoriale (testatine sbagliate, pp.287/289; Mastroberardino in Calabria, per aver dimenticato la Campania, pg. 29) non grave, comunque. Sono 432 pp. per 15 €, cartonato f.to 14×24 cm.

Non dimentico mai che verso la fine degli anni Ottanta (non ricordo bene), credo all’hotel Ambasciatori di Torino, feci il mio unico corso di assaggio di vini da dilettante: era organizzato dall’allora neonata Go Wine. Dopo di allora, soltanto workshop e full-immersion da professionista. Ma quella volta fu una bella emozione. Da qualche parte devo anche avere l’attestato di partecipazione.

Go Wine, Hotel Majestic, Torino 9.12.2012

Quando posso, accetto sempre con interesse gli inviti di Go Wine. In genere ne rimango contento perché l’atmosfera è sempre rilassante e i temi non sono mai banali.

In questa serata ho incontrato diversi amici e conoscenti: a cominciare da Matteo de La Tana del Re, poi Giorgio Carignano de La Porta Rossa – ristorante che frequento dai primi anni Ottanta, quando era ancora alla Pellerina, e io ero un triste, ma raffinato, top-manager… – e ancora Alberto Fumi, presidente dei giornalisti (presentò uno dei miei libri)…

Mi hanno impressionato alcuni vini, e due su tutti: il Barolo Bussia 2008 di Barale, certo uno dei migliori bevuti di questi tempi ( e di Barolo ne ho bevuti davvero tanti) e il portentoso Vermentino Cavagino 2011 di Ca’ Lunae. Poi, ottimo il Dolcetto Bricco Vergne 2011 di Batasiolo; un ottimo Vermentino sardo di Gostolai, e anche il loro Cannonau Riserva (2005); un interessante Fiano di Avellino Montesole; e per finire, la Barbera d’Asti di La Tenaglia e il Grattamacco di Collemassari.

Sono stati premiati alcuni ristoranti e enoteche torinesi (emersi da un informale sondaggio tra i soci Go Wine).

Ristoranti: Al Gatto Nero, Al Gufo Bianco, La Porta Rossa, Monferrato, Magorabin, Scannabue.

Enoteche: Enoteca Torino, Giardino DiVino, L’Acino, Le Petite Cave, Rosso Rubino, Torlo Vini.

Ospite della serata Rocco Moliterni, giornalista de La Stampa, che ha conversato di vino e variazioni sul tema “cucina” raccontando del suo libro “Parlami d’amore ragù” edito da Mondadori e uscito nello scorso febbraio (che non ho letto, ma che spero di recensire presto).

Un riconoscimento speciale è stata consegnato ai famigliari di Nello Silvestrin, titolare dell’enoteca Arancia di Mezzanotte, sede per anni degli incontri di degustazione di Go Wine, scomparso improvvisamente nella scorsa primavera: di questa dolorosa scomparsa ho appreso proprio durante la serata. Qualche anno fa, da Nello avevo fatto una bella personale dei miei quadri, appesi nelle sue cantine alle mura romane…

 

Per Info: Go Wine Ufficio Eventi Via Vida, 6 Alba –  stampa.eventi@gowinet.it  –  Tel. 0173 364631